Thomas Carlyle.

La Rivoluzione Francese.


Volume primo.

Traduzione di: Ernestina D'Errico Ciccotti.
1951 Bietti Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Paolo Alberti, Catia Righi e Claudio Paganelli per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Indice.
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FERDINANDO MARTINI. ALLA TRADUTTRICE.
VITTORE CHERBULIEZ. Saggio biografico su TOMMASO CARLYLE.
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LIBRO PRIMO. MORTE DI LUIGI 15esimo.
CAPITOLO 1. LUIGI IL BENAMATO.
CAPITOLO 2. IDEALI REALIZZATI.
CAPITOLO 3. IL VIATICO.
CAPITOLO 4. LUIGI L'INDIMENTICABILE.
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LIBRO SECONDO. L'ET DELLA CARTA.
CAPITOLO 1. ASTRAEA REDUX.
CAPITOLO 2. PETIZIONE IN GEROGLIFICI.
CAPITOLO 3. DUBBII.
CAPITOLO 4. MAUREPAS.
CAPITOLO 5. ASTRAEA REDUX SENZA QUATTRINI.
CAPITOLO 6. PALLONI.
CAPITOLO 7. CONTRATTO SOCIALE.
CAPITOLO 8. CARTA STAMPATA.
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LIBRO TERZO. IL PARLAMENTO DI PARIGI.
CAPITOLO 1. CAMBIALI PROTESTATE.
CAPITOLO 2. IL CONTROLLORE CALONNE.
CAPITOLO 3. I NOTABILI.
CAPITOLO 4. GLI EDITTI DI LOMNIE.
CAPITOLO 5. I FULMINI DI LOMNIE.
CAPITOLO 6. LE TRAME DI LOMNIE.
CAPITOLO 7. GUERRA INTESTINA.
CAPITOLO 8. L'AGONIA DI LOMNIE.
CAPITOLO 9. SEPOLTURA CON FUOCHI DI GIOIA.
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LIBRO QUARTO. STATI GENERALI.
CAPITOLO 1. TORNANO I NOTABILI.
CAPITOLO 2. L'ELEZIONE.
CAPITOLO 3. L'ELETTRICITA S'ACCUMULA.
CAPITOLO 4. LA PROCESSIONE.
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LIBRO QUINTO. IL TERZO STATO.
CAPITOLO 1. INERZIA.
CAPITOLO 2. MERCURIO DE BRZ.
CAPITOLO 3. BROGLIE, DIO DELLA GUERRA.
CAPITOLO 4. ALL'ARMI!
CAPITOLO 5. DATECI LE ARMI.
CAPITOLO 6. ASSALTO E VITTORIA.
CAPITOLO 7. NON  UNA RIVOLTA.
CAPITOLO 8. CONQUISTANDO IL VOSTRO RE.
CAPITOLO 9. LA LANTERNA.
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LIBRO SESTO. CONSOLIDAMENTO.
CAPITOLO 1. FATE LA COSTITUZIONE.
CAPITOLO 2. L'ASSEMBLEA COSTITUENTE.
CAPITOLO 3. SOVVERTIMENTO GENERALE.
CAPITOLO 4. IN "QUEUE".
CAPITOLO 5. IL QUARTO STATO.
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LIBRO SETTIMO. L'INSURREZIONE DELLE DONNE.
CAPITOLO 1. PATTUGLIE! PATTUGLIE!
CAPITOLO 2. O RICCARDO, O MIO RE.
CAPITOLO 3. COCCARDE NERE.
CAPITOLO 4. LE MENADI.
CAPITOLO 5. L'USCIERE MAILLARD.
CAPITOLO 6. ALLA VOLTA DI VERSAILLES.
CAPITOLO 7. A VERSAILLES.
CAPITOLO 8. MENSA COMUNE.
CAPITOLO 9. LAFAYETTE.
CAPITOLO 10. LE GRANDI ENTRATE.
CAPITOLO 11. DA VERSAILLES.
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Fine Indice.
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FERDINANDO MARTINI. ALLA TRADUTTRICE.
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 noto che Ferdinando Martini presiedette alla scelta dei testi e delle traduzioni delle note Biblioteche dei "Classici" e degli "Immortali" di cui faceva parte questa Storia della Rivoluzione Francese del Carlyle. L'illustre scrittore quando ebbe esaminata la bella traduzione della signora Ernestina Ciccotti D'Errico, non pot a meno di esprimerle il suo pi vivo compiacimento con le due lettere che riproduciamo affinch i lettori si persuadano che la traduzione di quest'opera tanto difficile da tradurre venne eseguita felicemente e con piena soddisfazione di un critico che non era di facile contentatura.
Signora Ernestina Ciccotti-D'Errico.
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Monsummano, 16 febbraio 1907.
Mia Signora,
Le sono molto grato del bellissimo dono. Si pu non sempre andar d'accordo col Carlyle nei giudizi ch'egli pronunzia, recisi, sugli uomini della rivoluzione: non si pu non ammirare l'originalit del pensiero espresso in forme altrettanto originali; e tanto che il renderle in italiano senza nulla toglier loro di quanto hanno del caratteristico, vorrei dire del personale mi sembr cos grave di difficolt da spaventare chi le imprendesse. Le difficolt Ella le ha vinte tutte, gentile signora; la traduzione procede franca, chiara, con fedele sveltezza; e me ne congratulo sinceramente con Lei.
Mi abbia quale mi  grato offerirmele.
devotissimo FERDINANDO MARTINI.
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Monsummano, 13 luglio 1908.
Mia Signora,
Cos la bella opera  compiuta; ed io nel novamente ringraziarla, novamente mi felicito della perizia e della costanza sua. Il libro, singolare, strano talora, difficile a tradursi come tutti i libri del Carlyle e qua e l proprio difficile a intendere oltre la lettera, acquista nella traduzione di Lei, egregia signora, forme piane, sciolte, svelte e si fa pi agevole a leggere. E non dico questo per complimento:  proprio cos e le mie felicitazioni sono altrettanto vive quanto sincere.
Mi ricordi a suo marito e mi abbia per
devotissimo Suo FERDINANDO MARTINI.
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Saggio biografico su TOMMASO CARLYLE. di VITTORE CHERBULIEZ.
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Il 6 febbraio 1881 mor a Chelsea, un sobborgo di Londra, uno scrittore inglese o, a dir meglio, scozzese, da poco entrato negli ottantasei anni. Da gran tempo egli aveva conchiuso l'opera sua. Alcuni uomini di genio han dote di giovinezza eterna, la facolt preziosa delle trasformazioni, dei rinnovellamenti inattesi; l'esperienza li tempera e li matura, e non li logora, anzi conferisce loro la vicenda di molteplici vite. Tommaso Carlyle si era rivelato appieno nei primi libri, e non aveva, da allora, rinverdito il patrimonio d'idee che era de' suoi giovani anni; si pu asserire con ragione che, dopo il pensatore, restava l'uomo, e che in nulla gli scemerebbe la gloria chi togliesse dall'opera sua il poco che ha scritto negli ultimi anni. Eppure la sua morte dest stupore doloroso in Inghilterra; si ricordavano i fasti della sua vita, l'azione sua vasta eminente, l'affetto che si era conciliato con la nobilt del carattere e con la rettitudine; quel sopravvissuto ebbe rimpianto come se ancora l'arringo della vita gli si aprisse davanti a nuovi allori. Quella bocca eloquente non parlava pi che per ripetersi, e di solito accade che, a ripeterlo, il pensiero ne venga contorto e deturpato: ma  bene che i popoli sappiano dare tributo di onore agli uomini che li hanno onorati, e che in considerazione del passato perdonino loro i peccati dell'et tarda.
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Dal 1835 al 1860 non v' stato in Inghilterra uomo di lettere pi notevole di Tommaso Carlyle; nessuno ha goduto maggiore autorit di lui e signoria pi vasta sulle menti; accoglieva in s uno scrittore, uno storico, un pensatore: lo scrittore riscoteva ammirazione e faceva proseliti, lo storico era letto con avidit, attorno al pensatore si faceva corona e i discepoli accettavano le sentenze come oracoli. Eppure, se  vero che qualit peculiare del grande scrittore sia lo stile variato con il variare dei soggetti, Carlyle non era un grande scrittore; egli non ha mai avuto che uno stile, che peraltro era ben suo, era lo stile di Carlyle; portava in tutti gli argomenti l'impronta, il tono, l'accento e fin il gesto oratorio, perch egli gesticolava troppo; era prodigo di esclamazioni, abusava di apostrofi e di enfasi; di qualunque cosa trattasse, saliva sul tripode, vaticinava, e cinto la fronte da una nube da cui sprizzavano lampi, pieno del nume che l'agitava, gli accadeva talvolta di dimenarsi frenetico come una sibilla. Quando se n' letto a lungo,  una benedizione ripassare tre o quattro pagine di Voltaire, senza neppur darsi la pena di sceglierle; le sibille spesso sono mirabili, ma troppo esse si scalmanano, e ci si stanca presto del loro consorzio e della loro eloquenza convulsa.
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Carlyle non era neppure un grande storico: non si studier mai il commentario dei discorsi di Cromwell, la Storia della Rivoluzione Francese e di Federico secondo senza ricavarne grande profitto; ma quel che fa lo storico  il bisogno di comprender tutto e l'assenza del partito preso, e Carlyle si dava meno pensiero di comprendere che di magnificare quello che amava, e di dipingere con tinte fosche quello che aborriva; non ha narrato Cromwell, lo ha celebrato; non ha esposto la Rivoluzione Francese, l'ha cantata sulla sua lira, alla quale ha aggiunto, per l'occasione, una corda di bronzo che rende suoni veramente diabolici. Quando si  ubriachi di tal musica, a volta a volta celeste e satanica, che d alla testa ed esaspera i nervi, si prova un diletto singolare a rileggere qualche capitolo di Tucidide:  una doccia salubre, che calma i sensi e rid allo spirito la sua dirittura.
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Infine, qualunque fosse la vigoria e la generosit delle sue idee, Carlyle non era un gran pensatore; ha bandito verit utili, e spesso altres ha dato nel farnetico; ma nella sua ragione come nella sua demenza egli non aveva metodo, quel metodo che d il filosofo. Primo fra tutti gl'inglesi, egli scopr la Germania, e questa scoverta lo accese di impetuosi delirii d'entusiasmo, l'immerse in lunghi rapimenti; gli parve che nella terra che aveva generato Schiller e Gthe, Fichte e Hegel, i pensieri profondi e sublimi fossero merce d'uso comune, una derrata molto diffusa, e che bastasse curvarsi per raccoglierne.
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Arrivando alle porte d'un villaggio di Eldorado, Candido vide alcuni monelli che giocavano a piastrelle, e si rend certo, con profondo stupore, che le piastrelle eran topazi, rubini e smeraldi; ed ancor pi sorpreso fu nell'apprendere che rubini e smeraldi servivano a lastricare le ampie vie del paese: Carlyle fu preso dalla stessa meraviglia di Candido, e riport in Inghilterra alcuni di quei ciottoli preziosi che aveva raccolti nelle sue peregrinazioni attraverso la Germania; li incaston fastosamente, e cos furono molto ammirati; ma se ai filosofi tedeschi aveva presa qualcuna delle concezioni pi seducenti, qualcuna delle teorie pi sottili, non aveva imparato da essi quell'arte nella quale sono maestri, e che consiste nel trarre da un principio tutte le sue conseguenze, nel dedurre le idee le une dalle altre con un rigore matematico, in guisa da comporne un sistema. Per un certo verso, il suo spirito era frammentario e sconnesso, le sue speculazioni erano fatte di pezzi e di brani, e non fu mai che un dialettico mediocre; chiunque, dopo aver meditato il Sartor resartus o le conferenze on Heroes and Hero-worship, si dar la briga di decifrare una pagina di Spinoza o di Kant, sentir ben presto la differenza che pu passare tra un filosofo e un semplice dilettante di filosofia.
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Se Carlyle non pu essere annoverato n fra i grandi prosatori, n fra i grandi storici, n fra i grandi pensatori, bisogna convenire che era in lui il temperamento d'un grande poeta, ed  da accusare la natura che nel mentre lo dotava della immaginazione pi fervida, gli aveva negato il dono del ritmo e della parola armoniosa. Vi son di quelli che mettono in versi ci che merita appena di esser detto in prosa: Carlyle ha trascorso la vita a dire in prosa ci che avrebbe voluto cantare in versi; era nato per scrivere poemi e odi, e le sue storie sono epopee, le dissertazioni filosofiche elegie e cantici; le astrazioni di cui ragiona sono per lui esseri animati e reali; hanno viso, occhi, bocca, piangono e ridono, ed egli conversa con esse, le interroga, le apostrofa, le loda o le riprende, le maledice o le benedice. Son questi i suoi eroi, e i suoi amori, gli Achilli e i Tancredi, le Lesbie e le Clorinde, e per meglio dimostrare a qual punto le consideri persone reali, di carne e di ossa, ha cura di scriverne sempre il nome con una iniziale maiuscola. Alcune espressioni ricorrono di frequente sotto la sua penna; parla ininterrottamente del "cuore delle cose: the heart of things", e per tutta la vita ha creduto che le cose avessero un cuore, il che, per vero, a noi pare insufficientemente provato e difficilmente dimostrabile; ma, per conto suo, non era cauto fino a revocarlo in dubbio, bench un poeta greco abbia proclamato che " inutile dire alle cose ingiurie o paroline dolci, atteso che esse non se ne prendon cura.
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Carlyle del poeta non aveva solo l'immaginazione, ma anche il temperamento, il carattere, i nervi frementi, le gioie e i dolori, le timidezze e le audacie. Quanti lo avvicinavano erano colpiti dalla vivacit delle sue impressioni, dall'energia ed anche dalla violenza de' suoi sentimenti; quel viso rugoso, arcigno, di linee irregolari, scavato da solchi profondi, tradiva con l'espressione mutevole l'irrequietezza e la mobilit dell'umore; la fiamma che gli brillava negli occhi rivelava un'anima ardente, cui nulla lasciava indifferente. Era necessario ammansarlo, e non era facile, talvolta ci si rimetteva il disagio; quando quella selvatichezza primitiva era vinta, quando si guadagnava la sua confidenza ed egli consentiva all'abbandono, aveva uscite impetuose, prodigiosi zampilli di eloquenza; ma di rado discuteva, bisognava credergli sulla parola: i profeti non son tenuti a spiegarsi. Alla ammirazione ch'egli ispirava andava commista una sorta di piet; s'indovinava in lui una sofferenza ascosa, che era troppo fiera perch cercasse le vie del rammarico; forse egli soffriva dell'esser mancato al suo destino: un poeta che non riesce a far versi, un romanziere che non pu scriver romanzi sono uomini ben infelici; hanno un bel ricorrere a sostituzioni; essi non si libereranno dal demone che li travaglia e li invasa;  come la rosolia che non pu uscire, come un dente che non pu spuntare, e ne provengono turbamenti gravi, con frequenza straordinaria del polso, calore e brividi.
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I poeti sono uomini di sentimento, giudicano le cose e il prossimo con il cuore e i nervi, tutto vedono attraverso l'affetto e gli odii: Carlyle aveva tenerezze ed entusiasmi che volgevano al fanatismo, ed aveva pure avversioni insuperabili. Il corso ordinario dal mondo gli spiaceva, ben poca predilezione accordava alla comune degli uomini, spregiava la mediocrit dello spirito e i mediocri, le persone che non hanno in testa che idee accolte dall'esterno e a caso, quelli che regolano la loro condotta sulle voci che corrono, sur un frivolo pettegolezzo e su convenzioni, quelli che sacrificano al cant, quelli che si lasciano reggere dalle proprie opinioni senza indagarne l'origine e il valore; ed anche detestava la derisione, la canzonatura, i burloni, i diffidenti, e lo scetticismo era da lui accusato di paralisi spirituale; sovrattutto detestava gli scaltri che sanno troppo bene quello che vogliono e quello che fanno, e che per percorrere la loro via traggono utile dai dubbi e dalle credenze degli altri; dichiarava che i pi spiacenti degli uomini son quelli che rassomigliano alla volpe, razza dal muso appuntito, ingannevole e perniciosa, piena di ripieghi, di sottigliezza e di grazia, ma "il cui sapere ha per limite il conoscere ove han ricetto le oche e lo strangolarle con garbo". Oche e volpi, egli aspirava a purificarne la terra; ma  morto, e ancora ve ne sono, e ve ne saranno fino alla consumazione dei secoli: in qualunque ora del giorno o della notte il mondo venga a finire, si pu esser certi che la tela scender su una volpe che sgozza un'oca.
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Carlyle aveva pure in avversione i proseliti di Bentham, tutti gli utilitari che considerano l'interesse come il movente segreto di ogni nostra azione, l'utilit generale come il miglior principio di governo, e il calcolo del cervello come il pi onorevole esercizio dello spirito umano; n odiava meno i filosofi che squadrano il mondo come una macchina, che osano sostenere che tutto si muove per peso e per energia, e dappertutto vedono leve, pulegge, argani, canapi e fili; li accusava di profanare l'opera di Dio, di perpetrare un vero misfatto intellettuale, un attentato alla maest dell'universo. E forse da questa sua repugnanza per la meccanica e per i meccanici si origina l'avversione che portava al governo costituzionale, rappresentativo e parlamentare; vi trovava, a suo intendere, troppe ruote disposte artificialmente, e non se ne riprometteva nulla di buono per la salute dell'umanit; reputava che la migliore delle Costituzioni fosse un uomo capace sul quale non cadesse discussione e a cui si conferissero poteri assoluti; ma Carlyle s' scordato d'indicarci come bisogna regolarsi per procurarsi gli uomini capaci quando non se ne trovano sotto mano; bisognerebbe poi che il genio fosse infallibile e che non andasse soggetto a ghiribizzi molesti e che costan cari. La diffidenza  l'essenza del regime parlamentare; i popoli faran sempre bene a stare guardinghi e a preferire il sistema delle garanzie a quello dei poteri dittatorii. Del resto, se Carlyle professava un ben mediocre rispetto alla Camera dei Comuni, non ci lascia ben comprendere con quali mezzi egli potesse proporsi di organizzare la societ ideale, il cui sogno l'ossessionava; quel che ci svela di pi chiaro,  ch'egli progettava di dare ad amministrare la societ ai letterati; ma in proposito egli non si  espresso che timidamente, per via di allusioni; certo temeva, a spiegarsi troppo, di spaventare le sue genti; se i pi fidi e i pi devoti fra i discepoli avessero potuto dubitare che un giorno o l'altro essi correvan rischio di diventare suoi amministrati, sarebbe accaduto un generale: si salvi chi pu! La paura, in alcuni casi, presta le ali.
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Carlyle detestava i ciarlatani, gli scaltri e le volpi; in compenso, era incline a perdonare ogni colpa a chi avesse anima sincera; era questa per lui la prima delle virt, ed egli l'ha sempre seguita; e ci fa vivere le sue opere e raccomanda la sua memoria; e non gli bastava la sincerit: voleva vi si aggiungesse il candore. Amava le stelle, poich esse san trovare la loro via nell'immensit, senza aver l'aria di cercarla; amava le rose, poich esse fioriscono, e non sanno perch, n come; e fra gli esseri umani ammirava sovratutto quelli che sono ingenui ed ignari come le stella e le rose, quelli che rassomigliano a una forza della natura, quelli che non penetrano il mistero del loro destino e che suppliscono al calcolo con l'istinto, al raziocinio con l'ispirazione, in una parola i profeti, gli eroi, i poeti. Le grandi azioni lo rapivano, ed anche le grandi parole; ma alla parola preferiva il canto, che, secondo lui, era d'origine divina. "Un pensiero musicale non pu essere espresso che da un'anima che  penetrata al fondo delle cose, che ne ha colto il mistero intimo, poich in tutto  una melodia ascosa, una armonia segreta, ch' la sua anima. Tutti i pensieri profondi son melodiosi,  musica dovunque, e il canto  la nostra essenza; il resto non  che involucro e ammanto".
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Se egli riteneva che il canto  pi divino della parola, il silenzio, sovratutto quando prende una iniziale maiuscola, gli pareva ancor pi divino del canto, e se faceva stima dei musicisti, teneva in pregio ancor pi grande i silenziosi: "Il Silenzio  l'elemento nel quale si formano tutti i grandi disegni, nel quale maturano tutti i grandi pensieri, destinati a prender signoria del mondo e a reggerlo. Sventura a chi non ha nulla in s che non possa dirsi! "Il Silenzio  un tesoro, e di tutti i beni il pi prezioso, in questa et di fragore". Affermava che i taciturni, vaghi dell'ombra e della notte e di cui non parla nessun giornale al mattino, sono il sale della terra, che il paese che non ne possiede rassomiglia ad una foresta i cui alberi non hanno radici; essa  tutta rami e foglie, e non sar mai una foresta vera. "O Silenzio! o grande impero del Silenzio - esclamava ancora - pi alto delle stelle, pi profondo dei regni della morte! tu solo sei grande, tutto il resto  piccolo". E in conseguenza esortava gl'inglesi e gli scozzesi a coltivare con cura la loro grande attitudine al silenzio, a non invidiare la sorte dei popoli che amano montare in bigoncia a perorare, a sgranare il loro rosario al cospetto dell'universo intero, e che, invece di saper tacere, divengono "foreste senza radici". S'intender di leggieri ch'egli non abbia mai avuto che propensione piuttosto tiepida per le nazioni latine e specialmente per i francesi; rimproverava loro di non saper "inghiottire il proprio fumo"; fors'anco, nell'intimo del cuor suo, gli sapeva male ch'essi avessero troppa predilezione per le idee chiare, e che non sentissero il pregio e il fascino commovente d'una maiuscola ben collocata, sotto la quale si pu intendere "un milione di parole".
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Facesse opera di storico o di filosofo, Carlyle era un poeta, e il poeta era un mistico; questo  il motivo per cui la sua persona e i suoi libri segnano un evento nuovo in Inghilterra; poich, nonostante la grande attitudine al silenzio, l'Inghilterra  fra le nazioni la meno proclive al misticismo, quella che ha propensione maggiore per le verit positive, la meglio idonea ai calcoli d'interesse composto;  il paese che produce pi empirici e utilitari, ove si incontrano con pi frequenza gli uomini disposti a considerare il mondo come un macchina. L'inglese ha in tanta considerazione la meccanica, che ne mette un poco nella religione, riducendola volentieri a pratiche, ad abitudini, a forme e a formule. Carlyle fu un ribelle ed ebbe compito di liberatore; sfid i pregiudizi, combatt le idee volgari, apr un larga breccia nelle mura della vecchia Sion; quell'audace non tem di proclamare ai connazionali che un feticcio nel quale si crede con tutta l'anima  un idolo meno spregevole di una formula alla quale non si d fede che a met. L'Inghilterra si agit quando sent la voce di un solitario che gridava: " - Che, dunque!, dite voi; non pi tempii, non pi altari, liturgia, simboli, preti! E che cosa ci rester?... - Rassicuratevi: l'universo di Dio non  un simbolo? l'immensit non  un tempio? la storia dell'uomo non  un evangelo? Se provate rimpianto per la musica dell'organo, ascoltate cantare le stelle del mattino". S, l'Inghilterra si stup d'aver generato un uomo che insegnava ai giovani che le forme hanno scarso valore, che le formule passano, che vi son verit recondite in tutte le religioni, che Apollo ed Odino son da venerare al pari del Dio di Maometto, che se Geremia e S. Giovanni furono grandi profeti, Eschilo e Shakespeare furono pur essi ispirati, che se Cristo ridava la vista ai ciechi e faceva camminare i paralitici, tutti gli uomini grandi hanno aperto col miracolo occhi malati e ridato il moto a gambe che n'eran rimaste prive, che tutti i tempi come tutti i paesi han compiuto prodigi. Qualche vescovo impallid di spavento, e le ceneri di Wesley e di Whitefield trasalirono nella tomba.
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Il misticismo fa guerra alle piccole pratiche, alle formule decrepite, ai vieti dogmi, agl'idoli tarlati, e si adopera cos all'affrancamento dello spirito umano, ma non saprebbe procurargli che una mezza libert. Esso  nemico della superstizione, ma difficilmente sa valersi della ragione pura, e la scienza gl'incute spavento: la scienza cerca di spiegar tutto riconducendolo alle leggi; il misticismo ha il sacro orrore dell'esplicazione, vede mistero dovunque, fa professione di credere che il fondo delle cose  impenetrabile. Ortodossi rigidissimi sono stati scienziati insigni; essi ritenevano che l'onnipotenza divina si era in antico riservata una piccola terra alpestre per operarvi prodigi, che il sole s'era fermato su Gabaon e la luna su Agialona; essi confinavano, relegavano il miracolo in un angolo dello spazio e del tempo e gli assegnavano il luogo come si assegna un luogo al fuoco; ma ammettevano che, nel resto dell'universo, tutto  sottoposto a leggi eterne e tutto rileva dal senso comune; Newton credeva con anima fervente all'Apocalisse, n ci gli ha tolto di scoprire l'attrazione universale e d'inventare il calcolo infinitesimale. Carlyle affermava che la natura  sovrumana e che, quando non  divina,  diabolica; mai nessun chimico ha trovato in fondo al crogiuolo Dio o il diavolo; ed egli s'accordava con i chimici cos poco come con gli utilitari; parlava con disdegno dei loro lambicchi, dei loro reagenti, della loro presuntuosa ignoranza che si lusinga di schiarire il mistero della vita con spiegazioni che nulla spiegano. "Tu pretendi, dice nel Sartor resartus, camminare attraverso il mondo col favore di quella pallida luce che chiami verit, o di quella lanternina tascabile cui io do nome di logica di procuratore; e pretendi spiegar tutto, render conto di tutto, non credere che a quanto tu vedi. .
Chiunque rende omaggio all'impenetrabile dominio del mistero che si stende dappertutto sotto i nostri piedi e che ad ogni istante noi tocchiamo col dito, chiunque si permette di pensare che l'universo  un oracolo e un tempio del pari che una cucina e una stalla, tu lo tratti da mistico in delirio. La tua vacca non partorisce? il tuo toro non procrea? tu stesso non sei nato, e non devi morire? Spiegami tutto ci, o se no, delle due vie segui l'una: ritirati in casa e serba per te gl'insulsi tuoi cicalamenti, o piuttosto rinunzia alla tua follia, pentiti d'aver asserito che il regno del miracolo  passato e che il mondo di Dio s' mutato in una vil prosa, e riconosci che tu non sei stato fino ad oggi che un dilettante, un pedante di vista torbida". Ed aggiungeva: "L'uomo che non sa stupirsi, l'uomo che non ha l'abitudine dello stupore, fosse pur presidente di innumerevoli societ reali, racchiudesse pure nella testa tutta la Meccanica celeste di Laplace, tutta la filosofia di Hegel e la sintesi di quante scoverte si son fatte in tutti i laboraborii e in tutti gli osservatorii del mondo, non  che un paio di lenti dietro le quali non sono occhi; che egli consenta a giovarsi degli occhi dei veggenti, e le sue lenti potranno a noi essere di utilit".
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Aristotele aveva detto che lo stupore  la prima parola della scienza, Carlyle voleva che fosse anche l'ultima: egli ci condanna all'ammirazione perpetua. Se Lavoisier si fosse contentato di stupirsi e di ammirare, la chimica non sarebbe nata; qui ben si vede con quanta ragione si dice di questo geniale scozzese ch'egli non procurava ai discepoli che una mezza libert, la quale non poteva bastar loro a lungo. Si racconta che un fraticello era tanto abituato a far miracoli che il priore fu costretto a reprimere tanto zelo indiscreto, e gl'interdisse di porre pi ad opera la sua virt; il fraticello obbed, non senza rimpianto; ma una volta, vedendo cader dall'alto d'una casa un povero conciatetti, si sent l'anima divisa fra il desiderio di salvargli la vita e la santa obbedienza: per conciliar tutto, ordin al malcapitato di restare sospeso a mezz'aria, finch del caso non avesse riferito al priore che, sembra, gli permise di compiere il miracolo, a patto che non ricominciasse daccapo e che non tornasse alle solite. Se fosse dipeso dall'autore di Sartor resartus, l'Inghilterra sarebbe rimasta sospesa per sempre fra il dogma o la scienza, fra la tradizione e il dubbio; egli non aveva ritegno a domandare al priore il permesso di compiere il miracolo, che a lui pareva rimediasse a tutto; il conciatetti si trovava per aria, e Carlyle riteneva che questa, di tutte le condizioni, fosse la pi gradevole, e dal canto suo vi si adattava; ma il conciatetti non fu di tale parere, e senza aspettare che il frate ve lo autorizzasse, a costo di fiaccarsi il collo, si affrett a toccar terra. Il misticismo  un supplizio per chi non ha temperamento mistico, e l'inglese  fra tutti i popoli quello che pi difficilmente prende partito di trascorrere la vita fra cielo e terra.
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Vi sono mistici di due sorte: gli uni son semplici come colombe e infinitamente rispettabili; gli altri sono un po' pi complicati, si compiacciono di oscurit studiate e non reggono alla tentazione di mescere un po' di ciarlataneria nella loro spiritualit: modello dei mistici ingenui era quel calzolaio tedesco Giacomo Bhme, del quale re Carlo primo d'Inghilterra faceva stima cos grande che mand apposta per lui a Wrlitz uno scienziato perch lo esaminasse e lo interrogasse; Enrico Heine nota in proposito che lo scienziato se la cav a miglior mercato del suo real padrone: perch mentre questi perdette la testa a Whitehall sotto la bipenne di Cromwell, l'altro non perdette a Wrlitz che il senno, con l'interrogare Giacomo Bhme. Un po' prima era vissuto un altro mistico, Paracelso, ch'era molto pi dotto di Bhme e un po' pi ciarlatano: ha fatto vere scoperte di chimica, ha studiato il mercurio, l'arsenico e l'antimonio; ma portava un abito scarlatto e un cappello rosso, aveva inventato una panacea e un elisir di lunga vita, menava vanto di rendere immortali i discepoli, pretendeva di vivere in buona intimit con gli spiriti invisibili che animano la natura, e si gloriava di fabbricare con qualsiasi oggetto un omuncolo.
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Carlyle non aveva punto del ciarlatano, nessuno mai  stato di miglior fede di lui, e mai non ha fabbricato omuncoli; d'altra parte, era molto pi istruito di Bhme, aveva letto assai, la sua mente era aperta e colta, conosceva l'et sua, le apparteneva per l'educazione, nello stesso tempo che apparteneva al passato per il modo di sentire, per i rimpianti e per i sogni; era perci in preda alle contraddizioni, e non c' da meravigliarsi che il suo pensiero come la sua parola spesso fossero vaghi e confusi. Era insieme liberale e autoritario, e alternamente predicava l'indipendenza e l'obbedienza; esaltava i grandi emancipatori, i distruttori d'idoli, i Luteri, i Knox, e bench detestasse il diciottesimo secolo come il secolo della incredulit e della sottile ironia, bench riconoscesse nella Rivoluzione Francese l'impronta e l'artiglio del diavolo, egli mai non ristette dal dichiarare che il diciottesimo secolo aveva un'opera da compiere, che i sans-culottes stessi avevano la loro ragion d'essere e che la loro impresa era divina. Ma la democrazia non gl'ispirava punto entusiasmo, e in essa non vedeva che un regime provvisorio, una transizione verso qualche cosa di meglio; si lusingava che l'anarchia nella quale viviamo volgesse al termine, e che un dio nuovo farebbe rientrare le menti nell'obbedienza. Servire con dignit e con i sentimenti di un uomo libero, servire liberaliter, tale era la sua divisa, e faceva affidamento sulla religione che aveva inventata, per ridurre i popoli al dovere, per regolare i loro desiderii e la loro condotta; aveva sentenziato che se Dio si rivela nelle stelle e nelle rose, ancor pi chiaramente si manifesta in tutti gli uomini grandi, dei quali, fin sui tetti, ha predicato l'adorazione. "Il culto degli eroi, egli diceva,  il solo che possa resistere fra tutte le rovine di cui la tempesta rivoluzionaria ha coverto il mondo;  il solo rottame che possiamo salvare da questo immune naufragio, o piuttosto  la pietra angolare che la rivoluzione non ha rovesciata e sulla quale noi riedificheremo. La natura  divina sempre, gli eroi son sempre adorabili, questa  la religione che a noi resta".
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Quando parla degli eroi, Carlyle non  mai di sangue freddo; allora specialmente ei sale sul tripode, prorompe in impeti lirici, in osanna, d fiato alla tromba; riduce la storia universale a un certo numero di biografie poste l'una dopo l'altra, e dichiara che si dovrebbe disperare dell'umanit se non producesse pi eroi, o se riuscisse a farne a meno, o se ricusasse gli omaggi e la venerazione a quelli che gi ha partoriti. Certo, egli non ha torto del tutto; gli si pu concedere che quei terribili guastafeste che si chiamano uomini grandi sono per l'uman genere una merce di prima necessit, e che se si dovesse scegliere fra una societ turbata dai sogni del genio e un'altra molto tranquilla nella quale ogni giorno somigliasse al precedente, nella quale tutte le teste fossero livellate, ove ciascuno godesse con delizia la libert d'esser mediocre, la scelta del vero filantropo sarebbe fatta ben presto. "Ho veduto sulle rive dell'oceano banchi di ostriche, diceva un uomo savio, ho sentito la loro felicit, non l'ho invidiata". Gli si pu anche concedere che i denigratori della fama sono di consueto gente sciocca, e che se non v' eroe pel suo cameriere, bisogna concluderne non che gli eroi non sono eroi, ma che i camerieri sono camerieri. Hegel l'aveva detto prima di lui, e prima di lui Hegel si era fatto beffe di quei maestri di scuola i quali ammoniscono gli allievi che Alessandro e Cesare erano ambiziosi senza moralit, agitati da passioni malvagie; donde consegue che il maestro di scuola vale ben pi di Cesare e di Alessandro, poich egli  immune da ogni passione malvagia, e lo dimostra astenendosi dal conquistar l'Asia o dal vincere la battaglia di Farsalo. Hegel ancora aveva detto che Tersite, quel terribile schernitore e oltraggiatore dei re,  un modello eterno, e che se non riceve in tutti i secoli colpi di bastone, si pu lasciare la cura di punirlo all'invidia che lo divora, al verme immortale che lo rode.
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Ma Hegel era un filosofo; egli non pretendeva di instaurare una religione, e non s' dato briga di canonizzare gli uomini grandi. Dopotutto, essi sono impastati della nostra argilla, il sangue che scorre nelle loro vene  ben il nostro; nulla di sovrumano  in essi, e se preparano l'avvenire, essi son figli del loro tempo: li segnala una volont pi forte che nel comune dei mortali, una anima meglio temprata, pensieri che corrono cos rapidi che trafela chi li segue, una vivacit nell'azione che sconvolge le nostre lentezze, e il possedere in misura sconosciuta al volgo la facolt misteriosa che chiamano istinto e ch' il sentimento del destino. La parola che il loro secolo cerca e non trova, essi la divinano e la proclamano alto, e pur adoperandosi di dare a s la felicit, aprono un arringo nuovo alla speranza dei popoli. Ma non sono infallibili: all'idea che abbracciano danno volentieri per rivale una chimera; questa lotta della fantasia e dell'istinto, dell'utopia e della missione  il lato tragico della loro esistenza; essi procurano rivincite al buon senso dei piccoli cui avevano umiliati; dopo aver avuto ragione contro tutti, tutti hanno ragione contro di essi, e spesso finiscon male, con letizia dei camerieri, dei maestri di scuola e di Tersite. Hegel rileva che nulla di grande si fa quaggi senza passione, che la passione  sempre egoista, che gli uomini grandi sono stati, i pi, prodigiosamente individuali. "Gli uomini grandi, egli diceva, sono gli strumenti e gli ordigni di quella ragione occulta che governa il mondo; per un'astuzia divina, essa si vale delle loro passioni per compiere i propri disegni sulla umanit, e dispone perch'essi abbiano a pagare tutte le spese della instaurazione nuova".
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Non cos l'intendeva Carlyle. I grandi, agli occhi suoi, non sono i figli del loro tempo, ma sono i figli del miracolo, un dono magnifico e generoso della munificenza divina; essi non sono i pi grandi fra noi, ma "esseri a parte, emanati dal cuore stesso delle cose, una rappresentazione visibile del mondo invisibile, ambasciatori celesti, incaricati di un messaggio di vita e di rivelare alla terra i segreti del Silenzio eterno". Egli non concede che li accogliamo con restrizioni, bisogna accettarli per intero, quali sono, con tutte le loro dipendenze e appartenenze; questi sovrani per la grazia di Dio sono stati inviati dall'alto per essere obbediti dai popoli, e neppure ammette che sia in essi alcun poco di metallo impuro, e che cerchino la felicit propria nel mentre provvedono a quella dell'umanit: sono apostoli, han circonfusa la fronte del nimbo dei martiri;  falso che Lutero abbia qualche volta sacrificato la coscienza alle circostanze;  falso che, nel gran gioco della vita, come si esprimeva Voltaire, si cominci dall'esser gonzo e si finisca spesso con l'esser briccone, e che Cromwell fosse un entusiasta che del suo fanatismo si giov per la grandezza propria. Se fosse vero che i vari Giove di quaggi, Joves humani et terrestres, avessero debolezze e magagne, non sarebbero pi adorabili - e a chi erigeremo altari? Eppure, qualunque ammirazione essi c'ispirino, e checch ne dica Carlyle, noi avremmo torto di adorarli; di veramente adorabile non v' che la carit disinteressata in tutto; e spesso resta ignota, essa si nasconde; i santi sono cospiratori che cercano l'ombra del mistero. In verit, religione per religione,  lecito preferire il culto degli astri al culto del genio, perch  pi facile credere al disinteresse della stella del mattino che a quello d'un eroe. Si chiamino essi Cromwell o Lutero, per grandi ch'essi siano, hanno tutti commisto il calcolo all'entusiasmo e han cercato la gloria nell'opera loro; un giorno o l'altro, ognuno alla sua maniera, tutti han pronunziato la frase d'un personaggio di Shakespeare: "Il mondo  la mia ostrica, ed io l'aprir con la spada".

Ad onta della viva eloquenza, della parola potente e colorita, Carlyle non  riuscito a convertire i compatrioti al suo misticismo e al culto degli eroi. L'Inghilterra ufficiale  rimasta fedele alle sue formule; l'Inghilterra del pensiero s' posta per vie ben differenti da quelle ch'egli le segnava: troppo egli  vissuto, non per la sua gloria, ma per la sua felicit. Lo rispettavano, l'ammiravano, ma non l'ascoltavano pi; s' vista sfuggire la direzione delle menti e passare in altre mani, e l'autorit sua detronizzata da poteri rivali che distruggevano senza piet quanto egli aveva adorato. Il fascino ognor crescente che esercitavano un Darwin, un Erberto Spencer, gli cagionava pungenti angosce: era una scheggia nel vivo delle sue carni; il nuovo empirismo che essi han posto in fama, era contrario a tutte le sue tendenze, lo feriva nel profondo, ed egli ha assistito con tristezza a quel trionfo. Quella filosofia, di cui disprezzava il terra-terra e malediceva le crudezze, fa man bassa non solo sulla teosofia, sul misticismo, ma sulla metafisica, che relega nel dominio delle chimere; essa trova nell'evoluzione fatale e graduale, nel progresso insensibile, nell'eredit, nell'adattamento all'ambiente, la ragione sufficiente di ogni cosa; essa nega i profeti, fa la dissezione degli eroi, applica alle scienze morali il metodo delle scienze naturali, tutto riconduce alla pura natura, e deve pertanto durare sforzi prodigiosi col ragionamento per spiegare non solo il genio d'un uomo grande, ma un semplice atto di onest e la pi volgare delle buone azioni, nulla repugnando cos alla pura natura come il lasciare al vicino il bue, l'asino, la donna, la borsa, quando gli si possano togliere senza correre alcun rischio.
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VITTORE CHERBULIEZ.
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E' una lotta grandiosa, perch  un'opera divina: per la sovranit, per la Libert, pel buon andamento, per la serenit della vita.
ADRIANO..
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Giacch, chi muter la loro opinione? E, se le loro opinioni non mutano, che altro v'ha, fuorch servit di persone che gemono e fingono di ubbidire?
MARCO AURELIO ANTONINO.
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LIBRO PRIMO. MORTE DI LUIGI 15esimo.
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CAPITOLO 1.
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LUIGI IL BENAMATO.
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Il Presidente Hnault, osservando a proposito dei soprannomi di onore dati ai re, come sia spesso difficile non solo ricercarne l'origine, ma anche l'epoca in cui furono conferiti, prende occasione, nella sua ufficiale forbita maniera, di fare una riflessione filosofica.
"Il soprannome di Bien-aim  (Benamato)", egli dice, "che porta Luigi XV, non lascer la posterit nello stesso dubbio. Mentre questo Principe, nell'anno 1744, percorreva dall'un capo all'altro il suo regno sospendendo le sue conquiste delle Fiandre per volare in aiuto dell'Alsazia, dovette far sosta a Metz preso da una malattia, che minacci di por fine ai suoi giorni. A tal nuova tutta Parigi, in preda al terrore, parve una citt presa d'assalto: le chiese echeggiavano di suppliche e di gemiti, le preghiere dei preti e del popolo erano ad ogni momento interrotte da frequenti singulti. Fu a seguito d'un interessamento cos caro e tenero che ebbe origine il soprannome di Bien-aim, titolo pi insigne di quant'altro questo gran Principe abbia mai guadagnato". (1)
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Cos  scritto, a durevole memoria di quell'anno 1744. Intanto, altri trent'anni sono venuti e andati; questo "gran Principe" di nuovo giace infermo; ma, in quali mutate circostanze ormai! Le chiese pi non echeggiano di eccessivi gemiti; Parigi  stoicamente calma; i singhiozzi non interrompono pi le preghiere, che anzi non vengono neppure offerte, se si eccettuino le litanie dei preti dette o cantate a un tanto l'ora, e queste non ammettono interruzioni. Il pastore del popolo  stato trasportato dal Piccolo Trianon a casa col cuore spezzato, e adagiato nel suo letto al Castello di Versailles: il gregge lo sa e non se ne cura. Tutto al pi, in quella immensa marea del cicaleccio francese che da un giorno all'altro non s'arresta e non declina che nelle brevi ore della notte, la malattia del re viene a galla di tratto in tratto, ma solo come un fatto di cronaca. Senza dubbio vi si fanno delle scommesse; alcuni ne parlano anche a voce alta nelle vie (2); ma, dopo tutto, sui verdi prati e sulla citt adorna di campanili il sole di maggio si leva, la sera di maggio discende, e gli uomini attendono alle loro faccende utili o inutili proprio come se un Luigi non fosse in pericolo.
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Madama Dubarry, veramente, potrebbe pregare, se sapesse farlo; anche il Duca d'Aiguillon, Maupeou e il Parlamento Maupeou; perch costoro sui loro alti fastigi e con la Francia bardata sotto i piedi, ben sanno su qual base si reggono. Guarda bene, o d'Aiguillon, con lo stesso sguardo penetrante che lanciasti dal Mulino di St.-Cast su Quiberon e gli Inglesi invasori, tu "coperto allora, se non di gloria, almeno di farina"! La Fortuna fu sempre ritenuta incostante, e ogni cane non ha che il suo giorno.
Abbandonato languiva il Duca d'Aiguillon alcuni anni addietro, coperto, come abbiam detto, di farina, anzi, di qualche cosa di peggio. Perch La Chalotais, il Parlamentare bretone, lo accus, non solo di poltroneria e di tirannia, ma anche di concussione  (espilazione di danaro commessa in ufficio), accuse che fu pi facile "soffocare" con i maneggi delle scale segrete, che ribattere; ma nulla pu legare il pensiero e neppur la lingua degli uomini. Onde, in disastrosa ecclissi, dov sprofondare questo pronipote del Grande Richelieu, disistimato dal mondo, disprezzato e fin dimenticato dall'energico Choiseul, l'uomo brusco e altero. Meschina prospettiva quella di sgusciare in Guascogna a rifabbricarvi castelli (3), e morirvi senza gloria, ammazzando la selvaggina! Senonch, nell'anno 1770, un tale Dumouriez, giovane soldato reduce dalla Corsica, ebbe occasione di vedere "con dolore, a Compigne, il vecchio Re di Francia, a piedi senza cappello, al cospetto del suo esercito, a lato d'un magnifico phaton, in atto di rendere omaggio alla.... Dubarry". (4)
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Quante cose dice tutto questo! Per ci sopratutto pot d'Aiguilllon rimandare la riedificazione del suo castello, e riedificare prima la sua fortuna. Poich il forte Choiseul non vide nella Dubarry altro che una cortigiana sfarzosamente abbigliata, e prosegu il suo cammino come se non ci fosse. Intollerabile cosa, sorgente di sospiri e di lagrime, di bizze e di broncio che non ebbero fine se non quando "France"  (La Francia, come ella chiamava il suo regale valletto) non invoc tutto il suo coraggio per avvicinare Choiseul, e con quel "tremito del mento  (tremblement du menton)" solito in questi casi (5), non balbett un congedo; congedo dell'ultimo dei suoi uomini di valore, ma pacificazione con la sua ganza. Fu cos che d'Aiguillon risorse e raggiunse la massima altezza. Sorse con lui Maupeou, il distruttore dei Parlamenti, che pianta un Presidente refrattario "a Croe in Combrailles, alla sommit di rocce scoscese, luogo impraticabile, accessibile solo in lettiga", perch mediti sui casi suoi. Similmente risorse l'Abate Terray, dissoluto finanziere, che d'una lira non pagava che i due terzi; sicch qualche bello spirito quando, in teatro, si era stretti dalla folla, soleva esclamare: "Dov' l'Abate Terray? Egli solo potrebbe ridurci a due terzi!" Cos, questi individui  (veramente con arte magica) si sono eretti il loro duomo di Daniele o duomo incantato della Dubarry; chiamiamolo un palazzo d'Armida ove abitano piacevolmente: il Cancelliere Maupeou "giuoca a mosca cieca con la Cortigiana incantatrice e galantemente le regala dei negri nani"; e il Re Cristianissimo gode in quella dimora una pace indicibile, checch avvenga di fuori. "Il mio Cancelliere  una birba, ma io non posso farne senza". (6)
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Bel palazzo d'Armida, i cui abitanti vivono una vita incantevole, carezzati da una dolce musica adulatrice, circondati dagli splendori del mondo; eppure esso si mantiene meravigliosamente sospeso come a un sol capello. Se il Re Cristianissimo venisse a morire, o temesse seriamente di morire! Poich purtroppo non dov la bella e altera Chteauroux fuggire con le guance umide e il cuore in fiamme da quella scena della febbre a Metz, scacciata da monaci austeri? E a mala pena pot tornare quando la febbre e i monaci disparvero. Anche la Pompadour, allorch Damiens fer la Sovranit "leggermente sotto la quinta costola", e la nostra gita al Trianon fu interrotta fra grida e torce pazzamente agitate; anch'ella dov far fagotto e tenersi pronta, ma non and via, perch non si prov essere la ferita avvelenata. Poich Sua Maest ha fede religiosa, crede, foss'anche in un diavolo. Ed ora che  minacciata da un terzo pericolo e chiss mai che si nasconde in esso! I Dottori fanno la faccia austera, domandano vivamente se Sua Maest ebbe in addietro il vaiolo, e dubitano che sia un vaiolo di falso genere. S, Maupeou, aggrotta pure le tue sinistre sopracciglia e scruta coi tuoi maligni occhi di topo, ch il caso  ambiguo. La sola cosa certa  che l'uomo  mortale e che con la vita di quel mortale s'infrange il pi meraviglioso dei talismani, e qualunque castello di Dubarry crolla fragorosamente nello spazio infinito; e voi, come suole accadere delle sotterranee Apparizioni, svanirete completamente, non lasciando di voi che un odore di zolfo!
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Costoro e tutto quello che da loro dipende possono pregare Belzeb o chi altro vorr dar loro ascolto; ma dal resto della Francia, come s' detto, nessuna preghiera s'eleva, o se pur qualcuna ve n'ha, vien rivolta in senso opposto, ed  apertamente espressa nelle vie. Lo Chteau o l'Htel, ove un illuminato Filosofismo scruta tante cose, non sono fatti per la preghiera, n le vittorie di Rossbach, le finanze di Terray o, a non dir altro, "le sessantamila Lettres de cachets"  (che sono il cmpito di Maupeou) possono indurre alla preghiera. O Hnault! Preghiere? Da una Francia colpita  (per opera negromantica) da tormenti su tormenti, giacente ora con vergogna e dolore col piede d'una cortigiana sul collo, quale preghiera pu venire? Quegli spettri languidi, che erano colpiti dalla fame per tutte le vie e i viottoli dell'esistenza francese, vorranno essi pregare? O i tristi milioni di coloro che, nelle fabbriche, nei solchi dei campi sono legati alla ruota del lavoro come cavalli che macinano imbavagliati e stretti alla cavezza, pi docili perch fatti ciechi? O quelli che giacciono all'ospedale di Bictre, "otto in un sol letto", aspettando il giorno della liberazione? Offuscate sono le menti di costoro, tristi e stagnanti i loro cuori: da essi il gran sovrano non  conosciuto che come il grande incettatore del pane. Se odono della sua malattia, risponderanno con un triste Tant pis pour lui, oppure domanderanno: morr egli? S; morr egli? Ormai questo  per tutta la Francia il gran quesito e la speranza;  solo per ci che la malattia del Re desta ancora qualche interesse.
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CAPITOLO 2.
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IDEALI REALIZZATI.
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Una Francia cos mutata noi abbiamo, un cos mutato Luigi. Un vero mutamento, pi grande che tu non veda! All'occhio della storia, nella camera di Luigi infermo, sono ora visibili molte cose che sfuggivano ai cortigiani ivi presenti; perch ben si dice che "ogni oggetto ha in s una quantit inesauribile di significati e l'occhio scorge in esso solo ci che  capace di vedere". Per Newton e pel suo cane Diamante quali differenti universi! Eppure la riflessione della retina ottica di entrambi era presso che eguale! Si soffermi il lettore in questa camera di Luigi ammalato e cerchi di guardare anche cogli occhi della mente.
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Fuvvi un tempo in cui gli uomini a guisa delle api potevano  (per cos dire) farsi un re d'uno di loro: lo nutrivano, lo decoravano convenevolmente, conforme al suo grado e, quel che  pi, l'obbedivamo lealmente una volta fatto. L'uomo cos nutrito e decorato, d'ora innanzi chiamato regale, ha infatti il comando, e si dice, e forse anche si pensa che egli "prosegua, per esempio, le sue conquiste nelle Fiandre", quando lo si trasporta col come un bagaglio, e un bagaglio punto leggero, che ingombra miglia e miglia di via. Poich egli ha con s la sua impudica Chteauroux con le sue scatole e i suoi belletti, di maniera che ad ogni sosta bisogna aggiungere una nuova galleria di legno ai loro alloggi. Lo accompagnano, non solo il suo esercito di cuochi  (Maison-Bouche) e il servidorame numerosissimo  (Valetaille) senza fine, ma anche la sua compagnia di attori con relativo scenario di cartone, e saette, e timballi, e violini, e vestiario scenico, e dispense portatili; tutta roba ammucchiata, fra un continuo mercatare e litigare, in vagoni, carri, calessi, bastevoli a conquistare, non le Fiandre, ma la pazienza del mondo. Con un tal diluvio di oggetti pesanti e rumorosi egli muove stentatamente al proseguimento delle sue conquiste nelle Fiandre. Meraviglioso spettacolo! Pure cos si faceva e cos si  continuato a fare: a qualche solitario pensatore potrebbe parere strano, ma anche a lui parr inevitabile, non contro natura.
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Perch il nostro mondo  proprio fatto d'argilla, e l'uomo  la pi plastica delle creature: un mondo che non si pu fissare, non si pu analizzare, qualche cosa d'incommensurabile, che  un fuor di noi, col quale noi lavoriamo, in mezzo al quale viviamo adattandolo miracolosamente al nostro essere miracoloso e chiamandolo Mondo. Ma, se le stesse rocce, gli stessi fiumi, come la metafisica insegna, sono fatti, nello stretto significato della parola, dai nostri Sensi Esterni, con tanta pi ragione dovr dirsi che tutti i fenomeni di genere spirituale, come Dignit, Autorit, Sacro e Profano sieno fatti dal nostro Senso Interno; questo senso interno non  poi costante come quello esterno, ma soggetto a divenire ed a mutare. Non raccoglie il Negro africano bastoni ed abiti vecchi  (roba frusta e portata per es. da Monmouth Street) e dopo averne fatta la scelta, abilmente li riunisce e si fabbrica un Eidolon  (idolo o oggetto visibile), che chiama Mumbo-Jumbo, e gli rivolge d'ora innanzi, non senza speranza, la sua preghiera, guardandolo con occhi terrorizzati? Il bianco Europeo si burla di lui, senza considerare che al suo paese pu ben accadergli di comportarsi poco pi saviamente.
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Cos avveniva, abbiam detto, in quelle conquiste delle Fiandre trent'anni addietro, ma non  pi cos adesso. Purtroppo non  il solo Luigi che giace ammalato: non  il solo Re, ma la Monarchia di Francia, che dopo un lungo seguito di vicende,  anch'essa sul punto d'infrangersi. Il mondo  tanto cambiato: ci che pareva pieno di vita s' affievolito nella decrepitezza, tante cose che non esistevano cominciano ad esistere! Che sono mai questi suoni dall'apparenza sinistra, nuovi nel nostro secolo, che l'Atlantico reca all'udito semispento di Luigi, Re per grazia di Dio? Il porto di Boston  nero d'una quantit inattesa di t, in Pensilvania si riunisce un congresso e fra breve sul Colle di Bunker la Democrazia, con ripetute scariche di schioppettate, annunzier la sua nascita, seminando la morte, e sotto la sua bandiera stellata, al suono del Yankee-doodle-doo, avvilupper il mondo intero come un nembo.
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Muoiono i Sovrani e le Sovranit, come tutto muore e passa nel Tempo, e "il Tempo non  che un fantasma che s'atteggia a realt"! I Re Merovingi dalla lunga chioma fluente, che s'aggiravano lentamente per le vie di Parigi sui loro carri tirati da giovenchi, lentamente sono scomparsi nell'Eternit. Carlomagno dorme ad Aquisgrana sepolto col suo scettro; e solo la Favola aspetta che si ridesti. Che sono divenuti ormai lo sguardo fiero e la voce imperiosa di Carlo Martello e di Pipino dalle Gambe Storte? Rollo e i suoi vellosi uomini del Nord non occupano pi la Senna coi loro bastimenti, ma hanno salpato per un pi lungo viaggio. La capigliatura di Testa di Stoppa  (Tte d'toupe) non ha pi bisogno del pettine; Tagliaferro  (Taillefer) non pu pi tagliare un ragnatelo; l'aspra Fredegonda, l'aspra Brunhilda hanno ormai troncate le loro ardenti contese e giacciono silenti nella calma gelida succeduta agli ardori frenetici. N pi si vede dalla nera Torre di Nesle precipitar gi nelle tenebre il galante rinchiuso in un sacco, condannato a perire nelle acque della Senna; perch la Dama di Nesle non cura pi le galanterie mondane, n ha pi da nascondere al mondo lo scandalo: la Dama di Nesle anch'ella s' dileguata nella Notte. Essi son tutti passati, andati gi gi col tumulto che suscitarono, e lo scalpiccio e la ressa delle generazioni che di continuo si rinnovellano passa su di loro, ch non odono mai pi nulla di nulla.
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Eppure, non si  forse realizzato qualche cosa? Considerate, a non dir altro, questi solidi edifiz di pietra e quel che contengono. La citt fangosa dei Rivieraschi  (Lutetia Parisiorum o Barisiorum), ora ben lastricata, s' estesa su tutta le isole della Senna e in lungo e in largo su ogni sponda, ed  divenuta citt di Parigi con la pretesa d'essere "l'Atene dell'Europa" e magari la "Capitale dell'Universo". Antiche torri di pietra si librano maestose nell'aere, rese orride da mille anni di esistenza. Vi sono i templi in cui  una Fede  (o la memoria di una Fede); i Palagi e uno Stato e una Legge. Tu vedi il fumo che s'innalza com'alito inestinguibile di qualche cosa vivente. Mille martelli del lavoro battono l'incudine, mentre un altro prodigioso lavoro si compie silenziosamente; non dalla mano, ma dal pensiero. Abili lavoratori hanno in ogni mestiere, col talento e con la destrezza della mano, asserviti i Quattro Elementi, rendendoli loro ministri; hanno aggiogati i venti ai loro Carri marini, le Stelle sono divenute il loro Cronometro nautico; hanno scritta e formata una Bibliothque du Roi, fra i cui libri v' il Libro Ebreo! Qual meravigliosa razza di creature! Ecco quel ch' stato realizzato, e quanta abilit v' in tutto questo: non chiamiamo dunque il Tempo Passato, con tutte le sue miserie confuse, un tempo perduto.
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Osserva, ad ogni modo, come, di tutti gli acquisti e i beni terrestri dell'uomo, i pi nobili siano i suoi simboli, divini o dall'apparenza divina, sotto la cui guida egli si avanza e combatte, con vittoriosa sicurezza, in questa battaglia della vita; quei simboli noi possiamo chiamarli i suoi Ideali realizzati. Dei quali Ideali realizzati, omettendo gli altri, considera solo questi due: la Chiesa o la sua Guida spirituale; la Sovranit, o la sua Guida temporale. La Chiesa: quale parola pi ricca di Golconda e dei tesori del mondo! Nel cuore delle pi remote montagne s'eleva la piccola Chiesa, i morti riposano intorno ad essa, sotto le bianche lapidi, "nella speranza d'una risurrezione felice": tu hai il cuore insensibile, o lettore, se mai, in nessun momento della tua vita, come, per esempio, in una triste mezzanotte quando questa Chiesa s'erge immagine spettrale nel cielo e l'Essere  come inghiottito dalle Tenebre, non ti ha parlato quell'indicibile linguaggio che penetra nel pi profondo dell'anima. Fu forte chi ebbe una Chiesa, quella a cui noi possiamo dare questo nome; per essa l'uomo si mantenne "bench nel centro dell'Infinito, al confluire dell'Eternit", umano verso Dio e l'uomo; l'Universo incerto, senza sponda  divenuto per lui una stabile dimora, un'abitazione conosciuta. Tale virt era nella Credenza, in queste parole ben profferite: io credo. A buon diritto gli uomini rendevano onore al loro Credo, innalzavano in suo omaggio magnifici Templi, costituivano reverenti gerarchie, dedicavano ad esso la decima parte delle loro sostanze; valeva la pena di vivere e morire per esso.
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N fu men degno di considerazione quel momento in cui uomini selvaggi in armi elevarono per la prima volta sul trono formato di scudi il pi Forte di loro, e, fra lo strepito delle armi e i battiti del cuore, solennemente dissero: Sii riconosciuto il pi Forte! Quest'uomo riconosciuto il pi forte  (ben detto King, Re, Kn-ning, Canning o uomo abile) era il simbolo che li illuminava, significativo dei destini del mondo! Un simbolo di vera guida ch'era ricambiato di un'amorevole obbedienza, primo bisogno dell'uomo quando lo conobbe. Un simbolo che poteva ben dirsi sacro; e non v' infatti qualche cosa di indistruttibilmente sacro nell'omaggio che rendiamo a chi ci  superiore? Ci posto, era naturale che si dicesse esservi un diritto divino in Colui che era riconosciuto il pi forte, come potrebbe esservi infatti nel pi forte anche non riconosciuto, chi lo fece forte. Fu cos che nel mezzo di confusioni e indicibili incongruenze  (poich ogni crescenza  confusa), ebbe origine la Regalit e con essa la Fedelt che la circonda, e crebbe misteriosa, soggiogando e assimilando tutto  (poich era in essa un principio di vita), finch fu grande come un mondo e divenne uno dei principali Fatti della nostra esistenza moderna. Tale un Fatto che pot far rispondere, per esempio, da Luigi 14esimo, alle lagnanze di un Magistrato, col suo: "L'Etat c'est moi"  (Lo Stato? Sono io lo Stato); parole che furono ascoltate silenziosamente e a fronte china. A tale si era giunti un po' per opera del caso, un po' per avvedutezza; per opera d'un Luigi 11esimo dalla Vergine di piombo al cappello e sotto i piedi le ruote della tortura e le oubliettes coniche  (mangia uomini), e d'un Enrico IV con le sue profezie di millennio sociale, "quando ogni contadino avrebbe il suo pollo in pentola"; ma sopratutto per l'azione feconda di questa tanto produttiva Esistenza  (detta del Bene e del Male) nella sua applicazione alla Regalit. Meraviglioso fenomeno! A questo proposito non  giusto ripetere che nell'immensa massa di Male che, come flutto, si accavalca e si gonfia,  alcunch di Bene che, costretto nel suo seno, lavora e si svolge tendendo verso la liberazione e il trionfo?
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Come tali Ideali si realizzino e crescano, uscendo mirabilmente dal viluppo del caos incongruo e fluttuante dell'ora presente,  quanto la storia, se pur qualche cosa insegna, deve insegnarci. Come essi crescono, e dopo un lungo e tempestoso sviluppo fioriscono in tutto il loro rigoglio; indi, con rapidit  (ch breve  la vita del fiore) appassiscono consumandosi tristemente, fin che si riducono in polvere o volano via, dileguandosi turbinosamente o in silenzio.  tanto breve la vita del fiore, e in ispecie quella del fiore del cactus centenario, che, dopo essersi fatto attendere per un secolo, non brilla che per qualche ora! Cos, dal giorno in cui il feroce Clodoveo, nel Campo di Marte, al cospetto di tutto il suo esercito, spacc la testa di quel rozzo Franco con un colpo d'ascia d'arme, accompagnando l'atto con le parole: "Fu cos che tu rompesti il vaso  (di S. Remigio e mio) a Soissons", fino a Luigi il Grande e al suo famoso motto L'Etat c'est moi, contiamo circa dodici secoli, ed ora il pi prossimo dei Luigi  morente, e chiss quante cose muoiono con lui! Eppure, se il Cattolicismo collegato al Feudalismo o contro di esso  (ma non contro la Natura e i suoi doni) dette a noi Inglesi uno Shakespeare e un'ra Shakespeariana, fiore del Cattolicismo, non fu che all'epoca in cui il Cattolicismo medesimo pot essere abolito in questo paese, almeno in quanto la Legge pot abolirlo.
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Ma che diremo di quelle et decadenti in cui nessun Ideale cresce o fiorisce? Di quei periodi in cui la Credenza e la Fedelt sono scomparse nel passato e non ne  rimasta che l'affettazione e una falsa eco; quando ogni solennit  ridotta a una Mostra spettacolosa e la Fede nelle persone autorevoli  divenuta Imbecillit o Machiavellismo? La Storia del mondo purtroppo non pu occuparsi di siffatti periodi, che vengono ristretti a poco a poco fin che sono soppressi addirittura dagli Annali del Genere Umano, rinnegati come degeneri, quali realmente sono. Disgraziate epoche, in cui  pi che mai doloroso venire al mondo: nascere per apprendere con la forza dell'esempio e della tradizione, che l'Universo di Dio  invece di Belial ed  una Menzogna; che il "Ciarlatanismo Supremo"  il gerarca degli uomini! E non vediamo purtroppo intere generazioni  (due e qualche volta anche tre di seguito) che sotto l'impeto d'un cos deplorevole dogma di fede vivono, se pur possiamo chiamar vita un'esistenza di tal genere, e poi scompaiono senza speranza di resurrezione?
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Fu proprio in una di queste epoche di decadenza, o a un dipresso, che nacque il nostro povero Luigi, il quale, dato che la Monarchia di Francia, per necessit di Natura non poteva aver lunga vita, fu l'uomo pi atto ad accelerare l'opera della Natura. In Francia il fiore della Regalit aveva avuto, come quello del cactus, uno sviluppo meraviglioso. Al tempo del fatto di Metz era ancora rigoglioso, ancora adorno di tutti i suoi petali, bench offuscato dalla Reggenza degli Orlans e da Rous Ministri e Cardinali; ma ora, nell'anno 1774, lo vediamo spogliarsi e perdere ogni vigore.
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Quale aspetto disastroso assume omai il Potere Regio insieme a tutti gli altri "Ideali realizzati"! La Chiesa, che sette secoli addietro, all'apogeo della sua potenza, pot costringere un Imperatore ad attendere per tre giorni, a piedi nudi, sulla neve, e in saio di penitenza, assisteva gi da secoli alla sua lenta rovina ed era ridotta, dimenticando gli antichi propositi e le inimicizie, a collegarsi con la Regalit, nella speranza che questa pi giovane forza potesse essere un sostegno alla sua decrepitezza; cos d'ora innanzi si sosterranno o cadranno insieme. La Sorbonne ha sede ancora nella sua vecchia magione; ma, purtroppo, non fa che biascicare in un gergo senile: non  la guida della coscienza degli uomini; non  pi la Sorbonne;  l'Encyclopdie, la Philosophie; tutta un'accozzaglia di scrittori da strapazzo, Cantori profani, Romanzieri, Commedianti, Disputanti e Libellisti, che ora forma la Guida spirituale del mondo. Anche la Guida pratica del mondo s' perduta o  del pari caduta nelle mani d'una tal miscellanea. Chi resta pi da guidare a colui che si chiama Re, Uomo Valoroso, Roi o Direttore? .
A lui non resta che il comando dei suoi cacciatori a piedi ed a cavallo; di guisa che quando non gli accade di recarsi a caccia, giustamente si dice: Le Roi ne fera rien  (oggi sua Maest non far nulla). Cos egli vive, cos langue in una vita inoperosa, che conserva sol perch niuno ha ancora portato la mano su di lui.
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I nobili hanno del pari quasi cessato dal guidare, come bene o male facevano, ed ora, al pari del loro Signore, son quasi ridotti a far da figure ornamentali; n pi intraprendono quelle lotte sanguinose fra loro o contro il loro Re, da lungo tempo andate in disuso. I lavoratori, coll'aiuto e l'incoraggiamento del Re, hanno da tempo protette di mura le citt, ove esercitano i loro mestieri, non permettendo a niun Barone Ladro di sfruttarli con la prepotenza, e serbano la forca per impedirlo. Fin dall'epoca della Fronda il Nobile ha mutata la sua spada di combattimento in uno spadino di Corte e fedelmente accompagna il suo Re, qual ministro e satellite, e divide con lui il bottino, non pi acquistato colla violenza e col sangue, ma frutto della scaltrezza e dell'intrigo. Sono questi gli uomini che si dicono il sostegno del trono: strane cariatidi di cartone dorato in quello strano edificio! I loro privilegi, del resto, vanno sempre pi restringendosi. Quella legge, per esempio, che autorizzava il signore, di ritorno dalla caccia, ad uccidere due, non pi di due suoi servi, per ristorarsi i piedi nel loro sangue caldo e nelle viscere loro,  completamente fuori uso; anzi non vi si crede pi e quantunque il Deputato Lapoule si ostini a crederla vera e a domandarne l'abrogazione, noi non possiamo ammetterne l'esistenza (7).
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Nessun Charolois, per quanto amatore del tiro, ha mai pensato in questi ultimi cinquant'anni a tirare contro i terrazzieri e i piombieri su pei tetti, pel gusto di vederli precipitare al suolo (8); e s' piuttosto appagato delle pernici e dei galli di montagna. La Nobilt non ha ormai altro cmpito, altre attribuzioni tranne che vestire con grazia e mangiare lautamente; quanto poi alla dissolutezza, alla depravazione, non hanno riscontro che nei tempi di Tiberio e di Commodo. Nondimeno perdura ancora in qualche modo il sentimento che faceva dire alla Marchale: "Siate certo, signore, Dio ci penser due volte prima di dannare un uomo di tal qualit" (9). Pure, questa gente vissuta nei tempi antichi doveva certamente avere delle buone qualit e dei costumi, o altrimenti non avrebbe avuto ragion d'essere. Anzi, una virt  ancora tenuta in pregio  (perch l'uomo mortale non pu vivere senza una coscienza): la virt di battersi, senza esitare, in duello.
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A tale son ridotti i pastori del popolo: che n' dunque del gregge? Naturalmente le condizioni del gregge vanno di male in peggio; nessuna cura gli  pi prodigata e non si fa che tosarlo. Esso  chiamato a compiere lavoro per lo Stato, a pagare le imposte allo Stato;  tenuto ad ingrassare coi suoi corpi i campi di battaglia  (cui si d il nome di "letti d'onore") per una causa che non lo riguarda; il suo braccio e l'opera sua sono di tutti fuorch suoi, perch esso non possiede nulla o quasi nulla. Ignoranti, sconfortati, mal nutriti e condannati a penare inerti in una fitta oscurit, nel pi squallido abbandono e senza via d'uscita: tale  la sorte di milioni d'uomini; tale  questo peuple taillable et corvable  merci et misricorde. In Bretagna la popolazione si rivolt al primo introdursi dell'orologio a pendolo, credendo che avesse qualche relazione con la Gabella. Parigi ha bisogno d'esser purgata periodicamente dalla Polizia perch quell'orda di mendicanti affamati che l'invade sia mandata di tratto in tratto a vagare un po' di tempo pel mondo. "Durante uno di questi periodici spazzamenti - dice Lacretelle - nel maggio del 1750, la polizia s'era arbitrata a metter le mani addosso anche a figliuoli di persone rispettabili, nella speranza di estorcere ai parenti una taglia pel loro ricatto. Le madri allora occupano le pubbliche piazze gridando disperatamente, la folla si accumula, si eccita, molte donne corrono all'impazzata, esagerando il pericolo; una favola orrenda, assurda, sorge presto in mezzo al popolo: si dice che i dottori abbiano ordinato ad un gran personaggio dei bagni di giovane sangue umano per rinvigorire il suo sangue rovinato dalla dissolutezza". Lacretelle aggiunge poi con la massima freddezza: "Alcuni dei rivoltosi furono impiccati nei giorni seguenti". E la polizia continu l'opera sua (10). O voi poveri disgraziati e nudi! Il vostro grido inarticolato s'eleva fino al Cielo, come quello d'un animale senza favella nello spasimo della tortura, un grido che parte dal punto pi profondo del dolore e dell'avvilimento. E il cielo azzurro, come una volta cristallina inanimata, non far altro che ripercuoterne l'eco di rimando? Risponder a voi non altrimenti che con "l'impiccagione dei giorni seguenti"? No, non sar cos per sempre! Il Cielo vi ascolta; e la risposta dovr pur venire nell'orrore d'una fitta oscurit, con una scossa che far tremare il mondo; allora tutte le nazioni dovranno bere alla coppa del terrore.
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Osservate intanto come dai frantumi e dalla polvere di questa decadenza universale nuove forze si sviluppano, conformi ai nuovi tempi, ai nuovi destini. A lato della vecchia Nobilt, originariamente composta di guerrieri, sorge un'altra Nobilt riconosciuta: quella dei Curiali, di cui questo  il giorno di festa e di battaglia. Vien poi la Nobilt del Commercio, non riconosciuta, ma non meno potente, che procede con le tasche ricolme d'oro; e da ultimo, pi di tutte potente, per quanto meno riconosciuta, la Nobilt della letteratura, che non ha spada al fianco, non oro nella borsa, ma possiede "la grande, la taumaturgica facolt del Pensiero" nella sua testa.  sorto il Filosofismo francese: che larghezza di significato non ha mai questa semplice parola!  in essa che si riscontra il vero sintomo cardinale della malattia che cresce e si espande. Scomparsa la Fede,  subentrato lo Scetticismo; il Male abbonda e s'accumula, e l'uomo non ha pi la Fede per combatterlo, per correggerlo, per emendarlo, e per emendare s stesso bisogna che, fatalmente, cresca, cresca sempre pi. Un languore profondo e vacuo invade la classe alta; il bisogno e l'avvilimento toccano sempre al Povero. Certa cosa  la miseria universale; e che cos'altro v' di certo? Che non si pu credere ad una Menzogna! Il Filosofismo non sa che questo; l'altro suo dogma principale  che in materia spirituale, soprannaturale, nessuna Credenza  possibile. Disgraziati! E non pensate che la contraddizione d'una Menzogna  anch'essa una specie di Fede? Ma, spazzate via la Menzogna e la sua Contraddizione, che cosa rimarr? Rimarranno i cinque sensi non saz, e un sesto, insaziabile, il senso della Vanit; rimarr tutta intera la demoniaca natura dell'uomo, che, libera d'ogni regola e d'ogni freno, governer con veemenza cieca e selvaggia se anche fornita di tutti gli arnesi e di tutte le armi della civilt: uno spettacolo nuovo nella Storia.
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In questa Francia, che, come una polveriera in cui un fuoco semispento, e inestinguibile ormai, fumiga e cova tutt'intorno sotto la cenere; in questa Francia, Luigi XV viene a morire. Dal Pompadourismo e dal Dubarrismo il suo Fleur de lis  stato vergognosamente calpestato su tutte le terre e in tutti i mari; la Povert invade anche il Regio Tesoro; n l'appalto delle imposte ha pi niente da spremere; da venticinque anni perdura una lite col Parlamento; la Miseria, la Disonest, lo Scetticismo regnano sovrani, e i Saccenti dal cervello riscaldato fanno da medici dello Stato; l'ora  solenne.
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Tutto questo pu vedere l'occhio della storia nella camera di Luigi ammalato, mentre i suoi Cortigiani nulla scorgevano. A Natale si sono compiuti venti anni da quando Lord Chesterfield, riassumendo tutto ci che aveva osservato in questa stessa Francia, scriveva e mandava per posta le seguenti parole che sono divenute memorabili: "In breve, tutti i sintomi che precedono i grandi Mutamenti di governo e le Rivoluzioni, da me riscontrati nella Storia, esistono ora in Francia e crescono di giorno in giorno" (11).
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CAPITOLO 3.
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IL VIATICO
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Intanto, pel momento, il grande quesito pei Governatori della Francia  se si debba o no somministrare l'estrema unzione  (a Luigi, s'intende bene, non alla Francia).
La questione  seria, giacch a volerla somministrare, al solo parlarne, non dovrebbe l'Ammaliatrice Dubarry sparire immantinenti, con poca speranza di pi tornare, anche se mai Luigi guarisse? Con lei sparirebbero il Duca d'Aiguillon e Compagnia, e tutto intero il Palazzo d'Armida, come fu detto, verrebbe ingoiato dal Caos, non restando altro che un odore di zolfo. Ma, d'altra parte, che direbbero i Delfinisti e gli Choiseulisti? E che direbbe lo stesso martire reale, se si aggravasse mortalmente, senza perdere la coscienza? Per ora egli bacia ancora la mano alla Dubarry, come possiamo osservare dall'anticamera, ma in seguito? I dottori possono pur comporre i loro bollettini a seconda degli ordini ricevuti; ma, in effetto, trattasi di "vaiolo confluente"; e anzi si vocifera che anche la figliuola del portiere, giovane e piena di vita, sia stata attaccata dal morbo. Quanto poi al suo viatico, Luigi XV non  uomo da pigliar la cosa alla leggera e, infatti, non soleva egli catechizzare le sue figliuole nel Parc-aux-cerfs e pregare con loro perch mantenessero intatta la loro ortodossia? (12) Il fatto  strano, ma non senza esemp, poich non v' animale strano quanto l'uomo.
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Per ora, veramente, a tutto si porrebbe riparo se l'Arcivescovo Beaumont si lasciasse persuadere a chiudere un occhio! E, purtroppo, Beaumont lo farebbe volentieri; giacch, parr inverosimile, ma pure tanto la Chiesa che le future speranze dei Gesuiti si attaccano al grembiule di questa donna innominabile. Ma, e "la forza della pubblica opinione"? Un Cristofaro di Beaumont, dopo aver dedicata l'intera sua vita alla persecuzione degl'isterici Giansenisti e degli increduli Non-confessori, pigliandosela magari coi loro cadaveri in mancanza d'altro, potrebbe aprire la porta del Cielo e dare l'assoluzione col corpus delicti sotto il naso? Il nostro Grande Elemosiniere Roche-Aymont, per conto suo, non vorr di certo mercanteggiare sui giri di chiave, verso un peccatore Regale; ma vi sono altri Ecclesiastici, come un imbecille di un Abate Moudon, Confessore del Re; e dopo tutto il Fanatismo e la Decenza non sono ancora estinti. Ci posto, che resta dunque a fare? Ben guardare le porte, modificare il Bollettino medico, e quel ch' pi, sperare, come sempre, nel tempo e negli eventi.
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Le porte sono accuratamente sorvegliate e nessuno che non sia ben veduto pu entrarvi. In vero, pochi desiderano d'introdursi, perch la infezione putrida penetra sino all'il-de-Buf al punto che "pi di cinquanta sono i colpiti, e dieci ne muoiono". Soltanto le Principesse vegliano al ributtante capezzale dell'infermo, sotto l'impulso della piet filiale. Le tre Principesse, Graille, Chiffe, Coche  (Cencio, Avanzo, Maiale, come egli soleva chiamarle), vegliano assidue in quel luogo donde tutti sono fuggiti. La quarta Principessa, forse Loque  (Straccio),  gi in Convento e non pu che offrire le sue orazioni. Tanto la povera Graille che le sue sorelle non hanno mai conosciuto un padre; dura condizione imposta dalla Grandezza. Appena era loro dato di vederlo al Dbotter  (cio quando Sua Maest si toglieva gli stivali); allora soltanto esse tiravano fuori i loro "enormi guardinfanti, si avvolgevano intorno alla vita i lunghi strascichi, e indossati in fretta dei mantelli di taffet nero, alti fino al mento", si recavano regolarmente in gran gala, "ogni sera alle sei", a ricevere il bacio reale sulla fronte; poi maestosamente uscivano per tornare al ricamo, ai pettegolezzi, alle preghiere e all'ozio. Se Sua Maest veniva qualche mattino a trangugiare in fretta con loro il caff di sua confezione, in tanto che i cani venivano sguinzagliati per la caccia, s'aveva in conto di una grazia del Cielo! (13) Povere vecchie sfiorite! Nelle scosse selvagge che ancora aspetta la vostra fragile esistenze, prima d'essere schiacciata, infranta; mentre fuggirete attraversando paesi nemici e mari tempestosi, sul punto d'esser prese dai Turchi; quando nel terremoto dei Sanculotti pi non distinguerete la vostra mano destra dalla sinistra, sia almeno in voi la memoria di quest'atto gentile d'amore! Anche a noi sembra un pallido raggio di sole nel deserto triste e lamentevole, ove difficilmente ne scorgiamo altri.
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Frattanto, che potr fare un Cortigiano prudente e imparziale? In circostanze cos delicate, in cui non  soltanto questione di vita e di morte, ma anche di sacramento o non sacramento, il pi abile pu sbagliare. Pochi sono fortunati come il Duca d'Orlans e il Principe di Cond, che premunitisi di sali volatili sorvegliano l'anticamera del Re e nello stesso tempo mandano i loro bravi figliuoli  (il Duca di Chartres, che sar Egalit, e il Duca di Bourbon che diverr poi Cond e famoso fra gl'Imbecilli) a servire il Delfino. Da costoro e pochi altri la risoluzione  presa: jacta est alea. Quando l'Arcivescovo di Beaumont, trattovi alfine dalla pubblica opinione,  sul punto di penetrare nella camera dell'ammalato, il vecchio Richelieu lo tira pel rocchetto in luogo appartato, e mostrandogli la sua vecchia faccia di mastino avvizzita dai vizi, con una veemenza apparentemente untuosa gl'impone "di non uccidere il Re con una Proposizione teologica"; e dal visibile cambiamento di colore di Beaumont, si desume che lo abbia vinto. Al Duca di Fronsac, figlio di Richelieu, resta a compier l'opera di suo padre, minacciando il Cur de Versailles "di gettarlo dalla finestra" non appena questi si provi a bisbigliare qualche cosa intorno ai sacramenti.
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Fortunati costoro, noi diciamo; ma che dire degli altri che pencolano incerti fra due opinioni, in una posizione critica? Chi volesse vedere a che punto  ora arrivato il Cattolicismo, e altro ancora, e come i simboli pi sacri altro non sono divenuti che dadi per il giuoco dei pi abbietti, non avrebbe che da leggere le narrazioni di Besenval, di Soulavie e d'altri Cronisti di Corte del tempo. Egli vedr la Via Lattea di Versailles divisa e sparpagliata, aggruppata in Costellazioni sempre nuove e sempre soggette a mutare. Vedr il tentennar del capo, e gli sguardi significativi e i capannelli di molti; le nobili vedove in abiti serici che rivolgono con mistero sorrisi a questa Costellazione, sospiri e quell'altra; in molti cuori il timore, la speranza, la disperazione. Vedr la Ombra pallida e sogghignante della Morte, introdotta cerimoniosamente da un'altra ombra al pari sogghignante, quella dell'Etichetta; a quando a quando udr il mormorio dell'Organo della Cappella, vera preghiera meccanica, che par che dica con un riso satanico: Vanit delle vanit, tutto  vanit!
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CAPITOLO 4.
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LUIGI L'INDIMENTICABILE.
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Povero Luigi! Tutto ci si riduce ad una vuota fantasmagoria per coloro che, come mimi, si camuffano ed emettono falsi suoni per mercede, ma per te  d'una seriet orrenda.
La morte, detta dagli antichi tempi la Regina del Terrore,  spaventevole per tutti gli uomini. Questo nostro corpo, questo piccolo e serrato albergo d'una vita umana, in cui dimoriamo dolenti come in una casa, passa attraverso tenebrose agonie in un Ignoto di Separazione, di Incongruit, di Possibilit indeterminato. L'Imperatore Pagano chiede alla sua anima: Dove vai ora? Il Re Cattolico risponde: Innanzi al Tribunale dell'Altissimo! S,  l la ricapitolazione della vita, la chiusura finale e la messa a credito delle azioni del corpo: esse si sono compiute ed ora son l portando i loro frutti per tutta la Eternit.
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Luigi 15esimo aveva sempre avuto il pi regio orrore della morte. Come diverso dal devoto Duca d'Orlans nonno d'Egalit - perch in verit di casa loro pi d'uno aveva un ramo di pazzia - il quale chiedeva in buona fede che non vi fosse la morte! Costui, se bisogna prestar fede ai Novellisti di Corte, scatt tutto d'un colpo, lanciando un lampo di indignazione e di disprezzo sul suo povero Segretario che s'era lasciato sfuggire le parole: Feu roi d'Espagne  (il defunto Re di Spagna): "Feu roi, Monsieur?" - "Monseigneur", aggiunge presto il tremante ma astuto d'uomo d'affari, "c'est un titre qu'ils prennent"  ( questo un titolo che prendono)" (14). Luigi, come dicevamo, non aveva questa felicit, ma faceva quel che poteva. Non soffriva che si parlasse della Morte, evitava la vista dei cimiteri, dei monumenti sepolcrali e di quant'altro potesse ridestargliene la memoria. Questo era un ricorrere allo espediente dello Struzzo, che, incalzato dai cacciatori, conficca al suolo la sua testa di stupido animale, e vorrebbe cos dimenticare che, se egli non vede, bene gli altri lo veggono. Qualche volta poi, con uno spasmodico antagonismo, ch'era l'espressione dello stesso sentimento, e peggio, egli stesso si recava al cimitero, o faceva fermare le carrozze di Corte, per mandare a domandare "quante nuove fosse erano state scavate in quel giorno"; il che era per la povera Pompadour cagione di grande ribrezzo. Figurarsi l'impressione di Luigi quel giorno che, in regale abbigliamento da caccia, incontr, ad una rapida voltata del Bosco di Snart un contadino tutto lacero che trasportava una cassa da morto: "Per chi?" egli chiese. Era per un povero fratello schiavo, che Sua Maest aveva visto qualche volta a stentare in quei posti: "Di che  egli morto?" - "Di fame". Il Re dette di sprone al suo cavallo. (15)
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Immaginate dunque i suoi pensieri mentre la Morte avvince nei suoi artigli le fibre del suo cuore, inaspettata, inesorabile. S, povero Luigi, la Morte ha trovato anche te. N i muri del palazzo, e le guardie, e le sontuose tappezzerie e i dorati bucrani del pi rigido cerimoniale hanno potuto impedirle l'accesso; essa  qui, presso alla stessa fonte della tua vita, pronta ad estinguerla. La tua intera esistenza non  stata finora che una chimera, uno spettacolo scenico, e alfine diviene una realt: la sontuosa Versailles scoppia e si dilegua, come un Sogno, nel Vuoto infinito; il Tempo ha compiuto il suo ciclo, e tutto quello che ha edificato rovina con strepito orrendo intorno alla tua anima. Un altro triste Regno t'apre ora le sue fauci, e l tu entrerai nudo, detronizzato, ad attendere la tua sorte! Oh disgraziato, mentre nella lenta agonia tu ti volti nel tuo letto di dolore, qual pensiero  il tuo! La prospettiva del Purgatorio, forse il Fuoco dell'Inferno: ora tutto  possibile. E, guardandoti indietro, quante cose vorresti non aver fatte! Qual mortale generosamente soccorresti? Qual dolore cercasti di lenire? E i fantasmi delle tante migliaia di caduti vergognosamente sui campi di battaglia da Rossbach a Quebec, per vendicare d'un epigramma la tua Bagascia, non aleggiano intorno a te in questo momento? E il tuo vergognoso Harem; la maledizione delle madri; le lagrime e la infamia delle figliuole? Miserabile! "Tu hai fatto tutto il male che hai potuto"; tutta la tua esistenza ha l'aspetto d'un aborto spregievole, d'un fallo della Natura: un'esistenza di cui non si conosce ancora lo scopo e la ragion d'essere. Che sia tu stato un Grifo favoloso divorante le opere degli uomini, intento a trascinare ogni giorno delle vergini nella tua caverna, col corpo coperto da siffatte squame, che nessuna lancia pu trapassare? Nessuna lancia, tranne quella della morte. Tu sei un Grifo non favoloso, ma reale! Oh Luigi, debbono essere orribili per te questi momenti; e neppur noi vogliamo pi oltre scrutare gli orrori del letto di morte d'un peccatore.
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Intanto, nessun uomo, a cominciare dal pi meschino, s'inorgoglisca della tua anima. Luigi era un Reggitore, ma non sei tu altrettanto? La sua vasta Francia, guardala dall'alto delle stelle, che non sono neppur esse l'Infinito, e non ti parr pi grande del tuo stretto campo, in cui tu compi la tua opera onesta o disonesta. Oh Uomo, "Simbolo dell'Eternit imprigionata nel Tempo!", non sono le tue opere, anch'esse mortali e infinitamente piccole, di cui la pi grande non  maggiore della pi piccola ma soltanto lo Spirito pel quale tu operi che ha valore e durata.
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Ma rifletti, dopo tutto, che problema vitale dovette essere per questo povero Luigi quando a Metz lasci il suo letto d'ammalato rilevandosi Bien-aim! Qual figlio d'Adamo avrebbe potuto rendere coerenti tali incoerenze? E lo poteva egli? Nient'altro che la cieca Fortuna lo ha lanciato su in alto, ove egli galleggia in bala delle onde, impotente a dominare la corrente, come un pezzo di legno nell'Atlantico tempestoso. "Che ho mai fatto per essere tanto amato?" egli disse allora. Ed ora potrebbe ripetere: "Che ho mai fatto per essere tanto odiato?..." Tu non hai fatto nulla, povero Luigi!: la tua colpa  proprio quella di non aver fatto nulla. E che poteva fare questo povero Luigi? Lavarsene le mani abdicando in favore del primo che volesse accettare. Altro di pi savio non v'era per lui. Invece egli, il pi assurdo dei mortali  (un vero Solecismo incarnato), stette sbalordito in un mondo della pi assurda confusione, ove tutto sembrava incerto, tranne che egli, il Solecismo incarnato, fosse nel pieno possesso dei suoi cinque sensi; che esistessero le Tavole Volanti  (Tables Volantes, che scomparivano attraverso il pavimento per poi tornare rifornite) e un Parc-aux-cerfs.
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Di modo che noi abbiamo un'altra curiosit storica: un essere umano in una posizione originale che nuota passivamente come tra un "brulicame di carogne", andando alla deriva verso una uscita che egli in parte vedeva. E infatti Luigi aveva in s una specie di percezione intuitiva: cos quando un nuovo Ministro della Marina, o alcun altro di simil genere, venne ad annunziargli la sua ra novella, la Cortigiana pot udire dalle labbra di Sua Maest, durante il pranzo, queste parole: "S, egli ha fatto bella mostra della sua mercanzia, tal quale un altro; ha promesso le pi belle cose del mondo, di cui non si far nulla Egli  nuovo dell'ambiente, ecco tutto, vedr poi". Oppure: " la ventesima volta che accade di udire tutto questo. 
La Francia non avr mai, a mio credere, una marina!" E quest'altre commoventi parole: "S'io fossi Luogotenente di Polizia proibirei quei cabriolets a Parigi". (16)
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Predestinato mortale! S, predestinato, perch il solo Destino aveva potuto far di lui un Solecismo incarnato! Era un nuovo Roi Fainant, Re Infingardo, con un nuovo e stranissimo Maggiordomo di Palazzo, che non era un Pipino dalle gambe storte, ma uno spettro dall'aureola di nugoli e dall'alito di fuoco: lo Spettro della DEMOCRAZIA, che con una forza incommensurabile avvinceva il mondo! Senonch, Luigi non era pi malvagio d'ogni altro privato Parassita e Mangione, che, purtroppo, ci accade d'incontrare assai di frequente, e che, sotto il nome di Gaudente, non  che un aggravio temporaneo nella diligente Creazione di Dio. Egli fu piuttosto uno sfortunato; perch il Solecismo della sua vita fu visto e sentito da tutto un mondo scandalizzato, e neppur l'Oblio eterno pu ingoiarlo, spingerlo nel pi profondo della sua eterna voragine, prima che varie generazioni si siano seguite. Comunque, sia quel che si voglia, noi osserviamo, non senza interesse, che la sera del 4 "la Dubarry esce dalla camera dell'infermo, visibilmente turbata".  la sera del quattro maggio dell'anno di grazia 1774. .
Quale bisbiglio nell'il-de-Buf!  dunque morente?
Certo si  che la Dubarry sembra in atto di fare i suoi bagagli e s'aggira piangendo pei suoi dorati boudoirs, quasi volesse prenderne congedo. D'Aiguillon e compagnia son quasi ridotti all'ultima carta, eppure non vogliono rinunciare alla partita. Quanto poi alla controversia dei sacramenti, la cosa  definita tacitamente. Luigi fa chiamare il suo Abate Moudon nel corso della notte seguente,  confessato da lui, dicono alcuni, "per lo spazio di diciassette minuti", e chiede spontaneamente la comunione.
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Ed ecco, mirate, nel pomeriggio non  la maliarda Dubarry, che col fazzoletto agli occhi, monta nella carrozza di d'Aiguillon, il quale s'allontana per trovar conforto nelle braccia della sua Duchessa? Ella  partita e n' sparita la traccia. Dileguati nello spazio, oh falsa maliarda, ch' vano il tuo aggirarti nei pressi di Rueil: omai hai fatto il tuo tempo. Le porte del palazzo reale sono per te chiuse per sempre, e appena ti sar dato negli anni avvenire di penetrare ancora una volta nel Parco, fra le tenebre della notte e sotto il domino nero, come un nero uccello notturno, a disturbare il concerto musicale della bella Antonietta, mettendo in fuga gli uccelli di paradiso o rendendo muti gli accordi musicali. Oh creatura impudica, ma non maligna, n indegna di piet! Qual vita fu mai la tua fin dalla culla, nel paese di Giovanna d'Arco, ove tua madre ti partor fra le lagrime, a un padre innominato! Passasti attraverso le profondit dei pi abbietti sotterranei, per raggiungere le pi alte e luminose vette della Prostituzione e della Furberia; e alfine la ghigliottina invola la tua testa implorante invano! 
Riposa dunque, non maledetta, ma sepolta e dimenticata; e che altro potrebbe convenirti?
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Luigi, frattanto,  in preda ad una grande impazienza in attesa dei suoi sacramenti e manda pi volte alla finestra per vedere se giungono. Tranquillati pure, oh Luigi, almeno per quanto ti  possibile, perch essi sono per via; e, infatti, verso le sei del mattino arrivano. Il Grande Elemosiniere, cardinale Roche-Aymont,  presente, in abiti pontificali, con la pisside e gli altri arredi: egli si avvicina al capezzale del Re, eleva l'ostia e biascica o sembra che biascichi qualche cosa; e cos  (come si esprime l'Abb Georgel, con parole che restano impresse nella memoria) Luigi "ha fatto amende honorable a Dio", come l'intende il Gesuita. - "Wa, Wa", gemeva il selvaggio Clotaire nel momento in cui la vita si dipartiva da lui, "che gran Dio  mai questo, che atterra la forza dei Re pi potenti?" (17).
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Amende honorable, o qualsivoglia "legale scusa", fatta a Dio, non mai all'uomo, finch d'Aiguillon pu impedirlo. La Dubarry resta ancora nella magione di lui a Rueil: chiss, fin che c' vita, c' speranza. Non appena il Grande Elemosiniere Roche-Ayment  (che a quel che pare era a parte del segreto) ebbe visto la sua pisside e gli altri arredi imballati, con incedere maestoso, si diresse verso l'uscio, quasi l'affare fosse terminato! Senonch, il confessore del Re, abb Moudon, con aria inquieta e rude gli si slancia incontro, lo tira bruscamente per la manica e gli sussurra qualche cosa nell'orecchio. Allora il povero Cardinale  costretto a voltar faccia e a dichiarare ad alta voce che: "Sua Maest si pente di qualunque scandalo abbia potuto dare  (a pu donner) e fa il proponimento d'aver la forza, con l'aiuto del Cielo, di evitarne ogni altro in avvenire!" La faccia di mastino di Richelieu divenne pi torva a quelle parole, ed egli rispose a voce alta "con un epiteto", che Besenval non vuol ripetere. Oh vecchio Richelieu, conquistatore di Minorca, camerata delle Tavole Volanti nelle orgie, perforatore dei muri delle camere da letto (18), hai forse anche tu fatto il tuo tempo?
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Ohim, gli organi della Cappella possono esser tenuti in moto incessante, il Reliquiario di Santa Genoveffa pu andare e venire dal suo posto; ormai tutto  inutile. La sera tutta la Corte col Delfino e la Delfina  presente nella Cappella, ove i preti sono rauchi dal cantare "le Preghiere delle Quarant'ore", mentre il mantice del Cielo soffia la tempesta. La scena mette quasi spavento! Cresce l'oscurit del cielo; la pioggia vien gi a torrenti; rumoreggia il tuono s da coprire la voce dell'organo; il fuoco elettrico dei lampi fa impallidire le torcie sull'altare. Onde, a quanto ci si dice, non appena la cerimonia sacra ebbe fine, quasi tutti si ritirarono a passo affrettato, "in uno stato di meditazione  (recueillement) e quasi senza parlare". (19)
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Questo stato di cose s'  prolungato per pi della met d'una quindicina; la Dubarry  partita da quasi una settimana, e tutti, come narra Besenval, erano impazienti que cela fint; che il povero Luigi vi mettesse fine. Ma siamo ormai al 10 maggio 1774: la sua fine  prossima.
Questo dieci maggio cade sul ributtante capezzale dell'infermo, tristemente, inosservato da coloro, il cui sguardo tenebroso si spinge oltre le invetriate. La carrucola malamente gira nell'asse; la Vita come uno stanco destriero anela a toccare la mta. Nei loro lontani appartamenti il Delfino e la Delfina si tengono pronti a partire; tutti gli scudieri e i palafrenieri hanno gi stivali e speroni e non attendono che il segnale per fuggire dalla casa pestilenziale (20). Ma, ascoltate, a traverso l'il-deBuf: che  mai questo rumore "formidabile come lo scoppio del tuono?"  l'intera Corte che fa a gara nel precipitarsi per salutare i nuovi Sovrani: "Salve alle Vostre Maest!" Il Delfino e la Delfina sono Re e Regina! Sopraffatti da tante emozioni, cadono entrambi in ginocchio e fra le lagrime esclamano: "Oh Signore Iddio, guidateci, proteggeteci; noi siamo troppo giovani per regnare!" - Troppo giovani invero.
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Nondimeno, l'Orologio del Tempo, con un fragore identico a quello del tuono, ha suonata l'ora estrema e una vecchia Era  scomparsa. Quel che fu Luigi giace abbandonato, ributtante massa di fango, in potere di "alcuni poveri e dei preti della Chapelle Ardente", che s'affrettano a riporlo in "due casse di piombo cospargendolo d'abbondante spirito di vino". Il nuovo Luigi con la sua Corte viaggia alla volta di Choisy nel pomeriggio estivo: le lagrime regali ancora scorrono; ma una parola mal pronunziata da Monsignore d'Artois fa ridere tutti, e anch'essi smettono di piangere. Oh spensierati mortali, voi vi avanzate inconsci, danzando il minuetto della vita, sopra abissi senza fondo, da cui vi divide solo una sottilissima membrana! Quanto ai funerali, le autorit compresero che, il non farne, importava emanciparsi troppo dal cerimoniale; Besenval poi pensa che furono anche troppo alla buona. Due carrozze contenenti due nobili con le funzioni d'uscieri e un sacerdote di Versailles; una ventina di paggi a cavallo e una cinquantina di palafrenieri con le torcie, neppur tutti in nero, partirono la sera seguente da Versailles con la bara di piombo. Muovono di gran trotto e cos proseguono, perch non sono di certo invitati a rallentare la corsa dai motteggi  (brocards) dei Parigini che formano due ali sulla via di St. Denis, ove "danno libero corso al loro spirito che  la caratteristica della nazione". Verso mezzanotte, le volte di St. Denis ricevono il loro ospite, che vi penetra non rimpianto da alcuno dei presenti, se si eccettua la sua trascurata Figliuola, la povera Loque, il cui Monastero  in quei pressi.
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Impazientemente egli  sepolto, sprofondato sotto il suolo insieme alla sua Era di peccato, di tirannia, di vergogna: perch, mirate, una Nuova Era si affaccia in un avvenire brillante, quanto sozzo  stato il passato.
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LIBRO SECONDO. L'ET DELLA CARTA.
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CAPITOLO 1.
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ASTRAEA REDUX.
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Un Filosofo paradossale, spingendo all'estremo questo aforisma di Montesquieu: "Felice il popolo i cui annali sono noiosi", ha detto: "Felice il popolo i cui annali sono vuoti". In questo detto, per quanto sembri strano, non si pu rinvenire un granellino di ragione? Poich se veramente, come  stato scritto, il silenzio  Divino e Celeste, anche nelle cose terrestri v' un silenzio preferibile a qualunque favella. Tutto considerato, l'Evento, la cosa di cui si parla e che si rammenta,  in fondo altro che una rovina, una soluzione di continuit? Quand'anche l'avvenimento sia d'esito felice, sempre implica un mutamento, una perdita di forza attiva; e, dopo tutto, permane sia nel passato sia nel presente una irregolarit, un fatto morboso. La perseveranza pi pacifica sarebbe per noi una benedizione; non pi dislocazioni, non pi cambiamenti, fin che si potessero evitare.
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La quercia cresce silenziosa nella foresta per mille anni; e sol quando, nel millesimo anno, arriva il taglialegna con la scure, se ne ode l'eco nelle solitudini, e la quercia annunzia la sua presenza quando cade al suolo e il rumore si ripercuote lontano. Anche la ghianda si pianta in silenzio, seminata dal seno del vento che passa! E quando la quercia fiorisce o mette le sue foglie  (i suoi felici avvenimenti) con quanto rumore non dovrebbe essere tutto questo proclamato! Eppure  gi troppo se il pi fine osservatore spende una parola per rilevarlo. Questo cose non accaddero, ma si compirono lentamente, non in un'ora ma in un giro di giorni: che vi sarebbe dunque a narrare? L'ora presente sembra uguale a quella che fu e a quella che sar.
 un fatto costante che la stolta Fama non divulga mai ci che fu compiuto, ma semplicemente ci che venne fatto male o non venne fatto punto; e la Storia parimenti stolta  (sempre pi o meno una sinossi compendiata dalla Fama) sa ben poco, e sa quel che sarebbe meglio ignorare. Le Invasioni di Attila, le Crociate di Gualtiero il Senza Denaro, i Vespri Siciliani, la Guerra dei trent'anni altro non sono che delitto e miseria; non lavoro, ma ostacolo al lavoro! Per altro, in tutto quel periodo il verde e il giallo della messe rimuneratrice si seguirono ogni anno sulla Terra; la mano dell'operaio, la mente del pensatore mai sostarono; onde, dopo tutto e malgrado tante vicende, questo Mondo dalla volta celeste sussiste glorioso e fecondo; e la storia povera ben potrebbe domandare meravigliata: Donde viene tutto questo? Infatti essa conosce tanto poco quest'opera rigeneratrice, mentre sa anche troppo degli ostacoli che si frapponevano al suo sviluppo e ne avrebbero reso impossibile il compimento. Ma, nondimeno, sia per necessit, sia per erronea scelta, la Storia segue e pratica questo sistema, onde il paradosso: "Felice il popolo i cui annali sono vuoti", non  scevro di verit.
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Intanto qui cade acconcio notare che v' una calma, non prodotta da un progresso senza ostacoli, ma da un'inerzia passiva, ch' indizio di catastrofe imminente. Come silenziosa  la vittoria, cos  la disfatta. Delle due forze opposte, la pi debole si  eclissata; la pi forte procede, silenziosa pel momento, ma rapida, inevitabile, fino al sovvertimento e alla caduta, che poi non saranno del pari silenziosi. Tutto cresce, come l'erba del prato, abbia il suo periodo annuale, o centenario, o millenario! Tutto cresce e muore a seconda delle sue leggi meravigliose, della meravigliosa sua natura; cos anche le cose spirituali di tutte pi mirabili. Imperscrutabili anche pei pi sav sono queste ultime, che non possono essere vaticinate n intese. Quando voi vedete la quercia ritta in tutto il suo rigoglio, non potete dubitare che il suo cuore sia sano; ma non  cos dell'uomo e tanto meno della Societ, della Nazione degli uomini! Anzi, possiamo affermare che, in questi casi, l'aspetto superficiale e anche i caratteri di sanit interna sono tristi presagi. Perch il pi delle volte  d'apoplessia, per cos dire, o d'affezione pletorica inerente ai corpi pigri, che muoiono i Culti, i Reami, le Istituzioni sociali.  fatale quando una tale Istituzione, nella sua pletora, dice a s stessa: Vivi tranquilla, tu hai assicurato il fatto tuo: - proprio come il folle del Vangelo cui fu risposto: Oh Insensato, questa notte la tua vita ti sar richiesta!
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 la pace salutare o la fatale malattia che incombe sulla Francia da dieci anni? Su questo periodo lo Storico pu passare rapidamente, senza fermarsi, giacch per ora niente vicende, niente azione. Non potremmo chiamare questo tempo di sole e di quiete, come molti lo credono, una nuova Et dell'Oro? Chiamiamolo, se non altro, l'Et della Carta, ch' in pi modi la succedanea dell'oro. Carta pei biglietti di banca, con cui potete fare le vostre compre in mancanza di oro; carta pei libri, splendide opere teoriche, filosofiche, morali, che non rappresentano soltanto la nobile arte di rivelare il pensiero, ma eziandio quella di nasconderne la deficienza! Nella carta, fatta dai brandelli delle cose che esistettero un tempo, sono infinite propriet. Qual Filosofo, foss'anche il pi savio, avrebbe potuto profetizzare in quel periodo sereno e senza eventi, l'avvicinarsi dell'evento degli eventi avvolto nella confusione e nelle tenebre? La Speranza approda alla Rivoluzione, al modo stesso che il terremoto  preceduto da uno splendido tempo. Il Cinque Maggio, quindici anni dopo, non sar pi un vecchio Luigi che mander in cerca dei suoi sacramenti; ma un nuovo Luigi, suo nipote, che con tutta solennit promulgher alla Francia meravigliata, ebbra, l'apertura degli Stati Generali.
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Il dominio delle Dubarry coi loro d'Aiguillon  scomparso per sempre. V' un Re giovane, docile ancora e ben intenzionato; una Regina del pari giovane e ben intenzionata, come buona e bella: tutta la Francia, per cos dire, ringiovanisce. Maupeou e il suo parlamento scompaiono nelle pi fitte tenebre; Magistrati rispettabili che stanno a cuore della Nazione, non foss'altro perch furono in opposizione con la Corte, discendono liberi dalle loro "erte rocce di Croe in Combrailles", e da altri siti, cantando inni di laude: il vecchio Parlamento di Parigi riassume le sue funzioni. In luogo d'un dissoluto bancarottiere qual'era l'Abb Terray, abbiamo ora per Controllore Generale il Turgot, virtuoso filosofo che ha tutto un piano di riforme della Francia nella sua mente. Per mezzo suo quanto v'ha d'irregolare sia nella Finanza che in ogni altra cosa dev'essere il pi ch' possibile raddrizzato. Non si direbbe che la Saggezza in persona debba avere d'ora innanzi il suo seggio e la parola nel Reale Consiglio? Turgot  entrato ad esercitare il suo ufficio, pronunziando un discorso improntato a nobile franchezza, che il Re ha ascoltato con la pi nobile fiducia (21). " vero", obbietta Re Luigi, "che egli, a quanto dicono, non va mai a messa"; ma la Francia liberale non lo stima meno per questo; e la Francia liberale risponde: "l'Abate Terray v'andava sempre". Il Filosofismo, che vede per la prima volta al potere un Filosofo  (o sia pure un Filosofante), lo seconda, facendo plauso ad ogni suo atto; e il vecchio e leggero Maurepas non verr ad ostacolarlo, se facilmente potr esimersene.
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Qual "dolcezza" di costumi! Il vizio perde le sue brutture, e diviene dcent  (come succede di tutte le cose che affermano il loro dominio, adottando una forma a garanzia della propria convenienza) e quasi si trasforma in una "dolce" virt! Quale abbondanza d'intelligenza, irradiata dallo spirito e dall'arte del conversare! Il Filosofismo s'asside giocondo nei brillanti saloni, convitato dall'Opulenza divenuta ingenua, accanto ai Nobili orgogliosi d'avvicinarlo, e predica, sorpassando tutte le Bastiglie, un millennio a venire. Dalla lontana Ferney il Patriarca Voltaire d il segnale, e i Veterani Diderot e d'Alembert che hanno vissuto nell'attesa di questo giorno, insieme ai pi giovani come Marmontel, Morellet, Chamfort, Raynal, allietano le aromatiche mense d'una qualche ricca Vedova ministeriale o d'un filosofico Appaltatore Generale. Che notti, e che pranzi divini! Una verit da tempo dimostrata viene ora a realizzarsi: "La Epoca delle Rivoluzioni s'avvicina"  (come scrisse Jean Jacques), di quelle rivoluzioni felici e benedette. L'uomo si ridesta dal suo lungo sonnambulismo e scaccia i fantasmi che l'assediavano, l'ammaliavano. Mirate il nuovo mattino che scintillando s'avanza dall'Oriente; fuggite, falsi Fantasmi, fuggite innanzi ai suoi dardi di luce; e fugga per sempre l'Assurdo, abbandonando questa bassa Terra; perch la Verit e Astraea Redux  (sotto le spoglie del Filosofismo) regneranno d'ora innanzi. Perch mai fu creato l'uomo, se non per essere "felice?" Egli  ormai sul punto di conseguire una felicit grande, dovuta al trionfo dell'Analisi e al Progresso della Specie. I Re possono divenire filosofi, o meglio, i filosofi Re.
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Che la Societ sia una buona volta costituita equamente, con la scorta dell'Analisi trionfante. Lo stomaco vuoto sar riempito, la gola arida sar bagnata dal vino; lo stesso lavoro, non pi gravoso, ma piacevole, sembrer un riposo, Ma, penser qualcuno: e i campi di frumento, venendo a mancare il lavoro umano, come potranno crescere, senza cultura; senza quella fatica che consuma l'uomo? A meno che non si sopperisca con le macchine. Sarti gratuiti e Restaurateurs anche gratuiti sorgeranno all'occorrenza; ma non se ne sa ancora il modo. Tuttavia, se ognuno, secondo la legge della Filantropia, sar tenuto ad aver cura di tutti, nessuno potr esser negletto. Anzi, chiss che col progresso della scienza gli uomini non giungano a prolungare infinitamente la vita, sino a liberarsi addirittura dalla Morte, come si sono liberati dal Diavolo? Allora saremo completamente felici a dispetto della Morte e del Diavolo. Tali cose predica il magniloquente Filosofismo nel suo Redeunt saturnia regna.
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Il cantico profetico di Parigi e dei suoi filosofi echeggia fino all'Oeil-de-Boeuf di Versailles, e l'il-de-Buf tutto intento alla beatitudine pi prossima, pu rispondere tutto al pi con un cortese: "Perch no?" Quel buon vecchio di Maurepas  un troppo allegro Primo Ministro, per venire a cozzare con la gioia del mondo. Basti ad ogni giorno il male che ha in s stesso. .
  un vecchio buontempone che ama le facezie e percorre spensierato il suo cammino, col mantello bene aggiustato in direzione del vento, per poter piacere a tutti. Il semplice e giovane Re, che Maurepas non ha neppur l'idea di turbare con gli affari, s' ritirato nell'interno dei suoi appartamenti, taciturno, irresoluto, bench qualche volta abbia degli scatti di volont; alfine egli si dedica a un po' di lavoro da fabbro e diviene apprendista di un Sieur Camain  (che un giorno non avr proprio ragione di benedire) e impara a far serrature (22). Pare che conoscesse anche la geografia e fosse in grado di leggere l'inglese. L'infantile fiducia di questo giovane Re disgraziato in quel folle vecchio di Maurepas meritava ben altro in ricambio. .
Ma amici e nemici, il destino ed egli stesso, tutto pareva che congiurasse per la sua rovina.
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Intanto la bella e giovane Regina incede nei suoi saloni di gala, come una dea della Bellezza, una stella polare che attrae tutti gli sguardi. Ella non s'occupa ancora degli affari, non si d pensiero del futuro, e tanto meno lo paventa. Weber e Campan (23) l'hanno dipinta - fra le sue reali tappezzerie, nei brillanti boudoirs, al bagno, in peignoir, nella Grande e nella Piccola Toilette; con tutto un mondo brillante, che in atto ossequente aspetta un suo sguardo. Oh bella giovane figlia del Tempo, quante cose il Tempo ha in serbo per te! Come la pi luminosa Apparizione sulla Terra, ella s'avanza con grazia, circondata dalle grandezze della Terra, realt e visione magica a un tempo; e non sar forse, come una visione, ingoiata dalle Tenebre, pi dense? Quel giovane tenero cuore adotta gli orfanelli, d la dote alle fanciulle meritevoli, s'allieta nel soccorrere il povero, quel povero che incontra pittorescamente sulla sua via, di guisa che viene in voga la cosa; e, a quel che si dice, la Filantropia inizia il suo regno. Nei suoi rapporti con la Duchessa di Polignac e con la Principessa di Lamballe, ella gode quasi le dolcezze dell'amicizia; ed ora, dopo sette lunghi anni, ha una figliuola e subito dopo anche un Delfino; cos le  dato, per quanto pu una Regina, di godere le gioie della famiglia.
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E gli avvenimenti? I pi importanti avvenimenti sono le Feste di costumi  (Ftes de moeurs) a scopo di beneficenza, con Premi e Discorsi; le Processioni Poissardee alla culla del Delfino; e sopratutto le Civetterie nel loro sorgere, nel loro progredire, nel loro declinare e nella loro caduta. Vi sono statue di neve erette dai poveri, nel rigido inverno, a quella Regina che aveva fornito loro il combustibile. Vi sono mascherate e teatri; abbellimenti al piccolo Trianon; compera e riparazione di St. Cloud; viaggi dall'Eliseo d'estate all'Eliseo d'inverno. Non mancano i bronci e le invidiuzze delle Cognate Sarde  (poich anche i Principi hanno moglie); piccole gelosie che l'Etichetta di Corte riesce a moderare. In complesso: la frivola e passeggera spuma della Vita; una spuma artificiosamente raffinata, che, al pari di quella dello Champagne, sarebbe piacevole, se non costasse troppo.
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Monsieur, il maggiore de' fratelli del Re, tenuto in conto d'uomo di spirito, propende pei filosofi. Monseigneur d'Artois strappa la maschera ad una bella impertinente; in conseguenza si batte in duello e per poco non si sparge sangue (24). Costui suol portare dei pantaloni d'una foggia affatto nuova, che par fino favolosa; perch "bisogna,", dice Mercier, proprio come se l'avesse veduto, "che quattro alti lacch lo sollevino in aria, per poi lasciarlo ricadere nei suoi pantaloni, senza che si produca la pi piccola grinza; la sera poi, con lo stesso sistema e con uno sforzo maggiore, quei quattro lo debbono liberare da quel rigido fodero" (25). Questo Principe, divenuto ormai grigio e logoro dagli anni, dimora desolato a Gorizia (26), avendo liquidato il suo destino nei Tre giorni. In tal guisa i poveri mortali sono spazzati via e sballottati qua e l.
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CAPITOLO 2.
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PETIZIONE IN GEROGLIFICI.
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Senonch, la condizione dei lavoratori non  ugualmente buona. Disgraziati! E non ve ne sono da venti a venticinque milioni? Costoro noi sogliamo prenderli in blocco, in una specie d'unit collettiva, mostruosa, ma incerta e molto remota, che chiamiamo la canaille, o pi umanamente, "le masse". Masse, certamente: eppure, strano a dirsi, ma se tu, con uno sforzo d'immaginazione, le segui per la vasta Francia sino nei loro tuguri d'argilla, e nelle loro capanne, troverai che queste masse sono composte d'unit, che ciascuna di queste unit ha il suo cuore, i suoi dolori; ha la sua pelle che la ricopre e che sanguiner alla tua puntura. Oh Sovranit imporporata, Santit, Riverenza; oh Cardinale Grande Elemosiniere, che vestito del tuo abito d'onore di peluzzo e con le mani colme di titoli e di quattrini sei assiso solennemente sulla torre di vedetta del mondo, al cospetto di Dio, pensa che ciascuna di queste unit  un essere umano meraviglioso, proprio come sei tu; che combatte nella luce o nella cecit pel suo Regno infinito  (cio per questa Vita, che gli  dato una volta di vivere nell'Eternit); un essere che ha in s una scintilla della Divinit, che tu chiami anima immortale!
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Tristi, languidi, essi combattono nella loro oscurit remota, sprovvisti di nutrimento e col focolare spento. Per loro non sorge mai un'Era di Speranza in questo Mondo, e, ora che la fede  scossa, difficilmente anche nell'altro, se non  gi una speranza quella di trovare riposo nel buio della Morte. Ignoranti, sconfortati, affamati! Generazione muta, la cui voce  un grido inarticolato; e per essa nessun patrocinatore che possa essere ascoltato e nel Consiglio del Re, e nel foro del mondo; nessuno che trovi accoglienza. A rari intervalli  (come ora nel 1775) essi buttano via zappe e martelli e, con grande stupore del mondo che pensa (27), si assembrano qua e l, in atteggiamento fino a Versailles. Turgot modifica il commercio del grano, e abroga le pi assurde delle leggi sui cereali; perch esiste una carestia vera, o, se anche "artificiale",  indubitata la scarsezza del pane. Cos, il 2 Maggio del 1775, questa vasta moltitudine squallida, cenciosa, dai visi emaciati, s'avanza verso il Castello di Versailles, formando come un quadro realistico della sua miseria, come una petizione scritta in geroglifici, contro la ingiustizia del suo stato. Chiuse le porte del Castello, il Re appare al balcone e parla alla folla. Essi hanno vista la faccia del Re, dunque la loro petizione  stata almeno guardata, se non letta. Per tutta risposta due di loro sono impiccati ad "una nuova forca alta quaranta piedi", e gli altri rimandati - temporaneamente - alle loro terre.
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Invero  un difficile "punto" pel Governo l'aver da fare con queste masse; se non addirittura il solo punto da superare, il solo problema da risolvere, poich tutto il resto si riduce quasi a un nonnulla, a superficialit passeggere o colpi di vento! Si ha un bell'invocare Usi e Costumi, Privilegi e Leggi comuni e speciali, ma le masse contano parecchi milioni di unit di esseri, a quel che pare, fatti da Dio, da quello stesso Dio cui si dichiara che appartiene la Terra. Inoltre tal gente non  scevra di ferocia; ha nervi e risentimento. Ascoltate ci che l'antico Marchese di Mirabeau, quel rude amico degli uomini, osservava in un giorno di festa dello stesso anno dal suo alloggio ai Bagni del Mont d'Or: "I selvaggi discendono a torrenti dalle montagne; la nostra gente ha ordinato di non uscire; il Curato  in cotta e stola; la Giustizia in parrucca; la Marechausse con la spada in pugno sta a guardia della piazza prima che le cornamuse comincino a suonare. Le danze, dopo un quarto d'ora, vengono interrotte dalla battaglia; seguono gli urli, il piagnucolar dei fanciulli e degli invalidi, lo schiamazzo di quei che aizzano al combattere, come fa il popolaccio nella lotta dei cani. Si vedono uomini terribili o piuttosto orribili belve, coperti di saioni di ruvida lana, con larghe cinture di cuoio trapunte da chiodi di rame; son essi di gigantesca statura, accresciuta dagli alti zoccoli di legno  (sabots) che hanno ai piedi; e si mettono in punta di piedi per veder meglio la battaglia, e, schiamazzando, si fanno il largo a furia di gomiti. Sono figure squallide  (figures hves); lunghi e unti capelli ne coprono il viso, che nella parte superiore  invasa da un pallore crescente, e nell'inferiore  contratto da un atteggiamento di riso crudele, da una specie d'impazienza feroce. E pensare che questa gente paga la taille, e che vi disponete a toglierle anche il sale! Voi ignorate in quale stato sono coloro che spogliate fino alla nudit, o, per servirci della vostra espressione, che voi governate! E che! credete voi di poter sempre con un tratto di penna e con la pi fredda indifferenza far patire la fame impunemente? S, ma fin che non venga la catastrofe! Ah, Madama, questo Governo finir col Capitombolo generale  (culbute gnrale)". (28).
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Triste prospettiva, invero, per un'Et dell'Oro o sia pure della Carta e della Speranza! Intanto, non venirci a turbare con le tue profezie, o malaugurato Amico degli Uomini:  tanto tempo che ci tocca udirne di simili, eppure il vecchio mondo si mantiene in equilibrio col vecchio sistema.
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CAPITOLO 3.
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DUBBII.
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Ma, questa Et della Speranza non sarebbe mai un simulacro qual' il pi delle volte la stessa speranza? Una nebulosa dai colori dell'iride, che si libra sulle cascate del Niagara, bella a vedersi, attraente a dirigervi il proprio naviglio? In tal caso l'Analisi trionfante avrebbe un bel da fare.
Purtroppo, s! tutto un mondo da rifare, e se essa potesse rendersene conto, si riconoscerebbe inadeguata a compierlo! Poich tutto ormai  guasto e sconvolto, il senso morale come la vita economica; n la testa n il cuore sono pi sani. E, infatti, fra tutti i mali, di qualunque genere siano, vi ha sempre, quando pi quando meno, un certo grado d'affinit, e per lo pi sogliono andare insieme.  una verit antica che l dove  un gran male fisico, v' dovuto essere un gran male morale, che vi si collega e gli ha dato origine. Per esempio, prima che questi venticinque milioni di lavoratori divenissero cos squallidi, quali appaiono al vecchio Mirabeau, quale e quanta Disonest in tutti coloro che sono stati al Governo e  (parere e non essere) esercitano l'ufficio di Guide spirituali e temporali, non s' venuta per secoli accumulando in una Nazione che si dice Cristiana e chiama l'uomo fratello dell'uomo! E sempre pi s'accumuler, fin che una testa ne sar colpita; poich il primo di tutti i Vangeli  quello che una Menzogna non pu sussistere per sempre.
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Infatti, se noi squarciamo il vapore roseo in cui sono circonfusi il Sentimentalismo, la Filantropia, le Feste di costumi, uno spettacolo ben triste ci si parer dinanzi. Voi potreste dimandare: Quali sono i legami, che qui, come in ogni societ umana, uniscono pi o meno felicemente i suoi membri? Qui  un popolo senza fede, che si nutre di supposizioni e d'ipotesi, corre dietro alle vaporosit dell'Analisi trionfante ed ha per principale credenza, che il Piacere  piacevole; un popolo che sente la Fame per ogni dolce cosa, che ha la Legge della Fame; e qual'altra legge impera fra i cittadini e al disopra di loro? Proprio nessuna.
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Il suo Re  divenuto un Re pappagallo, in bala del Governo di Maurepas, come una banderuola che gira ad ogni soffio di vento. Un popolo che non vede pi un Dio nel cielo, e, se volge i suoi sguardi in alto, non lo fa che attraverso i telescop. La Chiesa, veramente, ancora sussiste, ma ridotta alla pi umile sommessione, sconfitta dal Filosofismo, in un tempo d'una brevit singolare perch era giunta l'ora estrema per lei. Venti anni addietro all'incirca il vostro Arcivescovo di Beaumont non volle neppur permettere che i poveri Giansenisti avessero sepoltura; il vostro Lomnie Brienne  (un uomo che risorge e che incontreremo pi innanzi) pot, in nome del Clero, propugnare che "fossero rimesse in vigore" (29) quelle Leggi Antiprotestanti che mandavano a morte chi predicava il protestantesimo. Neppur l'Ateismo del Barone d'Holbach pu esser ormai bruciato altro che per servire da zolfanello per la pipa a qualche privato speculativo. La nostra Chiesa sta legata e tace, come un bue muto, e fa sentire il suo muggito sol quando ha da reclamare il suo foraggio  (ovvero le decime), ben contenta di riceverlo; o con muto stupore attende ci che le prepara la sorte. Restano poi quei Venticinque milioni di "visi squallidi" e una "forca alta quaranta piedi", ch' come la guida, il coronamento della loro triste lotta per la vita! Invero una ben singolare Et dell'Oro, con relative Feste di costumi, "dolcezza di maniere" e dolci istituzioni  (institutions douces), che altro non sono se non presagio di pace fra gli uomini! Pace? Oh, Sentimentalit del Filosofismo, che puoi tu aver mai di comune con la pace, se hai una madre che si chiama Gezabele? Tu sei un Prodotto immondo d'una pi immonda Corruzione, e della Corruzione tu dividerai la sorte!
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Intanto  sorprendente vedere come questo cumulo di marcio si tien ritto cos a lungo, fin che non venga a scrollarlo una scossa rude. Ed  stato cos per intere generazioni "come uno spettro della vita" da cui sono fuggiti il vero ed ogni vitalit; e ci perch gli uomini sono tardi ad abbandonare il vecchio cammino per avventurarsi in uno nuovo, vincendo l'indolenza e l'inerzia. Certamente il Presente  grande,  qualche cosa che, sprigionandosi dall'abisso profondo delle teorie e delle limitazioni del possibile, s' venuto a stabilire nel mondo come un Fatto compiuto, indiscutibile, a cui gli uomini lavorano e di cui vivono, o lavorarono e vissero. Gli uomini ragionevolmente s'attaccheranno al fatto compiuto, fin che perdurer, e con rincrescimento l'abbandoneranno quando lo sentiranno vacillare. Oh, Temerario entusiasta d'ogni Mutamento, sta' in guardia! Hai tu ben considerato che fa la forza dell'Abitudine in questa nostra vita? Che la Scienza, la Pratica sono sospese miracolosamente sugli abissi infiniti dell'Ignoto, dell'Impraticabile? Che tutta questa nostra esistenza  per s stessa un abisso infinito, riparato dalla volta dell'Abitudine, che, come un sottile strato di terra,  stata laboriosamente architettata?
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Ma se, come qualcuno ha scritto, "ogni uomo ha in s del pazzo", che mai dev'essere della Societ intera, che, nel suo stato normale,  detta "il miracolo permanente di questo mondo"? E continua il nostro autore: "Senza questa scorza terrestre dell'Abitudine, o Sistema delle abitudini, che dir si voglia; in una parola, senza questa maniera prestabilita di agire e di pensare, la Societ non esisterebbe pi. Per ci dunque essa esiste, bene o male che sia; e in questo Sistema di consuetudini, acquisite o trasmesse, come vorrete,  il vero Codice delle Leggi e della Costituzione della Societ; il solo Codice che, sebbene non scritto, non pu essere in niuna guisa trasgredito. Quello che noi chiamiamo Codice scritto, Costituzione, Forma di governo e cos via,  forse altro che una immagine in miniatura, un compendio solennemente espresso di questo Codice non iscritto? , o piuttosto disgraziatamente non , ma dovrebbe esser tale e tende sempre a divenirlo; la qual cosa rappresenta una lotta senza fine". Ed ora noi proseguiamo sullo stesso tono: Se per mala sorte, in questa lotta incessante la vostra "scorza terrestre" si romper una volta, le fontane del grande abisso dilagheranno: son fontane di fuoco che travolgeranno tutto nella voragine! La vostra scorza terrestre  sfracellata e inghiottita, a un mondo verdeggiante e fiorente succede un caos informe, che s'agita selvaggiamente in una lotta disperata per ridivenire un mondo.
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D'altra parte, diamo per concesso che: ovunque tu trovi una Bugia che ti opprime, tu debba distruggerla. Le Bugie son fatte per essere distrutte ed aspettano e reclamano con ardore la loro fine. Rifletti, per altro, in quali condizioni di spirito tu hai a farlo: non gi spintovi dall'odio o in preda allo stimolo d'una egoistica violenza; ma col cuore calmo, animato da un santo zelo, con gentilezza, con piet quasi. Vorresti tu sostituire alla Bugia estinta una tua nuova Bugia, all'Ingiustizia un'altra Ingiustizia fonte di altre Bugie? In tal caso la fine sarebbe peggiore del principio.
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 cos, per altro, che in questo nostro mondo, il quale nello stesso tempo ha una indistruttibile speranza nel Futuro e una indistruttibile tendenza a perseverare nel Passato, l'Innovazione e la Conservazione sono, per quanto  in loro, in un continuo conflitto; pel quale "il demoniaco elemento", che si tien celato in ogni umana cosa, pu senza dubbio una volta almeno in un millennio aver campo libero. Senonch, possiamo noi non deplorare che un tal conflitto, il quale dopo tutto non si differenzia molto dal classico combattimento tra le "Amazzoni accese d'odio con gli eroici giovani", e che finir in embrassements, debba essere di solito cos spasmodico? Ma la Conservazione, rafforzata dalla pi potente delle nostre qualit, cio dall'Indolenza, risiede per lunghe et, non solo vittoriosa, ma intransigente, tirannica. Essa tiene avvinta durante il suo periodo di dominio la sua avversaria, che giace annientata, sepolta come quell'Encelado che, per ottenere la pi piccola libert, deve scuotere tutta la Trinacria con la sua Etna.
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Onde, tutto considerato, noi dobbiamo rendere onore anche a questa Et della Carta, a questa Et della Speranza. Poich nello spaventevole processo della rivolta d'Encelado - quando l'azione in cui nessun mortale oserebbe di spingersi per elezione,  divenuta imperiosa, inevitabile - non  forse provvidenziale che la Natura ci alletti con dolci promesse, siano pur fallaci, e che tutta una generazione si spinga nell'Erebo tenebroso, illuminata da un'Era della Speranza?  stato ben detto che: "l'Uomo si basa sulla Speranza, non possiede che Speranza, e questa sua dimora  chiamata il Luogo della Speranza".
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CAPITOLO 4.
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MAUREPAS.
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Ed ora di tutte le speranze francesi non  quella del vecchio signor de Maurepas la meglio fondata? Di lui che spera possa restar Ministro con un continuo giuoco di destrezza? Vecchio arzillo, ha il suo motto di spirito per ogni occasione, e sempre riuscir a trarsi fuori di qualsiasi garbuglio, come il sughero, che mai affonda! Egli si cura poco della Perfettibilit, del Progresso della Specie, di Astraea Redux; queste cose sono tutt'al pi buone perch un uomo di spirito leggero che piega verso l'ottantina possa dal seggio dell'autorit darsi importanza tra gli uomini. Dovremo noi chiamarlo, come soleva pel passato la superba Chteauroux, "M. Faquinet"  (diminutivo di briccone)? In gergo cortigianesco  ora chiamato "il Nestore della Francia"; un Nestore governante come pu averlo la Francia.
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Ma, in sostanza, sarebbe imbarazzante il precisare ove specialmente risiede il governo della Francia al d d'oggi. Al Castello di Versailles abbiamo Nestore, Re, Regina, Ministri e impiegati con le filze strette nei loro nastri; ma: e il Governo? Perch il Governo  una cosa che governa, guida e, al caso, costringe anche. Mentre tutto ci non  visibile in Francia, esiste disorganizzato e invisibile, e si manifesta nei Saloni filosofici, nelle gallerie dell'il-de-Buf, come nel cicaleccio dei ciarlatani e nella penna dei pamphltaires. Sua Maest la Regina fa la sua apparizione all'Opra,  applaudita e n'esce raggiante di gioia. Col tempo gli applausi s'intiepidiscono e minacciano di tacere; ella ha il cuore grosso e lo splendore del suo volto s' dileguato. Sarebbe mai la Sovranit un meschino Montgolfier, che, gonfiato dal vento popolare, s'ingrossa e ascende, e poi cade flaccido al primo mancare del vento? La Francia fu per lungo tempo un "Dispotismo temperato dagli epigrammi"; ora, a quanto sembra, sono gli epigrammi che hanno il sopravvento.
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Il giovane "Luigi il Desiderato" sarebbe ben felice se potesse render felice la Francia; ma ci  molto fastidioso, ed egli ne ignora il modo. Inoltre, una confusione immensa lo circonda, e le esigenze e lo schiamazzo lo incalzano; una vera confusione delle lingue. Tale una condizione di cose, che non pu essere n ricomposta, n governata, n eliminata, a meno che non vi ponga mano un uomo molto energico e molto savio; e solo un M. de Maurepas dallo spirito leggero e dall'indole volubile pu sostenersi in quell'ambiente. Il Filosofismo reclama la sua nuova .
Era, includendo in ci un numero infinito di cose; e non la reclama con voce debole, perch ha con s tutta la Francia, che, muta finora, comincia a farsi sentire e parla nello stesso senso.  un rimbombo formidabile di voci su tutti i toni, ancora distante, ma senza che perci faccia meno impressione. V' per altro l'il-de-Buf che, essendo pi vicino, si pu meglio udirlo; ed esso reclama, colla pi aspra veemenza, che la Monarchia sia, come per lo passato, un Corno dell'Abbondanza, dal quale i fedeli cortigiani possano attingere pel miglior sostegno del trono. Che vengano pure il Liberalismo e la nuova Era, se cos si desidera, ma senza restrizioni del danaro della Corona! Condizione quest'ultima che pu dirsi addirittura impossibile.
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Il Filosofismo, come abbiam visto, ha il suo Turgot qual Controllore Generale, e s'aspettano quindi infinite riforme; ma sventuratamente Turgot resta a quel posto soltanto venti mesi. Con una miracolosa Borsa di Fortunatus nel suo tesoro egli avrebbe potuto restare pi a lungo al potere; e infatti ogni Controllore Generale della Francia, che volesse far fortuna nelle condizioni odierne, dovrebbe prima di tutto fornirsene. Ma non ricorre anche qui alla mente la bont della provvidente Natura che ci dette la Speranza? Gli uomini l'un dopo l'altro s'appressano fiduciosi alle stalle d'Augia, illudendosi di poterle nettare, e spendono con gioia all'uopo quel tanto d'abilit che  in loro; riescono alfine a compiere qualche cosa solo in quanto sono stati onesti. Turgot ha buone qualit, come onest, previdenza, energia eroica; ma gli manca la Borsa di Fortunatus. Oh ardente Controllore Generale! Tutto un piano d'una pacifica Rivoluzione Francese pu essere scolpito nella mente del pensatore; ma chi pagher le incalcolabili "indennit" che si richiedono? Oh, altro che questo! Egli, ancora al primo inizio della cosa, osa proporre che il Clero, la Nobilt, e finanche il Parlamento, siano soggetti alle tasse come il Popolo! Un grido d'indignazione e di stupore echeggia per le gallerie dello Chteau; M. de Maurepas fa un voltafaccia, e il povero Re che aveva scritto, poche settimane prima: "Il n'y a que vous et moi qui aimons le peuple  (Non v' altri che voi e me cui stiano a cuore gl'interessi del popolo)", deve ora scrivere un congedo (30), lasciando che la Rivoluzione si compia come meglio pu, pi o meno pacificamente.
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La Speranza  dunque differita! Differita s, ma non distrutta o affievolita. Non abbiamo, per esempio, il nostro Patriarca Voltaire che dopo lunghi anni d'assenza torna a visitare Parigi?  qui il vecchio dal viso ridotto a zero, rimpicciolito dalle rughe, con l'immensa parrucca " la Louis Quatorze", che gli lascia scoperti soltanto i due occhi scintillanti come carboni accesi (31). Quale scoppio d'espansione! Parigi, dall'indifferentismo, a un tratto passa alla riverenza, alla fede devota in un Eroe. I nobili si truccano da camerieri d'albergo, nient'altro che per vederlo, le pi amabili donne francesi deporrebbero la loro chioma sotto i suoi piedi. "Il suo cocchio  il nucleo d'una Cometa, la cui coda riempie vie intere". In teatro  fatto segno ad applausi immortali; e "alfine  soffocato sotto le rose"; giacch per consiglio del vecchio Richelieu, aveva usato dell'oppio come calmante dei suoi nervi, e il Patriarca, per la sua natura proclive ad eccedere, ne aveva preso troppo. Anche sua Maest la Regina aveva pensato di farlo chiamare, ma ne fu dissuasa. Nondimeno,  mestieri che la Maest se ne dia pensiero. Lo scopo cui quest'uomo ha dedicata la sua vita  stato quello di isterilire, di annientare tutto ci che costituiva il sostrato della Maest e della Fede. Ed  per questo che il mondo lo apprezza? Per questo lo innalza fino all'apoteosi, riconoscendolo suo Profeta, suo interprete; come colui che ha detto saggiamente tutto ci che esso bramava di dire? Aggiungiamo solo che il corpo schiacciato dalle rose di questo Patriarca beatificato, non pu esser sepolto se non furtivamente. Il fatto  ben degno di nota, e la Francia  senza dubbio gravida di "Buone Speranze", come dicono i Tedeschi: noi le auguriamo dunque un parto felice e un frutto benedetto.
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Beaumarchais anche ha test pubblicato le sue difese  (Mmoires) (32); non senza risultato per s e pel mondo. Caron Beaumarchais  (o de Beaumarchais, giacch egli divenne nobile) nacque povero; ma fu d'indole ambiziosa, ardente; ebbe ingegno, audacia, accorgimento e sopratutto uno speciale talento per l'intrigo: esile della persona, ma inflessibile, indomabile. La fortuna e la destrezza lo condussero fino al gravicembalo di Mesdames, le nostre buone Principesse Loque, Graille, e sorelle. E quel ch' pi, Pris Duvernier, il Banchiere di Corte, l'onorava di qualche sua fiducia; fiducia che si estendeva anche ad affari di cassa. Ma il successore di Duvernier, persona di qualit, non volle continuargliela; ed anzi, ebbe corso un processo, per cui l'inflessibile Beaumarchais perdette buon nome e quattrini e fu miserevolmente bistrattato dal Giudice Relatore Goezman, dal Parlamento Maupeou e dalla pubblica opinione. Decaduto nell'opinione di tutti gli uomini, ma non nella sua, sotto l'impulso della indignazione che, se non  atta ad ispirare dei versi, ben si presta alle memorie giudiziarie satiriche, il malcapitato maestro di musica, con un eroismo disperato, rialza la sua causa a dispetto del mondo, lotta con Relatori, Parlamenti e Principi, con uno spirito sarcastico, una logica stringente, avvalendosi con forza e destrezza di risorse inesauribili, come il pi abile degli schermitori, al punto che tutto il mondo sta ad osservarlo. Tre lunghi anni trascorrono con fortuna oscillante, e infine dopo sforzi paragonabili alle Dodici fatiche di Ercole il nostro indomabile Caron trionfa, vincendo la sua Causa, anzi le sue Cause; spoglia il Relatore Goezman del suo ermellino di giudice e lo copre d'una eterna vergogna. Quanto poi al Parlamento Maupeou  (ch'egli ha cooperato a distruggere), a tutti i Parlamenti in genere e alla Giustizia francese, li presenta sotto un aspetto, che induce gli uomini ad infinite riflessioni. Cos il Beaumarchais, come un piccole Ercole della Francia, s' avventurato nel Regno degl'Inferi, trascinatovi dal destino, e vittoriosamente ha domato i cani infernali. Eccolo d'ora innanzi fra le notabilit della sua generazione.
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CAPITOLO 5.
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ASTRAEA REDUX SENZA QUATTRINI.
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Osservate, intanto, oltre l'Atlantico, il giorno novello che spunta!  nata, come dicemmo, la Democrazia, cinta di tempesta, ed ora lotta per la vita e pel trionfo. Una Francia simpatica s'allieta nei Diritti dell'Uomo; in tutti i saloni si dice: Che spettacolo! Osservate come il nostro Deane, il nostro Franklin, Plenipotenziari Americani, son qua di persona a sollecitare l'azione (33). Figli dei Puritani Sassoni, con l'indole degli antichi Sassoni, con la civilt degli antichi Ebrei, Silas e Beniamino, son qua, nella loro correttezza, a compiere la loro missione presso codesti figli leggeri del Paganesimo, della Monarchia, del Sentimentalismo e della Prostituzione. Un vero spettacolo che offre materia alla loquacit allegra dei saloni; bench il Kaiser Giuseppe, interrogato in proposito, avesse data questa risposta che non si aspettava da un filosofo: "Madama, il mio mestiere  d'essere realista  (Mon mtier  moi c'est d'tre royaliste)".
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Anche cos pensa il leggero Maurepas; ma il vento del Filosofismo e la forza della pubblica opinione lo travolgeranno. Intanto pervengono migliori augur; giungono clandestinamente delle navi corsare armate. Paolo Jones equipaggia il suo Bon Homme Richard coll'intento di passare di contrabbando armi e vettovaglie militari  (se l'Inglese non riuscir a sequestrarle). In questo affare riappare una volta ancora Beaumarchais, come un misterioso Gigante contrabbandiere, e non trascura di rifornire le sue grame saccocce. Ma, senz'altro, in ogni caso, la Francia deve avere una Marina. E non  forse questo il tempo pi propizio, ora che l'Orgogliosa, la Turbolenta dei Mari ha le mani ingombre?  vero che un Tesoro immiserito non  in grado di costruire navi; ma, venuto fuori il progetto  (di cui Beaumarchais s'attribuisce il merito), qualche Porto fedele e la Camera di Commercio penseranno a costruirle e ad offrirle. Saranno splendidi vascelli che si slanceranno sull'onda; vi sar una Ville de Paris, il Leviathan dei vascelli.
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Ed ora che gratuite navi a tre ponti danzano sull'onda e levano l'ncora dei pennoni spiegati al vento; ora che il Filosofismo eleuteromaniaco cresce e si manifesta viemaggiormente; che resta a fare a un Maurepas? Girare e sempre girare. Intere squadre attraversano l'oceano; rozzi Generali Americani, come Gates e Lee, "che portano un berretto da notte di lana sotto il cappello", presentano le armi alla brillante Cavalleria di Francia, e la neonata Democrazia vede non senza stupore il "Dispotismo temperato dagli Epigrammi" combattere al suo fianco. Eppure  cos. La milizia del Re e gli eroici volontari, Rochambeau, Bouill, Lameth, Lafayette hanno sguainato le loro spade in questo sacro duello dell'umanit; e dovranno pur un'altra volta sguainarle, e nel modo pi strano.
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S'ode il tuono navale che rumoreggia a Ouessant. Qual parte ebbe in questo fatto il nostro giovane Principe Duca di Chartres? "Si nascose egli realmente nella stiva", o port nella vittoria il suo contributo di attivit eroica? Ohim, purtroppo apprendiamo da una seconda edizione che non fuvvi vittoria, ovvero che la riport l'Inglese Keppel (34). Pel nostro povero e giovane Principe gli applausi dell'Opra si cangiano in sogghigni di scherno e non gli  pi possibile divenire Grand'Ammiraglio, il che  per lui la sorgente di tutti i guai, che si possono davvero dire infiniti.
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Disgrazia anche per la Ville de Paris, il Leviathan delle navi! L'Inglese Rodney l'ha abbrancata e trascinata al suo paese con tutto il resto del bottino, dovuto al buon successo della sua "nuova manovra consistente nel rompere la linea nemica" (35). Pare che si debba dire con Luigi XV che "la Francia non potr mai avere una Marina". Il bravo Suffren deve tornare da Ryder Ally e dalle Acque Indiane, con un risultato ben meschino, ma in pari tempo con grande gloria, per aver riportate "sei" non disfatte, e ci pu valutarsi come un fatto eroico, dati i mezzi di cui disponeva. Che il vecchio eroe del mare torni ormai a riposare, onorato dalla Francia, nelle sue native Montagne Cvennes, ove non far pi uscire dalla bocca del cannone il fumo della polvere, bens un semplice fumo culinario dai vecchi camini del Castello di Jals; il qual Castello, venuto un giorno in altre mani, avr tutt'altra rinomanza. Il bravo Laprouse lever presto l'ncora per un filantropico viaggio d'esplorazione, perch il Re conosce la Geografia (36). Ma purtroppo neppur questo ha esito fortunato; il bravo Navigatore parte e non torna pi: gli Esploratori vanno in cerca di lui nei pi lontani mari, ma invano. Egli  svanito nell'Immensit azzurra, senza lasciare altro di s che un'ombra triste e misteriosa, aleggiante nella mente e nel cuore di tutti.
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N, fin che durer la guerra, Gibilterra vorr arrendersi, bench siano col Crillon e Nassau-Siegen coi pi abili strateghi del tempo, e siano accorsi in aiuto i Principi Cond e d'Artois. Le meravigliose Batterie galleggianti coperte di cuoio, messe in acqua dal Pacte de Famille Franco-Spagnolo, fanno violente intimazioni, cui Gibilterra risponde plutonicamente con semplici torrenti di ferro arroventato, come se la roccia di Calpe fosse divenuta la gola d'un Vulcano; e pronunzia un No, cui, come a un soffio del Destino, tutti gli uomini debbono prestar fede (37).
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Con questa fragorosa esplosione il clangore della guerra finisce, e pu tornare la speranza in una sempiterna Era di benessere. I nostri nobili volontari della Libert tornano a compiere la loro missione. Lafayette, l'uomo impareggiabile del tempo, brilla nell'il-de-Buf di Versailles, e il suo busto viene eretto all'Htel-de-Ville di Parigi. La Democrazia persiste inespugnabile, incommensurabile nel suo Nuovo Mondo e ha magari allungato un piede verso il Vecchio. Le Finanze francesi, non certo rinvigorite dalle vicende attuali, attraversano un ben critico periodo.
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Ma che fare per le Finanze? Questo veramente  il grande quesito, presagio dell'avvenire, come una piccola e nera nube presagio del tempo; una nube che nessun bagliore d'universale speranza pu coprire. Noi abbiam visto Turgot sbalzato clamorosamente dal suo ufficio di Controllore per mancanza di una Borsa di Fortunatus. N M. de Clugny poteva bene adempiere al suo ufficio: egli non seppe far altro che consumare il suo salario, lasciando tutto in abbandono, e accaparrarsi "un posto nella Storia", ove tu lo vedi sempre in atto di svanire, come una sterile ombra. E il Ginevrino Necker possiede dunque una tal Borsa? Egli possedeva l'abilit e l'onest d'un banchiere, ed ogni specie di credito, per avere scritto dei saggi premiati dalle Accademie, per essersi strenuamente cooperato in pro delle Compagnie dell'India, per aver dato dei pranzi ai Filosofi e per avere "realizzata una fortuna in vent'anni". Inoltre, egli possedeva la taciturnit e la solennit, indizio d'una mente profonda, od anche d'un cervello ottuso. Che fatto strano per Cladon Gibbon che s'era dimostrato cos infedele pastorello, mentre suo padre, che vantava probabilmente il possesso di un biroccio, "non volle sentir parlare d'una tale unione"; che fatto strano, ritrovare ora la sua tradita Madamigella Curchod in cos alto posto nel mondo, cio divenuta Signora del Ministro, e Necker "niente affatto geloso!" (38).
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Una tenera fanciulla che un giorno dovea venire in fama come Madama de Stal, si trastullava allora sulle ginocchia di Decadenza e Rovina. La Signora Necker fonda ospedali e d solenni pranzi filosofici per rianimare lo spirito pressoch esaurito del suo Controllore Generale. Strane vicende erano sopravvenute, provocate dal clamore del Filosofismo, dalla direzione del Marchese di Pezay e dalla Povert onde neppure i Re sono immuni. Cos Necker, novello Atlante, sostiene il carico delle Finanze per ben cinque anni (39), senza indennit, che egli stesso aveva ricusata, confortato solo dalla Pubblica Opinione e dall'ausilio della sua nobile Moglie. Egli ha in s grandi idee,  sperabile, ma  timido e non le manifesta. Il suo Compterendu, pubblicato col permesso reale, nuovo indizio d'un'Era novella, mostra meraviglie; e che cos'altro fuor che il genio d'un Atlante Necker pu impedire che divengano portenti? Anche nella mente di Necker  tutto un piano d'una pacifica Rivoluzione Francese d'un genere speciale; e nella sua taciturna e ottusa profondit, o profonda ottusit che dir si voglia,  una buona dose d'ambizione.
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Intanto la sua Borsa di Fortunatus purtroppo va divenendo nient'altro che l'antico "vectigal della Parsimonia"; e anch'egli  costretto a presentare il suo progetto d'imposta sul Clero, sulla Nobilt, sulle Assemblee Provinciali, proprio come un semplice Turgot! L'agonizzante M. de Maurepas  costretto a girare ancora una volta: anche Necker s'allontana, non senza rimpianto.
Grande, in condizione privata, Necker rivolge lo sguardo di lontano alla cosa pubblica, aspettando il suo tempo; e intanto "ottantamila copie" del suo nuovo libro intitolato Administration des Finances sono vendute in pochi giorni. Egli  andato via, ma ritorner, e pi d'una volta, portato da tutta una Nazione acclamante. Strano questo Controllore Generale delle Finanze, un tempo scrivano alla Banca Thelusson!
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CAPITOLO 6.
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PALLONI.
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Cos cammina il mondo, in questa sua Et della Carta o Era della Speranza. Ma non mancano gli ostacoli e gli scoppi di guerra, che, per altro, uditi a tanta distanza, potrebbero scambiarsi per un'allegra musica in marcia, se il fosco caos vivente dell'Ignoranza e della Fame, reso forte di venticinque milioni di vite, non cominciasse ad intonare la sua sonata sotto i vostri piedi!
Ma per ora volgete lo sguardo a Longchamp, in questa fine di Quaresima, per ammirare la gloria di Parigi e della Francia, che si mostra all'aperto, come di consueto, in questo periodo dell'anno; non per assistere alle Messe Tenebris, ma per vivificarsi al sole, farsi vedere, e salutare la Nascente Primavera.  tutta una moltitudine dai colori smaglianti, e scintillante d'oro, che attraversa il Bois de Boulogne in lunghe e svariate file, come viali cosparsi di fiori viventi: tulipani, dalie e gigli della valle nei loro vasi mobili  (ovvero vetture di recente dorate); tutto un insieme ch' delizia dell'occhio e orgoglio della vita! La Processione cammina e danza serena e spensierata come se andasse su uno strato d'adamante o sulle fondamenta del mondo, e non su una mera pergamena araldica, che ha di sotto un lago di fuoco. Danzate pure, oh folli; voi che non cercaste mai la saggezza, n mai la ritrovaste. Voi e i vostri padri avete seminato il vento, e raccoglierete la tempesta. Non  forse un'antica massima: Il guiderdone del peccato  la morte?
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Ma, tanto a Longchamp che in altri siti, osserviamo fra l'altro che dame e cavalieri son serviti da una specie di familiare umano chiamato jokey.  questo un piccolo nano folletto che, sebbene giovane,  avvizzito dal languore di vizii precoci ed ha piena conoscenza d'ogni malizia, e per si rende utile in varie emergenze. Il nome jokey viene dall'inglese, come vorrebbe parere la cosa stessa. Infatti la nostra Anglomania  venuta sempre pi crescendo, ed  questo un fatto che trae seco induzioni profetiche. Se la Francia  sul punto di divenire libera, perch non dovrebbe, ora che una guerra insana ha avuto fine, amare la libert di un popolo vicino? Uomini colti come i Duchi di Liancourt e di La Rochefoucauld sono ammiratori della Costituzione Inglese e del Carattere Nazionale Inglese, e vorrebbero importare qui quanto potessero di queste cose.
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Delle cose pi leggere, sopratutto se leggere come il vento, tanto pi facile  il trasporto! Il Non-Ammiraglio Duca di Chartres  (non ancora d'Orlans o Egalit) vola da un capo all'altro dello Stretto, per introdurre le Mode Inglesi; e poich egli  intimo del Principe di Galles,  la persona pi atta a farlo: la moda delle vetture, delle selle, degli stivali a tromba, delle redingotes  (in inglese riding-coats) abiti da cavalcare; ed anche la moda del cavalcare; perch nessuno che si ritenga all'altezza dei tempi, pu a meno di trottare  l'Anglaise, cio sollevandosi sulle staffe, con disdegno dell'antico metodo di star fermo in sella, che faceva dire a Shakespeare: "burro e uova che vanno al mercato". Il nostro bravo Duca di Chartres pu far anche bella mostra della velocit delle sue ruote, giacch nessuna frusta a Parigi  maneggiata con tanto ardimento e tanta sicurezza quanto quella non professionale di Monseigneur.
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Noi abbiamo visto dianzi i jokies nani; ora possiamo vedere i veri jokies del Yorkshire e i loro cavalli e le loro vetture: cavalli da corsa inglesi per le corse francesi; anche questa introduzione dobbiamo all'attivit di Monsignor Principe d'Artois coadiuvata dal Diavolo. Il Principe d'Artois ha pure la sua razza di cavalli da corsa; di pi, uno stranissimo veterinario, uomo lunatico e pertinace in estremo grado, di nome... Jean Paul Marat, nato a Neuchtel in Isvizzera. Un problematico Chevalier d'Eon, ora in gonnella, ora in pantaloni, provoca scommesse e d luogo a processi; ed  tanto problematico a Londra quanto a Parigi! Oh i bei giorni di comunione internazionale! La Frode e la Scurrilit si stringono la mano attraverso lo Stretto e si salutano reciprocamente. Alle corse di Vincennes o Sablons, un tiro a quattro inglese trasporta trionfalmente, fra i Principi e la Canaglia, un Inglese, il dottor Dodd (40), cui prematuramente accenna avida la forca.
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Il Duca di Chartres era un giovane Principe che prometteva grandi cose - gi, come quasi tutti i giovani Principi - ma sventuratamente le belle promesse sono poi venute a mancare. Padrone dell'ingente fortuna degli Orlans, con un Duca di Penthivre per suocero  (ora anche il giovane cognato Lamballe ha perduta la vita per gli eccessi), egli sar un giorno il pi ricco della Francia. Ma intanto "gi gli cadono i capelli e il suo sangue  guasto", in conseguenza di precoce dissolutezza trascendentale. Sulla sua faccia si sviluppano dei carbonchi, che fanno l'effetto di vere borchie su uno strato di rame brunito.  un simbolo vivente di decadenza questo giovane Principe, che, rimasto prematuramente privo della materia vitale,  solo alimentato dal fumo immondo e dalle ceneri d'una sensualit semispenta. Ci che avrebbero potuto essere Pensiero, Sentimento, Regola di vita si sono smarriti o vanno a smarrirsi in una oscurit confusa, rotta soltanto da strani bagliori, in dirizzoni chiassosi, in una esplicazione di attivit, tra delirante e galvanizzata. Parigi affetta il riso alla sua mana d'automedonte; ma egli non bada a questo riso.
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D'altra parte qual giorno, non certo di riso, fu quello in cui egli, a scopo di guadagno, minacci di portare la mano sacrilega sul Giardino del Palazzo Reale! (41) Le aiuole dei fiori saranno scompigliate, scomparir il viale dei castagni e saranno distrutti i boschetti consacrati dal tempo, all'ombra dei quali solevano recarsi per diporto le Amadriadi dell'Opra, non inesorabili verso gli uomini. Tutta Parigi si duole ad alta voce. Philidor non avr pi il verde panorama di fronte al suo Caf de la Rgence; e gli oziosi e i perdigiorni ove andranno ormai a passare il loro tempo? Ma, invano sono i gemiti, che sotto la scure luccicante cigolano i sacri boschetti e cadono al suolo abbattuti; senonch, Monseigneur era a corto di quattrini e bisognava che se ne rifornisse. Le Amadriadi dell'Opra fuggono inorridite. Non disperate, o Amadriadi, come coloro che sono privi di conforto: egli far circondare di edifizi e piazze il vostro giardino, che sebbene ripiantato in una pi piccola estensione, sar abbellito di zampilli d'acqua, da un cannone che il sole far sparare a mezzod, e da tante altre cose, che saranno diletto del corpo e dello spirito, tali che non si possono neppure immaginare. Nel Palais Royal vi saranno di nuovo, e pi che mai, il Sabbato degli Stregoni e l'Inferno del nostro Pianeta.
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Che cosa non tenteranno mai i mortali? Dalla lontana Annonay nel Vivarais i fratelli Montgolfier lanciano la loro cupola di carta, riempita d'un fumo di lana bruciata (42). L'Assemblea Provinciale del Vivarais  prorogata quello stesso giorno, e i suoi Membri applaudono:  l'applauso unanime che parte da una riunione di uomini. Vorr dunque l'Analisi trionfante giungere sino a valicare i cieli?
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Parigi ascolta con ardente sorpresa, e fra non guari vedr anche. Dalla Fabbrica di carta Rveillon in Via St. Antoine  (una fabbrica notevole) un nuovo Montgolfier si libra, come un naviglio aereo. Prima sono stati portati verso il cielo anitre e polli; ora sono gli uomini che si lasceranno portare (43). Il chimico Charles esperimenta l'applicazione dell'idrogeno e della seta verniciata e vuol fare egli stesso l'ascensione partendo dal Giardino delle Tuileries; Montgolfier taglia solennemente la corda e, per Dio, questo Charles ascende anch'esso, insieme ad un altro! Dieci volte diecimila cuori palpitano; tutte le lingue sono mute dalla meraviglia e dal timore; finch un applauso, che pare la voce dei mari, lo segue e l'accompagna nel suo selvaggio cammino. A misura che s'innalza s'impicciolisce, finch diviene un circolo minuscolo, che manda un pallido barlume, come una tabacchiera turgotina, di quelle che noi chiamiamo "Turgotine-platitude"; nuovo Disco lunare in pieno giorno! Finalmente, Charles discende festeggiato da tutti. La Duchessa di Polignac con una brigata d'amici sta aspettando nel Bois de Boulogne, bench sia una piovigginosa giornata d'inverno, il 1 Dicembre del 1783. L'intera cavalleria di Francia con alla testa il Duca di Chartres va di galoppo a riceverlo (44).
Bella invenzione: qualche cosa che s'innalza verso il cielo, maestosamente, senza guida! Emblema di tante cose, e sopratutto di questa nostra Et della Speranza; che allo stesso modo sale, sale con tanta leggerezza e tanta maest; poi resta su in alto ondeggiante, in attesa di precipitare ove vorr il Fato. Purch, come Piltre, non esploda, e poi ridiscenda tragicamente! Ed  cos che gli uomini portati dai palloni, vogliono dare la scalata all'Empireo.
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Oppure osservate il Dottor Herr Mesmer che s'aggira nelle sue ampie sale Magnetiche, dal contegno grave e cogli occhi rivolti al cielo, rapito dal suo commercio spiritico; un vero Ierofante Egiziano dell'antichit, che incontriamo in quest'Era moderna. A quando a quando il sacro silenzio vien rotto da una dolce musica, che carezza l'udito. Intorno al Mistero Magnetico, che guardato con occhio indifferente non  altro che un complesso di tubi riempiti d'acqua, fanno circolo senza fiatare, con la bacchetta in mano, le Creature pi belle e in voga del tempo; ogni circolo  un vivente Fiore della Passione, che aspetta l'afflato magnetico e un Paradiso in Terra di nuova foggia. Oh uomini, oh donne, quanto  mai grande la vostra fede di infedeli! Notiamo qui il Parlamentare Duport, un Bergasse, un D'Esprmnil e anche il chimico Berthollet, che vi si trova per conto di Monseigneur de Chartres.
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Figurarsi se l'Accademia delle Scienze coi suoi Bailly, coi suoi Franklin, coi suoi Lavoisier, non fosse intervenuta! Ma essa intervenne (45) e Mesmer intacc a stento i suoi quattrini e si ritir. Se ne stia egli a passeggiare in silenzio sulla spiaggia del Bodensee, presso l'antica Costanza, meditando su tante cose. Poich, di sotto il pi strano e nuovo inviluppo di vesti, quell'antica e grande verit, che mai niuna veste pot nascondere, torna a rivelarsi: quella verit che definisce l'uomo quale una miracolosa creatura, che esercita un pi miracoloso potere sugli altri uomini, che ha in s tale una Vita ed  circondato da un tal Mondo, che l'Analisi trionfante con le sue Fisiologie, i suoi sistemi nervosi, la Fisica e la Metafisica, non potr mai completamente definire, senza dire che non potr spiegare. Onde il Ciarlatanismo in tutte le et non mancher d'avere la sua parte.
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CAPITOLO 7.
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CONTRATTO SOCIALE.
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Con tale successione di singolari tinte prismatiche, che innalzandosi come onda su onda colorano il nostro orizzonte, spunta l'Era della Speranza e procede verso il suo compimento. Dubbio compimento! Perch questa  invero un'Era della Speranza che si fonda su una mera benevolenza universale, sul trionfo dell'Analisi, sul Vizio purgato delle sue brutture e alfine su Venticinque milioni di neri selvaggi; che, affamati, esauriti, tengono lo sguardo volto al loro Ecce signum "alto quaranta piedi"; come dunque potrebbe essere altrimenti che dubbio?
In ogni tempo, se noi vediamo giusto, troveremo che il peccato fu, , e sar sempre il congiunto della miseria.
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Questa terra si dice Cristianissima, ha le sue croci e le sue cattedrali; ma ha pure come Capi della Religione un Roche Aymont, e un Luigi di Rohan, il Cardinale dalla Collana. La voce del povero per anni ed anni si leva inarticolata in Jacqueries, ammutinamenti per la farina, ed ha sempre il tono lamentevole d'un pianto infinito, che la Terra non ode, ma che  udito dal Cielo. Di pi, laddove sono Milioni di disgraziati non possono mancare Migliaia di bisognosi, d'infelici; e solo le unit vi possono prosperare, o per dir meglio, possono ruinarsi pi tardi. L'industria, anch'essa avvinta nei ceppi, imbavagliata, come una bestia selvaggia alla merc dei maggiori cacciatori del mondo, che la stimolano e la dilaniano, grida pietosamente alle sue guide, ai suoi sorveglianti, all'uopo lautamente pagati: Deh, non mi proteggete, ma laissez faire, e liberatemi alfine dalla vostra direzione. Qual' il mercato dell'industria in questa nostra Francia? Per due sole cose vi  offerta e dimanda: per i semplici prodotti della terra, perch bisogna pure che i Milioni vivano; e per i pi belli oggetti di lusso, in quanto solleticano i varii gusti, dalle melodie dell'opera ai cavalli da corsa e alle cortigiane, giacch le Unit debbono sollazzarsi. Dopo tutto, uno stato di cose addirittura insensato.
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Invero, noi abbiamo l'Analisi trionfante per aggiustar tutto e tutto rifare. Onore dunque all'Analisi! Senonch, che cos'altro si sa che abbia fatto l'Analisi trionfante fuori della Bottega e del Laboratorio? La scoperta dell'Incoerenza sopratutto e la distribuzione dell'Incoerente sono opera sua. Fin dagli antichi tempi il Dubbio  sempre stato un mago incompleto, il quale evoca gli spettri che non pu domare. Noi abbiamo dei "vortici immensi di logica spumante", che travolgeranno e ingoieranno prima le parole e poi le cose. Ed a questo proposito, osservate quei che son creduti i prodromi della Speranza da conseguire, e che in fondo altro non sono se non dei meri precursori della Disperazione: il continuo teorizzare intorno all'Uomo, alla Mente Umana, alla Filosofia del Governo, al Progresso della Specie e cos via, che sono il bagaglio d'ogni testa pensante.
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Il Tempo e tanti Montesquieu e Mably, dragomanni del Tempo, hanno scoperto una infinit di cose: ed ora non ha Jean Jacques promulgato il suo nuovo Vangelo con quel Contratto Sociale, che spiega tutto il mistero del Governo e narra com' contrattato e mercanteggiato, a soddisfazione universale? Teorie di governo!  il rinnovarsi di quelle teorie che sono sempre apparse e appariranno in ogni et di decadenza, e che bisogna valutare nel loro giusto valore, come processi della Natura, che non fa nessun passo invano verso la sua grande evoluzione. Intanto, qual teoria  pi vera di quella che afferma che tutte le teorie, per quanto serie, per quanto penosamente elaborate sono - e debbono essere per la loro stessa natura - incomplete, dubbie e anche false? Sappi che quest'Universo , qual si mostra, un infinito; e non tentare di farne il pasto della tua digestione logica, tenendoti pago se, piantando qua e l nel caos qualche colonna, riuscirai ad impedire che esso ingoi te. Quello Scetticismo che faceva dire: In che cosa dovr io credere! una nuova e giovane generazione lo ha abbandonato per una Fede ardente nel Vangelo secondo Jean Jacques. Ecco un gran passo in avanti che lascia molto pronosticare.
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Benedetta sia la Speranza, che a ogni suo inizio fece profetizzare un Millennio, un Millennio di Santificazione; ma  ( da notarsi) mai, fino a questa Nuova Era, un Millennio di semplice godimento e d'abbondanza. Non vi fidate, amici miei, di quelle profezie che vi rappresentano un Paese del Piacere, della Felicit, della Benevolenza, del Vizio purgato delle sue brutture! L'uomo non  qual si dice un animale felice; perch il suo desiderio smodato di ogni dolce cosa  inesauribile. E come potrebbe la povera umanit, non dico trovare la felicit, ma vivere e sostenersi in questo selvaggio Universo, che infinito e minaccioso turbina sul suo capo, se non si legasse alla vita con ogni specie di sforzi e di sacrifici? Guai all'uomo che non ha nel cuore una fede devota; guai a colui pel quale la parola Dovere ha perduto ogni significato! Quanto al Sentimentalismo non  forse il fratello gemello dell'Ipocrisia, se non addirittura una riproduzione di questa? E l'Ipocrisia non  la materia prima del Diavolo onde tutte le menzogne, tutte le imbecillit, tutte le abominazioni traggono origine e nessun bene ne deriva? Perch l'Ipocrisia  in se stessa nient'altro che un Bugia doppiamente distillata, una Bugia elevata alla seconda potenza.
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E che sar mai di tutta una Nazione che precipita in un baratro? Ci posto, dico io, essa vorr senza fallo ritrarsene! Perch la vita non  un inganno bene architettato, un inganno verso se stessa;  una grande verit che tu vivi, che ha in te i suoi bisogni, i suoi desiderii; n questi possono sussistere e venire alimentati dalle illusioni, bens dai fatti. Ed ai fatti, sii certo, noi torneremo; a quei fatti benedetti o maledetti a seconda della nostra saggezza. Il fatto pi basso, meno benedetto, che creava i bisogni dei mortali, fu quello primitivo che faceva dire ai cannibali: Io posso divorare Te. Sarebbe mai questo Fatto Primitivo quello precisamente verso cui noi tendiamo attualmente  (coi nostri metodi perfezionati) per poi rifare di nuovo tutto il cammino?
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CAPITOLO 8.
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CARTA STAMPATA.
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In una Francia tanto pratica, checch ne dica la teoria della Perfettibilit, non pu mancare lo scontento. La promessa Riforma s' resa indispensabile; eppure ancora non viene: chi dunque vorr prenderne l'iniziativa? Lo scontento per tutto ci che  intorno a noi e pi ancora per quello ch' al disopra di noi, va sempre crescendo e sempre cerca nuovi sfoghi.
Delle Ballate di strada, degli Epigrammi, che nei tempi andati temperavano il Dispotismo, non  neppure da parlarsi, e tanto meno dei Giornali manoscritti  (Nouvelles  la main). Bachaumont e suoi coadiutori e seguaci possono chiudere il loro "Trenta volumi di fatti scurrili" e il loro mestiere di spie, ch la stampa, pi che libera,  divenuta addirittura licenziosa. Libelli d'ogni genere possono essere surrettiziamente venduti e letti a Parigi, purch abbiano la scritta: "Stampato a Pechino". Noi abbiamo un Courrier de l'Europe di quegli anni, pubblicato regolarmente a Londra, da un De Morande non ancora divorato dalla ghigliottina. Un altro turbolento, il Linguet, neppur egli ghigliottinato ancora, quando il suo paese  divenuto troppo caldo per lui, e i suoi confratelli Avvocati lo hanno messo fuori del loro consorzio, pu emettere ivi il suo roco lamento e la sua Bastille Dvoile  (Bastiglia Svelata). Il loquace Abate Raynal ottiene alfine l'intento: la sua lubrica e falsa Histoire Philosophique, tutta un'accozzaglia di ampollose teorie eleutero-maniache  (fatta, dicono, in collaborazione col Filosofismo associato, bench in nome dell'Abate e a sua gloria),  bruciata dal carnefice, ed egli parte pei suoi viaggi, atteggiandosi a martire. Era questa l'edizione del 1781, e forse fu l'ultimo Libro notevole beatificato dal fuoco, giacch il carnefice ha poi scoperto l'inutilit d'un tal provvedimento.
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Nelle Corti di Giustizia poi, con le relative liti pecuniarie e coi casi di divorzio, come dappertutto ove c' dato di spingere lo sguardo oltre la domestica soglia, quali rivelazioni! I Parlamenti di Besanon e di Aix ripercuotono lontano, per tutta la Francia, l'eco degli amori e dei destini d'un giovane Mirabeau; il quale alla scuola d'un "Amico degli Uomini", nelle Prigioni di Stato, nei Reggimenti in marcia, nelle soffitte degli Autori Olandesi e in tant'altre scene della vita, aveva imparato durante venti anni a resistere al dispotismo; al dispotismo degli uomini, non solo, ma purtroppo anche a quello degli di. Sotto il roseo velo della Benevolenza Universale e d'Astraea Redux, il Santuario della famiglia  spesso un triste vuoto o un buio tempestoso Inferno sulla Terra! Il vecchio Amico degli Uomini ha anch'egli il suo caso di divorzio e a volte "l'intera sua famiglia, meno uno,  rinchiusa sotto chiave"; e mentre egli scrive tanto intorno alla riforma e alla redenzione del mondo, per suo interesse privato  dovuto ricorrere a sessanta Lettres-de-Cachet. Uomo accorto, risoluto, di principii virili anche, ma formato di tali elementi morali e materiali, che non solo non riusciva a dominare, ma che lo traevano a commettere follie. La voracit, la rapacit, che sono l'opposto di ogni sensibilit del cuore, imperano; e voi, oh insensati, che state ad aspettare un verdeggiante Millennio, tutto Amore ed Abbondanza, nel quale il vino scorrer a ruscelli e il ronzio del vento sar una dolce musica; mentre il fango della Sensualit, che corrode la vostra esistenza, scava ogni giorno abissi pi profondi, finch sar tutto un abisso!
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Ponetevi un po' a considerare quell'innominabile fatto della Collana di Diamanti, e poi guardate: il Cardinale dal rosso cappello, Luigi di Rohan, il siciliano uccello di prigione Balsamo Cagliostro, la modesta signora de La Motte "dal volto alquanto piccante"; i pi alti Dignitarii della Chiesa insomma, che si abbandonano ad una Danza di Valpurga cogl'impostori, coi tagliaborse, colle donne pubbliche.  tutta un'esposizione del Mondo Occulto di Satana, che si svolge incessantemente alla luce del sole, mentre il fumo dei suoi tormenti sale, sale senza posa! Il Trono  stato tratto ad una scandalosa collusione con la Galera. Il rumore di questi fatti misteriosi echeggia durante dieci mesi per tutta l'Europa, che guarda meravigliata il succedersi di tante bugie, di nient'altro che bugie;  il crescere della corruzione, che tutto invade dall'alto al basso ceto, con la ghiottornia, la crudelt, l'imbecillit, rafforzate dalla fame. Piangi, o bella Regina, versale tutte queste prime lagrime d'un s puro dolore, poich il tuo bel nome  stato offuscato da un alito immondo, irrimediabilmente, per tutta la tua vita. Nessun cuore vivente sentir per te amore o piet, fin che non sorger una nuova generazione, e allora il tuo cuore giacer freddo, guarito di tutti i suoi dolori. D'ora in poi gli epigrammi non saranno pi mordaci od amari; ma crudeli, atroci, innominabili. Il 31 maggio 1786 un miserabile Cardinale Grande Elemosiniere Rohan, nell'uscire dalla sua Bastiglia,  accompagnato da una folla plaudente; non che egli sia amato o meritevole d'esserlo, ma perch  divenuto importante da quando la Corte e la Regina sono sue nemiche (46).
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Come s' annuvolata la nostra brillante Era della Speranza: il cielo diviene sempre pi fosco e fa presagire l'uragano, il terremoto! Questo  un mondo condannato a perire: "quell'obbedienza che rese libero l'uomo"  scomparsa, e "quella che lo rese schiavo andr presto a finire, almeno nei rapporti tra uomo e uomo". Ora gli uomini sono schiavi della loro incontinenza, e tali saranno; schiavi del peccato, che trae seco la schiavit del dolore. Volgete lo sguardo a quella massa corrotta di sensualit e di menzogna, ove intorno folleggia qualche raggio di sentimentalismo, o qualche sua corrotta fosforescenza; ove alla sommit s'eleva come Arca di concordia l'orrida forca patibolare "alta quaranta piedi", anch'essa presso a marcire. Aggiungete che la Francia si distingue fra tutte le altre Nazioni per la sua caratteristica eccitabilit, col bene e anche col male pericoloso che ne derivano. Quindi, bisogna aspettarsi ogni ribellione, ogni esplosione portate ad estremi imprevedibili. Vi sono, come scriveva Chesterfield, "tutti i sintomi che io ho sempre incontrato nella Storia"!
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Dovremo dunque esclamare: Maledetto il Filosofismo, che distrusse la Religione, per estinguere l'abominevole  (craser l'infme), com'esso diceva? Maledetti piuttosto coloro che d'ogni cosa santa fecero un'abominazione meritevole d'essere estinta! Maledetti tutti che vivono in questo periodo d'abominazione, di distruzione universale! No, dicono i Cortigiani,  stato Turgot,  stato Necker con tutte le sue pazze innovazioni,  stata la mancanza di etichetta della Regina,  stato lui,  stata lei,  stato questo,  stato quello. Oh Amici! sono stati tutti gli scellerati, che hanno vissuto dando a intendere col loro ciarlatanismo di dover compiere qualche cosa, mentre non sono stati buoni ad altro che a mangiare e a mal fare in ogni attribuzione della vita, dal Lustrascarpe al Principe, ciascuno nel suo grado, fin dal tempo di Carlomagno e anche da prima. Tutto ci s' venuto accumulando per migliaia d'anni; giacch, siate certi, nessuna bugia perisce, ma, come il seme, germoglia e si sviluppa; ed ora il giorno del rendiconto  venuto. Terribile sar la liquidazione in questo giorno d'escandescenza, in cui proromper la collera a lungo repressa. Oh fratello, non esser mai un ciarlatano! Da' retta, muori piuttosto, perch sar una sola volta che morrai e tutto finir per sempre. Sappilo, questo  un mestiere maledetto, che trae seco maledizioni da te ignorate, che ti seguiranno anche quando tu da secoli non esisterai pi, e tutti i guadagni che ne avrai ricavati saranno distrutti; anzi, come gli antichi savii hanno scritto, ti seguiranno per tutta l'Eternit, perch esse sono impresse nel Libro delle Condanne d'un Dio!
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La Speranza protratta rende il cuore malato. Gi, come dicemmo, qui la Speranza  protratta, soltanto protratta; non distrutta n capace di essere distrutta.  degno di nota e commovente il vedere come questa stessa Speranza ancora illumini il sentiero della Nazione francese, attraverso i suoi selvaggi destini. Noi la ritroveremo sempre fulgida: ora in un tenero invito, ora nella ira e nella minaccia; essa brill come una dolce luce celeste, ora brilla qual fiamma d'incendio, e briller ancora nelle azzurre vampe solfuree attraverso le regioni tenebrose del Terrore; senza mai svanire completamente, poich la Disperazione  per se stessa un altro genere di speranza. Perci la nostra Era pu ancora esser detta della Speranza, ma nel pi triste significato, perch altro non le resta che la Speranza.
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Ma, se qualcuno volesse sapere in complesso di che natura  il Vaso di Pandora che si trova col in procinto di essere aperto, non avrebbe che a dare un'occhiata a ci che pu dirsi il sintomo dei sintomi; vale a dire alla Letteratura sopravissuta, di quel Periodo. L'Abb Raynal ha detto la sua parola alla sua maniera lubrica, sbrigliata e tronfia, e gi la generazione, con foga crescente d'attivit, sta ad ascoltare un altro. Ed ecco il Mariage de Figaro di Beaumarchais, che ora  (nel 1784), dopo non poche difficolt, appare sulla scena, e per cento sere  fatto segno all'ammirazione di tutti. Il lettore dei nostri tempi sar curioso di sapere a qual pregio o merito intrinseco era dovuto quel successo: e invero questo solo potr sapere: che la produzione lusingava qualche ardente aspirazione del tempo, che esprimeva ci che era nell'animo di tutti e che ognuno anelava di pronunziare.
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Ben poca sostanza  in quel Figaro: intrighi meschini e stiracchiati, espressione stentata del sentimento e del sarcasmo; un insieme arido, sbiadito, ma che pur procede e si svolge destramente e con baldanzosa sicurezza, come in un mondo di matti; in cui, come accennavamo, il gran segreto  che ognuno vi ritrova la propria immagine e quella del suo stato e dei suoi costumi. Onde la commedia va innanzi per cento sere, seguta da tutta una Francia, che ride e applaude. E quando il Barbiere domanda nel suo soliloquio: "Che cosa ha fatto Vostra Signoria per guadagnare tutto questo?" e non pu rispondere altro che: "Voi vi siete data la pena di nascere  (Vous vous tes donn la peine de natre)", tutti ridono, compresa quella Nobilt Anglomaniaca cultrice delle corse dei cavalli, che ride pi forte di tutti. Come possono dei piccoli libri racchiudere grandi pericoli? dice il Sieur Caron, e immagina che il suo sottile epigramma possa essere una specie d'argomento. Conquistatore d'un toson d'oro, con un contrabbando gigantesco; domatore dei cani dell'inferno d'un Parlamento Maupeou, e alfine coronato Orfeo al Thtre Franais, Beaumarchais ha raggiunto l'apice, e riunisce gli attributi di parecchi semidei. Noi lo ritroveremo di nuovo nel corso della sua decadenza.
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Ancora pi significativi sono due libri prodotti proprio alla vigilia della memorabile Esplosione, e letti ardentemente da tutti: Paul et Virginie di Saint-Pierre e lo Chevalier de Faublas di Louvet. Libri degni di nota, che possono esser considerati come l'ultima parola della vecchia Francia Feudale. Nel primo s'eleva melodioso, per cos dire, il gemito d'un mondo che muore: dappertutto la salubre Natura  in un conflitto impari con l'Arte perfida e malsana, perseguito fin nella pi meschina capanna, nella pi lontana isola dei mari. La rovina e la morte debbono colpire colei ch' amata, e la morte, quel ch' pi, qui non avviene per necessit, ma per etichetta. Qual mondo di stimolante corruzione ci si para dinanzi in quell'atto sublime di pudore! Pure, nel complesso, il nostro buon Saint-Pierre  melodioso, poetico, bench troppo tenero: noi chiameremo il suo Libro il canto del cigno della vecchia Francia moribonda.
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Quanto a Louvet, non v' chi vorr dirlo armonioso. Invero, se questo disgraziato Faublas rappresenta la parola della morte, pu dirsi che sia quella pronunziata sul patibolo da uno scellerato che non si pente. Libro indegno, libro cloaca, senza neppure la profondit d'una cloaca! Qual "pittura della Societ francese"  mai in esso? Proprio nessuna, se si eccettui la pittura della mente che lo concep come tale. Eppure questo libro  un sintomo di tante cose, e sopratutto d'una societ che pot gustarlo.
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LIBRO TERZO. IL PARLAMENTO DI PARIGI
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CAPITOLO 1.
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CAMBIALI PROTESTATE.
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Mentre una confusione indicibile ferve nell'interno e, a traverso tanti crepacci della superficie, vien fuori un fumo sulfureo, sorge la domanda: per quale dei crepacci dovr farsi strada la grande esplosione? Per quale dei vecchi crateri o fumaiuoli? O vorr essa stessa formare un nuovo cratere? In ogni Societ vi sono di questi fumaiuoli, vi sono Istituzioni che funzionano come tali. Anche Costantinopoli non manca delle sue valvole di sicurezza: anche ivi lo Scontento trova il suo sfogo in un fuoco materiale; di guisa che il Potere Regnante legge i segni dei tempi nel numero degli incendi notturni e delle impiccagioni dei fornai, e muta indirizzo a seconda di queste manifestazioni.
Noi possiamo affermare che questa Esplosione Francese vorr tentare senz'altro come via d'uscita, prima, tutte le vecchie Istituzioni; perch tra queste e le profondit interne vi  o vi fu qualche comunicazione, senza di che non sarebbero Istituzioni nazionali. Anche se esse fossero divenute Istituzioni personali, sviate, per cos dire, dal loro primitivo intento, l'ostacolo sarebbe pi debole che altrove. Ma a traverso quale di esse avverr l'uscita? Un osservatore potrebbe averlo indovinato: a traverso i Parlamenti Giudiziari e sopratutto a traverso il Parlamento di Parigi.
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Gli uomini, siano pur sovraccarichi d'ogni grado di dignit, non sono mai inaccessibili all'influenza dei loro tempi, e specialmente quei che dedicano la loro vita agli affari ed hanno per ci mille occasioni di venire a contatto col contemporaneo movimento sociale, foss'anche dai loro seggi di giudici. Il Consigliere del Parlamento, lo stesso Presidente, che ha comperato il suo posto con bei quattrini per essere da pi dei suoi simili, come potrebbe emergere e nei trattenimenti filosofici e nei saloni d'una cultura elegante, se mostrasse d'essere un Seguace dell'Oscurantismo? Fra le Notabilit Togate di Parigi pu esservi pi d'un patriottico Malesherbes che si lascia guidare dalla propria coscienza e dall'intento del pubblico bene; e v' di certo pi d'un d'Esprmnil dal cervello esaltato, che nella confusione delle sue idee, giudica gloriosa qualunque impresa alla Bruto, atta a menar rumore. I Lepelletier, i Lamoignon hanno titoli e ricchezze; ma a Corte non figurano che come "Nobilt della Toga". Abbiamo dei Duport dalle idee profonde; dei Frteau, dei Sabatier dalla lingua incontinente; tutti pi o meno nutriti del latte del "Contrat Social". E d'altra parte non  forse questa patriottica opposizione in s stessa una battaglia data dall'intero Corpo? Svegliati dunque, o Parlamento di Parigi, e ricomincia la tua lunga lotta! Non fu abolito il Parlamento Maupeou coperto d'ignominia? N ora tu hai pi a temere un Luigi XIV e lo schioccar della sua frusta e il suo olimpico sguardo; n un Richelieu, n la Bastiglia: pi nessuno; e tutta la Nazione ti vien dietro. Anche tu  (oh cielo!) puoi divenire un Potere Politico; e allora, come scuoterai la tua parrucca di crini, qual novello Giove dalla chioma d'ambrosia, tremeranno Principati e Dinastie!
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Il leggero vecchio M. de Marurepas, dalla fine del 1781,  stato colpito dal gelo della morte: "Mai pi," disse il buon Luigi, "udr i suoi passi, di sopra, nella sua camera"; il suo leggero motteggiare, le sue barzellette sono omai spenti. Non pi la realt importuna pu esser dissimulata dalla facezia, n il male dell'oggi rimandato alla dimane. La dimane  giunta alla sua volta, ed ora siede a quel posto un flemmatico e positivo M. de Vergennes, che valuta gli eventi dal lato pratico con la puntualit grossolana d'un semplice scrivano  (qual fu in origine), e ammette ci che non si pu negare, venga poi il rimedio donde che sia. Il rimedio non  in lui: egli intende "a sbrigar gli affari" secondo il loro turno, burocraticamente. Il povero Re, il quale ha ora pi anni ma non pi esperienza,  costretto a governare da s, bench vi sia cos poco atto, coadiuvato dalla sua Regina. Brillante Regina, dallo sguardo rapido e limpido, impulsiva negli atti, franca e nobile anche, ma in tutto troppo superficiale, troppo veemente nelle cose frivole per essere all'altezza d'un tal cmpito! Se prima era un problema governare la Francia, ora  divenuto difficile perfino il governo dell'il-de-Buf. Poich se un Popolo disgraziato ha il suo lamento, una Corte immiserita ne ha uno pi alto ancora. .
L'il-de-Buf non riesce a concepire come in una Francia che ha in s risorse inesauribili siasi potuto essiccare quel Corno dell'Abbondanza: non soleva esso fluire senza posa? Eppure Necker, col suo governo di parsimonia, aveva "soppresso seicento posti all'incirca" prima che i Cortigiani lo sbalzassero; poich egli era un finanziere parsimonoioso e pedante. Un altro pedante militare, il Saint-Germain, con le sue manovre prussiane e con le sue nozioni prussiane, come se le promozioni dovessero dipendere non dal blasone ma dal merito, ha disgustati i militari. I Moschettieri sono stati soppressi insieme a tante altre cose da questo vostro amputatore, che col suo continuo innovare e distruggere non ha fatto che creare imbarazzi all'il-de-Buf. I lamenti, la scarsezza, l'ansia abbondano:  un tutt'altro il-de-Buf. Besenval dice: "Gi in quegli anni  (s'era nel 1781) dominava tale malinconia  (tale tristesse) nella Corte, che il confronto coi primi tempi riusciva addirittura sconfortante".
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D'altronde, che l'il-de-Buf cada in malinconia, non  a meravigliare, quando voi sopprimete i suoi posti! Nessun posto pu esser soppresso senza che qualche borsa sia alleggerita e pi d'un cuore sia ingrossato: perch non impiegava esso anche le classi lavoratrici, fabbricanti, maschi e femmine, di merletti, di essenze, di oggetti di Piacere in generale e chiunque fosse, a produrre il Piacere? Economie meschine, e niente sentite dai Venticinque Milioni! Ma, nondimeno, sono misure che vengono adottate, e che non si fermeranno qui. Altri pochi anni e vedremo soppresse le mute per la Caccia al lupo e quelle per la Caccia all'orso, nonch l'Allevamento dei falconi: cadranno gli uffici, fitti, come cadono le foglie autunnali. Il Duca di Polignac dimostra come la sua carica non pu essere abolita e riduce al silenzio la logica ministeriale; ma poi galantemente volgendosi alla Regina le presenta le sue dimissioni, giacch Sua Maest lo desidera.  (Meno cavalleresco fu il Duca di Coigny, ma non per questo pi fortunato. "Noi litigammo sul serio, Coigny ed io", disse Re Luigi, "e qualora egli m'avesse percosso, io non avrei potuto biasimarlo" (47). In siffatte materie l'opinione non pu essere che una. Il Barone Besenval, con quella franchezza di linguaggio che caratterizza l'uomo indipendente, dichiara schiettamente a Sua Maest che la condizione  spaventevole  (affreuse): "Voi andate a letto la sera, e non siete sicuro di non levarvi povero la dimane; tanto varrebbe trovarsi in Turchia".  proprio una vita da cani.
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Strana questa continua penuria del tesoro reale! Eppure, per quanto incredibile, il fatto  innegabile.  una cosa tristamente vera, una pietra d'inciampo in cui tutti i Ministri l'un dopo l'altro urtano e cadono. Sia per mancanza di "genio fiscale", sia per difetto d'altro, sussiste la pi palpabile differenza fra l'Entrata e l'Uscita; un Deficit nell'Entrata che bisogna colmare  (combler) o esso v'ingoier! Questo  il problema difficile, disperato come quello della quadratura del circolo. Il Controllore Joly de Fleury, che successe a Necker, neppur vi riusc, e non fece che proporre prestiti, che furono poi tardivamente colmati, e imporre nuove tasse, produttive non di danaro, ma di clamori e di scontento. N potette il Controllore D'Ormesson far di meglio, ch anzi fece anche meno; perch, mentre il Joly tenne il potere per oltre un anno e un giorno, il D'Ormesson non cont che pochi mesi; e quando il Re comper Rambouillet senza consultarlo, egli comprese e si ritir. E cos, verso la fine del 1783, le cose minacciano un ristagno. L'opera umana sembra ormai vana, e vani sono tutti gli sforzi del nostro "Consiglio delle Finanze" di recente istituito, dei nostri Intendenti delle Finanze, del Controllore Generale delle Finanze; perch, malauguratamente, non vi sono pi Finanze da controllare. Una paralisi fatale invade il movimento sociale; nuvole di cecit o di tenebre ci avvolgono: siamo dunque sul punto di precipitare nei neri orrori della BANCAROTTA NAZIONALE?
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La Bancarotta  grande,  un golfo immenso, senza fondo, in cui si sommergono e scompaiono tutte le Menzogne pubbliche e private, l dove erano destinate dalla loro prima origine. Poich la Natura  vera e non bugiarda; e quella bugia che voi dite o create verr fuori dopo un periodo pi o meno lungo, come una Cambiale tratta sulla Realt della Natura, che, presentata pel pagamento, far rispondere: Non si sconta.  deplorevole per altro che spesso debba avere una cos lunga circolazione e che il falsario che la cre sia raramente quello che ne paghi il fio! Le bugie e il fardello di mali che traggono seco, vanno innanzi sballottati da individuo a individuo, da classe a classe, e s'arrestano a quelle classi infime e mute, che legate alla zappa e alla vanga, col cuore angosciato e con lo saccocce vuote, sono in quotidiano contatto con la realt, e non possono rimettere in circolazione l'inganno.
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Osservate intanto come, per una giusta legge di compensazione, nel turbinare confuso della Societ, la bugia col suo fardello di mali discende verso i suoi strati inferiori, e, in cambio, il disagio che ne deriva sale, sale senza posa. Onde accade che dopo il lungo penare e l'inedia di quei Venticinque Milioni, un Duca di Coigny e la Maest regale arrivano ad avere "una vera contesa". Tale  la legge della provvida Natura, la quale, sia pure a lunghi intervalli, sia pure col solo mezzo della Bancarotta, riporta le cose al loro punto di partenza.
Ma con una Borsa di Fortunatus in saccoccia, per quant'altro mai sussisterebbe il Falso! La vostra Societ, la vostra Casa, il vostro Ambiente materiale e spirituale, tutto  falso, ingiusto, iniquo all'occhio di Dio e dell'uomo. Eppure il focolare  caldo, la dispensa  ben fornita: gl'innumerevoli Svizzeri del Cielo, che stanno intorno con una specie di lealt naturale, proveranno con la penna e a colpi di moschetto che quella  la verit; e se non proprio la Verit pura  (impossibile sulla terra) una sua forma attenuata, salutare  (come il vento per gli agnelli tosati), che opera il bene. Ma, qual cambiamento quando la borsa e la dispensa si vanno sempre pi vuotando! Si dir allora: se il vostro ordinamento fosse cos vero, cos conforme alle leggi di Natura, come mai la Natura, nella sua infinita bont, vi lascerebbe patire la fame? E cos tutti gli uomini, tutte le donne, tutti i fanciulli non dubiteranno che le vostre Forme di vita eran false. Onore alla Bancarotta, sempre giusta nel complesso, per quanto crudele nei suoi particolari! Essa lavora di continuo a scavar mine sotto il Falso; e nessuna Falsit - raggiungesse pur l'altezza del cielo e coprisse tutto il mondo - potrebbe sfuggire alla Bancarotta, che un giorno la spazzer via, e ce ne liberer alla fine.
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CAPITOLO 2.
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IL CONTROLLORE CALONNE.
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In tale stato di tristesse, di ristagno, di morboso languore, quando una Corte esasperata credeva che il genio fiscale si fosse dipartito dagli uomini, qual'altra apparizione poteva essere meglio accolta di quella di M. de Calonne? Calonne era uomo di genio indiscutibile, e pi o meno anche di genio fiscale; esperto nel maneggiare Finanze e Parlamenti, per essere stato Intendente a Metz e a Lille, Procuratore del Re a Douai. Uomo di vaglia, in istretti rapporti con la classe denarosa, con un nome senza macchia, se se ne eccettua qualche peccatuccio, come l'aver mostrato la lettera d'un cliente in quell'antica vertenza D'Aiguillon-La Chalotais, quasi dimenticata ormai. Egli ha dei congiunti carichi di quattrini, influenti alla Borsa; i nostri Foulon, i nostri Bertier intrigano per lui; il vecchio Foulon, briccone dichiarato e riconosciuto, non ha altro a fare che intrigare; ma egli  possessore d'una smisurata ricchezza, e, se il suo giuoco lo favorisce, pu sperare di divenire Ministro un giorno, da commesso del Commissariato qual fu un tempo.
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Tali sono gli appoggi, tali i puntelli di M. de Calonne, senza contare le sue qualit intrinseche! La speranza irradia il suo volto, la persuasione pende dalle sue labbra; per ogni male egli ha pronto un rimedio e far s che il mondo cammini sulle ruote innanzi a lui. Il 3 Novembre 1773 l'il-de-Buf si felicita del suo nuovo Controllore Generale.  la volta di Calonne adesso; anche Calonne alla sua maniera, come gi Turgot e Necker, deve affrettare il compimento, gettando uno sprazzo di luce sulla nostra ra della Speranza, divenuta omai troppo plumbea, e gonfiando la vela che deve condurla al suo destino.
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Grande  in ogni modo la felicit dall'il-de-Buf. L'avarizia  stata bandita da quella dimora regale; le soppressioni sono cessate; e il vostro Besenval pu ben dormire tranquillo, sicuro di non svegliarsi depredato. L'Abbondanza  tornata col suo sorriso, come invocata da un mago, e sparge il gaudio dal suo corno di nuovo traboccante. Notate che soavit di costumi! Il Controllore Generale si distingue pel suo sorriso blando: ascolta tutti con aria d'interessamento, anzi previene i desideri di tutti, li spiega meglio egli stesso, li soddisfa, o almeno promette di soddisfarli sotto condizioni. "Temo che questa sia una cosa difficile", disse la Regina; e il Controllore: "Madama, se non  che difficile,  fatta; se  impossibile si far". .
Quale "spirito di facilit" in quest'uomo! Ad osservarlo poi in societ, nei vortici del piacere, cui nessuno partecipa con maggior godimento, ci si domanda: Ma costui quando lavora? Eppure il suo lavoro non  mai trascurato, come possiamo vedere, e sopratutto il frutto del suo lavoro: la moneta contante. Uomo d'una facilit veramente incredibile: facile nella azione, facile nell'elocuzione, facile nel pensiero; in una forma dolce e persuasiva, da lui sgorga brillante la pi profonda filosofia con la vivacit d'un motto di spirito. Nelle Soires della Regina, col peso di tutto un mondo sulle spalle, egli  la delizia degli uomini e delle donne! Ma quale  dunque l'arte magica che gli fa compiere siffatti miracoli? L'unica e vera magia: la magia del genio. Lo chiamano "il Ministro"; e ci che  contorto si raddrizza, ci che  scabro si spiana, e sull'il-de-Buf si posa un ineffabile sorriso di sole.
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In realt nessuno potrebbe seriamente affermare che Calonne mancasse di genio; egli aveva infatti il genio della Persuasione, e sopratutto il genio del Prendere a prestito. Mettendo a profitto nella maniera pi abile e ingegnosa il danaro che ha sotto mano, mantiene in uno stato fiorente la Borsa, e i Prestiti che si seguono l'un dopo l'altro sono aperti e colmati con una rapidit vertiginosa. "Calcolatori che potevano saperlo (48) hanno calcolato che egli spendeva in media un milione al giorno", equivalente a cinquantamila sterline; ma non raggiungeva forse uno scopo? Non procurava la pace e la prosperit dell'ora presente? Il Filosofismo brontola, gracida, e compra, come abbiam detto, 80.000 copie del nuovo libro di Necker; ma il Nonpareil Calonne, nell'appartamento di Sua Maest la Regina, con tutto un seguito brillante di Duchi, di Duchesse e di quanti altri sono felici d'ammirarlo, pu fare che Necker e il Filosofismo gracidino a loro talento.
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Il male  che questo stato non pu durare! Lo Sperpero e il Pagamento mediante prestiti non sono fatti per colmare un Deficit; n l'olio  una sostanza atta ad estinguere le infiammazioni: la sua azione lenitiva purtroppo non  permanente! Allo stesso Nonpareil, il quale non manca d'intuizione, si rivela chiara, di tratto in tratto, e, confusamente certa, la natura precaria della sua industria; n gli sfuggono le difficolt ogni giorno crescenti e l'avvento non lontano dei mutamenti incalcolabili. Anche prescindendo dal Deficit finanziario, resta tutto un mondo che ha in s uno spirito innovatore e il lavorio di tutte le istituzioni che tendono a staccarsi dai vecchi legami, per correre incontro a nuovi ordinamenti, a nuove finalit. Non vi  n un jokey nano, n una testa tosata alla Bruto, n un cavalcatore anglomaniaco che si regge sulle staffe, che non sia indice di cambiamento. Ma che perci? Dopo tutto, oggi si vive piacevolmente e, quanto alla dimane, si provveder se verr. Una volta salito al potere  (in virt della munificenza, della persuasione, della magia del genio), tant'alto nel favore dell'il-de-Buf, del Re, della Regina, della Borsa e, per quanto  possibile, in quello di tutti gli uomini, un Controllore Nonpareil pu ben nutrire la speranza di passar la carriera a traverso l'Inevitabile, in una maniera impensata, maestrevolmente, come un altro.
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In ogni modo, in questi ultimi tre anni miracolosi, espedienti su espedienti sono venuti formando un cumulo tanto alto che ora vacilla pericolosamente; fin che quella meraviglia del mondo, la Collana di Diamanti, l'ha ridotto al punto di rovinare. Il genio non pu pi nulla da questo lato, e l'essere in alto o in basso non monta; bisogna spulezzare. Il povero Rohan, il Cardinale dalla Collana, a stento s' tratto a salvamento nelle Montagne dell'Auvergne; la signora de La Motte  giunta, non a salvamento, alla Salptrire; e non appena il triste fatto  messo in tacere, il nostro impulsivo Controllore alla sua volta fa stupire il mondo. Un espediente non mai udito da centosessant'anni in qua vien proposto da lui; e per la forza persuasiva di quest'uomo senza pari  (la sua audacia, la sua speranza, la sua eloquenza sono impareggiabili), viene adottato: la Convocazione dei Notabili.
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Tutte le persone notevoli che reggono di fatto o virtualmente i loro distretti saranno convocate da tutte le parti della Francia, nell'intento di far loro una vera esposizione dei propositi patriottici del Re e dell'impossibilit di effettuarli per le sue miserevoli condizioni pecuniarie; seguir poi la domanda: Che bisogna fare? Indubbiamente non si dovr far altro che adottare quelle misure di risanamento che il genio magico vorr rivelare; alle quali uomini e Parlamenti dovranno sottoporsi, pi o meno riluttanti, perch sancito dai Notabili.
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CAPITOLO 3.
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I NOTABILI.
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Ecco intanto un indizio, una meraviglia da tutti visibile, presagio di tante cose. L'il-de-Buf mormora dolorosamente: E che! non istavamo forse bene allorquando si spegnevano le conflagrazioni con l'olio? Il Filosofismo costituzionale esulta nella felice sorpresa e col suo sguardo ardente indaga qual sar il risultato finale. Il pubblico creditore, il pubblico debitore, la gente che pensa e quella che non pensa punto, tutti hanno sorprese di vario genere, sia piacevoli, sia dolorose. Il Conte Mirabeau, sbrigatosi bene o male del suo processo matrimoniale e d'altri ancora, vive e lavora a Berlino nel pi oscuro ambiente, compilando le Monarchie Prussiane e opuscoli su Cagliostro; scrive anche innumerevoli dispacci pel suo Governo, da cui  pagato, ma non onorevolmente rimeritato. Senonch, cos di lontano, fiuta o scorge una pi ricca preda, e, come aquila o avvoltoio, forse un po' dell'una un po' dell'altro, spiega le sue ali per volare verso la patria. (49)
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M. de Calonne ha disteso sulla Francia la miracolosa bacchetta d'Aronne, invocando le cose pi inaspettate. L'audacia e la speranza in lui si alternano coi timori, ma ha sempre il predominio quel lato del suo carattere impulsivo e ardimentoso. A volte egli scrive a un suo intimo amico: "Je me fais piti  moi mme"  (Io fo piet a me stesso)"; a volte invita qualche Poeta o Poetastro d'occasione a cantare quest'Assemblea di Notabili, e la Rivoluzione "che si prepara" (50). S, la Rivoluzione si prepara, e sar tale, che ben meriter d'esser cantata; ma non prima di vederla e di vederne le conseguenze. In un periodo cos lungo d'agitazione oscura e profonda, le cose hanno subto una scossa e si sono venute dissolvendo: ed ora che mai pretende M. de Calonne con la sua alchimia dei Notabili? Vorrebbe forse tutto rinsaldare e ottenere nuove entrate? Vorrebbe forse metter tutto quell'insieme in pezzi, cos che non vada pi barcollando e piegando, e ne segua piuttosto il conflitto, la collisione?
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Intanto, sia quel che si voglia, noi vediamo in quei giorni brevi e smorti gli uomini pi influenti e di vaglia che, incrociandosi nel gran vortice della Locomozione francese, ciascuno sulla sua linea, muovono da tutti i punti della Francia alla volta dello Chteau di Versailles, convocati de part le Rei. Ivi, il 22 Febbraio 1787, s'incontrano tutti, e vi sono allogati. I Notabili sono nel numero di Centotrentasette, contati nome per nome, (51) cui se aggiungerete Sette Principi del Sangue, avrete la loro cifra totale. Uomini di spada, uomini di toga, Pari, Dignitari del Clero, Presidenti di Parlamenti, divisi in Sette Uffici  (Bureaux), sotto la presidenza dei nostri Sette Principi del Sangue; Monsieur, d'Artois, Penthivre e gli altri, fra i quali non va dimenticato il nostro nuovo Duca d'Orlans  (che fin dal 1785 non  pi Chartres). Quest'ultimo non ancora  stato fatto Ammiraglio, e ora  sul punto di scantonare il quarantesimo anno; le sue speranze sono rovinate come il suo sangue, e ha quasi in uggia il mondo, che  pi che quasi annoiato di lui, onde l'avvenire di Monseigneur si presenta molto incerto. La sua vita non trascorre nello splendore, o nella meditazione, o nella combattivit; bens, come dicemmo; egli vive e digerisce "in un sordido fumo e fra le ceneri di sensualit gi consumate". Sfarzo e sordidezza, vendetta, noia dell'esistenza, ambizione, tenebre e putredine: ecco la sua vita. E aggiungete trecentomila sterline all'anno. Eppure, poniamo che questo povero Principe rompa quei legami che lo avvincono alla Corte, come ad un sicuro ancoraggio: verso quali regioni dovr egli mai navigare, attraverso quali vicende dovr passare, abbandonato in bala delle onde! Per buona fortuna, egli "affetta ancora di andare a caccia tutti i giorni"; siede a quel posto perch cos bisogna fare, e presiede il suo Bureau, atteggiando il suo viso di luna alla malinconia e gli occhi vitrei al languore, quasi che ne provasse tedio.
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Osserviamo finalmente che il Conte di Mirabeau  giunto, reduce da Berlino, sul teatro dell'azione, in cui egli spinge il suo sguardo fulgido come la luce del sole, e non discerne nulla per lui. Egli aveva sperato che i Notabili avessero bisogno d'un Segretario, e difatti ne presero uno; ma cadde la scelta su Dupont de Nemours, uomo di minor fama, ma in compenso migliore; il quale, come spesso odono i suoi amici, lavora dolendosi, e il fatto non  universale, di dover "corrispondere con cinque re" (52). Cos, la penna d'un Mirabeau non pu divenire officiale; senonch resta una penna; e, in mancanza del Segretariato, egli si accinge a denunziare l'Aggiotaggio  (Dnonciation de l'Agiotage); attestando la sua presenza e la sua attivit, com'egli suole, fragorosamente; finch, avvertito dall'amico Talleyrand, e dallo stesso Calonne in segreto, che "una diciassettesima Lettre-de-Cachet pu esser lanciata contro di lui", a tempo spiega il volo di l dalla frontiera.
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Ed ora veniamo ai nostri centoquarantaquattro Notabili, che, come le Pitture del tempo ce li rappresentano, siedono in assemblea nei magnifici appartamenti regali, pronti a sentire e a considerare. Il Controllore Calonne  terribilmente in ritardo coi suoi discorsi e nei suoi preparativi; ma la sua "facilit di lavoro" ci  nota. Per freschezza di stile, lucidit, acume, larghezza di vedute la sua Orazione inaugurale fu inarrivabile; eppure il soggetto era cos sconfortante!: un Deficit in rapporto al quale variano i calcoli, e lo stesso calcolo del Controllore non  messo fuor di dubbio; ma che tutti sono concordi nel dichiarare "enorme". Tale  l'epitome delle difficolt del nostro Controllore: ma quali son poi i suoi rimedi? Nient'altro che Turgotismo; poich, a quel che pare, dovremo ridurci per una volta a quegli espedienti, cio: Assemblee provinciali, nuove Tasse; anzi, quel che  pi strano, nuove Tasse sulla Propriet Rurale, dette Subvention Territoriale, da cui n i Privilegiati, n i Diseredati, n i Nobili, n il Clero, n i Parlamentari saranno esenti!
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Follie! Come si fa a tassare quelle Classi Privilegiate avvezze esse medesime ad imporre le tasse sotto forma di pedaggio, tributo, gabella, fino a vuotare le mani dell'ultimo quattrino rimasto? E a questa classe di Privilegiati, meno una piccolissima parte, appartengono i Notabili. Quello stordito di Colonne non aveva avuto cura della "composizione", non aveva pensato a formare un nucleo con una selezione accurata, ma aveva preso quei Notabili in quanto erano realmente notabili, fidente nella prontezza del suo ingegno, nella buona fortuna e nella eloquenza che mai gli erano mancati. Stordito Controllore Generale! L'eloquenza pu far molto, ma non tutto. Orfeo, con l'eloquenza divenuta ritmica, musicale  (che  poi quella che noi diciamo Poesia), fece scorrere lagrime di ferro sulle guance di Pluto; ma con qual sortilegio in rima e in prosa vorresti tu trarre dell'oro dalle tasche di Pluto!
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Onde la tempesta che si sollev e cominci a fischiare intorno a Calonne, prima nei Sette Bureaux e poi fuori, suscitata da quei Componenti, s' andata sempre pi allargando sulla Francia, minacciando di non pi chetarsi. Un Deficit s enorme! Ma dunque  incontestabile il cattivo governo, lo sperpero, e, v' chi insinua, anche il peculato. Lafayette ed altri vanno addirittura pi oltre fino ad affermarlo a voce alta, con tentativi di prove. Il nostro bravo Calonne aveva tentato, com'era naturale, di far ricadere il biasimo del suo Deficit sui suoi predecessori, non escluso Necker. Ma Necker s' fatto a negarlo con tutta veemenza, onde n' derivata "un'aspra Corrispondenza" che si stampa anche.
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Nell'il-de-Buf e negli Appartamenti privati di Sua Maest la Regina, l'eloquenza d'un Controllore che diceva: "Maest, se ci non  che difficile", con quel che segue, poteva bastare; ma ora purtroppo la causa  portata in un altro campo. Guardatelo, uno di quei tristi giorni, nel Bureau di Monsieur, ove tutti gli altri Bureaux hanno mandati i loro rappresentanti. Egli  in piedi, sulla difensiva; solo, esposto a un fuoco incessante di domande, interpellanze, affermazioni, obbiezioni che partono da "centotrentasette" cannoni di logica, che possono dirsi alla lettera bouches  feu, bocche di fuoco! Mai o quasi mai, a dire di Besenval, un uomo spieg tanto talento, e destrezza, e sangue freddo, e eloquenza convincente quanto lui. Alla scarica rabbiosa di tante bocche di fuoco egli non oppose niente di pi irato, che raggi di luce, correttezza di modi e sorrisi paterni. Con una chiarezza imperturbabile, corretta, risponde per cinque ore ad una scarica capziosa, ignea di domande e interpellanze, fatte per denigrarlo, con parole pronte come il lampo, placide come la luce. Nell'ardore della battaglia principale, a lui, che dopo tutto ha una sola lingua, potrebbe sfuggire il fuoco di fila dei particolari, delle interpellanze incidentali; eppure egli tutto raccoglie, a tutto risponde di primo acchito (53). Se la dolcezza, se la persuasione dell'eloquenza avessero potuto salvare la Francia, essa sarebbe stata salvata.
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Qual grave pondo pel Controllore! In tutti e sette i Bureaux non trova che ostacoli: nel Bureau di Monsieur un Lomnie de Brienne, Arcivescovo di Tolosa, che ha messo l'occhio sulla carica di Controllore, eccita il Clero, e ne seguono adunanze e intrighi di retroscena. N dal di fuori giunge qualche segno d'aiuto e di speranza. Per quella Nazione  (ove Mirabeau, con voce stentorea, denuncia in questo momento l'"aggiotaggio") il Controllore non ha fatto nulla, o meno che nulla; pel Filosofismo ha fatto tanto poco quanto niente, come l'invio di qualche scientifico Laprouse e alcun che di simile; e, per giunta, non  ora in una "violenta polemica" con quel Necker caro al Filosofismo? Lo stesso il-de-Buf ha l'aria incerta; un Controllore che vacilla non ha amici. Anche il rigido M. de Vergennes, che con la sua puntualit flemmatica e piena di giudizio avrebbe potuto mettere un freno a tante cose, mor precisamente una settimana prima dell'adunanza di quei malaugurati Notabili. L'attuale Guardasigilli, Garde-des-Sceaux, Miromesnil, si crede faccia la parte del traditore, complottando in favore di Lomnie-Brienne! Cos pure l'Abate de Vermond, Lettore della Regina, individuo poco amato, era creatura di Brienne e fin dal primo momento cosa sua.  a temere che sia aperto il passaggio delle scale segrete; che il suolo sia minato fin sotto ai nostri piedi. Magari si desse congedo almeno a quel traditore Garde-des-Sceaux Miromnil, facendogli succedere l'eloquente Notabile Lamoignon, uomo di carattere, che non manca d'aderenze e nemmeno d'idee, e che, pur essendo Presidente del Parlamento,  un propugnatore di riforme parlamentari. Si provvederebbe almeno a uno, pensa il solerte Besenval, e, durante il pranzo, lo sussurra all'orecchio del Controllore; il quale, nei momenti in cui non ha da attendere ai suoi doveri di padrone di casa, lo ascolta con un'aria che pare di soddisfazione, ma non risponde nulla di positivo. (54).
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Ohim, che si pu mai rispondere? La forza dell'intrigo privato e quella della pubblica opinione divengono sempre pi pericolose, sempre pi confuse! Il Filosofismo sghignazza quasi che il suo Necker fosse gi trionfante. Il popolaccio guarda intento, a bocca aperta, alcune incisioni in legno o in rame, in cui, per esempio,  rappresentato un contadino che convoca i polli del suo pollaio e rivolge loro il seguente discorso di apertura: "Miei cari animali, io vi ho riuniti perch mi consigliate in che salsa debbo cucinarvi"; un gallo gli risponde: "Mah, noi non vogliamo punto esser mangiati!"; e di rimando "Voi uscite dall'argomento, Vous vous cartez de la question" (55). Riso e logica, cantori di ballate e libellisti, epigrammi e caricature: ecco ci che ci porta il vento dello spirito pubblico, che soffia all'impazzata, come se la Caverna dei Venti, rompendo ogni freno, stesse per iscoppiare! A notte chiusa il Presidente Lamoignon s'introduce di soppiatto in casa del Controllore, e lo trova che percorre in lungo e in largo la sua camera, come fuor di s stesso (56). Con parole rapide e concitate il Controllore prega Lamoignon di dargli "un consiglio"; ma questi schiettamente risponde che, eccettuata la sua nomina anticipata a Guardasigilli, dato che sia questo un rimedio, egli realmente non sa che consigliare.
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"Il Luned dopo la Pasqua" - 9 aprile 1787, una volta almeno che siamo lieti di riscontrare una data, poich non v' niente di pi trascurato e falso di queste Histoires e Mmoires - "Io", Besenval, "cavalcando verso Romainville, diretto dal Maresciallo de Sgur, incontrai sui Boulevards un amico, che mi annunzi la caduta di Calonne. Poco dopo, il Duca d'Orlans, che veniva di carriera, galoppando a briglia sciolta  ( l'Anglaise), mi conferm la notizia (57)". Il fatto era vero. Il traditore Garde-des-Sceaux Miromnil  andato via e Lamoignon gli  succeduto; ma succeduto solo per proprio profitto e non per quello del Controllore, che, il giorno seguente, dov abbandonare il suo ufficio. Per poc'altro ancora lo si vedr aggirarsi in quei pressi fra i cambiavalute e nel gabinetto di Controllore per lavorare intorno a tante cose rimaste incomplete; ma ci non durer molto. La tempesta della pubblica opinione e dell'intrigo privato, tale che pare uscita dalla Caverna di tutti i Venti, turbina, percuote e lo travolge fuori di Parigi, fuori della Francia, come per volere d'un'Autorit Superiore, nello Spazio, nell'Invisibile, nelle Tenebre.
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La maga del genio  divenuta omai impotente a stornare l'opera del Destino. Oh ingrato il-de-Buf! Voi non ricordate che egli ha fatto piovere miracolosamente la manna d'oro su voi, al punto che un cortigiano disse: "Tutti hanno stesa la mano ed io ho avanzato per una volta il mio cappello". Ed ora egli sarebbe povero, sprovvisto addirittura di quattrini, se "la ricca vedova d'un Finanziere della Lorena" non gli avesse offerto, malgrado i suoi cinquant'anni, la sua mano e la ricca borsa che racchiudeva. D'ora innanzi la sua attivit incessante s'agiter nel buio; ma egli non  stanco: Lettere al Re, Appelli, Pronostici, Pamphlets  (da Londra); tutto scrive con la sua antica facilit persuasiva, che pur non vale a persuadere; ma fortunatamente la borsa della sua vedova non si esaurisce. Ancora una volta, dopo uno o due anni, la sua ombra sar vista aleggiare al confine del Nord in cerca d'una elezione a Deputato Nazionale; ma verr bruscamente respinta. Allora, ripiombato in una pi fitta oscurit, raggiunger le pi remote terre d'Europa, e avvolto nel crepuscolo incerto della diplomazia, voltegger intrigando a pro dei "Principi Esiliati", e si lancer in avventure d'ogni genere. Travolto dalla corrente del Reno,  sul punto d'annegare, ma riesce a portare in salvo le sue carte completamente asciutte. Instancabile; ma tutto  vano! In Francia non pu pi operare miracoli e a stento potr tornarvi per trovarne la tomba. Addio, o facile e intraprendente Controllore Generale, dalla mano leggera e arrischiata, dalla convincente bocca d'oro: uomini peggiori e migliori di te si sono seguiti; ma a te era serbato un cmpito, e tu lo hai disimpegnato: il cmpito di sollevare il vento, anzi tutti i venti.
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Ed ora, intanto che l'Ex-Controllore Calonne vola nello spazio in bala della tempesta, che  mai divenuta la Controlleria? Quell'ufficio si pu dire vacante, estinto come la Luna nella sua cavit interlunare. Due ombre preliminari si succedono rapide, il povero M. Fourqueux e il povero M. Villedeuil, in quella specie di simulacro simile alla Luna nuova, che a volte splende tenendo fra le braccia una luna preliminare fosca e vecchia. Siate pazienti, o Notabili! Nell'attualit l'avvento d'un nuovo Controllore  un fatto certo, ed anzi egli  gi pronto per quando saranno compiute tutte le manovre necessarie. Il Lamoignon dalla lunga testa, il Segretario dell'Interno Breteuil e il Segretario degli Esteri Montmorin scambiano sguardi significativi fin che questi tre non s'incontrino e parlino insieme. Chi  pi avanti nel favore della Regina e dell'Abate de Vermond? Qual' l'uomo di grande capacit o che almeno si  sforzato di parer grande negli ultimi cinquant'anni? Chi  colui che ora si fa a domandare in nome del Clero "l'applicazione" della pena di morte pei Protestanti, e ora appare nell'il-de-Buf in tutto il suo sfolgoro come la persona pi gaia e pi ricercata dagli uomini e dalle donne che si divertono? Colui che non rifugge dal servirsi d'una buona parola presa dal Filosofismo e dai vostri Voltaire e D'Alembert? Colui che s' gi formato un partito fra i Notabili? - Egli  Lomnie de Brienne, Arcivescovo di Tolosa! - rispondono quei tre tutti concordi, ad una voce, e si precipitano per comunicarlo al Re; "con tanta fretta", dice Besenval, che M. de Lamoignon ebbe a "prendere in prestito una simarre", che, a quel che sembra, era una specie d'abito di parata necessario in questa occasione (58).
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Lomnie-Brienne, che durante tutta la sua vita "aveva sentito una specie di predestinazione agli alti uffici", li ha alfine conseguiti. Egli presiede le Finanze, avr quanto prima il titolo di Primo Ministro, e cos realizzer l'intento perseguito nella sua lunga esistenza. Ma disgraziatamente egli aveva adoperato tutto il suo talento, tutta la sua industria per giungere a quel posto, e dopo d'averlo conseguito si ritrovava esaurito, al punto che non restavagli ormai nessuna qualit per mostrarsene degno. A considerarlo nel suo intimo, non si sa come qualificarlo: Lomnie  un uomo che guarda stupito nel vuoto, nell'indefinito; senza princip, senza metodo, senza coscienza intrinseca o estrinseca; il suo corpo  logorato, affranto; e gli manca l'energia di tracciarsi un piano sia pure men che savio. Fortuna, in tal caso, che Calonne avesse un piano! Precisamente quel piano che Calonne aveva raccolto da Turgot e da Necker per compilazione, ora diverr il piano di Lomnie per adozione. Non per niente Lomnie ha studiato l'andamento della Costituzione Britannica e mostra di avere un certo genere d'Anglomania; infatti, perch, in quel libero paese, un Ministro messo fuori dal Parlamento,  allontanato dal cospetto del Re, mentre un altro ne entra, introdotto dallo stesso Parlamento? (59). E di certo ci non si verifica per far luogo a un semplice cambiamento  (che dopo tutto riesce sempre dannoso), ma per far s che tutti gli uomini partecipino alla cosa pubblica, che la gara per la Libert si prolunghi indefinitamente e che nessuna ingiustizia sia compiuta.
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I Notabili, raddolciti dalle feste di Pasqua e dal sacrifizio di Calonne, non sono d'umor nero. Sua Maest, mentre le "ombre interlunari" erano in carica, volle aprire la sessione dei Notabili, e fece allora dal suo trono un discorso eloquente, conciliativo o pieno di promesse; in quel frattempo "la Regina stette ad aspettare ad una finestra il ritorno della vettura reale, e Monsieur di lontano batt palma a palma per significarle che tutto era proceduto bene (60)". L'effetto  eccellente; ma quale ne sar la durata? In attesa, i capi dei Notabili sono carezzati; "il Brienne lucidato a nuovo e il Lamoignon dalla lunga testa sapranno trarre il loro profitto, e l'eloquenza conciliativa non far difetto". Non  per altro innegabile che l'espulsione di Calonne seguta dall'attuazione dei suoi piani  una misura che, per ottenere i suoi migliori effetti, dovrebb'essere riguardata ad una certa distanza, cos, di volo, e non contemplata e sottoposta ad una minuta analisi? Orbene, giacch nell'ora presente i Notabili non hanno nessun servigio da rendere, vorrebbero essere cos gentili da trovare la maniera di ritirarsi? Le loro "Sei Proposte" intorno alle Assemblee provvisorie, alla soppressione delle Corves e simili, possono essere accettate senza critica. La Sovvenzione o Tassa fondiaria, come tante altre cose bisogna toccarle soltanto di volo, tranne che nelle fioriture dell'eloquenza conciliativa. Alfine, il 25 Maggio 1787, in una solenne seduta finale, vi fu addirittura un'esplosione di eloquenza: il Re, Lomnie, Lamoignon e sguito fecero successivamente sfoggio di arringhe; ben dieci arringhe oltre quella di Sua Maest, che durarono tutto il giorno. Dopo di che, come in una specie d'inno corale o scampanio festante di ringraziamenti, di lodi, di promesse, i Notabili sono, per cos dire, rimandati a suon d'organo alle loro rispettive dimore. Questi Notabili, che furono i primi dopo quelli di Richelieu nel 1626, sedettero e parlarono per circa nove settimane.
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Da alcuni storici, comodamente adagiati, alla debita distanza, Lomnie  stato biasimato per questo congedo dei suoi notabili; eppure evidentemente n'era tempo. Vi sono cose, come gi dicemmo, su cui non ci si pu indugiare con un'analisi minuta e stringente: sui carboni ardenti non si scivola mai troppo presto. In quei sette Bureaux, ove nessun lavoro si poteva compiere, a meno che il parlare non sia gi un lavoro, le pi intricate materie venivano a galla. Lafayette, per esempio, nel Bureau di Monseigneur d'Artois s'assunse il cmpito di pronunziare pi d'una orazione deprecativa in rapporto alle Lettres-de-Cachet, alla Libert Individuale, all'Aggio e cos via; e, avendo Monseigneur cercato di frenarlo, gli fu risposto che un notabile, chiamato a manifestare la sua opinione, doveva manifestarla (61).
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Cos anche Sua Grazia l'Arcivescovo di Aix, mentre perorava, una volta, disse in tono querulo e da predicatore queste parole: "La Decima, offerta di piet che i Cristiani fanno di loro libero arbitrio...". "La Decima - interruppe il Duca La Rochefoucauld con quella sua maniera fredda e burocratica che aveva imparata dagli Inglesi - "offerta della piet fatta di libero arbitrio dai Cristiani, su cui pendono attualmente in questo regno quarantamila processi" (62). Inoltre, Lafayette, costretto un giorno a dire la sua opinione, giunse fino a proporre di convocare "un'Assemblea Nazionale". "Voi chiedete gli Stati Generali?" domand Monseigneur con un'aria di sorpresa minacciosa... "S, Monsignore, e anche di meglio". "Scrivetelo," disse Monseigneur ai Segretari (63). Ed  scritto; e, quel che pi monta, verr messo in atto fra breve.
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CAPITOLO 4.
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GLI EDITTI DI LOMNIE.
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Cos dunque, i Notabili se ne sono ritornati a casa, portando in ogni angolo della Francia l'eco del disavanzo, della decrepitezza, dello sconcerto, e la convinzione che gli Stati Generali cureranno tutto, o, in caso contrario, tutto distruggeranno. Noi possiamo immaginare ciascun Notabile come una torcia funebre che rischiara abissi cos orridi, che meglio sarebbe se restassero occulti! L'umore pi inquieto s'impossessa degli uomini, fermenta in essi, e cerca uno sfogo nei pamphlets, nelle caricature, nei progetti, nelle declamazioni: vano armeggo del pensiero, della parola, dell'azione.
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 la Bancarotta Spirituale a lungo tollerata, che ora si approssima alla Bancarotta Economica e diviene intollerabile; poich dagli strati infimi e muti la miseria inevitabile  dilagata,  venuta su, come s'era predetto. In ogni individuo, sia egli un oppressore od anche un oppresso,  subentrata l'idea indistinta che la sua posizione  falsa: tutti gli uomini nelle loro favelle varie e aspre, da conquistatori o da difensori, debbono dar libero sfogo all'agitazione che  in loro. E non  di certo d'una tale stoffa che si compone il benessere della Nazione, la gloria dei reggitori. O Lomnie, di qual mondo vorticoso, devastato, affamato e stizzito sei tu giunto a prendere la direzione dopo gli sforzi di tutta una vita!
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I primi Editti di Lomnie sono fatti semplicemente di lusinghe: creazione delle Assemblee Provinciali, "per la ripartizione delle imposte", quando se ne riscuotono; soppressione delle Corves o statuto del lavoro; diminuzione delle Gabelle. Misure blande, raccomandate dai Notabili e da lungo tempo reclamate da tutti i liberali.  risaputo che l'olio gettato sulle acque produce un buon effetto. Prima di avventurarsi nelle grandi misure essenziali, Lomnie vuol vedere questa strana "ondata della pubblica opinione" in qualche modo lenita.
Ben pensato invero. Ma che avverr se questa ondata non  di quelle che si leniscono? Vi sono marosi che provengono dalla tempesta nell'alto e da vortici di vento; ma ve ne sono di quelle che hanno origine da venti sotterranei, imprigionati, dicono alcuni; ed anche da una decomposizione interna, da una dissoluzione divenuta poi un'auto-combustione: come quando, secondo la geologia Nettuno-Plutonica, il Mondo, tutto disgregato da attriti di questo genere, dovr esplodere per venir poi rifatto! Non  per con l'olio che si raddolciscono gli attriti. Lo stolto dice in cuor suo: perch domani non dovr essere come ieri e come tutti i giorni che una volta furono domani? Ma il savio, guardando questa Francia dal lato morale, o intellettuale, o economico, vede "in complesso tutti i sintomi che egli ha riscontrati nella storia", e che non  possibile lenire cogli Editti blandi.
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Intanto, lenire o non lenire, i quattrini occorrono; e a questo scopo si richiedono Editti tutt'affatto diversi, vale a dire Editti "bourseaux" o fiscali. Come sarebbero facili gli Editti fiscali quando si fosse sicuri che il Parlamento di Parigi li "registrerebbe", come suol dire! Questo diritto di registrare, cio apporre la semplice firma, l'aveva il Parlamento per antica usanza; e, quantunque non fosse che una Corte di Giustizia, poteva fare rimostranze e venire a patti in virt di questo diritto. Di qui molte liti; gli strattagemmi disperati di Maupeou, la vittoria, la sconfitta; liti che durano da quasi trent'anni. Di qui quegli editti fiscali che, abbastanza semplici per s stessi, divengono poi problemi. Per esempio, non v' la Sovvenzione Territoriale di Calonne, tributo universale, senza eccezione, ch' la grande ancora della Finanza? E a mostrare, per quanto  possibile, che in lui non fa difetto il talento originale della finanza, lo stesso Lomnie  in grado di creare un dit du Timbre o Tassa di bollo, magari presa a prestito,  vero, ma dall'America; se mai pu avere migliore sorte in Francia che col!
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La Francia ne ha di risorse; eppure,  innegabile, l'aspetto del Parlamento  dubbioso. Di gi fra i Notabili, in quella sinfonia finale di congedo, il Presidente di Parigi aveva un tono sinistro. Adrien Duport, abbandonando il sogno magnetico, in questa agitazione del mondo, minaccia d'elevarsi ad una veglia soprannaturale. Pi superficiale, ma anche pi altisonante,  il magnetico d'Esprmnil, nel suo ardore tropicale  (era nato a Madras) e nella sua violenza fosca e scompigliata; seguace dell'Illuminismo e del Magnetismo Animale, come della Pubblica Opinione, di Adamo Weisshaupt, d'Armedio e Aristogitone e d'ogni maniera d'idee violente e disperate, donde non pu uscire niente di buono. Lo stesso ordine dei Pari  preso dalla infezione. I nostri Pari in moltissimi casi mettono da parte gli alamari, i galloni, il bagaglio delle parrucche, e vanno in giro in costume inglese, o cavalcano sollevandosi sulle staffe, a dirittura a rompicollo; nelle loro teste non v' altro che insubordinazione, eleuteromania e l'idea d'una opposizione confusa e senza limiti. Situazione incerta, da non fidarsi, quand'anche avessimo una Borsa di Fortunatus! Ma Lomnie ha atteso per tutto Giugno, spargendo sulle acque quant'olio egli aveva; ora, avvenga che pu, i due Editti Finanziari debbono venir fuori. Il sei Luglio egli presenta al Parlamento di Parigi le sue proposte di tassa di Bollo e di tassa Fondiaria; e, quasi per mettere innanzi la sua gamba, non quella presa a prestito da Calonne, d il primo posto alla tassa di Bollo.
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Ma, purtroppo, il Parlamento non registrer; il Parlamento chiede in cambio "uno stato della spesa", uno stato delle riduzioni che s'hanno in vista; "stati" su vasta scala, che Sua Maest ricuser di presentare! Sorgono le Discussioni, l'eloquenza patriottica s'accende: vengono convocati i Pari. Che il Leone Nemeo sia sul punto di rizzarsi? Qui  senza dubbio un duello, che la Francia, l'Universo contemplano: si prega, o, nella peggior ipotesi, si guarda con curiosit, si scommette. Una nuova animazione agita Parigi. Nelle corti esterne del palazzo di Giustizia  un'insolita folla che va e viene, il cui smisurato mormorio va a mischiarsi alla echeggiante eloquenza patriottica dell'interno e le d vigore. Il povero Lomnie osserva di lontano, poco confortato; ha i suoi emissari invisibili che volano su e gi assiduamente, ma senza buoni effetti.
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Passano cos i soffocanti giorni canicolari nella pi elettrica eccitazione; passa l'intero mese di Luglio. Nel Santuario della Giustizia non risuona che l'eloquenza di Armodio e Aristogitone, circondata dal mormorio della calca di Parigi; e nessuna registrazione vi  compiuta, nessuno "stato" vien fornito. "Gli stati?", disse un faceto Parlamentare; "Signori, gli stati che ci dovrebbero essere accordati sono, a mio parere, gli Stati Generali". A questo opportuno tratto di spirito tengono dietro sommessi cachinni di approvazione. Quale parola era stata pronunziata nel Palais de Justice! il vecchio d'Ormesson  (zio dell'ex-Controllore) scuote la sua testa d'uomo di giudizio, ben lungi dal ridere. Ma le corti esterne, Parigi, la Francia intera, s'impadroniscono di quella nota lieta, la ripetono; e tanto la ripeteranno e riechegger e risuoner, che diverr alfine uno scampano assordante. Evidentemente non  pi il caso di pensare a registrazioni.
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Il pio proverbio dice: "Per tutto v' rimedio, tranne che per la morte". Quando un Parlamento ricusa di registrare, il rimedio che per la lunga pratica  divenuto famigliare ai pi semplici : un Letto di Giustizia. Questo Parlamento non ha fatto altro per tutto un mese che abbandonarsi a un giuoco di parole, a escandescenze, a furie; l'Editto del Bollo non l'ha registrato e non pensa a registrarlo; la Sovvenzione, manco a dirlo. Il sei agosto l'intero corpo refrattario dovr recarsi in vettura al Castello di Versailles, ove il Re, tenendo il suo Letto di Giustizia, ordiner, con le sue labbra regali, di registrare. Essi potranno ben protestare a bassa voce, ma pur dovranno ubbidire, ch altrimenti andrebbero incontro ad una incognita peggiore.
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 fatto: il Parlamento  venuto fuori in vettura per comando regale, e ha udito l'espresso ordine regale di registrare; poi s' rimesso in vettura ed  tornato indietro fra la silenziosa aspettativa degli uomini. Ed ora ecco che questo Parlamento siede di nuovo la dimane nel suo Palazzo, "mentre la folla inonda le corti esterne": esso non solo non registra, ma  (o prodigio!) dichiara nullo tutto ci che  stato fatto il giorno precedente, e il Letto di Giustizia nient'altro che una inutilit! Nella storia di Francia qui appare davvero qualche cosa di nuovo. Ma v'ha di pi: il nostro eroico Parlamento, illuminato repentinamente su parecchie cose, dichiara che, quanto ad esso, in ogni caso, non trova di sua competenza il registrare gli Editti-tassa, e di avere ci fatto per errore durante gli ultimi secoli; che in simile bisogna una sola autorit  competente, quella cio dell'Assemblea dei Tre Stati del Regno.
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Fino a tale punto pu lo spirito universale d'una Nazione impossessarsi della pi isolata delle Corporazioni; o piuttosto, con tali armi, omicide e suicide, le Corporazioni si battono nell'esasperato duello politico! Ma, in ogni caso, non  questa la vera lotta mortale della guerra, del duello internecino, Greco contro Greco, che ognuno, per quanto non vi sia personalmente interessato, deve riguardare come cosa di sommo interesse? La folla, come s' gi detto, inonda le corti esterne: una folla che si compone di giovani Nobili eleuteromaniaci in costume inglese, che pronunziano discorsi audaci; di Procuratori, di Scrivani della Basoche in vacanza, di Perdigiorni, di Mercanti di notizie e d'altri di classi non definite, che tumultuosamente s'aggirano in quel luogo. "Da tre a quattromila persone" attendono ansiose per udire gli Arrts  (Decisioni) cui si viene nell'interno; scoppiano gli applausi con grida di evviva; seimila, ottomila mani battono palma a palma!  ben dolce la ricompensa che riceve l'eloquenza patriottica: quando un d'Esprmnil, un Frteau, un Sabatier esce dal suo demostenico Olimpo, chetato che sia il tuono,  accolto nelle corti esterne con un'acclamazione che parte da quattromila gole, ed  portato a braccia "fra le benedizioni", toccando le stelle con la sua testa sublime.
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CAPITOLO 5.
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I FULMINI DI LOMNIE.
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Ridestati, o Lomnie Brienne! Qui non  pi il caso di "Lettres de jussion", n di pigliar tempo, n di fare un compromesso. Tu la vedi tutta la popolazione sbrigliata di Parigi  (quella che non ha una posizione stabile, un lavoro determinato, che affluisce nelle corti esterne, le inonda, come un diluvio scrosciante, che porta la distruzione); anche la Basoche degli scrivani di avvocato parla un linguaggio sedizioso. Le classi basse, dinanzi allo spettacolo di questo duello di Autorit contro Autorit, del cittadino che strozza il cittadino, hanno cessato di rispettare la Guardia Civica: i Satelliti della Polizia sono segnati a tergo col gesso  (l'M significa mouchard, spia); essi sono respinti, perseguitati come ferae naturae. I sottoposti tribunali rurali mandano messaggi di congratulazione e di adesione. La loro Fonte della Giustizia si va trasformando in Fonte di Rivolta. I Parlamenti delle Provincie guardano su con occhio intento, con anelante brama, mentre il loro fratello maggiore di Parigi combatte; tutti quei Dodici hanno lo stesso sangue, la stessa indole; la vittoria di uno  la vittoria di tutti.
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Si va di male in peggio; il 10 agosto si delibera una "Plainte" sulle prodigalit di Calonne e l'autorizzazione a "procedere" contro di lui. Non registrazione, e, in cambio, denunzia di dilapidazione e peculato, e poi il costante ritornello della canzone; Stati Generali! Non hanno le armerie reali dei fulmini che tu possa lanciare, o Lomnie, con gagliarda destrezza, in mezzo a quei demostenici barili-tonanti da teatro, per la pi parte nient'altro che resina e rumore, e ridurli al silenzio sfracellandoli? Nella notte del 14 agosto, Lomnie lancia il suo fulmine, o la sua manata di fulmini. Delle Lettere dette di Sigillo  (de Cachet) a profusione, da centoventi e pi, vengono rimesse nella notte. Onde, il giorno seguente, di buon'ora, l'intero Parlamento  di nuovo in vettura, andando senza sosta alla volta di Troyes in Champagne: "scortato", dice la Storia, "dalle benedizioni di tutto il popolo"; fatto segno alla riverenza gratuita degli stessi albergatori e postiglioni (64). Cos il 15 agosto 1787.
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Che cosa non benedice il popolo nei suoi bisogni estremi! Raramente il Parlamento di Parigi aveva meritato molte benedizioni, e neppur molte n'avea ricevute. Corporazione isolata, la quale, sorta dalle antiche confusioni  (mentre il Dominio della Spada lottava alla rinfusa per divenire un Dominio della Penna), s'era venuta costituendo, bene o male, come fanno le Corporazioni in genere, per soddisfare qualche desiderio indeterminato del mondo e molti bisogni individuali ben determinati; era cos cresciuta pel corso di secoli in un continuo concedere, e acquistare e usufruire, fino a divenire, quale la vediamo, una prospera Anomalia sociale, che si fa arbitra delle liti e possiede la facolt di sancire o rigettare le Leggi; che dispone in pari tempo dei suoi posti e dei suoi uffic, mettendoli all'incanto a pronti contanti; metodo quest'ultimo che il forbito Presidente Hnault, dietro matura riflessione, dimostrer che  dopo tutto il pi innocuo. (65)
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In un tal Corpo che si sosteneva su d'un mercato a pronti contanti, non vi poteva essere esuberanza di spirito pubblico; poteva bens esservi un eccessivo ardore nel dividere il pubblico bottino. Gli uomini dagli elmi se lo erano diviso con la spada; gli uomini dalla parrucca se lo dividono con la penna e il calamaio: e ancora con un metodo pi odioso questi ultimi, quantunque pi pacifico; poich il metodo della parrucca  pi irresistibile e pi basso a un tempo. Per lunga esperienza, dice Besenval, s' visto esser cosa inutile il citare in giudizio un Parlamentare; poich nessun Pubblico Ufficiale vorrebbe intimargli un atto: la sua parrucca e la sua toga sono per lui una panoplia di Vulcano, un impenetrabile mantello magico.
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Il Parlamento di Parigi pu dirsi una istituzione punto amata, gretta, priva di magnanimit dal lato politico. Quando il Re  debole  (come ora), il suo Parlamento gli latra alle calcagna come un cagnaccio, a seconda del grido popolare. Quando il Re  forte, il suo Parlamento gli latra davanti, e va a caccia per lui da bracco solerte. Istituzione ingiusta, in cui vergognose influenze sono state pi volte causa di pervertimento del giudizio. E non  proprio in questi giorni che il sangue dell'assassinato Lally grida vendetta? Tormentato, insidiato, divenuto folle come un leone nei lacci, il Valore doveva essere atterrato, spento dall'Astuzia vendicativa. Miratelo, questo sventurato Lally, mirate la sua anima impavida e cupa, a traverso il suo volto ugualmente impavido e cupo; egli  trascinato sull'ignominioso carro del supplizio, e una sbarra di legno soffoca la sua voce disperata! Quell'anima indomita, quell'anima di fuoco, che ha conosciuto solo il pericolo e il travaglio, che per sessant'anni ha cozzato contro gl'impedimenti del Fato e la perfidia degli uomini, come il genio e il coraggio fra la poltroneria, la disonest e la volgarit; non lasciando nulla intentato, tutto soffrendo animato dalla fede; tu, o Parlamento di Parigi, la rimeriti con la sbarra e il patibolo! Il morente Lally lega la sua memoria al suo figliuolo; ed ecco che un giovane Lally si fa a chiederne la riabilitazione in nome di Dio e dell'uomo. Il Parlamento di Parigi fa ogni sforzo per difendere l'assurdo, l'abominevole; e, quel ch' pi strano, il fosforescente Aristogitone d'Esprmnil  l'uomo scelto ad esserne il paladino.
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Tale  l'Anomalia Sociale che ora la Francia benedice. Un'immonda Anomalia Sociale; ma che  pur in duello con un'altra di peggiore specie! Il Parlamento esiliato passa per essersi "coperto di gloria". Vi sono litigi in cui anche l'aiuto di Satana sarebbe il benvenuto, in cui anche Satana, combattendo arduamente, potrebbe coprirsi di gloria.... di una temporanea gloria.
Ma quale bruso nelle corti esterne del Palais, quando Parigi trova che il suo Parlamento  stato relegato a Troyes in Champagne: non v' pi altro che i pochi custodi degli Archivi; il Demostenico tuono  estinto, i martiri della libert sono spazzati via! Gemiti confusi a minacce esalano da quattromila gole di Procuratori, di Scrivani della Basoche, di Spostati, della Nobilt Anglomaniaca; sempre nuovi vagabondi affollati per vedere e sentire; la Canaglia cresce di numero e di forza e d la caccia ai mouchards. Un turbine fragoroso s'addensa in quel circuito; il resto della citt, ancora intenta alle sue occupazioni, non pu seguire la corrente. Si leggono affissi audaci; dentro e fuori il Palais si fanno discorsi sediziosi.
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Evidentemente il carattere di Parigi  cambiato di molto. Il terzo giorno dopo questo fatto  (il 18 agosto), Monsieur e Monseigneur d'Artois, che vengono in carrozza di gala, secondo l'uso e la circostanza, per ottenere che gli ultimi Arrts e Proteste siano "cancellati" dai Ruoli, sono ricevuti in una maniera molto significativa. Monsieur, che  creduto della opposizione,  accolto con evviva e spargimento di fiori; mentre Monseigneur  accolto con un silenzio, che si muta in fischi e grugniti; anzi una Canaglia irreverente gli viene incontro accalcandosi a torrenti, e fischia con tanta veemenza, che il Capitano  costretto a comandare: "Haut les armes  (Impugnate le armi)!" Veramente, a questa parola tonante, allo sfolgorio dell'acciaio, quell'ondata di Canaglia indietreggia, riversandosi nelle vie piuttosto celermente (66). Caratteristica manifestazione. Come bene osserva M. de Malesherbes, questa contestazione col Parlamento  d'un genere tutto nuovo: nessun fragore transitorio, come per la collisione di due corpi pesanti; ma piuttosto il pericolo che "quelle prime scintille che si sprigionano divengano una grande conflagrazione, se non sono spente" (67).
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Il buon Malesherbes si ritrova un'altra volta nel Consiglio del Re dopo un'assenza di dieci anni. Lomnie vuole trar partito, non dalle facolt dell'individuo, ma dal nome che porta. Quanto alla sua opinione, non se ne tien conto affatto, onde egli vorr presto ritirarsi per la seconda volta, per tornare ai suoi libri e ai suoi alberi. In un Consiglio del Re di tal sorta a che pu giovare un onest'uomo! Un Turgot non  facile ritrovarlo; Turgot ha lasciata la Francia, ha lasciata questa Terra gi da parecchi anni, e ormai queste cose non lo riguardano pi.  strano: Turgot, questo stesso Lomnie e l'Abate Morellet formavano una volta un trio di giovani amici, compagni di scuola alla Sorbonne; e dopo quarant'anni si ritrovavano a tal punto disgiunti.
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Frattanto, il Parlamento siede quotidianamente a Troyes e chiama le cause, che di giorno in giorno differisce, perch nessun Procuratore si presenta per arringare. Troyes  ospitale quanto mai si pu desiderare; nondimeno la vita vi  relativamente uggiosa. Nessuna folla che vi porti a braccia fino agli dei immortali;  molto se a qualche patriota vien l'idea di recarsi cos lontano per raccomandarvi di mantener saldo il vostro coraggio. Dovete abitare in alloggi presi a nolo mobiliati, lontani da casa vostra e dagli agi della vita domestica; non avendo da far altro che gironzare pei campi ingrati della Champagne, occupandovi della maturazione dei grappoli e di cose di cui s' gi discorso le mille volte; in preda alla noia, col pericolo che una volta e un'altra Parigi vi dimentichi. I messaggeri vanno e vengono; il pacifico Lomnie non  pigro nel negoziare e nel promettere; D'Ormesson e i prudenti Membri anziani non veggono bene le contese.
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Dopo un mese noioso, il Parlamento, concedendo e ritirando, fa tregua, come fanno tutti i Parlamenti. La Tassa sul bollo viene ritirata ed  anche ritirata la Subvention territoriale; ma in cambio  accordata la cos detta "Proroga del secondo ventesimo", che  per s stessa una specie di Tassa rurale, per non cos oppressiva per le classi Influenti, e che gravita principalmente sulla classe Muta. Inoltre vi sono delle promesse segrete  (da parte degli Anziani) che le finanze possano essere sistemate con un Prestito. La brutta parola Stati Generali non sar neppure pronunziata.
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Cos, il 20 settembre, il nostro Parlamento esiliato ritorna. D'Esprmnil disse: "Esso part coperto di gloria e torna coperto di fango  (de boue)". No, Aristogitone, non  cos; o, se cos , tu sei certamente l'uomo atto a renderlo mondo...
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CAPITOLO 6.
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LE TRAME DI LOMNIE.
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Fuvvi mai uno sventurato Primo Ministro ridotto al punto di Lomnie-Brienne? Le redini dello Stato sono abbandonate da sei mesi nelle sue mani; e non la pi piccola forza motrice  (della Finanza) per mettersi in cammino in una maniera o in un'altra! Egli agita la sua frusta, ma non si muove. In cambio di moneta contante, non vi sono che discussioni ribelli e recalcitranti.
Ben lungi dall'ottenere la calma, lo spirito pubblico va riscaldandosi ed eccitandosi sempre pi; i forzieri regali oppressi dal Deficit che cresce d'anno in anno non contengono il becco d'un quattrino. Sinistri pronostici! Malesherbes, vedendo questa Francia cos esaurita, cos esasperata, in preda a un'esaltazione sempre crescente, parla di "conflagrazione". Mirabeau, senza parlare, possiamo vederlo, discende di nuovo a Parigi, alla retroguardia del Parlamento (68), per non pi lasciare la sua terra natale.
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E guardate di l dalle Frontiere: l'Olanda  invasa dalla Prussia (69); il partito francese  oppresso; trionfano l'Inghilterra e lo Stadtholder, con gran dolore del Ministro della Guerra Montmorin e di tutti. Ma senza il danaro, che  il nerbo della guerra, del lavoro, dell'esistenza medesima, che mai pu fare un Primo Ministro? Le Tasse sono poco rimunerative; quella del Secondo Ventesimo non andr in vigore che il prossimo anno, ed anche allora con la sua "rigorosa valutazione", sar fonte pi di controversie che di peculio. Le tasse che colpiscono le Classi privilegiate non si pu ottenere che vengano registrate, perch sono intollerabili ai nostri stessi Reggitori; le tasse che colpiscono le Classi non privilegiate non fruttano nulla, perch da una cosa smunta fino all'aridit non v' nulla da succhiare. Non v' pi speranza in nessuna cosa, se ne escludiamo l'antico rifugio del Prestito.
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Mentre Lomnie, aiutato dalla lunga testa di Lamoignon, considera profondamente questo mare di guai, gli vien fatto di pensare: Perch non creare un Prestito Successivo  (Emprunt Successif), un prestito rinnovabile d'anno in anno, secondo il bisogno, fino al 1792? La difficolt di registrare questo Prestito sarebbe la stessa; ma si avrebbe tempo di respirare e del danaro per fare qualche cosa, non foss'altro per sostentarsi. Onde, l'Editto d'un Prestito Successivo dev'essere proposto. E per conciliarsi il favore dei Filosofi, lo preceder un Editto liberale per la emancipazione dei Protestanti, e gli terr dietro una Promessa liberale che al compimento del nostro Prestito, nel 1792, saranno convocati gli Stati Generali.
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Questo Editto liberale dell'emancipazione dei Protestanti, poich il tempo n' maturo, coster a Lomnie cos poco, come d'aver messa in esecuzione la pena di morte. Dopo tutto, la Promessa liberale degli Stati Generali poteva essere adempiuta o meno: l'adempimento  lontano di cinque buoni anni, e in cinque anni accadono tante cose. Ma, la registrazione? Ah, davvero, qui  la difficolt. Senonch, noi abbiamo quella promessa degli Anziani, fatta segretamente a Troyes. Poi, con le debite gratificazioni, con le lusinghe, con gli intrighi dei dietroscena, merc il vecchio Foulon detto "me damne", Demone familiare del Parlamento, si pu forse fare il resto. Al peggio dei peggi l'Autorit Regale ha delle risorse; e non pu forse valersene? Se non riesce a realizzare del danaro, l'Autorit Regale pu dirsi morta della pi secura, della pi miserevole delle morti d'inanizione. Rischiare e vincere; senza rischiare, tutto  omai perduto! E poich nelle grandi imprese l'inizio d'uno stratagemma pu essere un buon mezzo di prova, Sua Maest annunzia una Caccia Regale pel 19 del prossimo Novembre; e tutti quelli che vi debbono prender parte preparano con gioia i loro attrezzi.
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Caccia Regale, di certo; ma una caccia di selvaggina implume, a due gambe! Alle undici del mattino di quel giorno di Caccia Regale, il 19 Novembre 1787, un inaspettato suono di trombe, tra un frastuono di ruote e uno scalpitar di cavalli, viene a turbare la Sede della Giustizia: Sua Maest  venuta col Guardasigilli Lamoignon, coi Pari e col seguito per tenere una Seduta Regale e far registrare gli Editti. Quale cambiamento da che Luigi XIV entrava in quel luogo cogli stivali e con la frusta in mano, e comandava che si registrasse - con uno sguardo olimpico che nessuno osava affrontare; senza stratagemmi, senza tanti complimenti: a caccia come al registro! (70) Per Luigi XVI la registrazione sar abbastanza, dato che egli l'ottenga, e che basti a ci la giornata.
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Intanto, col debito cerimoniale, si espone il proposito regale: Due Editti, per l'Emancipazione dei Protestanti e pel Prestito Successivo; di entrambi i quali il nostro fedele Lamoignon spiegher la sostanza e sui quali un Parlamento fedele  invitato a manifestare la sua opinione, avendo ogni membro il privilegio della libert di parola. E cos, avendo anche Lamoignon perorato non male e concluso con la Promessa degli Stati Generali, incomincia la sfera musicale dell'eloquenza parlamentare.  tutta una esplosione, un replicare incessante, un interrogarsi reciproco che fanno le varie parti, con un crescendo di tono. I Pari ascoltano intenti, in preda a sentimenti diversi: contrar agli Stati Generali, contrar al Dispotismo che non pu ricompensare il merito e che sopprime le cariche. Ma, che cosa agita Sua Altezza d'Orlans? La rubiconda testa di luna si scuote, il viso di rame si fa sempre pi cupo, come un calderone non forbito; nello sguardo vitreo si scorge l'inquietudine; egli si dimena inquieto sulla seggiola come se volesse dire qualche cosa. Nella sua saziet indicibile s' forse manifestato un improvviso, nuovo appetito per un nuovo frutto proibito? Ohim, sotto quella pelle cosparsa di carbonchi, che cumulo di confusioni  racchiuso! Disgusto e voracit, ignavia incessante, futile ambizione, vendetta, mancato ammiragliato!
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"Otto Corrieri", nel corso della giornata, vanno e vengono galoppando da Versailles, ove Lomnie attende palpitando, e recano nuove che non sono delle pi belle. Nelle corti estreme del Palais v' uno smisurato bisbiglio di aspettazione; si vocifera che il Primo Ministro abbia perduto sei voti nel corso della notte. E dall'interno non si ripercuote altro che un'eloquenza forense, patetica, sdegnata anche, che fa appello con tutto il cuore alla clemenza regale, perch Sua Maest voglia convocare gli Stati Generali incontanente ed essere il salvatore della Francia. Fra quelli che gridano pi forte emergono il fosco e ardente d'Esprmnil e pi ancora Sabatier de Cabre e Frteau, chiamato poscia Commre Frteau  (Comare Frteau). Sei ore mortali trascorrono cos, e il tumulto infinito non accenna a diminuire.
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Alfine, quando le tenebre del crepuscolo vengono a cadere a traverso le vetrate, e non se ne vede la fine; Sua Maest, a un cenno del Guardasigilli Lamoignon, apre una volta ancora le sue labbra regali per dire, in breve, che egli vuole la registrazione del suo Editto sul Prestito. Segue pel momento un silenzio profondo! Ed ecco che Monseigneur d'Orlans si leva, e, volta la sua faccia di luna verso la piattaforma regale, chiede con una delicata graziosit di modi che copre il senso inesprimibile delle cose: " questo, dunque, un Letto di Giustizia o una Seduta Regale?" Una vampata di sdegno gli  lanciata dal Trono e suoi dintorni, e si risponde: Ma, senza dubbio, " una Seduta". In tal caso, Monseigneur chiede istantemente licenza di constatare che gli Editti non possono essere registrati a seguito d'un ordine in una Seduta, e desidera avanzare la sua umile Protesta individuale contro una tale registrazione. "Vous tes bien le matre"  (Fate come vi piace), risponde il Re, e dopo ci esce in gran pompa, scortato dal suo seguito; e lo stesso d'Orlans, per dovere di cortesia, lo accompagna, ma solo fino alla porta. Compiuto questo dovere, d'Orlans torna al suo posto e redige la sua Protesta al cospetto d'un Parlamento che applaude, d'una Francia che applaude. E cos si pu dire che egli ha tagliata la gomena che lo legava alla Corte. Velegger ora in bala delle onde, celeremente, verso il Caos?
O insensato d'Orlans, Uguaglianza che sarai un giorno! E la Regalit gi divenuta un fantoccio di legno, su cui tu, corvo tignoso e petulante, puoi fermarti a tuo talento e beccare? Non ancora interamente.
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Il giorno seguente una Lettre-de-Cachet manda d'Orlans a ricredersi nel suo Chteau di Villers-Cotterets, ove, purtroppo, non v' una Parigi con le sue piacevoli soddisfazioni della vita; ove non v' un'affascinante e indispensabile Madame de Buffon, moglie leggera d'un grande naturalista troppo vecchio per lei. Monseigneur, si dice, non fa che passeggiare, disperato, a Villers-Cotterets, maledicendo la sua sorte. Perfino Versailles udr i suoi lagni di pentimento, tanto  dura la condanna. Con una simultanea Lettre-de-Cachet anche Commre Frteau  sbalzato nel Forte di Ham fra le paludi piccarde; una terza manda Sabatier de Cabre sul Mont St.-Michel fra le secche normanne. Quanto al Parlamento, esso riceve l'intimazione di recarsi a Versailles col Registro sotto il braccio, perch la Protesta sia biffe  (cancellata). Un tratto d'autorit che faceva sperare si quietassero le cose.
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Ma sventuratamente no: non fu che come un semplice tocco di frusta su cavalli inalberati, che li fa poi tornare pi ribelli! Quando un tiro di Venticinque Milioni comincia a inalberarsi, che cosa  mai la frusta di Lomnie? Il Parlamento non vuole per niun conto sottomettersi dolcemente, non vuol registrare l'Editto sui Protestanti e compiere il suo lavoro sotto la salutare intimidazione delle tre Lettres-de-Cachet. Ben lungi da ci, comincia piuttosto dal mettere in discussione le Lettres-de-Cachet in genere, la loro legalit, la loro forza esecutiva, emette dolorose obiurgazioni, petizioni su petizioni perch i suoi tre Martiri siano liberati; non pu, fin che non ottenga questo, neppur pensare ad occuparsi dell'Editto sui Protestanti, che rimanda sempre "d'otto in otto giorni" (71).
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Parigi e la Francia seguono questa gamma di lamentele, o meglio, l'avevano preceduta, formando uno spaventevole coro. Ed ora anche gli altri Parlamenti aprono alfine la bocca, cominciano a collegarsi; e alcuni di essi, come a Grenoble e a Rennes, con un'enfasi portentosa, minacciano, per rappresaglia, d'interdire lo stesso Collettore delle Imposte (72). "In tutte le contestazioni del passato - nota Malesherbes - era il Parlamento che eccitava il Pubblico; ma qui  il Pubblico che eccita il Parlamento".
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CAPITOLO 7.
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GUERRA INTESTINA.
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Che Francia in quei mesi d'inverno dell'anno 1787!
Perfino l'il-de-Buf  malinconico, inquieto:  sentimento generale, nei Soppressi, che meglio sarebbe trovarsi in Turchia. Soppresse le mute per la caccia al lupo, soppresse le mute per la caccia all'orso, soppressi i Duchi di Coligny e di Polignac. Nel piccolo paradiso del Trianon, Sua Maest la Regina, una sera, prende il braccio di Besenval e gli chiede la sua franca opinione. L'intrepido Besenval - non avendo, come egli spera, niente del sicofante - dichiara schiettamente che, con un Parlamento in ribellione e con un il-de-Buf in soppressione, la Corona del Re  in pericolo. A queste parole, strano a dirsi, la Regina, quasi offesa, cambi argomento, et ne me parla plus de rien! (73)
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E invero, a chi mai pu parlare questa povera Regina? Mentre avrebbe bisogno di sav consigli pi di qualunque mortale, trovasi circondata solo dal Tumulto del Caos! La sua abitazione  cos luminosa a vedersi, eppure la confusione e i pi neri pensieri l'oscurano. Dolori di Sovrana, dolori di donna, una folla di dolori l'avvince sempre pi da presso. La La Motte, la Contessa dalla collana, in questi ultimi mesi  fuggita, e forse  stata fatta fuggire dalla Salptrire. Fu vana la speranza che Parigi potesse con questo mezzo dimenticarla e che tutte le menzogne, un cumulo di menzogne sempre crescente, si potessero attenuare. La La Motte, con un V  (Voleuse, Ladra) impresso su tutti e due gli omeri,  andata in Inghilterra, ove canter bugie su bugie, insozzando il pi alto nome di Regina; bugie insulse (74); ma che la Francia, nelle sue presenti disposizioni, accoglier avidamente.
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Del resto,  anche troppo evidente che il nostro Prestito Successivo non si sconta. E di certo, in tale stato di cose, un Prestito registrato mediante cancellazione di Proteste non era proprio fatto per iscontarsi. Le denuncia delle Lettres-de-Cachet e del Dispotismo in genere non accennano a scemare: i Dodici Parlamenti sono in moto; le centinaia di redattori di manifesti, di cantori di ballate e di libercolisti si danno un gran da fare. Parigi , come dicesi in linguaggio figurato, "inondata di pamphlets  (regorge de brochures)"; marea che sale e scende. Addirittura un diluvio bollente prodotto da tanti Patrioti, scrittori d'occasione, tutti giunti al punto fervido o punto d'ebollizione; e ora, al momento dell'eruzione, ciascuno di questi scrittori esplode come un Geyser dell'Islanda! Contro tutto ci, che mai possono fare un savio amico Morellet, un Rivarol, uno squilibrato Linguet  (ben pagato all'uopo) dall'eloquenza a freddo?
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Ed ora viene finalmente in discussione l'Editto sui Protestanti; di qui nuovi garbugli, opuscoli e contro opuscoli, fatti per accrescere la follia degli uomini. Neppur l'Ortodossia, che pare inchiodata a letto, vuol rinunziare a portare la sua mano in questa confusione. Essa, una volta ancora, sotto la forma dell'Abb Lenfant, "dal quale si recano i prelati a far visita e a congratularsi", fa udire sensibili note dal suo pulpito risonante (75). E notate d'Esprmnil, che in tutte le sue cose rivela il suo fare sconclusionato; egli, a un dato punto d'un'arringa parlamentare, tira fuori un Crocifisso tascabile ed esce nell'apostrofe: "Volete voi crocifiggerlo di nuovo?" Crocifiggere lui, o d'Esprmnil; ma, senza scrupolo, considerando di qual vile materia, d'avorio e filigrana, egli  fatto!
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Si aggiunga a tutto questo che il povero Brienne  caduto malato tant'era esaurito dalla sua giovent peccaminosa e dalle agitazioni violente, incessanti della sua imprudente vecchiaia. Ridotto alle strette, svillaneggiato da tante gole, Sua Grazia soffre di consunzione e d'infiammazione  (con humour de dartre) e deve seguire la dieta lattea. Egli  esasperato, quasi in preda alla disperazione, perch "il riposo" prescrittogli come rimedio indispensabile, diviene impossibile per lui. (76)
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In complesso, che mai pu fare un povero Governo se non retrocedere una volta ancora nell'impotenza? Il Tesoro del Re quasi tocca il fondo; e Parigi "rigurgita di una piena di pamphlets". Comunque sia, aspettiamo che la piena venga scemando! D'Orlans ritorna a Raincy, pi vicino a Parigi e alla bella e fragile Buffon; poi rientra addirittura in Parigi; n Frteau e Sabatier possono dirsi banditi per sempre. L'Editto dei Protestanti vien registrato, con grande consolazione di Boissy d'Anglas e del buon Malesherbes. Il Prestito Successivo, cancellate o ritirate tutte le proteste, rimane aperto; senonch pochi o nessuno vengono a riempirlo. Gli Stati Generali, chiesti con tanto clamore prima dal Parlamento e poi dalla Nazione, seguiranno fra "cinque anni", se non addirittura pi presto. O Parlamento di Parigi, perch mai hai fatto tanto schiamazzo? "Signori - disse il vecchio D'Ormesson - voi volete gli Stati Generali, ma ve ne pentirete". Proprio come il Cavallo della Favola, il quale, per essere vendicato del suo nemico, ricorse all'Uomo. L'Uomo lo mont, e fece rapida giustizia del nemico; ma, malauguratamente, non volle pi smontare! Lasciate che passino, non cinque, ma solo tre anni, e questo clamoroso Parlamento avr visto il suo nemico combattuto e prostrato, e s stesso cavalcato fino all'esaurimento  (o piuttosto macellato per cuoiami e scarpe) e poi gettato su un letamaio.
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Sotto tali auspic, intanto, siamo giunti alla primavera del 1788. Il Governo non pu trovare una via d'uscita; dappertutto  vergognosamente respinto. Bloccato dai Dodici Parlamenti ribelli, che sono divenuti gli organi d'una Nazione stizzita, non sa da qual parte rifarsi; nulla pu compiere, nulla pu ottenere; neppure quel tanto che occorre per sostenersi; eppure deve restar l, a quel che pare, per essere divorato dal Deficit.
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 dunque quasi colma la misura delle Iniquit, delle Menzogne che si sono accumulate per tanti secoli! Almeno quella della Miseria  prossima a colmarsi! Dai tugur dei Venticinque Milioni, la Miseria, che traspare e s'avanza da ogni lato, com' sua legge,  dilagata ben lontano... fino allo stesso il-de-Buf di Versailles. Ogni mano d'uomo in questo cieco dolore  rivolta contro un altro uomo: non solo gli umili contro i pi alti, ma anche i pi alti sono schierati l'un contro l'altro; la Nobilt della Provincia  invelenita contro la Nobilt della Corte; la Toga contro la Spada; il Rocchetto contro la Penna. Ma contro il Governo del Re chi non s' schierato? Non manca neppure Besenval in questi ultimi giorni. Verso il Governo tutti gli uomini e corporazioni d'uomini sono divenuti come nemici; esso  il centro su cui infinite contese convergono e cozzano. Che nuovo genere di movimento vertiginoso, universale,  mai questo? .
Movimento delle Istituzioni, dell'Ordinamento sociale, del Pensiero individuale; che un tempo si svolgevano in cooperazione, e ora s'avviluppano, si stritolano in una collisione frenetica. Fatto inevitabile:  il disfacimento d'un Solecismo del Mondo, che, logorato alfine, precipita nella bancarotta monetaria! E cos, questa povera Corte di Versailles, che  il Solecismo principale o centrale, si trova di contro tutti gli altri Solecismi. Ed  ben naturale! Poich il vostro Solecismo umano, sia esso Persona o Insieme di Persone,  sempre, per legge di Natura, disagevole; se poi tende alla bancarotta,  addirittura miserabile; e quando mai vorrebbe il pi meschino dei Solecismi consentire a biasimare o emendare s stesso mentre ve ne  un altro da emendare?
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Questi segni minacciosi non terrorizzano Lomnie, n tanto meno gli servono d'ammaestramento. Lomnie, quantunque leggero di natura, non  privo d'un certo genere di coraggio. Non solo; ma non abbiamo forse letto di creature leggerissime, di canarini ammaestrati, che poterono volare lietamente recando zolfanelli accesi, e dar fuoco a cannoni, dar fuoco a intere polveriere? Restar fermo e morire di deficit non  nei piani di Lomnie. Il male  considerevole; ma non pu egli allontanarlo, non pu arrestarlo? Nella peggiore ipotesi, pu arrestare il sintomo che ne deriva; pu attaccare questi Parlamenti ribelli e forse domarli. Per Lomnie v' molto buio, ma due cose egli vede chiare: che questo duello tra il Parlamento e la Reggia diviene pericoloso, letale anzi; che sopratutto bisogna avere il danaro. Pensaci, bravo Lomnie; e tu, Guardasigilli Lamoignon, che hai delle idee! Foste cos sovente disfatti, crudelmente delusi, proprio quando vi pareva d'avere in pugno il frutto d'oro: raccogliete ora le vostre forze per un'ultima lotta. Domare il Parlamento, riempire i forzieri del Re: sono questioni di vita e di morte.
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I Parlamenti sono stati domati pi d'una volta. Mandato ad appollaiarsi "sul picco di rocce inaccessibili tranne che mediante lettighe", un Parlamento finisce col divenire ragionevole. O Maupeou, uomo sfacciato e cattivo, se avessimo lasciata immutata l'opera tua! Ma, a parte l'esilio o altri mezzi violenti, non v' qualche altra cosa che tutto pu domare, magari i leoni? V' il mezzo della fame! Che avverrebbe se le risorse del Parlamento fossero troncate, cio i suoi Processi?
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Si potrebbero istituire Corti minori per la trattazione delle cause d'importanza minore: noi chiameremmo queste Corti Grands Bailliages. Il Parlamento, privato della sua preda, le riguarderebbe con disperato livore; ma il Pubblico, desideroso di giustizia a buon mercato, le accoglierebbe con favore e speranza. Quanto alla Finanza, per la registrazione degli Editti, perch non adibire i nostri Dignitari dell'il-de-Buf: i nostri Principi, Duchi e Marescialli, che formerebbero qualcosa come una Corte Plenaria; ove, per cos dire, ci faremmo da noi stessi le nostre registrazioni? Saint-Louis ebbe la sua Corte Plenaria di Grandi Baroni (77), tanto utile per lui; i nostri Grandi Baroni sono ancora qui  (almeno il loro nome perdura), e la nostra necessit  maggiore della sua.
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Tale  la divisa Lomnie-Lamoignon, bene accetta al Consiglio del Re, come uno sprazzo di luce nelle tenebre fitte. Il progetto sembra attuabile ed  eminentemente necessaria la sua attuazione; dato poi che sia bene eseguito, c' da ripromettersi una grande liberazione. Silenzio, dunque, e fermezza: ora, o giammai! Il Mondo vedr un'altra Scena Storica, e un uomo singolare come Lomnie Brienne qual Direttore di Scena.
Osservate, in conseguenza, come un Ministro dell'Interno, il Brteuil, "abbellisce Parigi" nella maniera pi pacifica, in quella stagione primaverile piena di speranze del 1788: i vecchi tugur e le stamberghe scompaiono dai nostri Ponti; quasi che per lo Stato fosse un tempo alcionio e non avesse altro a fare che occuparsi d'abbellimenti. Il Parlamento ha l'aria d'un vincitore riconosciuto. Brienne non parla della Finanza, o magari dice e stampa che tutto va bene. Come si spiega tanta pace, tanta serenit, quando il Prestito Successivo non si colloca? .
In un Parlamento vittorioso il Consigliere Goeslard de Monsabert attacca "la levata del Secondo Ventesimo su stretta valutazione"; e fa decretare che la valutazione non sia stretta.... per le Classi Privilegiate. Nondimeno, Brienne sopporta tutto questo, e non lancia nessuna Lettre-de-Cachet per ci. Come si spiega?
Sorride il tempo primaverile; ma  insidioso, intempestivo! Comincia a correre una voce sommessa che "gli Intendenti delle Provincie abbiano ricevuto ordine di trovarsi ai loro posti in un dato giorno". E che strano e continuo lavoro di stampa  quello che si compie al Castello del Re sotto chiave e chiavistelli? Delle sentinelle sono messe a guardia di tutte le porte e di tutte le finestre; gli stampatori non vengono mai fuori e dormono nelle loro stanze di lavoro, ove ricevono anche i cibi! (78) Un Parlamento vittorioso fiuta un nuovo pericolo. D'Esprmnil ha ordinato dei cavalli per Versailles; va e si aggira intorno a quella stamperia tenuta a guardia: indaga, fiuta per vedere se la sagacia e la destrezza dell'uomo possano penetrarvi.
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Molte cose divengono penetrabili ad una pioggia d'oro. D'Esprmnil discende nel seno della Danae d'uno Stampatore sotto forma di "cinquecento luigi d'oro". Il marito della Danae passa a costei di soppiatto una palla di creta, che ella consegna al dorato Consigliere del Parlamento. Per Dio! Ecco l'Editto regale di quella Corte Plenaria che si registrer da s; ecco l'Editto di quei Grands Bailliages che troncheranno i nostri Processi! Editti che saranno promulgati per tutta la Francia in un sol giorno.
Era dunque per questo che si ordinava agli Intendenti di tenersi pronti ai loro posti; era dunque per questo che la Corte se ne stava a covare il suo maledetto uovo di basilisco, senza volersi muovere, anche se provocata, fin che la covata non fosse compiuta! Affrettati, D'Esprmnil, corri a Parigi: convoca all'istante la Seduta; fa' che la cosa sia nota al Parlamento, alla Terra, al Cielo.
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CAPITOLO 8.
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L'AGONIA DI LOMNIE.
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Il mattino seguente, che  il 3 maggio 1788, un Parlamento attonito si trova convocato e ascolta in silenzio il discorso con cui D'Esprmnil fa noto l'inaudito misfatto. Un atto di tradimento, un atto della pi nera empiet, quale il solo Dispotismo sa ideare! Denunzialo, o Parlamento di Parigi, ridesta la Francia, ridesta l'Universo; lancia i barili tonanti dell'eloquenza che tu possiedi; anche per te  il caso di dire: Ora, o giammai!
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Il Parlamento non vien meno in questo critico momento. Nell'ora del suo estremo pericolo, il leone da prima s'eccita col ruggito, col batter della coda nei fianchi; cos il Parlamento di Parigi. Sulla mozione di d'Esprmnil, uno dei pi patriottici giuramenti di solidariet vien fuori unanime da tutte quelle gole; eccellente idea, tutta nuova, che non rimarr senza imitazione negli anni avvenire. Segue poi una Dichiarazione indomabile, se non addirittura dei diritti dell'uomo, almeno dei diritti del Parlamento; Invocazione agli amici della Libert della Francia nel tempo presente e in quello che verr. Tutto questo, ovvero l'essenza di tutto questo,  messo in carta in un certo tono misto a qualche cosa di querulo che tempera lo slancio eroico. E cos, dopo aver suonato la campana di allarme, che Parigi ode e che tutta la Francia udr, dopo l'urlo di sfida gettato in viso a Lomnie e al Dispotismo, il Parlamento si ritira abbastanza soddisfatto del lavoro compiuto nella prima giornata.
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Ma quel che prova Lomnie al vedere il suo uovo di basilisco  (tanto indispensabile alla salvezza della Francia) rotto in una maniera cos prematura, lo lascio immaginare ai lettori. Indignato, egli d di piglio ai suoi fulmini  (de Cachet, di Sigillo) e ne lancia due: un fulmine per D'Esprmnil e un fulmine per lo zelante Goeslard, il quale, pel servizio reso circa il Secondo Ventesimo e la "Stretta valutazione", non  stato dimenticato. Tali fulmini, branditi prontamente nella notte e lanciati al sorgere del novello giorno, se non indurranno al ravvedimento questa Parigi agitata, provocheranno almeno un salutare stupore.
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Fulmini ministeriali si pu ben lanciarne; ma, se non colpiscono? D'Esprmnil e Goeslard, messi sull'avviso, a quel che pare, dal canto di qualche occulto uccello, eludono la vigilanza degli sbirri di Lomnie e fuggono travestiti a traverso abbaini e su pei tetti, fino al loro Palais de Justice: i fulmini non hanno colpito. Parigi, al divulgarsi della novella,  presa da stupore, ma non da un salutare stupore. I due Martiri della Libert smettono il loro travestimento e indossano le loro lunghe zimarre. Notate bene: nello spazio di un'ora, con l'aiuto di Uscieri e di rapidi corrieri, il Parlamento coi suoi Ministri, Presidenti, Pari anche, siede nuovamente in assemblea. Il Parlamento riunito dichiara che quei suoi due Martiri non possono essere lasciati a libito di qualsiasi autorit sublunare; inoltre, che la seduta sia permanente, non ammettendo aggiornamenti di sorta fin che la persecuzione di costoro non sia cessata.
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Cos, fra l'eloquenza del foro, fra le denuncie e proteste, mentre vanno e vengono corrieri, il Parlamento, in uno stato d'esplosione che non cesser n giorno n notte, attende una via d'uscita. Ridestatasi Parigi, inonda ancora una volta le Corti esterne; essa ferve, straripa a traverso tutte le avenues, pi selvaggia che mai. Un subbuglio discordante, una confusione di parole, come quella delle genti di Babele non ancora disperse, al primo ritrovarsi colpite dalla mutua inintelligibilit!
Nella Citt di Parigi si seguono i periodi quotidiani di lavoro e di riposo; ed ora, per la seconda volta, la pi parte dei Mortali europei ed africani sono immersi nel sonno; ma qui, fra questo Turbine di parole, il sonno non  possibile; la Notte stende anche qui la sua coltre di Tenebre, ma invano. Nell'interno  il suono d'una invincibilit da martire, temperata da un opportuno accento querulo: all'esterno un bisbiglio infinito d'aspettazione, che va lentamente a sopirsi. E cos s' durato per trentasei ore.
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Ma, ascoltate! Che  mai questo calpestio, nel silenzio, a mezzanotte? Un calpestio come d'uomini armati, di fanteria e cavalleria: sono Gardes Franaises, Gardes Suisses che marciano a questa volta con regolarit silenziosa, a lume di torcie! Vi sono anche gli zappatori muniti di scuri e sbarre di ferro, evidentemente per forzare gli usci se non si volesse aprirli!  il Capitano D'Agoust, che viene in missione da Versailles. D'Agoust, uomo di nota fermezza, il quale una volta costrinse lo stesso Principe di Cond, semplicemente perch lo aveva guardato con insistenza, a dargli soddisfazione e a battersi. (79)
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Egli ora s'avanza munito di scuri e torcia verso il santuario della Giustizia.  un sacrilegio; ma come evitarlo? Quell'uomo  un soldato, non fa che eseguire gli ordini ricevuti, e, impassibile, s'avanza come una macchina inanimata.
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All'intimazione, le porte si aprono, senza bisogno di scuri, l'una dopo l'altra; ed ecco che appaiono i Senatori di Francia dalle lunghe zimarre; sono centosessantasette, a quel che si dice, tra cui diciassette Pari, e siedono maestosi in "seduta permanente". Se quell'uomo non fosse un militare, se non fosse corazzato di ferro, quella vista, quel silenzio in cui echeggia il cigolio dei suoi stivali, lo farebbero titubare! Perch i centosessantasette lo ricevono in perfetto silenzio, che alcuni paragonano a quello del Senato Romano caduto nelle mani di Brenno; altri a quello d'una accolta di falsi monetar sorpresi dagli Agenti della Polizia (80). "Messieur, disse D'Agoust, de part le Roi!". D'Agoust ha ricevuto ordini formali, e a lui incombe il triste dovere d'arrestare due individui: M. Duval d'Esprmnil e M. Goeslard de Monsabert; e poich egli non ha l'onore di conoscere questi rispettabili individui, essi sono invitati, in nome del Re, ad arrendersi. Silenzio profondo. Indi un bisbiglio che divien poi mormorio: "Noi siamo tutti D'Esprmnils!", si arrischia a dire una voce, ed altre voci lo ripetono. Il Presidente gli chiede se ricorrer alla violenza. Il Capitano D'Agoust, onorato d'una commissione di Sua Maest,  tenuto ad eseguire gli ordini di Sua Maest; sarebbe ben lieto per altro di farlo senza ricorrere alla violenza; ma dovr farlo in ogni modo; accorda all'augusto Senato un po' di tempo perch deliberi qual metodo preferisce. Ci detto, D'Agoust con grave cortesia militare si ritira pel momento.
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Che fare, o augusti Senatori? Tutte le vie sono chiuse dalle baionette puntate. Galoppa il vostro corriere alla volta di Versailles nella notte rugiadosa; ma torna poi galoppando, con la notizia che l'ordine  autentico, irrevocabile. Le corti esterne rigurgitano d'un pubblico ozioso; ma le fila dei granatieri di D'Agoust son l piantate come cateratte immobili; n contate su una rivolta che possa liberarvi. "Messieurs!" cos parl D'Esprmnil: "Quando i Galli vittoriosi entrarono in Roma da loro presa per assedio, i Senatori Romani, vestiti delle loro porpore, sedevano nelle loro sedie curali con un contegno altero e tranquillo, aspettando la schiavit o la morte. Tale  lo spettacolo che voi in questo momento offrite all'universo dopo avere generosamente..." e tant'altre parole di simil genere, che si possono ancora leggere (81).
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In vano, o D'Esprmnil! Qui v' D'Agoust, il Capitano di ferro, col suo contegno militare; ed eccolo che ritorna. Il dispotismo, la costrizione, la distruzione ondeggiano tra le sue piume. D'Esprmnil  costretto a tacere, e eroicamente si arrende per timore di peggio. Goeslard eroicamente lo imita. Fra una commozione, espansiva in alcuni, muta in altri, si gettano nelle braccia dei loro confratelli parlamentari in un ultimo abbraccio: cos, fra gli applausi e i lamenti, che partono da centosessantacinque gole; fra l'ondeggiare delle mani che salutano; fra i singulti e tutta una folata di sospiri del dolore Parlamentare, essi sono condotti a traverso tortuosi corridoi fino alla porta d'uscita; ove, alla luce grigia del mattino, si scorgono due vetture che son l ad aspettare con gli Exempts. In quelle vetture debbono montare le vittime; le baionette son dietro in atto di minaccia. Alla triste domanda di D'Esprmnil al popolaccio "se ha del coraggio", si risponde col silenzio. Montano e partono; n il levarsi del sole di Maggio  ( il mattino del sei), n il suo tramonto illumineranno quei cuori; essi avanzano senza tregua: D'Esprmnil va verso le estreme isole di Santa Margherita o Hyres  (che qualcuno ha supposto, se ci pu riuscire di conforto, esser l'isola di Calipso); Goeslard va verso la fortezza di Pierre-en-Cize, allora esistente presso la citt di Lione.
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Il Capitano D'Agoust pu da questo momento aspirare al grado di Maggiore, di Comandante delle Tuileries... (82); nello stesso tempo sparir dalla Storia, bench destinato a compiere una cosa notevole. Poich, non solo D'Esprmnil e Goeslard sono al sicuro e vanno di carriera verso il Sud; ma lo stesso Parlamento  costretto ad uscire immantinenti: a tal punto arrivano gli ordini inesorabili di D'Agoust. Tirate su le loro zimarre, i Centosessantacinque sfilano fra le due linee dei poco simpatici granatieri; spettacolo agli di e agli uomini. Il popolo non si rivolta, ma si meraviglia e mormora. Eziandio, dobbiamo notarlo, questi poco simpatici granatieri sono Gardes Franaises, che un giorno diverranno simpatiche! In una parola, il Palais de Justice  spazzato da cima a fondo, le porte sono chiuse a catenaccio, e D'Agoust ritorna a Versailles con la chiave in tasca, essendosi, come abbiam detto, guadagnata la promozione.
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Quanto al Parlamento di Parigi, messo fuori in istrada, noi lo lasceremo senza riluttanza dove si trova. I Letti di Giustizia che esso ebbe a sopportare nei quindici giorni che seguirono, a Versailles, nel registrare o piuttosto nel rifiutare la registrazione di quella nuova covata di Editti; le sue riunioni nelle taverne e nelle sale d'osterie allo scopo di protestare (83); il suo gironzare sconsolato con la zimarra sparsa al vento, senza un punto di ritrovo, ridotto a consegnare la sua Protesta "a un Notaio", e alfine a restar neghittoso  (in uno stato di vacanza forzata) e a non fare pi nulla; tutto ci  ormai naturale, come il seppellimento dei morti dopo la battaglia, e non deve interessarci. Il Parlamento di Parigi ha compiuta la sua parte: facendo e disfacendo, fin qui; ma difficilmente potrebbe ancora commuovere il mondo.
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Lomnie ha dunque distrutto il male? Niente affatto: se mai il sintomo del male, o meglio la dodicesima parte del sintomo, n pi n meno, esacerbando le altre undici parti! Gl'Intendenti delle Provincie, i Comandanti militari si trovano ai loro posti nel giorno stabilito, l'otto maggio: ma in nessun Parlamento, se si eccettua quello unico di Douai, possono essere registrati i nuovi Editti. Nessuna firma pacifica con l'inchiostro: ma minacce, spargimento di sangue, appelli alla primitiva legge del bastone! Contro questi Bailliages, contro questa Corte Plenaria, Temi esasperata fa dappertutto il viso dell'armi; la Nobilt Provinciale vi si associa e chiunque odia Lomnie e questo rio tempo; coi suoi avvocati e i suoi addetti essa fa proseliti fino nel popolaccio. A Rennes, in Bretagna, ove lo storico Bertrand de Moleville  Intendente, da un continuo succedersi di duelli fra la milizia e l'alta borghesia si passa alle battaglie sulle vie a colpi di pietre e di moschetti; ma ancora non si registrano gli Editti. I malcapitati Bretoni fanno pervenire le loro rimostranze a Lomnie, mediante una Deputazione di Dodici; la quale per altro vien rinchiusa nella Bastiglia dopo che Lomnie l'ha udita. Ad una seconda Deputazione pi numerosa egli manda incontro i suoi esploratori, che per via di persuasioni o intimidazioni l'inducono a tornarsene. Ma alfine una terza Deputazione ancora pi grande  inviata per vie diverse dai Bretoni indignati, al suo arrivo le si rifiuta l'udienza; i suoi componenti si riuniscono per prendere consiglio, invitando Lafayette e tutti i patrioti Bretoni residenti a Parigi ad assistervi; essi si agitano e fondano il Club Breton, primo germe della... Societ dei Giacobini. (84)
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Fino ad otto Parlamenti sono esiliati (85); e per altri ancora potrebbe occorrere un tal rimedio, ma non ne  sempre facile l'applicazione. A Grenoble, per esempio, dove un Mounier e un Barnave non se n'erano stati con le mani in mano, il Parlamento ricevette bens l'ordine  (per Lettres-de-Cachet) di partire per l'esilio; ma il mattino seguente, in cambio delle vetture in ordine, la campana d'allarme s'agita con violenza, emettendo sinistri rintocchi, e per tutto il giorno s'ode il suo rimbombo assordante. I montanari vengono gi a frotte armati di scuri ed anche di archibugi; e, quel che pi  deplorevole, i soldati non mostrano gran voglia di venire alle mani con costoro. "Con la scure sul capo", il povero Generale  costretto a firmare la capitolazione, impegnandosi che le Lettres-de-Cachet non avrebbero effetto e che l'amato Parlamento rimarrebbe al suo posto. Besanon, Dijon, Bordeaux, non sono quali dovrebbero essere. A Pau, in Barn, ove il vecchio Comandante era stato debole, il nuovo  (un Grammont loro concittadino)  ricevuto da una processione di cittadini che recano la Culla di Enrico IV, il Palladio della loro Citt; essi lo scongiurano in nome della venerazione che professa a quel vecchio Guscio di testuggine in cui fu cullato il grande Enrico, di non conculcare la libert Bearnese; nello stesso tempo lo informano che i cannoni di Sua Maest sono tutti al sicuro custoditi dai cittadini di Pau, fedeli sudditi, e sono ora puntati sulle mura, pronti all'azione (86).
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In queste condizioni, i vostri Grands Bailliages corrono il rischio d'avere una tempestosa infanzia. Quanto poi alla Corte Plenaria, essa  letteralmente morta in sul nascere. Gli stessi Cortigiani cominciarono a guardarla malsicuri; il vecchio Maresciallo Broglie declin l'onore di farne parte. Assalita dalla tempesta universale mista di ridicolo e di esecrazione (87), questa povera Corte Plenaria s'aduna una sola volta e poi mai pi. Scombussolato paese! La Discordia si erge con le sue biforcute lingue d'idra ovunque il povero Lomnie mette il piede. "Che un Comandante, un Commissario del Re", dice Weber, "si provi ad entrare in uno di questi Parlamenti perch gli si registri un Editto, e tutto il Tribunale sparir, lasciandolo solo con lo scrivano e il Primo Presidente. Registrato l'Editto e partito il Comandante, l'intero Tribunale s'affretter a tornare per dichiarare nulla questa registrazione. Le strade maestre sono gremite di grandi Deputazioni parlamentari, che procedono alla volta di Versailles per ottenere la cancellazione delle loro registrazioni dalla mano del Re, o che ne tornano, pronti a coprire una nuova pagina con una nuova risoluzione ancora pi audace". (88)
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Tale  la Francia di quest'anno 1788. Non  pi una Et dell'Oro o della Carta dominata dalla Speranza, con le sue corse di cavalli, coi suoi palloni frenati e le squisite sensibilit del cuore: oh come tutto questo  scomparso; com' impallidito il suo aureo splendore, ottenebrato in cos strano modo, involto nel turbine che corre verso la tempesta soprannaturale! Come nel naufragio di Paolo e Virginia di Saint-Pierre "una smisurata e immota nube"  (che noi diremo la nube del Dolore e della Indignazione) "cinge tutto il nostro orizzonte, si libra con le chiome sparse, contornata da riflessi di rame, su un cielo del colore del piombo".  immota, "ma altre piccole nubi"  (come i Parlamenti esiliati e simili) "si staccano da essa, volano sullo zenit con la velocit di uccelli"; e alfine con un urlo acuto irrompono insieme i Quattro Venti; tutto il mondo esclama allora: Ecco il turbine! Tout le monde s'cria: Voil l'ouragan!
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Del resto, in tale condizione di cose, il Prestito Progressivo, naturalmente, non si colloca: n invero pu quella imposta del Secondo Ventesimo, non sulla "stretta valutazione" almeno, essere levata con buon risultamento. "I prestatori", dice Weber nella sua maniera isterica e veemente, "temono la rovina; i riscuotitori della tassa temono di essere impiccati". Il Clero medesimo volge la faccia; e quando  convocato in Assemblea straordinaria, non fornisce alcun dono gratuito  (don gratuit), se si esclude il dono dei consigli; anche qui, invece di dar denaro, s'invocano tumultuariamente gli Stati Generali! (89)
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O Lomnie-Brienne, dalla povera mente inferma tutta sconvolta, dal corpo logorato da "tre cauter permanenti"; sul punto di morire d'infiammazione o di crepacuore, di dieta lattea, di dartres vives et maladie...  (meglio non tradurre) (90); tu che presiedi una Francia affetta da innumerevoli cautres actuels, anch'essa morente d'infiammazione e di tutto il resto! fu savio da parte tua il lasciare le boscose verzure di Brienne e il tuo nuovo castello marmoreo con quel che conteneva, per venire a far questo? Che ombre carezzevoli, che morbidi prati erano ivi; eran dolci gl'inni di quei poetastri come le blandizie delle Grazie imbellettate: (91) eppure, cos tu come l'altro Filosofo, il Morellet  (che non considerava n te n s un Prete spretato), potreste esser tanto felici facendo dei felici! Inoltre  (se tu lo avessi saputo!) nella Scuola Militare in quei pressi si ritrovava a studiar matematiche un taciturno Fanciullo, dal colorito bruno, che portava il nome di: Napoleone Bonaparte! Dopo cinquant'anni di sforzi, e dopo una suprema lotta vitale, tu hai fatto un cambiamento! Hai ottenuta alfine la toga presidenziale, come Ercole ebbe la camicia di Nesso.
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Il 13 luglio dello stesso anno 1788, nell'imminenza del ricolto della messe, cadde una gragnuola delle pi spaventevoli, devastando furiosamente tutti i frutti di quell'anno, che gi avevano sofferto tanto per la siccit. Per sessanta leghe intorno a Parigi, specialmente, la rovina fu quasi totale (92). Cos, a tanti altri malanni bisogna aggiungere la carestia e forse la fame.
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Alcuni giorni prima di questa tempesta di grandine, il 5 luglio, e pi decisamente alcuni giorni dopo, l'8 agosto, Lomnie annunzia che gli Stati Generali si convocheranno senz'altro nel prossimo venturo maggio. A dopo quel tempo sono rimandati la Corte Plenaria e tutto il resto. Inoltre, poich Lomnie non ha nessun piano quanto alla formazione e all'applicazione dei tanto desiderati Stati Generali, "sono invitati i pensatori" a fornirgliene uno per mezzo della discussione con la pubblica stampa!
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Che poteva fare un povero Ministro? Ancora dieci mesi di respiro: un pilota sul punto di naufragare getter via tutti gli oggetti, a cominciare dal suo sacco di biscotti, dal suo piombino, dalle sue loche, dalla bussola e dal quadrante, prima di affondare egli stesso. L'idea di affondare e l'incipiente delirio della disperazione ci fanno spiegare il quasi miracoloso "invito ai pensatori". Invito al Caos che voglia avere la gentilezza di costruire con quei tumultuosi pezzi galleggianti un'Arca di Salvezza per lui! In questi casi, pi che un invito, un comando  sempre riuscito pi opportuno. Quella sera la Regina se ne stava pensosa nel vano d'una finestra, con lo sguardo rivolto al Giardino. Il sou Chef de Gobelet l'aveva seguita recandole ossequiosamente una tazza di caff, e s'era poi ritirato mentr'ella lo sorbiva. Sua Maest fece cenno alla Dame Campan di avvicinarsi: "Grand Dieu!" mormor ella, tenendo in mano la tazza, "quali novit si renderanno pubbliche oggi! Il Re concede gli Stati Generali". Poi, volgendo gli occhi al cielo  (se Campan non s'ingann), soggiunse: "Questo  il primo colpo di tamburo di cattivo augurio per la Francia. Questa Nobilt ci roviner". (93)
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Durante tutto quell'affaccendarsi intorno alla Corte Plenaria, mentre Lamoignon aveva aspetto cos misterioso, Besenval gli aveva rivolta una domanda significativa: se, cio, avevano danari. Al che, avendo Lamoignon risposto come sempre  (sulla fede di Lomnie) che il danaro era assicurato, il giudizioso Besenval replic che in quel caso tutto era salvo. Eppure resta il triste fatto che i forzieri regali sono pressoch letteralmente vuoti. In vero, a prescindere da ogni altra considerazione, quell'"invito ai pensatori" e il gran cambiamento ormai vicino sono quanto basta per "arrestare la circolazione del capitale" e promuovere soltanto quella dei pamphlets. Poche migliaia di luigi d'oro  tutta la moneta o l'equivalente della moneta che resta nel tesoro del Re. In un altro accesso di disperazione, Lomnie invita Necker a tornare e a divenire Controllore delle Finanze! Necker ha altro in vista che venire a controllare le Finanze per conto di Lomnie, e, con un rifiuto secco, resta in silenzio al suo posto, aspettando il tempo opportuno.
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Che far un Primo Ministro disperato? S' gi impadronito della cassa forte del Teatro del Re; s'era istituita qualche Lotteria pei danneggiati dalla grandine, e Lomnie, nel suo estremo bisogno, anche su queste ha messo le mani (94). Fra non guari diverr impossibile il provvedere, a qualsiasi condizione, ai bisogni quotidiani. Il 16 Agosto il povero Weber udiva a Parigi e a Versailles degli strilloni, dalla voce soffocata e sorda  (voix touffe, sourde), che annunziava per le vie, con tono strascicato e nasale, un Editto concernente i Pagamenti  (tale era il titolo dolce che Rivarol gli aveva dato). Tutti i Pagamenti della Tesoreria Reale sarebbero stati fatti d'ora innanzi per tre quinti in denaro contante e i rimanenti due quinti in Boni ad interesse! Il povero Weber cadde quasi in deliquio nell'udire quelle voci scordanti, col loro presagio di corvi, e mai dimenticher l'effetto che produssero in lui (95).
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Ma quale effetto producono su Parigi, sul mondo in genere? Dai bassifondi dell'Aggiotaggio, dalle sommit dell'Economia politica, dal Neckerismo e dal Filosofismo; da tutte le gole articolate e inarticolate partono schiamazzi ed urli, come mai orecchio ha udito. La sedizione pu essere imminente! Monseigneur d'Artois, indotto dalla Duchessa di Polignac, sente il dovere di recarsi da Sua Maest la Regina, e francamente le espone lo stato della crisi. "La Regina pianse"; anche Brienne pianse; - perch  ormai chiaro, evidente che egli debba andar via.
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Senonch la Corte, cui le sue maniere e la sua loquacit furono sempre gradite, render dolce la sua caduta. Il vecchio rapace ha gi ottenuto che il suo Arcivescovado di Tolosa venga cambiato con quello pi ricco di Sens: e ora, in questo momento di piet, avr il Coadiutorato per suo nipote  (il quale appena raggiunge la dovuta et), un posto di Dama di palazzo per sua nipote, un Reggimento pel marito di lei, per s un cappello rosso da Cardinale, e una Coupe de Bois  (taglio da farsi nelle foreste regali): in complesso da cinque a seicento mila lire di rendita (96); e, finalmente, suo fratello, il Conte di Brienne, seguiter ad essere Ministro della Guerra. Circondato da cos morbidi capezzali, da cos smisurati letti di piume della Promozione, lasciate che cada ormai, come pi dolcemente  possibile!
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Cos Lomnie si diparte: ricco, se i titoli di Corte e la carta-moneta possono arricchirlo; ma, in caso contrario, il pi povero forse di tutti gli esseri umani. "Accolto a fischi dal popolo di Versailles", egli parte alla volta di Jardi, e poi si reca a sud, diretto a Brienne, per ristabilirsi in salute. Di l passa e si ferma alquanto in Italia; ma torner egli, sguisciando avanti e indietro, trepido, offuscato, schiacciato dai terribili eventi, fin che la Ghigliottina... spegner la sua debole esistenza? Ohim, peggio ancora: egli  spento, forse strozzato ignominiosamente, da far piet, sulla via della Ghigliottina! Nel suo palazzo di Sens, rozzi Birri Giacobini gli fecero bere con loro il vino delle sue cantine, lo fecero gozzovigliare insieme con loro con le vivande delle sue dispense; e il mattino seguente il miserabile vecchio si trov cadavere. Tale  la fine del Primo Ministro, Cardinale Arcivescovo Lomnie de Brienne. Raramente un pi misero mortale fu destinato a compiere una tale somma di male, ad avere una vita cos invidiata nella sua spregevolezza, una cos spaventosa fine. .
Acceso,  la parola, di ambizione, spento come un cencio in fiamme, trastullo dei venti, senza seguire n questa n quella direzione, ma tutte le direzioni, andava difilato incontro a quella mina a polvere.... che egli stesso accese! Compiangiamo lo sventurato Lomnie, perdoniamolo; e dimentichiamolo quanto pi presto  possibile.
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CAPITOLO 9.
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SEPOLTURA CON FUOCHI DI GIOIA.
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Durante queste straordinarie operazioni, cio il pagamento dei due quinti in Carta e il cambiamento del Primo Ministro, Besenval era stato assente, in giro pel Distretto sotto il suo Comando; e a dire il vero, negli ultimi mesi se n'era andato pacificamente a bere le acque di Contrexville. Ritornando ora, alla fine di Agosto, verso Moulines, e "non sapendo nulla", giunge una sera a Langres, e trova tutta la citt in istato di subbuglio  (grande rumeur). Senza dubbio si tratta d'una sedizione; una cosa tanto comune a quei tempi. Nondimeno egli smonta, e chiede a un individuo "piuttosto ben vestito": Che  mai successo? "Come", risponde costui, "non sapete la notizia? L'Arcivescovo  sbalzato, e il Signor Necker  richiamato; tutto accenna ad andare pel meglio!" (97)
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Quella rumeur e il vocio delle acclamazioni avevano circondato M. Necker "fin dal giorno in cui egli usciva dagli Appartamenti della Regina" dopo la sua nomina a Ministro. Era il 24 Agosto: "le gallerie del Castello, le corti, le strade di Versailles; in poche ore la capitale, e, come la notizia si diffuse, tutta la Francia, echeggiarono del grido di: Vive le Roi, Vive M. Necker!" (98) Senonch, a Parigi quel grido divenne disgraziatamente oggetto di "torbidi". Petardi e razzi vengono lanciati nella Place Dauphine, passando parecchio la misura. Un Fantoccio di vimini  (Mannequin d'osier) in abito d'Arcivescovo, fatto simbolicamente per tre quinti in raso e per due quinti in carta,  portato, non in silenzio, alla sbarra del tribunale popolare; ivi vien giudicato, e fatto confessare da un contraffatto Abb de Vermond; poi  solennemente consumato dal fuoco a pi della statua di Enrico sul Pont Neuf. Con tal foga nel lanciare petardi e tali urli che lo Chevalier Dubois e le sue guardie di citt trovarono alfine opportuno di caricare la folla  (cosa pi o meno inutile). Non si manc di bruciare le garette delle sentinelle, di forzare i corpi di guardia, ed anche di "gettare nella Senna i cadaveri nel corso della notte" per evitare nuove effervescenze. (99)
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Cos, i Parlamenti torneranno dall'esilio: la Corte Plenaria, i Pagamenti per due quinti in carta sono svaniti, andati in fumo a pi della statua di Enrico. Gli Stati Generali  (con un Millennio Politico) sono ormai certi; anzi nella fretta del nostro desiderio, saranno annunziati pel prossimo Gennaio; e tutto, come disse l'uomo di Langres, "vuol andare pel meglio".
All'occhio profetico di Besenval un'altra cosa  pi che apparente; cio, che l'Amico Lamoignon non pu conservare il suo Portafoglio della Marina; n egli n il Ministro della Guerra Conte di Brienne! Di gi il vecchio Foulon, che aspira a divenire Ministro della guerra, si agita dietro le quinte.  quello stesso Foulon detto me damne du Parlement; uomo incanutito nella perfidia, oppressore, pronto ad ogni macchinazione, intrigo, nequizia. Egli, quando, a proposito d'un suo progetto di finanza, gli si obbiett: "E il Popolo che far?", rispose nell'ardore della discussione: "Il Popolo pu mangiare erba". Parole inconsiderate che volano e si divulgano tornando poi sotto forma di fatti!
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Foulon, a soddisfazione del mondo, cade questa volta, e sempre cadr. D'altra parte ci non  di giovamento a M. de Lamoignon; n vale a quest'uomo condannato l'avere una intervista col Re, donde fu visto tornare radieux, raggiante. Lamoignon  l'uomo odiato dai Parlamenti; il Conte di Brienne  fratello del Cardinale Arcivescovo. Il 24 Agosto  stato, e il 14 Settembre non  ancora venuto, allorch ambedue, come fece il loro gran Principale, cadranno sul morbido espressamente preparato.
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Ed ora, quasi che l'ultimo peso le si fosse tolto dal cuore, e la sicurezza fosse divenuta completa, Parigi prorompe di nuovo in un giubilo estremo. La Basoche mostra a voce alta il suo contento che il cattivo genio del Parlamento sia caduto; la Nobilt, la Borghesia, il Popolo se ne sono rallegrati e tuttora se ne rallegrano. Anzi ora, con nuova enfasi, balzando repentinamente dai suoi bassifondi, sorger a manifestarsi anche la Canaglia, perch anche laggi  penetrato il nuovo Vangelo Politico in una forma rude o in un'altra.  Luned, e siamo al 14 Settembre 1788: la Canaglia si assembra di nuovo, in gran forza, nella Place Dauphine; lancia petardi, d fuoco a spingarde con incredibile resistenza, senza tregua, per otto ore di seguito. Appare di nuovo un Fantoccio di vimini, "Mannequin d'osier", fatto segno ad urli senza fine. Anche il ritratto di Necker, carpito o comperato in qualche bottega di stampe,  portato in processione sulla punta della pertica, accompagnato da evviva: - un esempio degno di memoria.
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Specialmente sul Pont Neuf, ove il Grande Enrico in bronzo si erge sublime, s'accalca la folla. Tutti i passanti debbono far sosta fin che non si siano inchinati al Re del Popolo e non abbian detto in maniera da farsi udire: Vive Henri Quatre; au diable Lamoignon! Nessuna carrozza pu passare senza fermarsi; neppur quella di Sua Altezza d'Orlans. Gli sportelli delle carrozze vengono aperti: il signore deve compiacersi di sporger fuori la testa e inchinarsi; oppure, se refrattario, deve smontare addirittura e inginocchiarsi; per la signora, un lieve ondeggiare delle sue piume, un sorriso sul suo bel volto, senza muoversi dal suo posto,  quanto basta; naturalmente poi qualche moneta elargita dalle Alte Classi amiche della Libert  (per comperarne fuses) non era fuor di luogo. Questo stato di cose si prolunga per pi giorni, e a rendere il sollazzo pi grossolano non mancano dei calci. La Guardia civica non pu far proprio nulla, e appena  in grado di salvare la propria pelle; poich negli ultimi dodici mesi, come abbiamo osservato qualche volta, era divenuto un passatempo il dar la caccia alla Guardia. Besenval, a dir vero,  a portata di mano coi suoi soldati; ma essi hanno ordini di evitare il fuoco e non sono punto disposti a muoversi.
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La esplosione dei petardi cominci il luned mattina; ora  circa la mezzanotte del mercoled e il "Mannequin di vimini" dev'essere sepolto... apparentemente all'antica maniera. Lunghe file di torce lo seguono, andando in direzione del palazzo Lamoignon, "ma un mio servo"  (di Besenval)  corso a darne avviso, e intervengono i soldati. No, il tristo Lamoignon non morr nel furore della rivolta, n questa notte, n per un anno ancora; ma morr poi d'un colpo di fucile  (non si sa se volendosi suicidare o per un accidente) (100). La Canaglia, respinta, brucia il suo Manichino di vimini sotto le finestre di lui; frantuma il casotto della sentinella e s'allontana per assaltare Brienne e il Capitano delle Guardie Dubois. Senonch ora tutti si danno da fare: Gardes Franaises, Invalidi, Guardie del Corpo; la processione delle torcie  ricevuta a colpi di fucile, di baionetta, di sciabole. Anche Dubois esegue una carica con la sua cavalleria ed  la pi crudele di tutte: "vi sono molti feriti e molti morti"; non senza clangore e lamenti, con tutto un seguito di processi penali e di persone officiali che muoiono di crepacuore! (101). Frattanto, con la scopa d'acciaio, la Canaglia  stata spazzata via e gettata nelle sue pi remote profondit, e le vie sono rimaste monde.
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Per un secolo e mezzo la Canaglia non aveva osato di farsi avanti in tal guisa, n durante un cos lungo periodo aveva mostrato la sua smisurata e rozza fisonomia alla piena luce del giorno. Una Meraviglia, una Cosa tutta nuova: quella gente nel suo allegro sgambettare fa ricordare il burlesco viaggio a Brobdignag; essa non  priva d'originalit e quasi non sente la collera; eppure nel suo riso vacuo, grossolano, si nasconde un'ombra truce... e chiss che non possa venir fuori una volta o un'altra!
Intanto, i pensatori invitati da Lomnie sono molto innanzi coi loro pamphlets. Gli Stati Generali, per altro, con un progetto o con un altro, si aduneranno in ogni modo, se non nel Gennaio, come una volta si sperava, al pi tardi nel Maggio. Il vecchio Duca di Richelieu, moribondo in questi giorni d'autunno, apre ancora una volta gli occhi e mormora: "Che avrebbe detto Luigi Decimoquarto!..."  (che egli ricorda), poi richiude gli occhi per sempre, prima dei tempi calamitosi.
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LIBRO QUARTO. STATI GENERALI.
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CAPITOLO 1.
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TORNANO I NOTABILI.
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La preghiera universale, dunque,  sul punto di venire esaudita! Sempre, nei tempi di perplessit nazionale, quando gli errori abbondarono e non si vedeva via di salvezza, si ricorse a questo rimedio degli Stati Generali; vi ricorse un Malesherbes, vi ricorse un Fnelon anche (102); e i Parlamenti che li reclamarono ebbero un seguito di benedizioni. Ed ecco che ora s' raggiunto l'intento: gli Stati Generali vi saranno davvero!
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Dire: Vi siano degli Stati Generali, era facile; ma dire in qual modo essi dovevano essere, non era facile. Fin dal 1614 non s'erano convocati Stati Generali in Francia, ed ogni loro traccia s'era cancellata dalle abitudini vive degli uomini. La loro forma, le loro attribuzioni, la loro procedura che non ebbero mai norme prestabilite, sono divenute ormai una cosa completamente vaga e incerta. Una creta cui il pentolaio pu dare una forma purchessia; o meglio venticinque milioni di pentolai; giacch ormai questo numero raggiungono pi o meno quelli che hanno facolt di deliberare. Che forma dare agli Stati Generali? Questo  il problema. Ogni Corporazione, ogni Nucleo privilegiato, ogni Classe organizzata ha in questa cosa le sue segrete speranze, le sue segrete delusioni; perch, badate, quella mostruosa Classe di venti milioni, che finora aveva rappresentato il muto gregge alla merc di altre classi non ad altro intente che a mettersi d'accordo sulla maniera di tosarlo; anche quella Classe sorge ora con le sue speranze! Essa ha smesso o va smettendo il suo mutismo, e parla a traverso i Pamphlets, o, in mancanza d'altro, strepita e brontola appiattata dietro di questi, all'unisono, accrescendo in maniera meravigliosa il loro volume di suono.
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Quanto al Parlamento di Parigi, esso s' subito dichiarato fautore "della vecchia forma del 1614". La quale aveva questo vantaggio, che il Tiers Etat, Terzo Stato, o la Borghesia, figurava col, nient'altro che per mostra; mentre che la Nobilt e il Clero non aveano da fare altro che evitare i dissidii fra di loro, e allora potevano deliberare senza ostacoli ci che meglio loro talentava. Questa fu la esplicita opinione del Parlamento di Parigi. Ma, accolta da una tempesta di fischi e d'urli tale opinione si dilegu ratta come il vento, e con essa la popolarit del Parlamento, per mai pi tornare (103). La parte del Parlamento, come gi dicemmo, fu presto recitata e compiuta; per altro v' qualcosa da notare in rapporto ad esso, cio la prossimit delle date: fu il 22 Settembre che il Parlamento torn dalle sue "vacanze" o dal suo "esilio" nel suo dominio, per esservi instaurato con giubilo immenso di tutta Parigi. Fu precisamente il giorno dopo che questo stesso Parlamento manifest "la sua franca opinione"; ed ecco che la dimane, dopo questo fatto, voi lo vedete "coperto d'oltraggi": la sua corte esterna  tutta un echeggiare di fischi; la gloria s' di l dipartita per sempre. Una popolarit di ventiquattr'ore non era a quei tempi un fatto anormale.
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E, passando ad altro: come fu superfluo l'invito di Lomnie: l'invito ai pensatori! Pensatori e non pensatori, circa un milione d'individui, sono spontaneamente al loro posto, facendo del loro meglio. I Clubs lavorano: la Socit Publicole, il Club Bretone, il Club degli Arrabbiati, il Club des Enrags, sono all'opera. Non mancano i pranzi al Palais Royal; i vostri Mirabeau, i Talleyrand vi desinano insieme agli Chamfort, ai Morellet, ai Dupont e agli ardenti parlamentari; adunanze che hanno il loro scopo! Poich un certo Provveditore di Lione, neckeriano, di cui si potrebbe fare il nome, li riunisce in quel luogo (104), quando non  l'idea del pranzo che ve li fa recare di propria iniziativa. E, quanto ai Pamphlets, a dirla in linguaggio figurato, " addirittura una nevicata, e come neve bloccano le vie del Governo"! Ora  il tempo degli Amici della Libert., sani o insani che siano.
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Il Conte, o sedicente Conte, d'Aintrigues, "giovane gentiluomo di Linguadoca", con l'aiuto probabilmente di Chamfort il Cinico, monta in un furore quasi Pitico, violento fra i pi violenti (105). A questo giovane mattoide, gentiluomo di Linguadoca, "che fu fra i primi emigrati", dovr poi toccare di fuggire sdegnosamente alla frontiera col Contratto Sociale in saccoccia, lanciato nel vuoto delle tenebre, incontro a ingrati intriganti, a un ignis-fatuus aleggiante, e incontro a morte di stiletto! L'Abb Sieys ha lasciata la cattedrale di Chartres, il canonicato e gli scaffali coi libri, s' fatta sparire la tonsura e viene a Parigi con una testa da secolare delle pi irrefragabili, per fare tre domande, cui risponde egli medesimo: Che cosa  il Terzo Stato? Tutto. Che cosa  stato finora con la nostra forma di governo? Nulla. Di che ha bisogno? Di divenire qualche cosa.
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D'Orlans che, sul sentiero del Caos, si trova nel folto della mischia, promulga le sue Dlibrations (106) alle quali d la sua paternit, ma sono scritte da Laclos delle Laisons Dangereuses. La conclusione balza fuori semplicemente. "Il Terzo Stato  la Nazione!" Per contrapposto, Monseigneur d'Artois, con altri Principi del Sangue, pubblica, sotto forma d'un solenne Memoriale al Re, che, se si d ascolto a tali aforismi, il Privilegio, la Nobilt, la Monarchia, la Chiesa, lo Stato e il Tesoro sono in pericolo (107). S, in pericolo,  vero; ma, se non vi si d ascolto sono forse meno in pericolo?  la voce di tutta la Francia questo grido che s'innalza immenso, multiforme, fragoroso come l'irrompere tumultuoso delle acque: chi era da tanto da trovare dove rifarsi, se non voleva fuggire sulle montagne e nascondersi?
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Come un ideale, onniveggente Governo di Versailles dato che si reggeva con tali princip, in tale ambiente, avrebbe potuto regolare la sua condotta in questa nuova situazione,  pure problematico. Un Governo siffatto avrebbe senza dubbio intuito che il suo lungo cmpito era per esaurirsi; che sotto le sembianze degli Stati Generali, omai inevitabili, un nuovo onnipossente Incognito prendeva vita dalla Democrazia; al cospetto di questo non v'era Governo di Versailles che potesse o volesse sussistere in una forma meno che provvisoria. A farlo poi agire nella sua forma provvisoria, oltre ogni dire importante, sarebbero occorse nient'altro che le sue facolt; e cos un'opportuna Abdicazione, pacifica, graduale e ben condotta e un Domine, dimittas ne sarebbero stati l'uscita!
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Questo avrebbe fatto il nostro ideale, onniveggente Governo di Versailles; ma che far il presente, irrazionale Governo di Versailles? Ohib, questo  un Governo che esiste col solo pel proprio interesse; senza diritto, se se ne eccettua quello del possesso, ed ora anche senza potere. Esso non vede e non prevede nulla; senza uno scopo in s stesso, ha pur tante mire... e soprattutto l'istinto che tutto ci che esiste debba lottare per conservare la propria esistenza.  tutto un insieme vorticoso, in cui vani consigli, allucinazioni, menzogne, intrighi e imbecillit turbinano come frusti avanzi tra l'incrociarsi dei venti! L'il-de-Buf se ha le sue paure, ha pure le sue speranze irrazionali. Se finora tutti gli Stati Generali non hanno fatto quasi nulla, perch dovrebbero questi di ora fare di pi? I Comuni invero hanno aspetto poco rassicurante; ma, dopo tutto, una rivolta sconosciuta a cinque generazioni non  forse un'impossibilit? Sapendosi maneggiare, si pu ben mettere i Tre Stati in antagonismo fra loro; il Terzo allora, come in altro tempo, parteciper pel Re, e, per dispetto e per proprio interesse, sar accanito nel tassare e vessare gli altri due. Cos gli altri due cadranno legati nelle nostre mani, di maniera che noi potremo scorticarli a nostro talento. Con questo metodo, ottenuto il danaro e generata la discordia fra i Tre Stati, si potr congedarli e abbandonarsi agli eventi del futuro! Il buon Arcivescovo Lomnie soleva dire: "Vi sono tanti accidenti, e noi non abbiamo bisogno che di uno per salvarci".  vero; ma quanti non ve ne sono per distruggerci?
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Il povero Necker, in questa specie di anarchia, fa quanto  possibile. Egli fissa in essa lo sguardo, ostinatamente, animato dalla speranza; loda la nota rettitudine della mente regale; ascolta con indulgenza le note perversit della Regina e della Corte; emette qualche proclama o decreto con cui qualche volta favoreggia il Tiers Etat; ma non conclude niente e, sorvolando, cerca di tenersi da parte, perch opina che le cose da s stesse troveranno la loro via.
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I grandi problemi per ora si sono ridotti a due: la Doppia Rappresentanza e il Voto per Capo. Debbono i Comuni dare una "doppia rappresentanza", vale a dire altrettanti membri quanti ne hanno in complesso la Nobilt e il Clero? Debbono gli Stati Generali, una volta adunati, votare e deliberare in un sol corpo, o in tre corpi distinti, "votare per testa o per classe", per ordre, com'essi dicono? Queste sono le questioni di diritto che riempiono tutta la Francia di rettorica, di logica, di eleuteromania. A metter fine alle dispute, pensa Necker, non sarebbe opportuna una seconda convocazione di Notabili? E questa seconda convocazione  decisa.
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Il 6 novembre dell'anno 1788, i Notabili, come s'era convenuto, si sono riuniti, dopo un intervallo di diciotto mesi all'incirca. Sono gli antichi Notabili di Calonne, ancora quei Centoquarantaquattro. Si  ricorso ai medesimi per dar prova d'imparzialit e per risparmiar tempo. Essi siedono ivi ancora una volta, nei loro Sette Bureaux, in una rigida stagione invernale, la pi rigida dopo quella del 1709; il termometro  sotto lo zero Farenheit, la Senna  tutta ghiacciata (108). Freddo, miseria, clamori eleuteromaniaci: tutto un mondo mutato da quando i medesimi Notabili "si sciolsero", nel maggio, un anno addietro! Essi son l per vedere se con la guida dei loro Sette Principi del Sangue, nei loro Sette Bureaux, possono risolvere la questione del diritto.
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Con sorpresa del Patriottismo, questi Notabili, un tempo cos patrioti, pare che inclinino verso la cattiva strada, dalla parte antipatriottica. Tentennano sulle questioni della Doppia Rappresentanza e del Voto per Testa: non v' decisione affermativa, si tratta della semplice discussione, ma questa non si presenta con buoni auspic. E invero, non appartenevano quei Notabili, essi medesimi, alle Classi Privilegiate? Un tempo costoro gridavano forte; ora hanno i loro presentimenti; fanno le loro dolorose riflessioni. Lasciate che svaniscano per esaurimento, che non tornino mai pi! Dopo una sessione d'un mese scompaiono, il 12 dicembre 1788: son gli ultimi Notabili terrestri che se ne vanno, per non pi ricomparire nella Storia del Mondo.
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Onde, continua sempre lo schiamazzo, continuano i Pamphlets; non si vedono che proclami patriottici sempre pi altisonanti, che si rovesciano su noi da tutti gli angoli della Francia... e Necker, al termine di quindici giorni, prima che finisca l'anno, deve presentare il suo Rapporto (109), raccomandando, sotto la sua responsabilit, la Doppia Rappresentanza in questione; anzi quasi imponendola; tale era il diapason che avevano raggiunto il gergo e l'eleuteromania. Quante incertezze, e che giro di cose! Durante questi sei mesi di rumore  (che cominci con Brienne, nel luglio), non  stato un continuo seguirsi di rapporti, un continuo incalzarsi di proclami? (110)
Tuttavia, la prima questione di diritto  ormai risoluta. Quanto alla seconda, cio il votare per Testa o per Ordine, sfortunatamente  ancora sospesa. Sospesa, per cos dire, fra gli .
Ordini Privilegiati e i non Privilegiati; premio di vittoria e nello stesso tempo segnacolo di guerra fin dall'inizio. Chiunque giunger a impossessarsi di quel premio, potr da quel momento innalzarlo come una bandiera di guerra, coi pi felici presagi!
Alfine, da un Editto Reale del 24 gennaio (111), la Francia impaziente nell'attesa, non solo acquista la certezza che i Deputati nazionali dovranno riunirsi, ma intravede la possibilit  (fino a questo punto e non oltre andava il Regolamento regale) d'iniziarne l'elezione.
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CAPITOLO 2.
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L'ELEZIONE.
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Ors, dunque, all'azione! La regale parola d'ordine vola attraverso la Francia, come attraverso le vaste foreste soffia con furia un vento impetuoso. Nelle Chiese Parrocchiali, nei Palazzi Civici, in ogni sede di Adunanze; pei Baliaggi, pei Siniscalcati, per qualsiasi cosa gli uomini si trovino riuniti, ivi con molta confusione si formano le Assemblee Primarie. Per eleggere i vostri elettori, tale  la formula prescritta, e poi per redigere il vostro "Memoriale di Querele e di Doglianze  (Cahier de plaintes et dolances), delle quali ultime non v' penuria.
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Con tale possanza opera questo Reale Editto del Gennaio, compiendo il suo rapido giro nelle sacche postali di cuoio, su per le vie maestre rigate di ghiaccio, verso tutti i punti cardinali. Come un qualche fiat, una qualche magica parola, cui tali cose somigliano! Poich, tutte le volte che esso  proclamato alto "presso la croce del mercato", accompagnato dal suono della tromba, alla presenza del Podest, del Siniscalco o d'altri Funzionari minori, scortati dagli alabardieri; o nelle chiese campestri vien letto con voce cadenzata dopo il sermone, "au prne des messes paroissales"; ed  registrato, impostato, fatto volare per tutto il mondo - mirate come questo affollato Popolo di Francia da cui partiva un gorgoglio, un bisbiglio lungamente represso nella sua aspettativa ardente, comincia a riunirsi, acquistando una forma, in gruppi organici. Questi gruppi organici contengono alla loro volta gruppi organici minori; il brusio inarticolato diviene parola, azione. Con l'Assemblea Primaria, poi con le "elezioni successive", e un'infinit d'elaborati scrutin, secondo il procedimento prescritto - le genuine "Querele e Doglianze" saranno alfine messe in carta; sar costituita alfine la debita Rappresentanza Nazionale.
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Come l'intero Popolo si scuote, quasi avesse una sola vita; e col clamore di migliaia di voci annunzia che esso  sveglio, destatosi a un tratto da un lungo sonno mortale, e che d'ora innanzi non dormir pi! La cosa anelata  giunta alfine; meravigliose novelle di Vittoria, di Liberazione, di Franchigia, hanno una magica eco in ogni cuore. La nuova  giunta al prode, al vigoroso, le cui forti mani non saranno pi avvinte nei ceppi, all'uomo cui si spiegano dinanzi continenti senza limiti, non conquistati. L'ha udita lo schiavo travagliato dal lavoro quotidiano; l'ha udita il mendico dalla crosta bagnata di pianto. E che! Fino a noi arriva la speranza, gi, fino a noi? La fame, gli stenti non saranno omai eterni? Il pane che strappiamo alla dura gleba e che dall'arduo lavoro dei nostri tendini vien mietuto e ridotto a pagnotta, non  tutto per un altro; anche noi ne mangeremo dunque e ne saremo nutriti? Gloriose novelle  (rispondono i vecchi, pi prudenti), ma purtroppo inverosimili! - In ogni modo, il basso popolo, che non paga le tasse e non ha diritto di voto (112), pu con ragione mettersi intorno assiduamente a coloro che votano; e cos la maggior parte delle Assemblee, all'interno e all'esterno, prendono un aspetto abbastanza animato.
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Parigi  la sola citt che avr i suoi Rappresentanti; ne avr venti; Parigi  divisa in sessanta Distretti, ciascuno dei quali  (riunendosi in qualche chiesa o in altro luogo) sceglie due Elettori. Deputazioni officiali vanno di Distretto in Distretto, perch finora tutto  inesperienza, ed  un consultarsi senza fine. Le vie brulicano in modo strano d'una folla affaccendata, pacifica, eppure irrequieta e loquace; a quando a quando appare il luccichio dei moschetti militari, specialmente intorno al Palais, ove il Parlamento, un'altra volta in funzione, siede querulo, quasi tremante.
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 in moto tutto il mondo francese! In queste grandi giornate, qual' il pi povero, il pi assiduo operaio che non lascia il suo laboratorio, se non per votare, almeno per assistere alla votazione? Per tutte le vie maestre  un ronzo continuo, un continuo andare e venire. Sulla vasta superficie della Francia, di tratto in tratto, nei mesi della primavera, mentre il Seminatore getta il suo grano nei solchi, suoni di moltitudini che si adunano e si disperdono, che deliberano, che acclamano, che votano con le palle e a voce, si librano discordi verso l'orecchio del Cielo. A questi fenomeni politici aggiungete quest'altro fenomeno economico: il Commercio subisce un ristagno; rincara il Pane, poich prima del terribile inverno, come dicevamo, eravi stata una terribile estate con siccit, e una grandinata che il 13 luglio aveva distrutto tutto. Che giorno spaventevole! Che pianto mentre la tempesta infuriava! Ma, ohim, al prossimo anniversario sar anche peggio (113). In tali condizione di cose la Francia elegge i suoi Rappresentanti Nazionali.
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Gl'incidenti e i particolari di queste Elezioni non appartengono alla Storia Universale, ma a quella locale o della Parrocchia: per questa ragione noi non c'intratterremo a questo punto n sui torbidi di Grenoble o di Besanon, n sul sangue sparso per le vie di Rennes e susseguente marcia dei Giovani Bretoni col Manifesto delle loro "Madri, Sorelle e Amanti" (114); n su altro di simil genere.  dappertutto la stessa triste istoria, con lievi variazioni. Un Parlamento instaurato  (come a Besanon) resta attonito al cospetto di questo Behemoth degli Stati Generali, da esso stesso evocato, e poi si slancia con pi o meno audacia per cacciargli una spina nel naso; ma, ohim, d'un subito viene abbattuto, travolto, poich la nuova forza popolare pu servirsi non solo di argomenti, ma anche di pezzi di mattoni! Inoltre, e forse congiunto a tutto ci, un ordine di Nobilt  (come quella di Bretagna) vorrebbe incatenare in precedenza il Terzo Stato, perch non danneggi i suoi antichi privilegi. Ma in quest'atto dell'incatenare, mai cos abilmente ordito, non vi  possibilit di riuscire, poich il Behemoth-Briareo spezza i vostri legami come verdi festuche. Legare? Oib, signori! Ci pensate voi a quelle vostre spade cavalleresche, da cui dipende il valore, la sorte della battaglia, se sarebbero atte all'impresa? Il cuore plebeo  rosso di vita, e non impallidisce neppure sotto il vostro sguardo; "e i seicento gentiluomini Bretoni, riuniti in armi per settantadue ore nel chiosco dei Cordeliers a Rennes" debbono venir fuori pi sav che non vi entrarono. Poich i Giovani di Nantes, i Giovani di Angers, tutta la Bretagna era in sollevazione, "e le madri, le sorelle, le amanti" gridavano dietro di loro: Marche! La Nobilt Bretone deve alla sua volta lasciare che il mondo dei matti faccia la sua via (115).
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In altre Provincie, la Nobilt, con uguale buon volere, trova meglio appigliarsi alle Proteste, ai ben redatti "Cahiers de dolances", agli scritti e ai discorsi satirici. Tali sono in parte i metodi seguiti nella Provenza, ove a dir vero, anche Gabriele Onorato Riquetti, Conte di Mirabeau,  corso da Parigi a portarvi la sua parola di occasione. In Provenza, i Privilegiati, spalleggiati dal loro Parlamento in Aix, scoprono che tali novit, quantunque prescritte da un Editto Reale, tendono a recar danno alla Nazione, e, quel ch' fuori di dubbio, "intaccano la dignit dei Nobili". A questo proposito, Mirabeau protesta altamente; e quella medesima Nobilt, fra un tumulto immenso all'interno e allo esterno, decisamente prende senz'altro la determinazione di espellerlo dalla sua Assemblea. Nessun altro metodo, neppure quello di successivi duelli, poteva riuscire efficace con quell'uomo turbolento e sfolgorante nella sua violenza. Cos, egli  espulso.
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"In tutti i paesi, in tutti i tempi", egli esclama nel partire, "gli Aristocratici hanno perseguitato implacabilmente ogni amico del Popolo, e con decupla implacabilit se questo tale era nato dall'Aristocrazia. Perci fu che l'ultimo dei Gracchi per per mano dei Patriz; ma egli, percosso dal colpo mortale, vol fatto polvere verso il cielo e invoc le Divinit Vendicatrici; e da quella polvere nacque Mario - quel Mario che fu illustre, non tanto per avere sterminato i Cimbri, quanto per aver sovvertito in Roma la tirannia dei Nobili (116)". Lanciando quel nuovo e strano pugno di polvere  (col mezzo della stampa) perch generi quello che pu, Mirabeau se ne va solennemente in seno al Terzo Stato.
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Il fatto che egli, per ingraziarsi il Terzo Stato, "aprisse una bottega di tessuti a Marsiglia", divenendo temporaneamente un sarto fornitore, o anche l'invenzione di questa fiaba, resta sempre per noi una amenit di quell'epoca. Un pi strano Mercante mai maneggi la misura, e stracci tela per uomini o parti frazionali di uomini. Il "Fils Adoptif"  sdegnato di questa favola spregevole (117), - che pure era creduta in tutto vera a quel tempo (118). Ma, dopo tutto, se Achille nell'et eroica ammazzava montoni, perch non doveva Mirabeau, in tempi non eroici, misurare stoffe?
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Pi autentici sono i suoi viaggi trionfali a traverso quell'inquieto distretto, con seguito di turbe festanti e torce accese; ove "le finestre erano fittate per due luigi" e un centinaio d'uomini formavano la sua guardia volontaria.  eletto Deputato nello stesso tempo ad Aix ed a Marsiglia, ma opter per Aix. Egli ha dischiusa la sua voce che si ripercuote lontano, e la profondit dell'anima sua che risuonano lungi nello spazio; egli pu sedare  (tale virt  in una parola pronunziata) il tumulto di orgoglio del ricco, il tumulto di fame del povero; le moltitudini selvagge si addolciscono sotto di lui come sotto la luna i flutti del mare:  divenuto un frenatore del mondo, e un reggitore di uomini.
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Un altro incidente, un'altra particolarit vogliamo notare, e con un ben differente interesse. Si tratta del Parlamento di Parigi; il quale si fa innanzi come gli altri  (con minore audacia,  vero, rendendosi miglior conto della situazione) per mettere la nasiera a quel Behemoth degli Stati Generali. Il degno dottor Guillotin, rispettabile professionista di Parigi, ha dato alla luce il suo piccolo "Piano d'un Cahier de dolances"; e non aveva forse la pi ampia libert di farlo, quando se ne sentiva il desiderio ed era nel suo diritto? Egli fa pratiche perch il popolo lo firmi, e allora il dispettoso Parlamento esige che ne dia spiegazione. Egli vi si reca; ma con tutta Parigi alle sue calcagna, che inonda le corti esterne, e anche in quel luogo appone gran copia di firme al Cahier, mentre il Dottore nell'interno d le sue spiegazioni! Il Parlamento non pu troppo presto congedare Guillotin coi suoi complimenti, perch sia portato a casa sua, alto, sugli omeri (119). Speriamo di rivedere ancora una volta questo rispettabile Guillotin, forse una sola volta; non cos il Parlamento, che non rivedremo pi, lasciando che si sommerga lontano dai nostri occhi.
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Frattanto tali cose, per liete che siano, son poco atte a rallegrare il creditore nazionale, o, a dir meglio, il creditore in genere. In mezzo al dubbio portentoso, universale, qual' la certezza che pu sembrare pi indiscutibile se non quella del danaro nella borsa e della saggezza di conservarlo a quel posto? Le speculazioni commerciali, il commercio di ogni genere hanno subto un notevole ristagno; la mano dell'industrioso giace inerte sul suo seno. Cosa spaventevole, quando il rigore delle stagioni ha portato il suo contributo di male, e alla scarsezza del lavoro si aggiunge la scarsezza del nutrimento! All'inizio della primavera giungono voci di monopol, compaiono editti reali e petizioni di fornai contro i mugnai; alfine, nel mese di Aprile, abbiamo delle bande di straccioni bisognosi, e pianti feroci di gente che muore d'inedia! Son questi i tanto famosi Briganti; un nucleo di persone realmente vissute, che, per un lungo riflettersi e riverberarsi a traverso tanti milioni di cervelli, come in concavi specchi moltiplicatori, diviene tutto un mondo di Briganti, e simile a una specie di Macchina Soprannaturale, muove meravigliosamente l'Epos della Rivoluzione. I Briganti son qui, i Briganti son l, i Briganti stanno per venire! Non altrimenti echeggiava il rumore dell'arco d'argento di Febo Apollo che spargeva la pestilenza e il terrore poich anche quest'altro rumore aveva dell'immaginoso, del soprannaturale e procedeva anch'esso informe nella sua immensit, essendosi da s stesso fatto simile alla Notte!
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Ma, notate almeno, per la prima volta, che strano imperio ha il sospetto in quei paesi e a quel tempo. Se dei poveri affamati si riuniscono, prima di morire, in gruppi, in turbe, come fanno i tordi e i pivieri durante la tempesta non foss'altro che per cinguettare mestamente insieme, perch la miseria possa guardare in faccia alla miseria; se gli affamati, quando sono uomini, scopriranno  (ci che non possono fare i tordi affamati) una volta riuniti, che non  il caso di morire fin che cibo vi  nel paese, ed essi son molti, con le saccocce vuote, ben vero, ma forti di braccia; in tutto questo che bisogno v' d'un Meccanismo Portentoso? Nessun bisogno per tant'altri Popoli; non cos pel popolo francese in tempo di Rivoluzione. Questi Briganti  (come furono quei di Turgot, quattordici anni addietro) sono stati messi su, arruolati, quantunque senza colpi di tamburo, dagli Aristocratici, dai Democratici, da d'Orlans, da d'Artois, dai nemici del bene pubblico. Anzi, gli Storici del tempo lo provano con un argomento: questi Briganti che pretendono d'esser privi di vitto, trovano nondimeno il modo di bere e sono stati visti ebbri (120). Un fatto senza esempio! Ma, in sostanza, non possiamo noi predire che un popolo cos facile alla Credulit e alla Incredulit  (la cui perfetta unione genera il Sospetto o per lo pi l'Irragionevolezza) vedr parecchie Figure d'Immortali combattere nelle sue file, senza aver mai bisogno d'un Meccanismo Epico?
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Sia come si voglia,  chiaro che i Briganti sono giunti a Parigi in una moltitudine considerevole (121); hanno visi sparuti, chiome fluenti  (veri tipi d'entusiasti), coperti di luridi cenci; portano grosse mazze che sbattono adirati contro il suolo! Costoro si mischiano nel tumulto dell'Elezione e vorrebbero in ogni modo firmare il Cahier di Guillotin o qualsivoglia Cahier o Petizione, se sapessero scrivere. Il loro aspetto d'entusiasti, il battere che fanno dei loro bastoni lasciano presagire poco di buono, sopratutto pei ricchi padroni manifatturieri del Sobborgo di Saint-Antoine, i cui operai bazzicano con loro.
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CAPITOLO 3.
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L'ELETTRICITA S'ACCUMULA.
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Ma ora anche i Deputati nazionali sono venuti a Parigi da tutti i punti della Francia, con le loro commissioni, che essi chiamano pouvoirs o poteri, nelle loro saccocce; e prendono informazioni, si consultano, si mettono alla ricerca di alloggi a Versailles. Gli Stati Generali si apriranno col, se non il Primo, certamente il Quattro maggio, in gran processione e gala. La Salle des Menus  tutta rimessa a nuovo e decorata per loro; s' finanche stabilito il loro costume; una grande controversia a questo proposito sui "cappelli dalla tesa alzata o abbassata" pei Deputati dei Comuni,  stata alfine risoluta. Arrivano sempre nuovi forestieri: girovaghi, tipi var di persone, ufficiali in licenza, come il degno Capitano Dampmartin, di cui speriamo fare la conoscenza; anche essi sono qui convenuti da ogni regione per vedere di che si tratta. I nostri Comitati di Parigi, dei Sessanta Distretti, sono pi che mai affaccendati; oramai  evidente, le elezioni di Parigi saranno tardive.
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Il luned, 27 aprile, l'astronomo Bailly nota che il Sieur Rveillon non trovasi al suo posto. Il Sieur Rveillon, "grande Fabbricante di Carta della Rue Saint-Antoine", d'ordinario cos puntuale,  assente dal Comitato Elettorale; e per giunta mai pi vi comparir.  dunque accaduto qualche cosa in quegli "immensi magazzini di carta vellutata"? Purtroppo s! Purtroppo non  un Montgolfier che s'innalza oggi in quel luogo; ma  la Miseria, la Canaglia, il Sobborgo che si solleva! Fu il Sieur Rveillon, egli stesso operaio un tempo, a dire che "un operaio poteva lautamente vivere con quindici sous al giorno"? Con settantacinque centesimi: ben magra somma! O soltanto s'immagin e si credette ch'egli lo dicesse? Questo continuo accalorarsi, questi attriti hanno reso elettrico il Carattere Nazionale.
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In fondo a quelle buie tane, in quei cervelli offuscati, in quei cuori affannati, chiss con quale strano aspetto il nuovo vangelo politico s' venuto foggiando; quale miracolosa "Comunione di Miserabili" pu venirne fuori! Basta: individui minacciosi che presto divengono minacciose moltitudini, insieme ad altre moltitudini che si accalcano per vedere, circondano la Fabbrica di Carta; dimostrando ad alta voce, con un linguaggio sgrammaticato  (che si rivolge anche alle passioni), la insufficienza di settantacinque centesimi al giorno. Le Guardie di citt non possono dissiparli; il tumulto cresce e mugghia: Rveillon, non sapendo che farsi, supplica il Popolaccio, supplica le Autorit. Besenval, che  ora in servizio attivo qual Comandante di Parigi, verso sera, cedendo alla ardente preghiera di Rveillon, manda una trentina di Gardes Franaises. Queste sgomberano la strada, fortunatamente senza far fuoco; e prendono posto col per passarvi la notte, nella speranza che tutto sia finito (122).
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Ma non  cos; il mattino accade di peggio. Saint-Antoine s' rivoltato di nuovo, e pi minaccioso che mai, rinforzato da quelle sconosciute Figure di Pezzenti dall'aspetto di fanatici, armati di grossi bastoni. La Citt si spande per tutte le strade, "diretta a quel luogo per vedere". Due carrettate di ciottoli che si trovano per caso a passare di l, sono prese d'assalto come un dono della Provvidenza. Occorre che sia mandato un altro distaccamento di Gardes Franaises; Besenval e il Colonnello si consultano concitatamente; poi ancora un altro distaccamento vien mandato. Essi a fatica, con le baionette e la minaccia di tirare, riescono a penetrare sul posto. Qual vista! Una strada tutta barricata con utensili domestici; una confusione, un tumulto, una calca d'uomini senza fine: un magazzino di carta sventrato dalla scure e dal fuoco: uno schiamazzo folle di popolo in rivolta; scariche di moschetto, cui seguono urli di dolore, getti di varie materie, piogge di tegole dai tetti e dalle finestre - tegole, esecrazioni e uomini uccisi!
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Le Gardes Franaises, quantunque a malincuore, debbono perseverare. Ci continua per tutto il giorno, un po' pi un po' meno; il sole sta per tramontare, e Saint-Antoine non  ancora sedato. La citt si riversa di qua e di l: oib, il rimbombo di quelle scariche di moschetto giunge nelle lontane sale da pranzo della Chausse d'Antin e cambia il tono della conversazione durante il desinare. Il Capitano Dampmartin abbandona il suo vino ed esce con alcuni amici per vedere il combattimento. Uomini non lavati gli brontolano sul viso: " bas les Aristocrates!  (Abbasso gli Aristocratici!)"; e insultano la croce di San Luigi! Dandogli di gomito, lo spingono; ma non gli toccano il portafogli - e a dir vero, anche da Rveillon non si verific il menomo furto. (123)
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Al cader della notte, come le cose non accennano a finire, Besenval prende la sua risoluzione: ordina che si facciano uscire le Gardes Suisses con due pezzi d'artiglieria. Le Guardie Svizzere debbono introdursi in quel luogo e ordinare a quella canaglia di partire, in nome del Re. Se si rifiutano, le Guardie caricheranno a mitraglia i loro cannoni, visibilmente, sotto gli occhi di tutti; e se, ripetendo l'ordine, si rifiutassero ancora, dovrebbero far fuoco senz'altro, seguitando finch "l'ultimo uomo" fosse spazzato via, e la strada resa completamente sgombra. Con questa energica risoluzione, come s'era sperato, la cosa ha avuto termine. Alla vista delle torcie accese, degli esotici abiti rossi degli Svizzeri, Saint-Antoine si dilegua frettolosamente, all'ombra del crepuscolo. Non resta che la via tutta ingombra, ove giacciono "da quattro a cinquecento" morti. Il disgraziato Rveillon ha trovato rifugio nella Bastiglia; di l, al sicuro, dietro i baluardi di pietra, manda fuori querele, proteste, spiegazioni pel prossimo mese. Il coraggioso Besenval riceve ringraziamenti da tutte le classi rispettabili di Parigi, ma nessuno si occupa di lui a Versailles - cosa alla quale l'uomo di vero merito  avvezzo (124).
Ma quale fu l'origine di questo scatto impetuoso o esplosione elettrica?
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D'Orlans! grida il Partito della Corte: egli si serv del suo oro per arruolare quei briganti, - certamente per sorpresa, senza rullo di tamburo; li trasse qui raccattandoli in ogni angolo, per generare il fermento e il fuoco; il male  per lui il bene.
La Corte! grida il Patriottismo illuminato;  stato l'oro maledetto,  stata la malizia degli Aristocratici che ingaggiarono coloro che li montarono per la ruina d'un innocente Sieur Rveillon, per intimidire i deboli, per disgustare le gente e metterla contro il rapido progredire della libert.
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Besenval, con riluttanza, conchiude, che fu originato "dagli Inglesi, nostri naturali nemici". Oh Dio buono, non si potrebbe piuttosto attribuirlo a Diana sotto le sembianze della Fame? A quei Dioscuri gemelli, chiamati Oppressione e Vendetta, cos spesso veduti nelle battaglie degli uomini? Poveri Pezzenti, sopraffatti dallo stento, dal sudiciume, con l'impronta d'un fosco disfacimento; eppure in quegli esseri l'alito dell'Onnipotente ha soffiato un'anima vivente! Per loro la sola cosa certa  che il Filosofismo eleuteromaniaco non ha finora infornato il pane; che i Comitati Patriottici vorranno portare le cose fino al proprio livello, ma non pi basso. Briganti o quali essi siano, v' in loro un'amara seriet. Seppelliscono i loro morti sotto il titolo di Dfenseurs de la Patrie, Martiri della buona Causa.
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Noi diremo: l'Insurrezione ha fatto ormai il suo tirocinio,  stata questa la sua prima prova; una prova abbastanza concludente, non vi pare? L'altra prossima prova sar il colpo maestro con cui mostrer la sua Maestria incontestabile a tutto un mondo attonito. Frattanto, quella Fortezza, propugnacolo della Tirannia, che si chiama Bastiglia o Edifizio, quasi non vi fosse altro edifizio, tenga d'occhio i suoi cannoni!
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In tal guisa, con Assemblee primarie e secondarie, Cahiers di Doglianze, mozioni, riunioni d'ogni genere, fra il rumoreggiare di tanta eloquenza spumante, e alfine fra il rimbombo della moschetteria di plotone, la Francia agitata compie le sue Elezioni. In quel ventilare e vagliare disordinato in una maniera parecchio tumultuosa, fu fatta la selezione  (eccettuati alcuni residui di Parigi) dei chicchi di grano, che sono i deputati nazionali, del numero di milleduecentoquattordici; e subito saranno aperti i suoi Stati Generali.
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CAPITOLO 4.
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LA PROCESSIONE.
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Il primo sabato di maggio v' gala a Versailles; il luned, giorno quattro, sar ancora un pi gran giorno. I Deputati sono gi arrivati quasi tutti e hanno cercato il loro alloggio; ed ora vengono successivamente introdotti in lunghe file, per baciare la mano di Sua Maest nello Chteau. Il Supremo Usciere, de Brz, non d la pi grande soddisfazione: noi non possiamo a meno di osservare, che, nell'introdurre la Nobilt o il Clero alla Sacra presenza, egli apre ambo le porte a due battenti; mentre, al contrario, pei membri del Terzo Stato ne apre uno soltanto! Del resto vi  posto per entrare, e Sua Maest ha un sorriso per tutti.
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Il buon Luigi accoglie i suoi Onorevoli Membri con un sorriso di speranza. Egli ha preparato per loro la sala dei Menus, la pi grande di quelle vicine a lui, e spesso sorvegliava gli operai quando vi si recavano. Una sala ampia con una piattaforma elevata pel trono, per la Corte, per la Famiglia Reale; di fronte uno spazio pei seicento Deputati dei Comuni; una met per altrettanti del Clero da un lato, ed una met per altrettanti della Nobilt dall'altro. Vi sono sontuose gallerie, donde le dame d'onore, sfavillanti di gaze d'or, i Diplomatici esteri e altri personaggi coperti di dorature e di bianchi merletti, nel numero di duemila, possono stare a sedere e osservare. Attraverso queste gallerie corrono larghi passaggi, e altri ve ne sono tutt'intorno al muro, all'esterno. Vi sono camere pei convitati, camere per la Guardia, spogliatoi;  veramente una nobile Aula, ove la tappezzeria, aiutata dalle belle arti decorative, ha fatto del suo meglio; n mancano i drappi chermisi ornati di fiocchi e gli emblematici fleurs-de-lis.
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L'Aula  pronta: il costume istesso, come dicevamo,  stato stabilito: i Deputati non debbono portare quell'odiato cappello a tese inclinate  (chapeau clabaud), ma un cappello piatto  (chapeau rabattu). Quanto al loro modo di lavorare, allorch saranno vestiti, al loro modo di votare "per capi o per ordini" e a tutto il resto, mentre v'era forse ancora tempo per assodarlo, e fra poche ore non vi sar pi tempo, rimane indeciso, rimane dubbio nel cuore di Milleduecento uomini.
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Ed ora alfine il sole del luned 4 maggio s' levato, indifferentemente, quasi fosse un giorno come un altro. Eppure, come i suoi primi raggi nell'indorare la statua di Memnone sul Nilo, ne traggono un concento; quali suoni tanto penetranti, tanto tremuli, suoni di preparazione e di presagio, destava esso in ogni cuore a Versailles! Parigi immensa, in ogni specie concepibile e inconcepibile di veicoli, s'avanza come una fiumana; da ogni Citt, da ogni Villaggio vengono i ruscelli affluenti. Versailles  un vero mare d'uomini. Ma sopratutto, dalla Chiesa di Saint Louis alla Chiesa di Notre-Dame  una vasta onda sospesa di Vita, che lancia i suoi spruzzi fino in cima ai comignoli! Giacch anche alla sommit dei fumaiuoli, come sui tetti, su ogni ferro di lampione, su ogni insegna, su ogni sporgenza, a rischio di rompersi il collo, prende posto il Coraggio patriottico; ogni finestra rigurgita di patriottica Belt; poich i Deputati si raccolgono nella Chiesa di Saint Louis per marciare in processione alla volta di Notre-Dame e udirvi il sermone.
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S, amici, prendete posto e guardate: materialmente o col pensiero, tutta la Francia, tutta l'Europa, possono volgere quivi i loro sguardi, perch questo  un giorno come ve ne son pochi. Ohim, si potrebbe piangere come Serse: - Quante file serrate si trovano appollaiate in quel punto, come creature alate, venute gi dal Cielo: tutte queste e tante altre che le seguono si libreranno nell'aere, dileguandosi di nuovo nelle Profondit azzurre; e la memoria di questo giorno sar ancora fresca.  il giorno del battesimo della Democrazia; un ammalato, il Tempo, l'ha data alla luce, trascorso il voluto termine di mesi.  il giorno dell'Estrema unzione del Feudalismo! Un sistema sociale sovraccarico d'anni, reso decrepito dalla fatica  (e non ha forse fatto molto producendo voi, quel che possedete, e quello che conoscete?), che con le sue ruberie e con le sue zuffe, chiamate gloriose vittorie, col libertinaggio e colle sensualit, rimbambito e senile,  presso a morte: e cos, fra l'agonia e le doglie, un nuovo sistema  nato. Quale opera! Cielo e Terra, quale opera! Battaglie e spargimento di sangue; Massacri di settembre, Ponti di Lodi; Ritirate di Mosca, Waterloo, Peterloo, Voti a dieci sterline, Carrettate, Ghigliottine; e da questa data presente, se si potesse profetizzare, circa due secoli ancora da combattere! Due secoli - difficilmente meno - prima che la Democrazia colga il suo frutto a traverso i suoi inevitabili, funesti stadi di Ciarlatanismo; prima che un mondo pestifero sia ridotto in cenere, e venga rifatto giovane e rigoglioso.
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Gioite, nondimeno, moltitudini di Versailles; a voi tutto questo  nascosto, solo la gloriosa fine  visibile. In questo giorno  pronunziata la sentenza di morte del Falso;  pronunziato il giudizio di resurrezione del Vero, anche se lontano. In questo giorno  dichiarato ad alta voce, come una tromba del Destino, che una Bugia non  credibile. Credete questo, attenetevi a questo, quando altro manchi, e lasciate che le cose abbiano il loro corso. "Voi altro non potete: Dio v'aiuti!" Cos parlava un grande, pi grande di ognuno di voi, aprendo il suo Capitolo della Storia del Mondo.
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Mirate intanto! Le porte della chiesa di St.-Louis si spalancano e la Processione delle Processioni s'avanza verso Notre-Dame! Gli applausi squarciano l'aria;  un grido che avrebbe fatto cader morti gli uccelli di Grecia.  davvero uno spettacolo magnifico, solenne. Gli eletti della Francia, poi la Corte di Francia, si sono tutti schierati e marciano a quella volta, ognuno al suo posto e col suo costume. I nostri Comuni "in mantello tutto nero e cravatta bianca"; i Nobili in mantelli di velluto ricamati in oro, dai colori vivaci; tutto un luccichio, un fruscio di galloni, un ondeggiare di piume; il Clero in rocchetto, camice, o altri pi solenni pontificalibus; ultimo viene il Re in persona e i suoi Familiari, anche in tutto lo splendore della pompa, nel loro pi grande splendore, lo splendore finale. Mille e quattrocento uomini all'incirca lanciati dai quattro punti cardinali, con la pi grave delle missioni.
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Oh s, in quella massa che procede silenziosa, quanto Avvenire  racchiuso! Questi uomini non recano un'Arca simbolica, come gli antichi Ebrei; ma anch'essi son parte d'un'Alleanza, anch'essi presiedono a una nuova Era nella Storia degli Uomini. Tutto l'Avvenire  l, e il Destino oscuro lo cova; nei cuori, nei pensieri informi di questi uomini giace l'Avvenire inintelligibile, inevitabile. Cosa singolare: mentre essi lo hanno in loro, non essi, non i mortali, ma solo un Occhio dall'alto pu leggerlo; poi si dovr rivelare tra il fuoco e il fragore dell'assedio, dell'artiglieria da campo; mentre sventoleranno le bandiere di combattimento, e scalpiteranno gli eserciti; a traverso il chiarore delle citt incendiate, nell'urlo di terrore delle nazioni sgozzate! Tali cose si nascondono bene avviluppate in questo Quattro di maggio; - o piuttosto dite che forse in un altro giorno sconosciuto vi si sono nascoste, e quest'ultimo giorno ne  il frutto, la pubblica espressione. E invero quali meraviglie sono racchiuse in ogni Giorno - se noi avessimo la facolt visiva, che fortunatamente non abbiamo, di decifrare: poich il Giorno pi meschino non  forse "la confluenza di due Eternit"?
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Frattanto, facciamo l'ipotesi, buon lettore, che entrambi noi, come ora, senza alcun miracolo, ce ne d il modo la Musa Clio, prendessimo posto su qualche eminenza, e guardassimo per un momento questa Processione e questo mare di Vita, con occhi ben diversi da quelli degli altri - cio con occhi profetici. Noi possiamo salire e restar l senza tema di cadere.
Quanto al mare di Vita, o alla Moltitudine sterminata fuori ogni aspettativa, su cui si posa lo sguardo, sfortunatamente  troppo indistinta. Pure, fissandola con insistenza. Figure incognite, ma che pur non saranno sempre tali, si presentano al nostro sguardo o ci fanno intuire la loro presenza! La giovane Baronessa di Stal - essa evidentemente osserva da una finestra, circondata da rispettabili donne pi anziane (125). Suo padre  Ministro, uno dei personaggi di gala, il principale, agli occhi di lei. Giovane Amazzone intellettuale, la tua pace non  l, n quella del tuo amato Padre: "come Malebranche vedeva tutto in Dio, del pari Necker vede tutto in Necker": teorema che non avr lunga durata.
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Ma dov' quella luminosa fanciulla dalle ciocche brune, dal cuore di fuoco, Madamigella Throigne? Eloquente Bellezza bruna, che con le tue parole e i tuoi sguardi alati riuscirai a scuotere tanti rustici cuori, interi battaglioni di acciaio, e persuaderai finanche un Kaiser Austriaco; - la picca e l'elmo ti aspettano pel dovuto tempo; ed, ohim, anche la camicia di forza e un lungo soggiorno alla Salptrire! Meglio avresti fatto a restare nel tuo nativo Lussemburgo, per divenire la madre dei figliuoli di un qualche brav'uomo; ma non era questo il tuo compito, non era questo il tuo destino.
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Del sesso meno gentile, come si pu senza una lingua di ferro, senza cento lingue di ferro, enumerare le notabilit? Non ha il Marchese Valadi in tutta fretta lasciato il suo largo cappello di Quacchero, il suo Greco Pitagorico e la citt di Glasgow? (126) Morande dal suo Courrier de l'Europe, Linguet dai suoi Annales, guardarono con ardore a traverso la nebbia di Londra e divennero Ex-editori - per dare alimento alla ghigliottina e pagare il loro scotto. Louvet  (di Faublas) sta in aspettativa? E Brissot, chiamato De Warville, amico dei Neri? Egli col Marchese Condorcet, e Clavire, il Ginevrino, "hanno creato o stanno per creare il giornale il Moniteur". Abili Editori debbono fare il resoconto d'un tal giorno.
Non vedi tu, distintamente, molto in basso forse e non ai posti d'onore, uno Stanislao Maillard, Usciere a cavallo  (huissier  cheval) dello Chtelet, uno degli uomini pi scaltri? Un Capitano Hulin di Ginevra, un Capitano Elie del Reggimento della Regina, entrambi con un'aria di pensionati? Jourdan dai mustacchi color mattone, non ancora dalla barba a tegola, non probo mercante di muli? Egli sar fra pochi mesi il carnefice Jourdan e avr ben altro da fare.
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Di certo in qualche posto, non di onore, sta e si rizza, querulo, perch anche a lui, dalla bassa statura, sia dato di vedere, uno dei pi squallidi e cisposi mortali, dal lezzo di fuliggine e di stalla: Jean Paul Marat di Neuchtel! O Marat, Rinnovatore dell'Umana scienza, conferenziere sull'Ottica, che fosti il pi notevole Veterinario, un tempo, nelle stalle di d'Artois - mentre la tua anima cisposa guarda lontano attraverso la tua faccia arcigna e cisposa, che ha impresso il marchio della maledizione, che vede essa mai in tutto ci? Vede forse un fievole barlume di speranza, come lo spuntare dell'alba dopo una notte di Nova Zembla? O non  forse un fuoco fatuo azzurrognolo, popolato da spettri: la desolazione, il sospetto, la vendetta senza fine?
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Del merciaio Lecointre, che chiude la sua bottega di panni qui presso e va via, non c' bisogno di parlare. E neppure di Santerre, il sonoro Birraio del Sobborgo St.-Antoine. Due altre figure, due sole, segnaliamo qui. Una figura gigantesca, tarchiata, dalle ciglia nere, dalla faccia rozza e schiacciata  (figure crase), da cui traspare un'energia immensa, come quella d'Ercole non ancora furioso; - egli  un avvocato senza clienti, per nome Danton: notatelo. E l'altro, il suo esile camerata e compagno di mestiere, dalla lunga chioma ricciuta, dalla faccia scialba d'un miserabile gaglioffo, stranamente irradiata dal genio, quasi ardesse nel suo interno una fiaccola di bitume: questi  Camillo Desmoulins. Individuo dotato di un'arguzia infinita, d'uno spirito fine, addirittura un umorista: l'anima pi svegliata, pi luminosa fra tutti questi milioni d'anime. O povero Camillo, dicano di te quel che vogliono, ma  una menzogna il pretendere che quasi non ti si ami, stordito, leggero, scintillante quale fosti! Ma la Figura imponente, quantunque non furiosa ancora,  Giacomo Danton, un uomo che sar "abbastanza conosciuto nella Rivoluzione". Egli  Presidente del distretto elettorale dei Cordeliers a Parigi, o sul punto di diventar tale, e dar la stura ai suoi polmoni d'acciaio.
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Noi non restiamo pi oltre fra la Moltitudine plaudente; perch guardate, i Deputati dei Comuni sono alfine qui presso!
Chi indovinerebbe quale di questi seicento individui in semplice cravatta bianca, venuti per rigenerare la Francia, potrebbe divenire il loro re? Perch un re o un condottiero bisogna che anch'essi l'abbiano, come ogni aggregato di persone: sia qual si voglia il loro compito, dev'esservi l un uomo che, per carattere, per intelletto, per posizione, sia pi di tutti idoneo a divenir tale; quest'uomo, futuro re non ancora eletto, marcia insieme agli altri. Sar forse quello dai folti riccioli neri? con la hure, come egli stesso sul dire, o nera testa di cignale, che par fatta apposta per essere "agitata" come un segno di senatoriato? A traverso quei sopraccigli folti e ruvidi, a traverso quella faccia coperta di cicatrici e di carbonchi, si rivelano la bruttezza naturale, il vaiolo, l'incontinenza, la frode, e nello stesso tempo la scintilla del genio, che, come la luce d'una cometa,  offuscata da tante confusioni tenebrose. .
Egli  Gabriel Honor Riquetti de Mirabeau, il soggiogatore del mondo, il Deputato di Aix, guida degli uomini! Secondo la Baronessa di Stal, egli precede avanti orgoglioso, quantunque mal visto a quel posto, e scuote la sua nera chevelure, o criniera leonina, come in atto di profetizzare grandi cose.
S, lettore, questo  il Francese Tipo di quest'epoca, come fu Voltaire nell'epoca precedente. Egli  Francese nelle sue aspirazioni, nei suoi gusti, nelle sue virt, nei suoi viz: forse pi Francese di qualsiasi altro Francese; - e, intrinsecamente, al tempo stesso, tutta una incarnazione di umanit. Notatelo bene. L'Assemblea Nazionale sarebbe stata una cosa affatto diversa senza questo uno; anzi, egli potrebbe dire coll'antico Despota: "L'assemblea nazionale? Sono io".
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D'un clima meridionale, d'un selvaggio sangue meridionale, giacch i Riquetti, o Arrighetti, dovettero fuggire da Firenze e dai Guelfi molti secoli addietro, venendo a stabilirsi nella Provenza; ove di generazione in generazione si erano mostrati una razza particolare: irascibili e indomabili, recisi e leali, come l'acciaio che avevano indosso, di un'intensit, d'una attivit che a volte inclinava verso la pazzia senza toccarla. Un antico Riquetti, nel pazzo adempimento d'un pazzo voto, incatena due Montagne, e la catena con la sua "stella di ferro a cinque raggi"  ancora visibile. Non pu un Riquetti moderno liberare dalle catene qualcosa di simile, e abbandonarla in bala delle onde - il che anche si vedr?
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Il Destino ha un gran da fare per questa bruna e grossa testa di Mirabeau: il Destino ha vegliato su di lui, lo ha formato, lo ha condotto di lontano. Suo nonno, quel forte Col d'Argent  (Collo d'argento, cos chiamato), giacque sfracellato e tagliuzzato da ventisette ferite in un terribile giorno, sul Ponte di Cassano; mentre la cavalleria del Principe Eugenio passava e ripassava galoppando su lui - riparato da una marmitta da campo, che il sergente perlustratore aveva gettata su quell'amata testa; Vendme, lasciando cadere il suo cannocchiale, gemette: "Mirabeau  morto, dunque!" Pure Mirabeau non era morto: torn alla vita, merc i miracoli della chirurgia; - perch Gabriele doveva ancora venire al mondo. Col suo collare d'argento egli tenne ritto il suo collo per lunghi anni; si ammogli e gener il rude marchese Vittorio, l'Amico degli uomini. Dal quale finalmente, nel designato anno 1749, vide la luce il tanto aspettato Gabriele Onorato, l'uomo rude e reciso; il pi selvaggio leoncino che fosse mai nato da quella razza selvaggia. Il vecchio leone  (poich il nostro vecchio marchese anch'egli aveva del leone, dominatore, dal portamento da re, assai perverso) osservava meravigliato la sua prole; ed era determinato a tirarlo su come nessun leone  stato mai educato. Ma  cosa vana, o Marchese! Questo leoncino, se tu lo ammazzi, se tu lo scortichi, non imparer a tirare il carretto dell'Economia Politica, ad essere un Amico degli uomini; egli non sar mai Te, ma deve e vorr essere S stesso, una persona tutta diversa da Te. Processi di divorzio, "tutta una famiglia meno uno in prigione, e sessanta Lettres-de-cachet" per solo tuo uso, non faranno che stupire il mondo.
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Il nostro sfortunato Gabriele, contro cui si pecc e che pecc alla sua volta,  stato nell'isola di R, ove udiva l'Atlantico dalla sua torre; nel castello di If, ove udiva il Mediterraneo che lambiva Marsiglia. Egli  stato nella fortezza di Joux; e quarantadue mesi, coi pantaloni quasi senza fondo, nella prigione di Vincennes; e tutto questo per via delle Lettres-de-cachet del leone suo padre. Nella prigione di Pontarlier  (prigioniero volontario), fu visto attraversare a guado gli estuari del Doubs mentre l'acqua era bassa, per isfuggire alla vista degli uomini. Egli ha patrocinato innanzi al Parlamento di Aix  (per riavere sua moglie); il pubblico si accalcava fin sui tetti per vedere, poich non era possibile udirne "lo sbattimento dei denti  (claquedents)!, come suol dire con dispregio quell'originale del vecchio Mirabeau; il quale non trovava in quella eloquenza forense tanto ammirata, altro che due ganasce in attivit, e una testa vuota, sonora, come un tamburo.
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Ma, quanto a Gabriele Onorato, nei suoi strani pellegrinaggi, che cosa non ha visto, che cosa non ha tentato! Dal sergente istruttore, al primo ministro; librai del paese e librai stranieri, ogni sorta di uomini ha veduto, ogni sorta di uomini ha guadagnato a s; giacch in fondo ha il cuore socievole, pieno d'amore, specie con le donne indistintamente, quest'uomo selvaggio e ribelle! Dalla figlia dell'Arciere a Saintes, alla bella e giovane signora Sofia Monnier, che egli fu costretto a "rapire", e per cui fu decapitato in effigie! Poich invero difficilmente, dacch il Profeta Arabo cadde morto sul campo di battaglia fatto segno all'ammirazione d'Al, fu mai visto tale un eroe in Amore, della forza di trenta uomini. In guerra ha contribuito alla conquista della Corsica; s' battuto parecchie volte in duello e in varie scaramuccie irregolari; ha preso a scudisciate i baroni calunniatori. In letteratura, ha scritto sul Dispotismo e sulle Lettres-de-cachet; ha composto Lavori Erotici Saffico-Werteriani, Oscenit e Profanazioni; Libri sulla Monarchia Prussiana, su Cagliostro, su Calonne, sulle Compagnie delle acque a Parigi. Ognuno di questi libri pu compararsi, diremo cos, a un fuoco d'allarme composto di bitume, smisurato, fumigante, repentino! Il focolare, la miccia, il bitume appartenevano a lui; ma il cumulo di materia, composto di cenci, di vecchio legno e d'altri oggetti indistinti, per la combustione  (perch tutto per lui era buono ad alimentare il fuoco) veniva raccattato da rivenduglioli e da cenciaiuoli; roba di ogni genere che esiste sotto il sole. Onde, a dir vero, parecchi rivenduglioli hanno esclamato: Via di qua, il fuoco  mio!
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Eppure, considerando la cosa per le generali, raramente un uomo ebbe un s gran talento nel prendere a prestito. L'idea, la facolt d'un altro uomo egli sapeva farle sue; poteva far suo l'uomo stesso. Tutto  riflesso ed eco  (tout de reflet et de rverbre!) mormora il vecchio Mirabeau, che pu vedere, ma non vuole. Bizzarro Vecchio, Amico degli uomini!  appunto il suo spirito sociale, la sua natura aggregativa, che sar per lui la qualit delle qualit. In quarant'anni di "lotta contro il dispotismo" egli ha acquistato la facolt suprema del sapersi aiutare da s  (self-help), e nello stesso tempo non ha perduto quel supremo dono naturale che  lo spirito di fratellanza nel ricorrere all'aiuto altrui. Raro connubio: quest'uomo potrebbe vivere bastando a s stesso, eppure vive la vita degli altri uomini, si fa amare, ottiene che si lavori con lui; insomma  nato re degli uomini!
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Ma, osservate ancora, come seguita a borbottare il vecchio Marchese, egli "ha buttato via  (hum, ingoiato) ogni specie di formule": - un fatto che, se vi ponete mente, ha un grande significato in questi tempi. Dunque, egli non  un Uomo che segua un sistema;  soltanto un uomo che segue il suo istinto, l'impulso interiore; un uomo che fisser il suo sguardo intrepido su ogni oggetto; che sapr vedere a traverso di esso e conquistarlo; poich egli, per intelletto, volont e forza,  superiore agli altri uomini; un uomo che non vede con gli occhiali della logica, ma col proprio occhio! Sventuratamente per non possiede alcun Decalogo, o Codice morale, o Teorema prestabilito d'alcun genere; eppure ha in s un'Anima forte, piena di vita e di sincerit; una Realt, non un Artificio, non una Finzione. Per tal modo, avendo lottato per "quarant'anni contro il dispotismo", e "messe da banda tutte le formule", diverr ora la voce d'una Nazione propensa a fare come lui. E infatti non lotta forse la Francia per mettere al bando il dispotismo, per mandar per aria le sue vecchie formule - che ha trovate cattive, logore, ben lontane dalla realt? Essa vuol disfarsi di tali formule, e magari andar nuda, all'occorrenza, finch non ne abbia trovate di nuove.
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 verso quest'opera, in tal maniera, che marcia questo singolare Riquetti Mirabeau. Egli, dal volto focoso e rude, dalla capigliatura di Sansone sotto il cappello inclinato, procede innanzi. Massa scottante e fuligginosa, che non pu essere n soffocata n distrutta, che riempie tutta la Francia di fumo. Ed eccola alfine in pien'aria; tutta la sua sostanza brucer, sprigioner tutta la sua atmosfera di fumo; la Francia intera sar piena della sue fiamme. Strana sorte! Un fuoco che cova per quarant'anni, sprigionando un gas impuro, una quantit di vapori; poi la vittoria su tutto ci;  tutta una montagna di fuoco che divampa alta fino al cielo. E per ventitr mesi scintillanti, sgorga fuori in fiamme, in torrenti di fuoco liquido, tutto quanto  in lui: Faro e Oggetto di meraviglia di un'Europa stupita; - e alfine si atterra, freddo per sempre! Passa via, tu, o problematico Gabriele Onorato, il pi grande di tutti loro; fra tutti i Deputati della Nazione, in tutta la Nazione, non v'ha niuno a te uguale, niuno che ti possa essere secondo.
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Ora, se Mirabeau  il pi grande, chi di questi Seicento pu dirsi il pi piccolo? Dovremo indicare quell'uomo inquieto, esile, dall'aspetto insignificante, sotto i trent'anni, cogli occhiali? I suoi occhi  (visti senza occhiali) sono torbidi, circospetti; ha la faccia volta in su, quasi sia intento a fiutare il futuro incerto; ha la carnagione d'un vario colore strabiliare, di cui l'ultima gradazione  un pallido verde-mare (127). Quell'individuo dal colorito verdognolo  (verdtre)  un avvocato di Arras; il suo nome  Maximilien Robespierre. Figlio d'un avvocato; suo padre fond le logge massoniche sotto Carlo Eduardo, il Principe inglese o Pretendente. Massimiliano, il maggiore dei figli, fu educato economicamente, nel Collegio di Louis le Grand, a Parigi, ov'ebbe per condiscepolo il vivace Camillo Desmoulins. Ma egli preg il protettore, ch'era il famoso Rohan, il Cardinale dalla collana, di lasciarlo partire di l, per cedere il posto a un suo fratello pi giovane. Il severo Max part per tornare alla casa paterna di Arras, e peror anche in un processo, non senza successo, "in favore del primo parafulmine di Franklin". Con una mente rigida e grave, con un'intelligenza limitata, ma chiara e pronta, egli venne sempre pi in favore di personaggi officiali, che vedevano in lui un eccellente uomo d'affari, fortunatamente affatto privo di genio. Il Vescovo, quindi, dopo aver preso consiglio, lo nomina Giudice della sua diocesi; ed egli fedelmente rende giustizia al popolo; senonch un giorno gli capita un accusato il cui delitto merita l'impiccagione; allora il rigido Max deve rinunziare all'ufficio, perch la sua coscienza non gli permette di condannare a morte un qualsiasi figlio di Adamo. Uomo rigido, stringato! Un uomo non fatto per le Rivoluzioni! Una piccola anima trasparente e pura come la birra leggera; ma non potrebbe anch'essa fermentare per divenire virulento aceto di birra, ch' origine d'ogni nuovo aceto; finch la Francia intera non fosse tutto un ammasso d'aceto virulento? Staremo a vedere.
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Fra questi due estremi di grandissimo e di piccolissimo, quanti grandi e quanti piccoli non s'avanzano mai verso i loro molteplici destini, in quella Processione! Ecco Cazals, il giovane e colto soldato, che diverr l'eloquente oratore del Realismo e si procaccer l'ombra d'un nome. L'esperimentato Mounier, l'esperimentato Malouet, la cui esperienza di Presidente Parlamentare sar travolta dal torrente delle cose. Un Ption ha lasciato la sua toga e i suoi processi a Chartres per intraprendere pi tempestosi dibattimenti, n ha dimenticato il suo violino, da vero amatore di musica. I suoi capelli sono brizzolati, bench sia ancora giovane: quest'uomo possiede convinzioni, princip d'una placida inalterabilit, ma sopratutto ha salda la fede in s stesso. Un Pastore Protestante, il Rabaut-St.-tienne; un giovane svelto ed eloquente, Barnave, contribuiranno alla rigenerazione della Francia. Vi son tanti giovani fra loro. Gli Spartani non permettevano che un uomo contraesse matrimonio prima dei trent'anni; e qui quanti mai ve ne sono al disotto che vengono a produrre, non un solo cittadino, ma tutta una nazione, tutto un mondo! I vecchi debbono rialzare le finanze, i giovani debbono spazzar via il vecchiume: - e non  forse quest'ultima l'opera pi proficua?
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Oscuri, indistinti a questa distanza, eppure autentici, non noti tu i Deputati di Nantes? A noi fanno l'effetto di tanti attaccapanni coi loro cappelli abbassati e i loro mantelli; essi recano in tasca un Cahier di dolances, con questa clausola singolare, e altro di simile: "che i mastri parrucchieri di Nantes non siano pi molestati dai nuovi confratelli di Corporazione, essendo il numero di novantadue, attualmente esistente, pi che bastevole (128)". Il popolo di Rennes ha eletto l'Agricoltore Grard "uomo di buon senso e di molta rettitudine, quantunque sprovvisto di cultura". Egli procede con passo fermo, unico "nel suo rustico costume di campagnuolo", che sempre indosser, non curante dei corti mantelli e dei costumi. Il nome di Grard, o "Pre Grard, Padre Grard" come son lieti di chiamarlo, voler lontano, portato in giro da un umorismo senza fine, nelle satire Realiste, negli almanacchi didattici dei Repubblicani (129). Quanto a Grard, domandato dopo la prima prova che pensasse schiettamente di quest'opera parlamentare, "Io credo", rispose, "che vi siano molti furfanti in mezzo a noi". Cos procede innanzi Padre Grard, solidamente, nelle sue grosse scarpe, per qualsiasi luogo diretto.
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E il degno Doctor Guillotin, che noi speravamo di mirare ancora una volta? Se il Dottore non  qui, dovrebbe esservi, e noi lo vediamo con gli occhi della profezia: poich, invero, i Deputati Parigini sono tutti un po' in ritardo. Strano quel Guillotin, rispettabile professionista; votato da un satirico destino alla pi strana gloria immortale che mai trasse uomo mortale dal suo luogo di riposo, in seno dell'oblio! Guillotin pu perfezionare la ventilazione dell'Aula, pu in ogni caso di polizia medica e d'hygine trovarsi pronto a prestare l'opera sua; ma potr produrre assai di pi, la sua "Relazione sul Codice Penale", in cui riveler una macchina per decapitare ingegnosamente architettata, che diverr famosa, d'una fama mondiale. .
Tale  il prodotto degli sforzi di Guillotin, superati non senza meditazione e letture; il quale prodotto, la gratitudine o la leggerezza popolare battezza con un derivativo femminile, quasi fosse la figliuola di lui: La Guillotine! "Con la mia macchina, signori, io vi fo saltare la testa  (vaus fais sauter la tte) in un batter d'occhio, e non sentirete dolore"; tutti ridono a questa uscita (130). Disgraziato Dottore! Per ventidue anni egli, non ghigliottinato, non udr parlare d'altro che di ghigliottina, non vedr che ghigliottine; e alfine, alla sua morte, per lunghi secoli dovr errare, fantasma sconsolato, sulla sponda peggiore dello Stige e del Lete; il suo nome corre rischio di sopravvivere a quello di Cesare.
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Vedete Bailly, anch'egli di Parigi, storico di Astronomia Antica e Moderna, onorato nel suo tempo. Povero Bailly, come la tua serena e bella filosofia, con la sua dolce luce lunare, chiara e tenue, va a finire in una densa, nera confusione - di Presidenza, Sindacato, Officialit diplomatica; in una rabida trivialit, e alfine nelle fauci d'una Oscurit sempiterna! Era lunga la discesa dalla celeste Galassia al Drapeau Rouge; accanto a quel fatale mucchio di letame, in quell'ultimo giorno d'inferno, tu devi "tremare", quantunque di solo freddo, "de froid". L'indagine speculativa non ha che vedere con la pratica; non  l'esser deboli una disgrazia, ma l'esser pi deboli che il nostro cmpito nella vita non consente. Maledetto sia il giorno in cui fecero, a te essere pacifico e pedestre, montare l'indomito Ippogrifo d'una Democrazia che, recalcitrante dalla terra ferma, anzi emergentesi minaccioso fino alle stelle, nessuno Astolfo che si sappia aveva potuto cavalcare!
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Tra i deputati dei Comuni vi sono Mercanti, Artisti, Uomini di Lettere; trecentosettantaquattro Avvocati (131) e finalmente un Prete, l'Abb Sieys. Anche lui lo manda Parigi tra i suoi venti. Osservatelo quest'uomo esile e leggero, freddo ma elastico, vibrante, animato dall'orgoglio della logica, senza passioni, ovvero con una sola passione: l'orgoglio; - se pu dirsi passione quella che nella sua indipendente e concentrata grandezza pare si sia librata nel trascendentalismo; - e ora siede col con una indifferenza, somigliante a quella d'un Dio che volge il suo sguardo dall'alto in basso sulle passioni degli uomini. Questo  l'uomo, e la saggezza morr con lui. Questo  quel Sieys, che sar edificatore di Sistemi, il Generale edificatore di Costituzioni, che edificher Costituzioni  (e quante se ve vorranno) fino al cielo - le quali sfortunatamente crolleranno prima che egli ne tolga l'impalcatura. "La Politique", diceva egli a Dumont, "la politica  una scienza che io credo d'aver completata  (acheve)" (132). Quali cose, o Sieys, coi tuoi occhi chiari e vigili ti restano da vedere! E non sarebbe curioso di sapere come Sieys, ora, in questi tempi  (poich si dice che sia ancora vivente) (133), consideri tutto l'edifizio della Costituzione, a traverso la calma d'una estrema vecchiezza piena d'acciacchi! Dovremmo noi sperare ancora nell'antico e irrefragabile trascendentalismo? La causa vittoriosa piacque agli dei, la causa vinta piacque a Sieys  (victa Catoni).
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Cos, intanto, fra i vivats che squarciano l'aria, e le benedizioni che partono da ogni cuore,  passata la Processione dei Deputati dei Comuni.
Vien subito dopo la Nobilt e poi il Clero; a proposito dei quali si pu domandare: Per che cosa specialmente sono venuti? Specialmente, quantunque non vi pensino, per rispondere a questa domanda, rivolta loro con voce tonante: Che cosa fate voi nella bella Terra di Dio, del Giardino del Dovere; - ove chiunque non lavora mendica o ruba? Disgraziati, disgraziati verso s stessi e verso tutti, se non possono che rispondere: Riscuotiamo le decime, conserviamo il bottino! Notate, frattanto, come d'Orlans affetta di camminare pi avanti del proprio Ordine e di mischiarsi con quello dei Comuni. Per lui vi sono dei vivats, che scarseggiano per gli altri, quantunque tutti agitino i loro piumati "cappelli alla feudale" e abbiano la spada al fianco; quantunque fra loro si trovi d'Antraigues, il giovane gentiluomo della Linguadoca, e invero molti Pari pi o meno degni di nota.
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Vi sono Liancourt e La Rochefoucauld, i duchi liberali anglomaniaci. V' Lally dalla piet filiale; una coppia di Lameths liberali. Sopratutto, v' un Lafayette; il cui nome sar Cromwell-Grandison e riempir il mondo. Questo Lafayette ha a sua volta messe al bando molte "formule", ma non tutte. Egli si attacca alla formula di Washington, e vi si terr avvinto; si sospender ad essa, come dalla sicura ncora pende dondolando la nave da guerra che vi sta allacciata, e dopo tutti i cambiamenti burrascosi del cielo e del mare, si ritrova sempre cos sospesa.  una fortuna per lui, sia oppur no una gloria! Solo fra tutti i Francesi egli ha una teoria del mondo, e una mente retta per conformarvisi; potrebbe divenire un eroe, un perfetto carattere, se si trattasse di essere l'eroe d'una sola idea. Notate pi in l un nostro vecchio amico parlamentare, Crispin-Catiline d'Esprmnil. Egli  tornato dalle isole Mediterranee, ardente realista, convertito fino alla punta delle dita; e si mostra imbarazzato; i suoi lumi, alquanto annebbiati quando era in tutto il suo splendore, ora mandano una luce fosca. Presto l'Assemblea Nazionale, per risparmiar tempo, "lo considerer in istato di demenza". Notiamo da ultimo quel globulare Mirabeau Juniore, indignato che il suo Fratello maggiore si trovi fra i Comuni:  il Visconte Mirabeau, chiamato pi spesso Mirabeau Tonneau  (Mirabeau barile), per via della sua rotondit e della quantit di forti liquori che contiene.
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Cos dunque s'avanza la nostra Nobilt Francese: tutti nell'antica pompa cavalleresca; eppure, ohim, quanto cambiati in confronto dell'antica posizione; sbalzati lontani della loro nativa latitudine, come montagne di ghiaccio del Polo Artico cacciate nel Mare Equatoriale, ove rapidamente si liquefano! Un tempo questi Duces cavallereschi  (Duchi, come sono chiamati ancora) effettivamente guidavano il mondo, sia pure verso il bottino della battaglia, ove si trovavano allora i migliori salar del mondo: in ogni modo, essendo i pi abili Condottieri, avevano la parte del leone quei Duces, parte che niuno poteva loro contendere. Ma ora, all'epoca di tante invenzioni: telai, aratri perfezionati, macchine a vapore, lettere di cambio, ora che anche per le battaglie si assoldano Ufficiali Istruttori a trentasei soldi al giorno, che cosa rappresentano queste dorate Figure Cavalleresche, che si avanzano "in mantello di velluto nero" e cogli "alti cappelli piumati alla maniera feudale"? Canne agitate dal vento!
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Giunge il Clero, coi Cahiers per l'abolizione delle pluralit, per l'obbligo di residenza dei vescovi, pel migliore pagamento delle decime (134). I Dignitari, possiamo osservarlo, procedono alteri, appartati dai numerosi non rivestiti di dignit, i quali altro non sono che membri del Terzo Stato in veste di Curati. Qui anche, bench in maniera strana, il precetto si avverer: i pi grandi  (con loro grande sorpresa) diverranno i pi piccoli. Come esempio, fra molti, notate quel plausibile Grgoire; un giorno il Cur Grgoire sar vescovo, allorch i potenti di ora erreranno sbandati, come Vescovi in partibus. Sott'altro aspetto, guardate anche l'Abb Maury, dalla faccia larga e baldanzosa, dalla bocca accuratamente composta, dagli occhi sporgenti che riflettono l'intelligenza, la falsit - quella specie di sofisticheria che si meraviglia se voi la trovate sofistica. Abilissimo rappezzatore di vecchio cuoio, che riesce a far parere nuovo; un uomo che sale sempre. Egli soleva dire a Mercier: "Vedrete, io sar prima di voi all'Accademia" (135).  davvero probabile, o abilissimo Maury; anzi tu avrai un cappello cardinalizio, e l'ermellino, e la gloria; ma purtroppo a lungo andare il semplice oblio - come per ogni altro mortale, e sei piedi di terra! A che serve rattoppare il cuoio rotto quando si dovr arrivare a questo? Pi gloriosa  in paragone la vita che guadagna il tuo vecchio padre, facendo scarpe, abilmente, com' da sperare. Maury non manca d'audacia. Presto egli si armer di pistole, e al grido di morte: " la lanterne! al lampione!" risponder freddamente: "Amici, ci vedrete forse meglio col?"
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Ma laggi tu noti il Vescovo Talleyrand-Prigord, Sua Reverenza di Autun, che viene avanti zoppicando. Un ghigno sardonico appare in questa irriverenda Riverenza di Autun. Costui far e soffrir strane cose, e diverr di certo egli stesso quanto di pi strano si sia mai visto o pensato. Un uomo che vive nella falsit e della falsit, eppure non  ci che voi chiamate un uomo falso: questa  la specialit del caso! Ci sar un enigma per l'et future,  da sperarlo; poich un tal prodotto della Natura e dell'Arte non era possibile che in una et come questa: Et della Carta, della Combustione della Carta. Considerate il vescovo Talleyrand e il Marchese Lafayette come i prototipi delle loro due specie, e dite ancora una volta, ripensando a quel che fecero e a quel che furono: O Tempus ferax rerum!
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Tutto sommato, questo sfortunato Clero non  stato trascinato dalla corrente del Tempo lontano dalla sua nativa latitudine? Una massa anomala di uomini, di cui tutto il mondo gi intuisce vagamente, che non  in grado di comprender nulla. Un tempo essi erano un Sacerdozio, interpreti della Sapienza, rivelatori di quanto v' di Santo nell'Uomo: un vero Clerus  (o Eredit di Dio sulla Terra); ma ora? - Passano silenziosi; con quei cahiers, che sono riusciti a redigere; e nessuno grida: Dio li benedica!
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Il Re Luigi con la sua Corte forma la retroguardia: egli si mostra lieto, in questo giorno di speranza, ed  salutato dagli applausi; ma pi di lui il suo Ministro Necker. Non cos la Regina, che la speranza non irraggia pi. Sfortunata regina! I suoi capelli sono gi grigi per le inquietudini e per gli affanni; il suo figliuolo primogenito era morente in quei giorni; nere menzogne hanno indelebilmente macchiato il suo nome, indelebilmente, per tutta questa generazione. Invece di Vive la Reine, delle voci la insultano con dei Vive d'Orlans. Della sua bellezza di regina ben poco le resta, eccettuatane la maest; non  pi graziosa, ma altra, rigida, sofferente in silenzio. Con un misto di sentimenti disparati, in cui la gioia non entra per nulla, si rassegna a subire quel giorno che avrebbe sperato di non vedere giammai. Povera Maria Antonietta, dai nobili, rapidi sentimenti, dallo sguardo veemente, dalla visione troppo ristretta per l'opera che tu hai da compiere! Oh, per te ve ne sono di lagrime in serbo; di amarissimi gemiti, misti a delicate tenerezze femminili, quantunque tu abbia il cuore della figlia di un'imperiale Teresa. Tu sei condannata, chiudi gli occhi sul futuro!
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E cos, in maestosa Processione, sono passati gli Eletti della Francia, Alcuni di costoro s'avanzano verso l'onore, verso la meta rapida e ardente; i pi verso il disonore; non pochi verso il massacro, la confusione, l'emigrazione, la lotta disperata: tutti poi verso l'Eternit! Tanti esseri eterogenei spinti insieme nel tino in fermentazione, ove in un complesso incalcolabile di azione, di reazione, di affinit elettive, di maturanti esplosioni, lavorano per risanare un Sistema sociale in agonia! Probabilmente il pi strano insieme di uomini, se ben lo consideriamo, che mai si trov unito sul nostro Pianeta per una tale opera. Una Societ mille volte complessa, pronta a scoppiare dalle sue fondamenta; e questi uomini, suoi reggitori, suoi infermieri, senza norme di vita per s stessi - senz'altra guida che il Vangelo secondo Jean Jacques! Pei pi sav di loro, quelli che noi dobbiamo chiamare i pi sav, l'uomo non  altro che un Accidente sotto il cielo. L'uomo non ha alcun Dovere da compiere, eccettuato quello di "formare una Costituzione"; egli non ha un Cielo al disopra di lui, non ha un Inferno al disotto; non ha un Dio al mondo.
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Qual'altra pi nuova o migliore credenza  in questi Milleduecento Uomini? La credenza negli alti cappelli piumati di forma feudale, nello scudo araldico, nel diritto divino del Re, nel diritto divino dei Distruttori di selvaggina. Credenza, o quel ch' peggio, il gergo d'una mezza credenza, o, peggio ancora, una mera, una pretesa credenza machiavellica nelle ostie consacrate e nella divinit di un povero Vecchio Italiano! Nondimeno in questa Confusione e in questa Corruzione incommensurabili, che combattono col cos ciecamente per divenire meno confuse e meno corrotte, vi , come dicemmo, questo solo punto saliente d'una Nuova Vita che si pu discernere, cio: la Convinzione seria d'aver messa al bando l'Impostura. Una convinzione che, coscientemente o incoscientemente,  ferma, che divien sempre pi radicata, fino al punto da trascendere nel delirio, nell'idea fissa; e nel corpo organizzato che ha assunto, verr ora rapidamente sviluppandosi, facendosi mostruosa, stupenda, indescrivibile, nuova per migliaia d'anni ancora! Come la luce del Cielo spesse volte su questa Terra si nasconde nel tuono e nei nembi elettrici, e discende come fusa nel lampo, soffocante eppure purificatrice! O non  piuttosto la stessa tenebra, la stessa afa soffocante, che genera il lampo e la luce? Il nuovo Vangelo, come era avvenuto del vecchio, doveva forse nascere dalla distruzione d'un Mondo?
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I lettori possono immaginare da s stessi come i deputati assistettero alla Messa Solenne, udirono il sermone, applaudirono il predicatore, bench fossero in chiesa, quando egli accenn alla politica; come il d seguente in gran pompa furono installati nella loro Salle des Menus  (non pi sala degli Amusements), e divennero gli Stati Generali. Il Re dalla sua estrade, sfolgorante come Salomone in tutta la sua gloria, volge intorno gli occhi per la sala maestosa, ove spiccano tante piume, rifulgono tanti sguardi ed  variopinta come un arcobaleno; nelle gallerie, nei posti riservati, ovunque la Bellezza spande intorno la sua luminosa influenza. La soddisfazione, come quella di chi dopo un lungo viaggio tocchi il porto, irradia la sua faccia semplice e larga: oh l'innocente Re! Egli si alza e pronunzia, con voce sonora, un adeguato discorso. Con questo discorso, e tanto maggiormente con quello di Necker durato due ore, e con quello del Gardedes-Sceaux durato un'ora, tutti riboccanti di patriottismo, di speranza, di fede e di deficienza di rendita, - non vogliamo stancare il lettore di queste pagine.
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Vogliamo solo notare che, come Sua Maest, nel finire il suo discorso, si pose il suo cappello piumato e la Nobilt secondo l'uso lo limit, molti dei nostri Deputati del Terzo Stato fecero altrettanto, non senza una cert'aria di fierezza, dando alla stessa maniera un colpetto ed anche schiacciando i loro cappelli a tesa inclinata, e aspettarono in piedi che si uscisse. Si ode allora un mormorio incessante che va dalla maggioranza alla minoranza e un ripetersi delle parole: Couvrez vous, Dcouvrez vous  (mettetevi il cappello, toglietevi il cappello). Al che Sua .
Maest mette fine, togliendosi di nuovo il suo cappello regale.
Termina la seduta senz'altri incidenti o presagi tranne questo, che per altro  abbastanza significativo, con cui la Francia ha aperto i suoi Stati Generali.
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LIBRO QUINTO. IL TERZO STATO.
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CAPITOLO 1.
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INERZIA.
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Che la Francia esasperata abbia ottenuto con questa sua Assemblea Nazionale qualche cosa, anzi qualche cosa di grande, d'importante, d'indispensabile, non v'ha dubbio; senonch resta sempre la domanda: che cosa specialmente? Quesito difficile a risolversi anche da spettatori calmi e a questa distanza di tempo; addirittura poi insolubile dagli attori che vi ebbero parte. Gli Stati Generali creati e condotti a termine dallo sforzo passionato di tutta la Nazione, sono una cosa grande, suprema. La speranza, in giubilo, grida alto che essi simboleggiano un miracoloso Serpente di bronzo nel Deserto; su cui chiunque fisser il suo sguardo con fede e obbedienza sar risanato di tutti i suoi mali, di tutte le sue morsicature di serpenti.
Noi rispondiamo che essi potranno significare almeno una simbolica Bandiera, intorno a cui i Venticinque Milioni di esasperati e di gementi, altrimenti isolati e senza forza, potranno riunirsi e compiere quell'opera - che  in loro di compiere. Se tale opera sar la battaglia, come non si pu a meno di aspettarsi, la bandiera sar di battaglia  (cio un Gonfalone italiano nel suo antico Carroccio repubblicano); e sventoler alta quella bandiera trasportata nel carro, radiosa nel vento; e con lingua di ferro far echeggiare lontano pi d'un segnale. Una cosa di prima necessit, la quale, all'avanguardia o nel contro, conduttrice, condotta o trasportata, deve rendere alle moltitudini combattenti servigi incalcolabili. Per un tempo, mentr'essa fluttuer alla testa, anzi mentre star immota e solitaria aspettando che la forza le si riunisca dintorno, questo stesso Carroccio nazionale e lo scampanio del segnale che far risonare saranno per noi un fatto di grande importanza.
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Il presagio dei "cappelli molli calcati sulla testa" dimostra che i Deputati del Terzo Stato sono ben determinati ad una cosa: che n la Nobilt n il Clero debbano avere la precedenza su di loro, e appena appena Sua Maest. A questo punto ci hanno condotti il Contrat Social e la forza della pubblica opinione. Poich, che cos'altro  Sua Maest, se non il Delegato della Nazione? Delegato, impegnato  (piuttosto strettamente) in un genere d'affari ben singolare, di cui Jean Jacques non ha fissata la scadenza.
Entrando adunque nella loro Aula, la dimane, una massa inorganica di Seicento Individui, questi Deputati dei Comuni scorgono, senza terrore, che vi si trovano soltanto essi. La loro Aula  anche l'Aula Magna o Generale dei Tre Ordini. Ma la Nobilt e il Clero, a quel che pare, si sono ritirati nei loro due Appartamenti separati, o Aule; e son l intenti a "verificare i loro poteri", non in comune, ma separatamente. Vogliono forse costituire due Ordini separati con voto separato? Par quasi che la Nobilt e il Clero abbiano tacitamente gi presupposta questa separazione! Due Ordini contro uno; cos il Terzo Ordine non vien lasciato in una perpetua minoranza?
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Molte cose possono rimanere indecise, ma l'opposizione ad una tal cosa  gi decisa:  decisa nelle teste dai cappelli molli,  decisa nella testa della Nazione Francese. Nel caso contrario, la doppia rappresentanza e quant'altro s' guadagnato finora diverrebbe inutile, nullo. Senza dubbio "i poteri debbono essere verificati"; senza dubbio la commissione, i documenti elettorali del vostro Deputato debbono essere controllati dai Deputati suoi confratelli e trovati validi; questo  il preliminare di tutto. N la questione del farlo separatamente o in comune  una questione vitale; ma, e se diverr poi tale?
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Bisogna resistere; savia era la massima: Resistere al principio! E poi, quand'anche non fosse consigliabile la resistenza, e fosse anzi pericolosa, la tregua  ben naturale; la tregua, con Venticinque Milioni d'individui alle vostre spalle, pu divenire una valevole resistenza. La massa inorganica dei Deputati dei Comuni si limiter a un "sistema d'inerzia", rimanendo inorganica per ora.
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Questo metodo, giovevole alla sagacia e alla timidezza, viene adottato dai Deputati dei Comuni; e non senza destrezza, e con tenacia sempre crescente vi persistono di giorno in giorno, di settimana in settimana. Per sei settimane la loro storia  di quel genere chiamato sterile, ma che invero, come la Filosofia insegna,  spesso pi d'ogni altro fecondo. Furon quelli i loro giorni di creazione calma, fu quello il periodo della incubazione! Infatti, ci che essi fecero allora fu di non far nulla - nella maniera pi savia. Tutti i giorni il corpo inorganico si riunisce; lamenta che gli manca l'organizzazione, "che non pu verificare collettivamente i poteri" e dar principio alla rigenerazione della Francia. Si potrebbero fare delle mozioni violente, ma andrebbero incontro ad esser represse; l'inerzia soltanto sfugge alla repressione e nello stesso tempo  inespugnabile.
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All'astuzia deve far fronte l'astuzia; alle pretese orgogliose l'inerzia e un dolore patriottico dall'espressione mite, ma inguaribile, inalterabile. Prudenti come serpenti, innocui come colombe: quale spettacolo per la Francia! Seicento individui inorganici, necessari alla sua rigenerazione, alla sua salvezza, son l sui loro banchi ellittici, anelanti con tutta la passione alla vita, in una penosa prigione, come anime in attesa di nascere. Si fanno discorsi eloquenti, udibili dentro e fuori:  tutto un agitarsi del pensiero contro il pensiero; la Nazione osserva con un interesse sempre crescente.  cos che i Deputati dei Comuni attraversano il loro periodo d'incubazione.
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Abbiamo conclavi privati, cene, consulti e un Club Bretone, Club di Viroflay; molti clubs in embrione. Tutto un elemento fatto d'un rumore confuso, d'un calore fosco, acre; in cui, nondimeno, l'uovo di Eros, tenuto alla debita temperatura, pu ondeggiare con sicurezza, senza rompersi, fin che non schiuda. I vostri Mounier, Malouet, Lechapelier posseggono abbastanza scienza per sopperirvi; i vostri Barnave e i vostri Rabaut abbastanza fervore. A volte verr un'ispirazione dal regale Mirabeau, che non  in alcun modo riconosciuto ancora come regale; anzi vi fu un "mormorio di disapprovazione" quando il suo nome fu prima menzionato; ma egli lotta per farsi riconoscere.
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Nel corso della settimana, avendo i Comuni chiamato alla presidenza il pi Anziano di loro, dandogli come assistenti dei giovani dai polmoni pi forti, - possono esprimersi articolatamente; e, con parola udibile e querula, dichiarano come abbiam detto, che essi sono un corpo inorganico che anela a divenire organico. Arrivano lettere; ma un corpo inorganico non pu aprire le lettere, ed esse giacciono chiuse sulla tavola. Il pi Anziano pu procurarsi per proprio conto qualche specie di Lista o Elenco dei votanti per fare il computo dei voti, aspettando quel che avverr. La Nobilt e il Clero sono altrove; intanto un pubblico impetuoso s'affolla in tutte le gallerie, in ogni posto vuoto; ci che  in qualche modo confortante. Con molti sforzi si viene alla conclusione che si debba mandare, non una deputazione - come potrebbe un corpo inorganico mandar deputazioni? -; ma che alcuni individui Membri del Terzo debbano trovarsi, cos come per caso, nella Camera del Clero e poi in quella della Nobilt, e col fare intendere, come per sentita dire, che i Comuni, a quel che pare, si trovino adunati, aspettandoli, per verificare i loro poteri. Questo  il metodo pi savio!
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Il Clero, nel quale v' una moltitudine di non Dignitarii, di semplici rappresentanti dei Comuni in veste di Curati, manda subito a rispondere rispettosamente che esso  e sar d'ora innanzi pi che mai profondamente occupato appunto di tale questione. Al contrario la Nobilt, assumendo attitudine cavalleresca, replica dopo quattro giorni che, quanto a loro, sono tutti verificati e costituiti, nel qual modo avendo sperato che si trovassero i Comuni; essendo questa verificazione separata evidentemente quel metodo preciso, savio e costituzionale che adottavano gli avi - il che la Nobilt sar ben lieta di dimostrare per mezzo di una Commissione del suo Ordine, se i Comuni vorranno incontrarsi con essa, Commissione contro Commissione! Immediatamente segue una deputazione del Clero, che ripete alla sua maniera insidiosamente conciliante, la stessa preposta. La questione  complessa: che cosa risponderanno i sav Comuni?
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Con cautela, con inerzia, i sav Comuni, considerando che essi sono, se non un Terzo Stato Francese, almeno un Aggregato d'individui che pretendono un titolo di questo genere, decidono, dopo aver discusso per cinque giorni, di nominare una tale Commissione, col proposito, per altro, di non lasciarsi convincere; un sesto giorno  impiegato nel nominare tale Commissione; un settimo e un ottavo trascorrono nello stabilire le forme dell'incontro, il luogo, l'ora e simili: onde non prima della sera del 23 maggio la Commissione della Nobilt e quella dei Comuni s'incontrano, con la mediazione del Clero che fa da Conciliatore, accingendosi all'impossibile cmpito di convincere quest'ultima. Un altro incontro, il 25, mette fine alla cosa: i Comuni sono inconvincibili; la Nobilt e il Clero irrefragabilmente convincenti; le Commissioni si ritirano, persistendo ciascun Ordine nelle primitive pretese (136).
Cos sono trascorse tre settimane. Per tre settimane il Carroccio del Terzo Stato, col Gonfalone che si scorge di lontano,  rimasto immobile sfidando i venti, in attesa di quelle forze che verranno a raccogliersi intorno ad esso.
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La fantasia pu immaginare i sentimenti della Corte, il succedersi ivi d'uno a un altro consiglio e quella sua inanit altisonante travolta nel vortice caotico, ove la saggezza non pu albergare. La vostra macchina delle imposte, abilmente architettata,  stata messa insieme, organizzata con incredibile lavoro, ed  l coi suoi tre pezzi in contatto: le due ruote bilanciere della Nobilt e del Clero, la immensa ruota motrice del Terzo Stato. Le due ruote bilanciere girano dolcemente; ma, prodigioso a vedersi, la ruota principale resta immota, si rifiuta ad andare innanzi! I pi abili meccanici si veggono disorientati. Come operer essa quando si metter in moto? Spaventosamente, Amici miei; e in molti sensi; ma, quanto a levare imposte o a macinare la farina per la Corte, vi si pu contare, ci non sar mai. Magari si fosse potuto continuare a riscuotere le tasse a mano! I Messeigneurs d'Artois, Conti, Cond  (che venivano chiamati il Triumvirato della Corte), quei dell'antidemocratico "Mmoire au Roi" hanno forse presagita la verit? Costoro possono a loro piacimento scuotere l'alta testa in segno di disapprovazione e stillarsi il povero cervello; ma i pi abili meccanici non sono in grado di far nulla. Lo stesso Necker, anche se gli si volesse dare ascolto, comincia a guardar bieco. La sola cosa che par degna di consiglio  che si tengano pronti i soldati. Due nuovi reggimenti e un battaglione di un terzo si sono gi recati a Parigi; altri si metteranno in marcia. Era bene in ogni caso avere le truppe a disposizione e il comando in mani sicure. Si nomini Broglie, il vecchio maresciallo Duca de Broglie, veterano disciplinare, dalla moralit incrollabile di sergente istruttore, uomo su cui si pu contare.
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Poich, purtroppo, n il Clero, n la Nobilt stessa sono quali dovrebbero e potrebbero essere nel vedersi cos minacciati dal di fuori; cio compatti, solidali tra loro. La Nobilt, invero, ha il suo Catilina o Crispino d'Esprmnil, dallo sguardo fosco, in tutto il suo ardore di rinnegato, il suo rumoroso Mirabeau-Tonneau; ma all'incontro non mancano i Lafayette, i Liancourt, i Lameth; soprattutto vi  un d'Orlans, ormai tagliato fuori per sempre dal suo ancoraggio di Corte, tutto immerso in una meditazione sonnolenta sulle alte prede di mare, sempre pi alte  (poich non  anch'egli un figlio di Enrico Quarto e virtualmente in parte l'erede presuntivo?) nel suo viaggio verso il Caos. Nel Clero poi, ove tanto numerosi sono i Curati, veri disertori sono venuti fuori, formando due piccole fazioni, e il Cur Grgoire fa parte della seconda. Si dice anzi che circa centoquarantanove siano per disertare in massa, ritenuti soltanto dall'Arcivescovo di Parigi. Sembra una partita che debba perdersi.
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Ma giudicate se Parigi, se la Francia se ne stiano neghittosi durante questo periodo! Indirizzi che vengono da lontano e da vicino vi affluiscono, giacch i nostri Comuni sono divenuti organici al punto da poter aprire le lettere, o almeno da poter cavillare su di esse! Cos il povero Marchese di Brz, Usciere Supremo, Maestro delle Cerimonie, o che so altro titolo avesse, scrivendo a quel tempo su cose riguardanti il cerimoniale, non vede nulla di male nel concludere la lettera con un: "Monsieur, vostro con sincero attaccamento". - "A chi  rivolto questo sincero attaccamento?" domanda Mirabeau. "Al Decano del Terzo Stato". - "Non vi  nessuno in Francia che abbia diritto di scriver questo", soggiunge egli; al che le Gallerie e il mondo non possono a meno di applaudire (137). Povero de Brz! Quei Comuni hanno ancora una pi antica ruggine con lui; n la partita  ancora saldata.
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In altra maniera, Mirabeau ha dovuto protestare contro la subitanea soppressione del suo giornale, "Giornale degli Stati Generali"; e ha dovuto continuarlo sotto altro nome. Gli Elettori di Parigi, tuttora affacendati nel rediger il loro Cahier, non possono a meno di prestargli man forte in questo suo atto di coraggio. Con un Indirizzo a Sua Maest essi reclamano almeno "una provvisoria libert di stampa"; hanno anche parlato di demolire la Bastiglia, erigendo al suo posto una statua di bronzo al Re Patriottico! Questi sono i ricchi Borghesi; figurarsi un po' che dev'essere quella miscellanea scompigliata di Oziosi, di Vagabondi, delle pi strane Anomalie sociali  (la Canaglia pi raffinata del nostro Pianeta), che turbina incessante al Palais Royal; e che gemito infinito che presto divien mormorio parte da Saint-Antoine, e dai Venticinque Milioni nel pericolo di morire d'inedia!
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La scarsezza del grano  il fatto pi indiscutibile: sia magagna dell'Aristocrazia, sia magagna di d'Orlans, di quest'anno; dipenda dalla siccit e dalla grandine dell'anno precedente, nella citt e nella provincia la povera gente guarda desolata la sorte che l'attende! E questi Stati Generali, che ci potrebbero dare un'et dell'oro, sono costretti a starsene neghittosi, non potendo ottenere che siano verificati i loro poteri! Ogni attivit, per conseguenza, langue, tranne quella di foggiare mozioni.
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Nel Palais Royal  stata eretta, per sottoscrizione, pare, una specie di Tenda in legno  (en planches de bois (138)); cosa assai opportuna, ove il Patriottismo selezionato pu redigere le sue deliberazioni, arringare, con comodo e comunque sia il tempo.  un pandemonio in attivit continua! Sulla propria tavola, sulla propria sedia, in ogni caf si ritrova un oratore patriottico, mentre una folla gli sta intorno nell'interno e una folla lo ascolta di fuori a bocca aperta a traverso le finestre e le porte aperte, con "applausi tonanti per ogni idea di un ardimento fuori del comune". Nella vendita di pamphlets di Monsieur Desein, proprio d'accanto, voi non potete arrivare al banco che a forza di gomiti: ogni ora produce il suo pamphlet, o meglio la sua sfornata di pamphlets; "oggi son tredici, ieri furon sedici, la settimana scorsa novantadue" (139). Figuratevi un po': la Tirannia e la Carestia, l'Eloquenza Fervida, il Rumore, l'arte dei pamphlets; e poi la Socit Publicole, il Club Breton, il Club degli Arrabbiati; - e se non pu paragonarsi a un Club d'Arrabbiati ogni osteria, ogni caff, ogni riunione sociale, ogni casuale gruppo di strada, per tutta la Francia!
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I Deputati dei Comuni non possono che ascoltare tutte queste cose in una sublime inerzia di dolore, ridotti ad occuparsi "della loro polizia interna". Mai Deputati ebbero una pi sicura posizione, se sapranno conservarla abilmente. Che la temperatura non raggiunga un grado troppo elevato; che l'uovo di Eros non si rompa innanzi che sia covato, fin che non si romper da s! Un pubblico ardente occupa tutte le gallerie, tutti gli spaz vuoti, e "non si pu impedire che applaudisca!" Dei due Ordini Privilegiati, la Nobilt, tutta verificata e costituita pu guardare con quell'aria che crede, ma non senza un segreto tremore nel cuore; il Clero, che fa sempre la parte di conciliatore, cerca di tirare dalla sua le Gallerie e la loro popolarit, ma non gli vien fatto. Una Deputazione da parte sua reca dolorosi messaggi intorno al "caro dei grani", facendo rilevare la necessit di metter da banda le formalit vane per deliberare su questo. Proposta insidiosa che d'altra parte i Comuni  (su mozione di quel Robespierre verdemare) astutamente accettano, come una specie di consenso, di garenzia, che il Clero presto si unir a loro, costituir gli Stati Generali e cos porter il buon mercato dei grani! (140) - Alfine, il 27 Maggio, Mirabeau, stimando che il tempo sia giunto, propone che "cessi l'inerzia", e lasciando che la nobilt perduri nel suo ostinato sistema, s'inviti il Clero "in nome del Dio della Pace", ad unirsi ai Comuni e iniziare l'opera loro (141). Al quale invito, se esso vorr fare il sordo, lo vedremo! Non vi sono centoquarantanove dei suoi pronti a defezionare?
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O Triunvirato di Principi, o nuovo Garde-des-Sceaux Barentin, e tu Ministro dell'Interno Breteuil, e tu Duchessa di Polignac, e tu Regina avida di ascoltare, che cosa bisogna fare? Questo Terzo Stato vuol mettersi in moto, racchiudendo in s la forza di tutta la Francia; il meccanismo del Clero e il meccanismo della Nobilt, che dovevano servire da bei contrappesi e da freni, saranno vergognosamente trascinati dietro di esso e prenderanno fuoco per via insieme ad esso. Che cosa bisogna fare? L'Oeil-de-Buf diviene pi confuso che mai. Bisbiglio e contro-bisbiglio, un vero uragano di bisbigli! Dei capi di tutti e tre gli Ordini vi sono condotti clandestinamente nella notte; maghi molti di loro; ma a che vale la maga in questo caso? Lo stesso Necker sarebbe il benvenuto, se egli potesse interporsi utilmente.
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Che intervenga pure il Necker, dunque; e in nome del Re! Per fortuna, a quel messaggio incendiario del "Dio di Pace" non si  ancora risposto. I Tre Ordini avranno di nuovo conferenze; sotto questo Ministro patriottico qualche cosa potr essere cicatrizzato, rattoppato; - frattanto noi possiamo approntare i Reggimenti Svizzeri e "cento pezzi d'artiglieria da campo". Questo  ci che decide dal canto suo l'Oeil-de-Buf.
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Quanto a Necker - ohim, povero Necker, il tuo ostinato Terzo Stato non ha che una prima ed ultima parola: verificazione in comune, cio l'impegno di votare e deliberare in comune. Alle proposte d'una via di mezzo d'un amico cos sperimentato, si guardano stupiti. Le conferenze tardive sono troncate a un tratto: il Terzo Stato  ormai pronto e risoluto, poich tutto il mondo lo spalleggia, e torna alla sua Aula dei Tre Ordini; Necker torna all'Oeil-de-Buf con la reputazione d'un mago sconfessato, - buono solo a ricevere il congedo (142).
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E cos i Deputati dei Comuni si sono alfine, per opera della loro forza, messi sulla via? In luogo d'un Capo o Decano, hanno ora trovato un Presidente: l'Astronomo Bailly. Si sono messi sulla via furiosamente! Con una eloquenza senza fine, rumorosa e temperata a un tempo, portata sulle ali dei Giornali in tutti i paesi, essi hanno ora, il 17 di giugno, deciso che il loro nome sia, non Terzo Stato, ma Assemblea Nazionale! Son dunque la Nazione essi? Triumvirato di Principi, Regina, Nobilt refrattaria, Clero refrattario, che siete voi mai? Una domanda delle pi profonde, cui difficilmente si potrebbe rispondere nel gergo politico attuale.
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E senza tenerne alcun conto, la nostra nuova Assemblea Nazionale procede alla nomina d'un "Comitato di sussistenze", - caro alla Francia, quantunque esso possa trovare poco o niente grano. Poi, quasi perch la nostra Assemblea Nazionale si tenesse ferma sulle sue gambe, nomina "quattro altri comitati permanenti"; indi si pone a sistemare la sicurt del Debito Nazionale e quella della Tassazione Annuale: tutto ci in quarantotto ore. Con tal grado di velocit essa s'incammina; i congiurati dell'Oeil-de-Buf possono ben domandarsi: Per dove?
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CAPITOLO 2.
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MERCURIO DE BRZ.
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 questo certamente il tempo di un "deus ex machina"; v' un nodus degno di esso.  questione solo di vedere: qual Dio? Dovr essere Marte de Broglie dai suoi cento pezzi di cannone? Non ancora, risponde la prudenza: tanto  mite, irrisoluto Re Luigi. Sia piuttosto il messaggero Mercurio, il nostro Usciere Supremo de Brz!
La dimane, che  il 20 di giugno, i Centoquarantanove Curati infidi, che a Sua Grazia di Parigi non  pi possibile di trattenere, disertano in massa; che de Brz intervenga pure e operi - a porte chiuse! Non solo si avr la Seduta Regale in quella Salle des Menus; ma nessuna adunanza sar tenuta, nessun lavoro sar fatto  (eccettuato quello dei falegnami), fino a quel tempo. Il Terzo Stato, che si  dato il titolo di "Assemblea Nazionale", presto si vedr espulso dalla sua Aula, con l'abile trovata dell'intervento dei falegnami, e ridotto all'inerzia, non potendo neppur riunirsi o articolare un lamento, fin che Sua Maest con la sua Sance Royale e con nuovi miracoli non sia pronta! In tal modo interverr De Brz, qual Mercurio ex machina; e, se l'Oeil-de-Buf non s'inganna, scioglier il nodus.
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Senonch, il povero Brz, possiamo notarlo, non ha fatto nessun progresso nelle sue trattative coi Comuni. Cinque settimane addietro, quando vennero a baciare la mano di Sua Maest, la maniera da lui adottata non raccolse la censura; e poi quel suo "sincero attaccamento" come fu spregevolmente respinto! Questa sera, prima di cena, egli scrive una nuova Lettera al Presidente Bailly, da recapitarsi subito dopo l'alba di domani, in nome del Re. Ma Bailly, compreso dalla dignit del suo ufficio, non fa che cacciarsi in tasca la lettera, come una cambiale che non intenda soddisfare.
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In conseguenza, al mattino, sabato 20 giugno, Araldi dalla voce acuta proclamano per le strade di Versailles che vi sar la Sance Royale il prossimo Luned, e nessuna adunanza degli Stati Generali fino allora. Eppure, noi osserviamo il Presidente Bailly, che, mentre ascolta ci, e ha in tasca la lettera di De Brz, procede seguto dall'Assemblea Nazionale verso la consueta Salle des Menus, quasi che De Brz e gli Araldi fossero nient'altro che vento. Questa Salle  chiusa e le Gardes Franaises l'occupano. "Dov' il vostro ordine, Capitano?" Il Capitano mostra il suo ordine regale: gli operai,  dolente di doverlo dire, sono tutti affacendati nel situare la piattaforma per la Sance di Sua Maest; disgraziatamente nessuno pu essere ammesso; tutt'al pi possono avervi accesso il Presidente e i Segretar, perch portino via le carte, che i falegnami potrebbero distruggere! Il Presidente Bailly entra coi Segretari, e ritorna portando via le carte: ohim, nell'interno, in luogo dell'eloquenza patriottica, non s'ode altro rumore che quello del martello e della sega, e lo stridere, il mormorar sordo dell'opera che ferve! Una profanazione che non ha l'uguale.
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I Deputati formano capannelli sulla Strada di Parigi, nell'ombreggiata Avenue de Versailles; dolendosi a voce alta dell'indegno trattamento loro usato. I Cortigiani, si suppone, guardano dalle finestre e sogghignano. La mattinata non  delle pi piacevoli: c' un umido e pioviggina di tanto in tanto (143). Ma ogni viandante fa sosta; i patrioti frequentatori della galleria, e gli spettatori di vario genere vanno ad ingrossare i gruppi. I consigli violenti si alternano. Alcuni Deputati esasperati propongono di tenere la seduta nella grande scala esterna di Marly, sotto le finestre del Re; poich Sua Maest, a quel che pare, s' trasportata lass. Altri parlano di rendere lo Chteau Forecourt, che chiamano Place d'Armes, un Runnymede e nuovo Champ de Mai dei Francesi liberi; anzi, di destare addirittura con la voce del Patriottismo indignato gli echi dello stesso Oeil-de Buf. Si rende noto che il Presidente Bailly, aiutato dal savio Guillotin e da altri, ha trovato posto al Jeu-de-Paume della Rue St.-Franois. Col, in lunghe file, con un bisbiglio roco, come gru librate a volo, se ne vanno adirati i Deputati dei Comuni.
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Strano spettacolo fu quello che si vide nella Rue St.-Franois della vecchia Versailles! Un locale nudo quello del Jeu-de-Paume, quale ancora ce lo rappresentano le pitture del tempo; quattro mura nude; solo in alto una meschina tettoia di legno o galleria coperta, sospesa tutt'intorno, per gli spettatori: sul pavimento, non pi il riso faceto e il rumore delle palle e delle racchette, ma il mugghiare assordante d'una indignata Rappresentanza Nazionale, scandalosamente relegata in quel luogo! Frattanto, un nugolo di testimoni tien gli occhi su di essa dall'assito, dalla sommit del muro, dai tetti e dai fumaioli attigui; accorrendo in quel luogo da tutti i quartieri, mandandoli ad alta voce appassionate benedizioni. Si procuri qualche tavola da scrivere, qualche sedia, se non per sedere, per montarvi su. I Segretar sciolgono le loro stringhe; Bailly ha costituita l'Assemblea.
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L'esperimentato Mounier, non completamente nuovo a tali cose, cio alle rivolte parlamentari, per avervi assistito o per averne sentito parlare, crede che sia bene in tali lamentevoli e minacciose vicende di unirsi l'un l'altro col vincolo del Giuramento. Segue un'acclamazione universale, che  l'espressione dei cuori lungamente compressi! Il Giuramento vien formulato, ed  pronunziato ad alta voce dal Presidente Bailly con un tono talmente sonoro, che il nugolo dei testimoni l'odono anche all'esterno e risponde con un muggito. Seicento mani si alzano con la mano del Presidente Bailly, per chiamare come testimone Iddio dall'alto, che mai essi si separeranno sulla terra, ma che si troveranno uniti in ogni luogo, in ogni evento, ovunque sia possibile di riunirsi in due o in tre, fin che non avranno fatta la Costituzione. Fare la Costituzione, Amici!  un ben lungo cmpito! Intanto seicento mani firmeranno ci che hanno giurato: seicento meno una; un Abdiele Lealista, ancora visibile da questo solo punto di luce, e per questo ancora nominato, il povero "M. Martin d'Auch da Castelnaudary in Linguadoca". Gli permisero di firmare o dichiarare il suo rifiuto; e lo salvarono dal nugolo degli spettatori, dichiarando che "la sua mente era sconvolta". Alle quattro, le firme sono tutte apposte; il nuovo convegno  stabilito pel mattino di Luned, prima dell'ora della Seduta Regale; non si lascino traviare i nostri centoquarantanove disertori clericali: noi ci riuniremo alla "Chiesa dei Rcollets o altrove", con la speranza che i nostri Centoquarantanove vogliano unirsi a noi; - e ora  tempo d'andare a pranzo.
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Tale  dunque la seduta della Pallacorda, la famosa Sance du Jeu de paume, la cui fama  giunta in tutti i paesi. Tale  la comparsa di Mercurio de Brz qual Deus ex Machina; tale  il frutto che produce! Il riso beffardo dei Cortigiani dell'Avenue de Versailles s' gi spento in un cupo silenzio. Immaginava forse quella Corte ammattita insieme al suo Garde-de-Sceaux Barentin, al Triunvirato e Compagnia, di poter dissipare seicento Deputati Nazionali pregni d'una Costituzione Nazionale, come si fa con un branco di pollame privo d'alcuna forza, con la verga bianca o nera dell'Usciere Supremo? Un branco di pollame fugge starnazzando; ma i Deputati Nazionali presentano la loro faccia di leoni; e con la mano destra levata in alto, pronunziano un giuramento che fa tremare i quattro angoli della Francia.
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Il Presidente Bailly s' condotto con onore; e avr la sua ricompensa. L'Assemblea Nazionale  ora doppiamente, triplicatamente l'Assemblea della Nazione; non solo militante e martire, ma trionfante; insultata e non meritevole d'insulto. Parigi straripa ancora una volta per assistere, "con guardo torvo", alla Sance Royale (144), la quale, fortunatamente ancora,  di nuovo rinviata a Marted. I Centoquarantanove, che contano ancora dei vescovi in mezzo a loro, hanno avuto tutto l'agio d'uscir fuori processionalmente per andare a raggiungere con tutta solennit i Comuni, che seggono nella loro Chiesa aspettandoli. I Comuni danno loro il benvenuto fra gli evviva e gli abbracci, commossi fino alle lagrime (145) poich ormai comincia ad essere questione di vita o di morte.
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Quanto alla Sance, pare che i falegnami abbiano compiuta la loro piattaforma, ma tutto il resto rimane incompiuto. Cosa futile, e noi potremmo dire fatale, fu quella. Re Luigi entra, fra un mare di popolo arcigno nel suo silenzio, irritato da molte cose, perch vi  anche una pioggia molesta. Entra, e incomincia nel Terzo Stato lo stesso silenzio torvo; i suoi componenti si sono tutti bagnati, aspettando sotto gli angusti portici delle entrate, posteriori, che la Corte e i privilegiati passassero per l'entrata di fronte. Il Re e il Garde-des-Sceaux  (non v' indizio della presenza di Necker) fanno conoscere, non senza lungaggini, le determinazioni della regale volont. I Tre Ordini debbono votare separatamente. D'altra parte la Francia pu riscontrare considerevoli largizioni costituzionali specificate nei Trentacinque Articoli (146), leggendo i quali il Garde-des-Sceaux divien rauco. I quali Trentacinque Articoli, soggiunge Sua Maest levandosi di nuovo in piedi, se i Tre Ordini per malaventura non saranno concordi nell'approvarli, io stesso metter in esecuzione: "seul je ferai le bien de mes peuples"; il che, interpretato, pu significare: Voi, litigiosi Deputati degli Stati Generali, non avete probabilit di durare a lungo a quel posto! Ma, finalmente, tutti debbono ritirarsi per oggi, per riunirsi di nuovo domattina, ciascun Ordine nel suo luogo separato, pel disbrigo degli affari. Questa  la determinazione chiara e ferma della regale volont. Indi il Re, la Corte, la Nobilt e la maggioranza del Clero sfilano via, quasi che tutto si fosse compiuto in maniera soddisfacente.
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Sfilano tra un mare di popolo silenzioso e torvo Solo i Deputati dei Comuni non sfilano via, ma restano ivi immersi in un triste silenzio, incerti su quello che hanno a fare. Uno solo fra loro  deciso; uno solo fra loro discerne ed osa!  giunto il momento: il Re Mirabeau si slancia sulla tribuna e fa udire la sua voce leonina. E invero quella parola  opportuna; poich in tali scene l'attimo  il genitore delle epoche! Se Gabriele Onorato non si fosse trovato col - si pu ben immaginare che i Deputati dei Comuni, spaventati dal pericolo che li circondava d'ogni parte, e divenendo ognuno pi pallido alla vista del pallore di tutti, molto presumibilmente, l'un dopo l'altro, se la sarebbero svignata; e tutto il corso della Storia Europea sarebbe stato diverso!
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Ma egli  l. Ascoltate il ringhiare di quella voce regale della foresta, angosciosa, lene, e poi repentinamente forte, fino a divenire un ruggito! Gli occhi s'accendono allo scintillio dei suoi occhi: - I Deputati Nazionali dovevano adempiere la missione avuta da una Nazione; essi avevano pronunziato un giuramento, essi. - Ma ecco! Mentre la voce del leone rugge pi alto, che  mai quest'Apparizione?  l'apparizione di Mercurio de Brz, che mormora qualche cosa fra i denti. - "Parlate forte!", gridano parecchi. "Signori", esclama de Brz, ripetendo con voce acuta: "Voi avete udito gli ordini del Re!" Mirabeau, col volto tutto in fiamme, gli lancia un'occhiata di fuoco, scuotendo la sua nera criniera leonina: "S, signore, noi abbiamo udito ci che il Re disse per altrui consiglio, e voi che non potete essere l'interprete dei suoi ordini presso gli Stati Generali, voi che non avete n la facolt n il diritto di parlare qui, voi non siete quello che pu rammentarcelo. Andate, signore, e dite a coloro che v'hanno mandato, che noi siamo qui per volere del Popolo e che nulla, tranne la forza delle baionette, pu mandarci fuori di questo luogo!" (147). Il povero de Brz si dilegua tremante dall'Assemblea Nazionale; - e anche  (se si eccettua un suo debolissimo barlume qualche mese pi tardi) finalmente dalla pagina della Storia!
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Sfortunato de Brz, destinato a sopravvivere per molte et nella memoria degli uomini, in questa maniera codarda, colla sua tremula e bianca bacchetta! Egli fu ligio all'Etichetta, che costitu la sua Fede su questa terra; fu martire del rispetto alle persone. I corti mantelli di lana non potevano baciare la mano a Sua Maest come la baciavano i lunghi mantelli di velluto. E quel che  pi, quando il povero piccolo delfino ultimamente giaceva morto, e veniva qualche visita di cerimonia, egli non mancava di annunziarla perfino al corpo morto del Delfino; "Monseigneur, una deputazione degli Stati Generali!" (148) Sunt lacrymae rerum.
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Ma che fa l'Oeil-de-Buf quando de Brz ritorna tremante di paura? Spedisce quella tale forza delle baionette? N punto n poco. L'onde di popolo sempre pi numerose son tutte intente ad osservare ci che avviene, e si slanciano e si accalcano con un alto muggito fin nelle Corti dello Chteau, poich si vocifera che Necker debba essere congedato. E quel ch' peggio, le Gardes Franaises pare non siano disposte ad agire: "due Compagnie di esse non fanno fuoco quando vien loro ordinato!" (149). Necker, perch non prese parte alla Sance sar acclamato, portato a casa in trionfo; n deve essere congedato. Quanto a Sua Grazia di Parigi, deve fuggire cogli sportelli della sua carrozza rotti, e dovr la sua vita alla rapidit furiosa della corsa. Le Gardes-du-Corps  (Guardie del Corpo) mandate in distaccamento, meglio farebbero a rientrare (150). Non bisogna neppure pensare all'invio delle baionette.
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In cambio di soldati, l'Oeil-de-Buf manda... falegnami ad abbattere la piattaforma. Inutile espediente! Dopo pochi momenti, gli stessi falegnami smettono di strappare e martellare la loro piattaforma, e son l col martello in mano ad ascoltare a bocca aperta (151). Il Terzo Stato va decretando che esso , fu e sar nient'altro che un'Assemblea Nazionale; ed ora per di pi sar inviolabile, e inviolabili saranno tutti i suoi membri. "Infame, traditore della Nazione, reo di delitto capitale  ogni persona, ogni corporazione, ogni tribunale, o corte, o commissione che ora o in appresso, durante la presente sessione o dopo, osi di perseguitare, interrogare, arrestare o causare l'arresto, detenere o causare la detenzione di qualcuno dei membri, etc., etc., da parte di chiunque ne venga l'ordine" (152). Ci fatto, noi possiamo concludere con questa confortante riflessione dell'Abb Sieys: "Signori, voi siete oggi ci che eravate ieri".
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Schiamazzino pure i Cortigiani, ma il fatto sussiste e resta sempre tale. La loro ben nudrita esplosione  scoppiata a traverso il focone, coprendoli di scottature, di confusione, di vile fuliggine! Povero Triunvirato, povera Regina, e sopratutto povero marito della Regina; il quale dopo tutto ha buone intenzioni, malgrado qualche idea fissa! Stolta  la saggezza che si appalesa dopo il fatto. Pochi mesi addietro quelle Trentacinque Concessioni avrebbero riempito la Francia d'un contento che sarebbe potuto durare parecchi anni. Ora  cosa vana: nient'altro che a menzionarle, s'incontra il dispregio; gli ordini espressi di Sua Maest sono ridotti a zero.
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Tutta la Francia  in rumore; una moltitudine di persone, che pu ascendere a "diecimila" si aggira tutt'oggi nel Palais Royal (153). Il resto del Clero e Quarantotto della Nobilt, tra cui d'Orlans, sono andati immediatamente a congiungersi ai Comuni vittoriosi; - dai quali sono ricevuti, com' naturale, "fra le acclamazioni".
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Il Terzo Stato trionfa; la Citt di Versailles l'acclama; i diecimila gironzano tutto il giorno nel Palais Royal; tutta la Francia sta in aspettativa, non senza il proposito di agitarsi! Stia attento l'il-de-Buf. Quanto al Re Luigi, egli tranguger le ingiurie, temporegger, serbando il silenzio; vuole a tutti i costi la pace del momento. Fu marted, 23 giugno, che egli pronunzi quel perentorio decreto regale; e la settimana non era ancora trascorsa che egli scriveva a quella parte della Nobilt tuttora intransigente, che anche essa doveva fargli cosa grata arrendendosi. D'Esprmnil manda i suoi ultimi aneliti di rabbia; Mirabeau-Tonneau "spezza la sua spada", pronunziando un voto, - che sarebbe stato bene mantenere. La "Tripla Famiglia"  ormai completa; la terza sorella traviata, la Nobilt, vi si  unita; traviata, ma degna di perdono; raddolcita, per quanto  possibile, dalla dolce eloquenza del Presidente Bailly.
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Cos trionfa il Terzo Stato; e gli Stati Generali sono divenuti Assemblea Nazionale; e tutta la Francia pu cantare il Te Deum. Con una savia inerzia e una savia cessazione dell'inerzia s' avuta la grande vittoria.  la ultima notte di Giugno: durante tutta la nottata voi non incontrate per le vie di Versailles che uomini "che corrono, con le torcie", acclamando e abbandonandosi alla gioia. Dal 2 Maggio, allorch essi baciarono la mano a Sua Maest, a questo 30 Giugno, in cui si corre con le torcie, contiamo otto settimane e tre giorni. Per otto settimane il Carroccio Nazionale s' visto di lontano ritto in piedi, facendo echeggiare molti segnali; e ora che ha raccolto tante cose intorno a s, pu sperare di continuare a star saldo.
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CAPITOLO 3.
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BROGLIE, DIO DELLA GUERRA.
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La Corte si sente indignata della sconfitta; ma che perci? Un'altra volta far meglio. Mercurio discese invano; ora  venuto il tempo di Marte.
Gli di dell'il-de-Buf si sono ritirati nelle tenebre del loro nuvoloso Ida; e se ne stanno ivi a foggiare e manipolare quel che abbisogna, siano "biglietti d'una nuova Banca Nazionale" o munizioni da guerra, siano cose per sempre imperscrutabili agli uomini.
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Frattanto, che vuol significare questo "apparato di truppe"? L'Assemblea Nazionale non pu ottenere alcun aiuto pel suo Comitato di Sussistenze, e le vien solo notizia che a Parigi le botteghe dei fornai sono assediate; che nelle provincie la gente vive di "crusca e d'erba bollita". Ma in tutte le vie maestre s'innalzano nugoli di polvere al passaggio dei reggimenti col relativo traino dei cannoni: sono Panduri stranieri dal fiero aspetto; Salis-Samade, Esterhazy, Royal-Allemand; la pi parte stranieri; presso a trentamila, che la paura pu ingrandire fino a cinquanta; tutti diretti alla volta di Parigi e di Versailles! Gi sulle alture di Montmartre si scava, si zappa, per fare qualche cosa che ha tutta l'aria d'una scarpata, d'una trincea. .
L'affluenza di Parigi alla volta di Versailles  arrestata da una barriera di cannoni sul ponte di Svres. Dalle Scuderie della Regina i cannoni sono puntati sulla stessa Aula dell'Assemblea Nazionale. L'Assemblea Nazionale ha fin rotto il sonno dallo scalpitare dei soldati, che si aggruppano, sfilano, senza uno scopo, o in apparenza senza scopo, tutt'intorno quell'ambito, a notte chiusa, "senza musica di tamburi, senza alcuna udibile voce di comando (154)". Che significa ci?
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Saranno otto od anche dodici Deputati, con alla testa i nostri Mirabeau e i nostri Barnave, trasportati come in un turbine al Castello di Ham, mentre gli altri verranno ignominiosamente sparsi ai venti? Nessuna Assemblea Nazionale pu fare la Costituzione coi cannoni puntati contro di essa dalle Scuderie della Regina! Che significa questa reticenza dell'il-de-Buf, rotta solo da cenni e alzate di spalle? Che mai foggiano e manipolano nel mistero di quel nemboso Ida? Queste sono le domande che rivolge il Patriottismo turbato, e non gli risponde che l'eco.
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Domande ed eco abbastanza impressionanti per s stessi; ora pi che mai, mentre la carestia dell'anno alimentare, che va da un agosto all'altro, sta pigliando radici e assume sempre pi l'aspetto della fame! "La crusca e l'erba bollita" faranno s che i Briganti si riuniscano, recandosi in folla alla fattoria, al palazzo, per gridare adirati. Cibo! Cibo!  vano il mandare soldati contro costoro: alla vista dei soldati essi si disperdono, si dileguano come ingoiati dal suolo; e a un tratto si riuniscono altrove, per organizzare nuovi tumulti, nuovi saccheggi. Cosa spaventevole a vedersi e tanto pi a sentirne parlare a traverso il riverbero di Venticinque Milioni di menti sospettose! I Briganti e Broglie, la Conflagrazione aperta, il Rumore soprannaturale generano un tremore folle in quasi tutti i cuori dei Francesi. Quale sar la fine di tutto questa?
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A Marsiglia, molte settimane addietro, i Cittadini hanno preso le armi, affine di "sopprimere i Briganti", e per altri propositi: il Comandante militare pu farne quel conto che crede. In altri posti, dappertutto, non si potrebbe fare lo stesso? In una maniera vaga, nella frastornata Immaginazione Patriottica, comincia a far capolino, come un'ultima via d'uscita, l'ombra indistinta di una Guardia Nazionale. Ma figuratevi sopratutto la Tenda di legno nel Palais Royal! Ivi  un tumulto universale, come se si dissolvessero dei mondi; ivi pi forte mugge la voce del Rumore, demente che fa ammattire; ivi pi vigile affisa lo sguardo il Sospetto nella pallida e fosca Voragine del mondo, discernendo corpi e ombre: Reggimenti assetati di sangue accampati nello Champ-de-Mars, l'Assemblea Nazionale dispersa, palle da cannone roventi  (per bruciare Parigi): - il folle Dio della guerra e le lingue sonanti di Bellona. Pel pi tranquillo degli uomini la battaglia  un fatto inevitabile.
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Inevitabile, dicono i cenni silenziosi dei Messeigneurs e di Broglie: inevitabile e breve! La vostra Assemblea Nazionale, arrestata d'un tratto nei suoi lavori costituzionali, potr stancare fin che vorr le orecchie regali con indirizzi e rimostranze; questi nostri cannoni sano debitamente allineati, le truppe son qua. La Dichiarazione del Re, coi suoi Trentacinque Articoli fin troppo generosi, fu pronunziata, ma niuno l'ascolt: eppure resta ancora irrevocata: egli, proprio egli, l'eseguir, seul il fera!
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Quanto a Broglie, egli ha il suo quartier generale a Versailles, tutto come in assetto di guerra: scritturali: significanti ufficiali di stato maggiore, inclini alla taciturnit; piumati aiutanti di campo, esploratori, ordinanze che volano lontano o volteggiano sul posto. Egli stesso ha l'aria importante, impenetrabile; ascolta Besenval, Comandante di Parigi, e i suoi consigli ammonitivi e premurosi  (perch Besenval vi  tornato su pi volte), con un silenzioso sorriso (155). Resistono i Parigini? esclamano con disprezzo Messeigneurs. Come una plebe avida di farina! Sono stati cos tranquilli durante le ultime cinque generazioni, sottomettendosi a tutto. Il loro Mercier dichiarava, proprio in quegli anni, che una rivolta parigina era d'ora in avanti "impossibile" (156). Bisogna appoggiare la dichiarazione regale del ventitr giugno. I Nobili di Francia, valorosi, cavallereschi come in antico, si stringeranno intorno a noi come un sol uomo; - e quanto a quello che voi chiamate Terzo Stato e noi chiamiamo canaille di non lavati Sanculotti, di Patelins, di Scarabocchiatori, di Declamatori faziosi, - il bravo de Broglie "con una scarica di mitraglia  (salve de canons)", ove occorra, sapr prontamente disfarsene. Cos ragionano essi, nel loro nuvoloso Ida, celati agli uomini, - mentre gli uomini sono celati a loro.
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S, Messeigneurs, la salva di cannonate  buona; ma ad una condizione: che anche il cannoniere sia fatto di metallo! Sfortunatamente per egli  fatto di carne; sotto il suo vestimento di cuoio, sotto la sua bandoliera, il vostro mercenario cannoniere ha le sue inclinazioni, i suoi sentimenti, un certo che di pensiero anche. E quella stessa canaille destinata alla mitraglia  fatta di suoi consanguinei,  carne della sua carne; in essa egli ha fratelli, ha padre, ha madre, e tutti questi vivono di crusca e di erba bollita. La sua stessa amante, non ancora "morta all'ospedale", lo trascina all'eterodossia militare, affermando che se egli sparger sangue patriottico, sar maledetto fra gli uomini. Il soldato che s' visto rubare la paga dal rapace Foulon, che ha visto sciupare il suo sangue pei Soubise e per le Pompadour, che s' visto chiudere le porte alla promozione inesorabilmente, quando non  nato nobile - non  scevro di rancore contro di voi. La vostra causa non  la causa del soldato, ma a quel che pare, soltanto la vostra: non  una causa n divina n umana.
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Per esempio, il mondo pu avere udito quel che  accaduto di recente a Bthune in occasione d'un "ammutinamento per via dei grani", come se ne verificano tanti: i soldati si trovavano schierati; alla parola "Fuoco!" - nessun grilletto venne mosso, e tutti i calci dei moschetti furono sbattuti con ira contro terra. I soldati rimasero attristati, in un atteggiamento che rivelava un misto di sentimenti; finch "ciascuno di loro, preso a braccetto da un patriota benestante", fu subito condotto via per ricevere buon trattamento e carezze, insieme a un supplemento di paga, raccolto mediante sottoscrizione! (157)
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N le Gardes Franaises, il migliore reggimento della linea, hanno data prova di molta prontezza, ultimamente, nel far fuoco in istrada. Esse tornarono brontolando dalla casa di Rveillon, e da allora non hanno bruciata neanche una cartuccia; anzi, come vedemmo, neppur quando fu loro comandato. Un umore pericoloso alberga fra queste Guardie. Uomini notabili sono fra loro! Il Pitagorico Valadi fu un tempo un loro ufficiale. E chi sa mai tra quelle file, sotto quei feltri a tre punte e coccarde, che teste ferme si trovano, quali riflessioni si maturano - sconosciute al pubblico! Una delle teste pi ferme  quella che noi discerniamo l, sulle spalle d'un tal Sergente Hoche. Lazare Hoche, tale  il suo nome, da ragazzo crebbe nelle Stalle Regali di Versailles; nipote di una povera erbivendola, era un fanciullo intelligente e aveva una speciale propensione per la lettura. Divenuto ora il Sergente Hoche, non pu elevarsi maggiormente. La sua paga egli la spende tutta in candelette da veglia e in libri dall'edizione a buon mercato (158).
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Tutto sommato, il miglior provvedimento par quello di consegnare queste Gardes Franaises in caserma. Cos Besenval opina e ordina. Consegnate in caserma, le Gardes Franaises altro non fanno che formare una "Associazione Segreta", con l'impegno di non agire contro la Assemblea Nazionale. Corrotte dal Pitagorico Valadi, dal danaro e dalle donne! grida Besenval con moltissimi altri. Corrotte da chi voi vorrete, o meglio non suscettibili di corruzione; miratele come in lunghe file, dopo aver rotta la consegna, giungono coi loro Sergenti alla testa, il 26 giugno, al Palais Royal! Festeggiate con evviva, con doni e con un brindisi del patriottico liquore, fra gli abbracci scambievoli, dichiarano a viva voce che la causa della Francia  la loro causa! Cos il d seguente e gli altri consecutivi.  poi singolare che, a parte il loro umore patriottico e la rottura della consegna, esse serbano in tutto il resto "la pi rigorosa disciplina" (159)
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Cominciano a divenire problematiche queste Guardie! Undici dei loro caporioni sono messi in prigione all'Abbadia, il che non giova a niente. Gli Undici imprigionati non hanno che a far cadere sull'imbrunire, "per mano d'un individuo", poche righe nel Caf de Foy, ove il Patriottismo arringa nel tono pi alto, sul suo tavolo. "Duecento giovani, che presto arrivano a quattromila", con apposite stanghe di ferro si precipitano verso l'Abbadia, sfondano tutte le porte che sono loro di ostacolo, e conducono via i loro Undici, insieme ad altre vittime militari, a cenare nel Giardino del Palais Royal, ad alloggiare nei "tetti da campo al Thtre des Varits", non essendovi pronto altro Pritaneo Nazionale. Tutto ben ponderato! E tanto esatti erano quei giovani, che, essendosi accertati che una delle vittime militari era stata imprigionata per un vero delitto civile, la ricondussero, protestando, alla sua cella.
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Perch non si ricorse a nuove forze militari? S, che vi si ricorse. Nuove forze militari arrivarono al galoppo, con le sciabole sguainate; ma il popolo dolcemente "si impadron delle loro briglie"; i dragoni riposero nel fodero le loro spade, si tolsero il berretto in segno di saluto e stettero come statue di dragoni; senonch, a dir vero, come qualche goccia di liquore fu recata loro, "bevvero al Re e alla Nazione con la pi grande cordialit!" (160)
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Ed ora, domanderete voi di rimando: Perch i Messeigneurs e Broglie, il gran dio della guerra, vedendo tali cose, non si soffermarono, mettendosi su un'altra via, qualunque si fosse? Sfortunatamente, come dicemmo, essi non potevano veder nulla. L'orgoglio che precede ogni caduta, l'ira, se non ragionevole, per lo meno perdonabile, naturalissima, aveano induriti i loro cuori e montati i loro cervelli; onde guidati dall'imbecillit e dalla violenza  (due cattive alleate) essi precipitavano verso la loro ultima ora. Tutti i Reggimenti non son poi Gardes Franaises, n tutti sono demoralizzati da un Pitagorico Valadi: si facciano venire nuovi Reggimenti non demoralizzati, come il Royal-Allemand, il Salis-Samade, lo Svizzero Chteaiu-Vieux, - che possono combattere e nello stesso tempo difficilmente possono esprimersi, eccetto che con le gutturali tedesche; che marcino questi soldati, facendo risuonare sulle strade maestre i carri dell'artiglieria. Sua Maest deve tenere una nuova Seduta Reale, in cui si opereranno miracoli! Il soffio della mitraglia pu all'occorrenza divenire un colpo di folgore, una tempesta.
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In queste evenienze, prima che piovano le palle roventi, non possono i centoventi Elettori di Parigi, quantunque il loro Cahier sia da tempo finito, trovare opportuno di riunirsi quotidianamente, come un "Club Elettorale"? Si riuniscono dapprima in una "Taverna", - ove una numerosa "comitiva nuziale" allegramente cede loro il posto (161). Ma in seguito si riuniscono all'Htel-de-Ville, addirittura nel Palazzo Municipale. Flesselles, Prevosto dei Mercanti, coi suoi Quattro chevins  (Scabini, Assessori), non pot impedirlo, tale era la forza della pubblica opinione. Egli, coi suoi chevins e i Ventisei Consiglieri Comunali, tutti nominati dall'Alto, non possono che restare silenziosi al loro posto, avvolti nelle loro lunghe toghe, scrutando con occhio atterrito quella specie di preludio d'una convulsione proveniente dal Basso, in cui essi medesimi saranno travolti!
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CAPITOLO 4.
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ALL'ARMI!
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Cos si sta in sospeso; tutto  incerto, fatale, negli afosi giorni di luglio. Il passionato Avviso a stampa di Marat viene ad inculcare di astenersi sopratutto dalla violenza (162). Nondimeno i poveri affamati gi cominciano a incendiare le Barriere della Citt, ove si riscuote il Tributo sui commestibili; reclamando clamorosamente il vitto.
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Il mattino del 12 luglio, di Domenica, le strade son tutte tappezzate di enormi affissi, con cui De par le Roi, "s'invitano i pacifici cittadini a rimanersene a casa", ad evitare ogni allarme e ogni assembramento. Perch questo? Che cosa significano questi "manifesti di enorme formato"? E sopratutto che significa questo apparato di forza? Sono dragoni, ussari, che vengono con un gran tintinnio da tutti i punti cardinali in direzione della Place Louis Quinze, con una gravit inalterabile sul volto, quantunque salutati con nomignoli, con fischi, con proiettili anche (163). Besenval  con loro. Le sue Guardie Svizzere son gi agli Champs Elyses, con quattro pezzi d'artiglieria.
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I distruttori sono dunque piombati su di noi? Dal Ponte di Svres fino all'estrema Vincennes, da Saint-Denis allo Champ-de-Mars, noi siamo circuiti! L'allarme per il vago ignoto  in tutti i cuori. Il Palais Royal  divenuto un luogo di paurose interiezioni, di silenziosi cenni del capo. Si pu immaginare che acuto dolore sparge il cannone del mezzogiorno  (che il sole accende all'incrociarsi del suo meridiano), fatidico, come una voce inarticolata del destino (164). Queste truppe sono davvero venute per andar "contro i Briganti"? Dove sono i Briganti? Qual mistero aleggia nell'aria? Ascoltate! Una voce umana riporta articolatamente la disgraziata novella: Necker, il Ministro del Popolo, il salvatore della Francia,  congedato. Impossibile; incredibile! Sarebbe un tradimento della pace pubblica! Una tal voce sarebbe stata affogata nel bacino (165), se l'apportatore della novella non fosse stato lesto a fuggire. Eppure, amici, fatene quel conto che volete, ma la notizia  vera. Necker  andato via. Necker procede incessantemente verso il Settentrione, ossequente al segreto, fin dalla notte scorsa. Abbiamo un nuovo Ministero: Broglie il dio della guerra; l'aristocratico Breteuil e quel Foulon, il quale disse che il popolo poteva mangiare l'erba!
Onde si lever gran rumore e nel Palais Royal e per tutta la Francia. Il pallore copre ogni volto;  un misto di tremore e di fremito insieme, che va crescendo per divenire uno scoppio di tuono; si scatenano le Furie, aizzate dalla Paura.
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Ma ecco che Camillo Desmoulins si slancia dal Caf de Foy; la sua fisonomia appare sibillina, i suoi capelli ondeggiano al vento; in ognuna delle mani stringe una pistola! Egli salta su di una tavola; i satelliti della Polizia lo tengono d'occhio; vivo non lo prenderanno, od essi pagheranno con la loro vita la sua vita. Questa volta egli parla senza balbettare: Amici! Dobbiamo noi morire come lepri scovate? Come pecore rincorse nell'ovile, chiedenti grazia coi belati, dove grazia non esiste, e le aspetta un coltello affilato? L'ora  giunta, l'ora suprema pel Francese, per l'Uomo, allorch gli oppressori si cimenteranno con gli oppressi, e l'ultima parola sar la Morte violenta o l'eterna Liberazione. Che quest'ora sia la benvenuta! .
Un solo, a me sembra,  il grido che fa al caso nostro: All'armi! E che tutta Parigi, tutta la Francia, con una gola come la gola del turbine, abbia un solo grido: All'armi! - "All'armi!", urlano in risposta innumerevoli voci, formando una sola immensa voce, che par quella d'un Demone urlante dall'aria: poich in tutti i volti si accendono sguardi di fuoco, tutti i cuori ardono di furore. Con queste e con pi adeguate parole (166), Camillo evoca la Forza degli Elementi in quell'ora suprema. - Amici, continua Camillo, occorre un segno che ci unisca! Delle coccarde; coccarde verdi - il colore della Speranza! - Come da uno stormo di locuste, le foglie verdi sono strappate dagli alberi, i nastri verdi dalle botteghe vicine, e quanto v' di verde  fatto a ruba per le coccarde. Camillo scende dalla tavola ov'era montato, "soffocato dagli abbracci, bagnato dalle lagrime"; un pezzo di nastro verde gli vien passato ed egli lo attacca al suo cappello. E ora, alla bottega d'Immagini di Curtius; ai Boulevards; ai Quattro Venti: senza pi riposo fin che tutta la Francia non sia in fiamme!
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La Francia, per tanto tempo scossa e inaridita dal vento,  forse arrivata al giusto punto per prender fiamma. Quanto al povero Curtius, il quale,  deplorevole, ma non sar che mal pagato, non pu pronunziare due parole a proposito delle sue Immagini. Il Busto in cera di Necker e quello di d'Orlans, i soccorritori della Francia, vengono presi e coperti di crespo, come in una processione funebre, o alla maniera dei devoti supplicanti il Cielo, la Terra e magari il Tartaro, portati via da una multitudine varia. Quei busti sono un simbolo! Poich in realt l'uomo con le sue strane facolt immaginative pu far poco o niente senza simboli: tale  pei Turchi la bandiera del loro Profeta; anche i Manichini di vimini furono bruciati, e il Ritratto di Necker comparve un'altra volta alla punta d'una pertica.
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In tal modo marcia questa moltitudine varia, che continuamente cresce di numero; son tutti armati di scuri, di bastoni e di oggetti diversi, e procedono truci, fra molteplici suoni, per le vie. Bisogna che tutti i Teatri siano chiusi, che tutte le danze, cos sui palcoscenici come sulle zolle erbose, cessino! Invece di un Sabato Cristiano, invece della festa dei tabernacoli di guinguette, sar un Sabato delle Streghe, e Parigi, rabbiosa, danzer - con la musica d'un Demone!
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Per altro, Besenval, con la cavalleria e la fanteria, si trova nella Place Louis Quinze. La gente torna verso casa al cadere del giorno, reduce da Chaillot o da Passy, ove si va a fare all'amore e a bere un po' di vinetto; ma ha l'aria meno gaia del solito. Passer di qui la Processione del Busto? Eccola, ed ecco anche il Principe Lambesc che le si scaglia contro coi suoi Royal-Allemands! Piovono le palle e i colpi di sciabole; i Busti sono tagliati in due; e purtroppo anche le teste degli uomini. Una processione presa a colpi di sciabola non ha altro a fare che esplodere lungo tutte le strade, i viali, le Avenues delle Tuileries che incontra; e sparire. Un uomo inerme giace con la testa staccata dal busto:  una Garde Franaise, a giudicare dalla sua uniforme; si trasporti  (o se ne rechi la novella) morto e sanguinante alla sua caserma, ove egli ha camerati ancora vivi!
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Ma perch adesso il vittorioso Lambesc non insegue anche a traverso il Giardino delle Tuileries i fuggitivi che si dileguano? Perch non mostra ai passeggiatori della domenica come luccica la sua spada chiazzata di sangue; affinch se ne parli, e le orecchie degli uomini ne siano tutte intronate? Rintronano infatti, ma, oib, in tutta altra guisa. Il vittorioso Lambesc, in questa sua seconda carica alle Tuileries, non fa che rovesciare  (non bisogna dire a sciabolate, perch egli colpiva col piatto della spada) un uomo, un povero vecchio maestro di scuola che pacificamente si trascinava in quel luogo; ed  respinto da barricate di sedie, da getti di "bottiglie e bicchieri" con accompagnamento di esecrazioni e di sibili. Molto delicato  il cmpito del sedatore della folla; poich il far troppo pu essere cos dannoso come il fare poco. Ognuna di quelle voci di basso, e, pi, ognuna di quelle voci di soprano diffusa in tutte le parti della Citt, ripercuote adesso una frenetica indignazione che si prolungher per tutta la notte. Il grido: All'armi! rimbomba come un ruggito; i campanili con la loro voce metallica suonano a stormo come cala il sole; le botteghe degli armaiuoli sono scassinate, saccheggiate, le vie sono un mare vivente, tutto spumeggiante, agitato da tutti i venti.
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Tale fu il risultamento della carica di Lambesc nel Giardino delle Tuileries; nessun effetto di salutare terrore nei passeggiatori di Chaillot; la sua ripercussione avviene solo nella insonnia della Frenesia e delle tre Furie, che pur non erano addormentate! Poich queste Eumenidi sotterranee  (favolose eppure cos vere) si celano nella stagnante esistenza dell'uomo; - e all'occasione danzano brandendo le loro fosche torcie e scuotendo la loro capigliatura serpentina. Lambesc coi suoi Royal-Allemands non pu che ritirarsi in caserma, seguito dalle bestemmie che gli fanno da musica di marcia; poi vien fuori di nuovo come un demente: le Gardes-Franaises, animate dallo spirito di vendetta, con la bestemmia sulle labbra e le ciglia corrugate, si slanciano dalla loro Caserma della Chausse d'Antin e gli scaricano contro un diluvio di palle  (uccidendo e ferendo); ed egli non pu rispondere, e passa oltre. (167)
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La saggezza non alberga sotto i cappelli piumati. Se le Eumenidi si sono destate, e Broglie non ha dato nessun ordine, che pu mai fare un Besenval? Allorch le Gardes Franaises, coi volontari del Palais-Royal, vengono gi, avidi di ulteriore vendetta, nella Place Louis Quinze, non vi trovano n Besenval, n Lambesc, n il Royal-Allemand, n alcun soldato. Non v' pi ordine nella milizia. Nel lontano Boulevard orientale di Saint-Antoine arrivano gli Chasseurs-Normandie, polverosi, assetati dopo la faticosa cavalcata di tutto un giorno; e non riescono a trovare un bollettino d'alloggio, n ad orizzontarsi in questa citt delle confusioni; non sanno recarsi da Besenval, n sanno d'altra parte ove egli si trovi. Normandie deve bivaccare col, coperta di polvere e soffrendo la sete, - a meno che qualche patriota non voglia regalarle una tazza di liquore insieme a qualche consiglio.
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Moltitudini in furore circondavano l'Htel-de-Ville, gridando: Armi! Ordini! I Ventisei Consiglieri Comunali con le loro lunghe toghe sono scesi ad unirsi agli altri nel caos furente; e mai pi appariranno. Besenval cerca a fatica di districarsi per giungere allo Champ-de-Mars; e gli tocca di restar l "nella pi crudele incertezza": un corriere segue l'altro, a precipizio, alla volta di Versailles; ma nessuno di questi reca la risposta, poich a mala pena gli riesce di tornare indietro, essendo tutte le vie bloccate dalle batterie e da picchetti di soldati, oltre che da un'infinit di carrozze che son l ferme per essere rovistate: questo fu il solo ordine di Broglie. L'il-de-Buf, udendo a distanza quello schiamazzo furioso, che aveva tutta l'aria d'una invasione, pensa sopratutto a conservare intatta la propria testa. Un nuovo Ministero, che ha, per cos dire, un sol piede nella staffa, non pu spiccare il salto. La frenetica Parigi  abbandonata a s stessa.
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Che  mai Parigi al cadere delle tenebre! Una Metropoli europea d'un subito scagliata lontana dalle sue antiche istituzioni e dai suoi antichi costumi, che va a scompaginarsi tutta nella tumultuosa ricerca del nuovo. La consuetudine e il costume non saranno pi la guida dell'uomo; ogni uomo, per qual tanto che ha in s d'inventiva, comincer a pensare, o a farsi seguace di coloro che pensano. Settecentomila individui, d'un tratto, trovano che tutti i loro antichi sentieri, tutti i loro antichi modi di agire e di decidere si dileguano sotto i loro piedi. E cos essi vanno fra lo schiamazzo e il terrore, senza sapere se correndo, o nuotando, o volando, a capofitto nella Nuova Era. Schiamazzo e terrore: dall'alto Broglie, il dio della guerra, preternaturale, minaccia con le sue palle di cannone infocate; dal basso un mondo preternaturale di Briganti minaccia coi pugnali e coi tizzoni ardenti: la follia regna sovrana.
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Fortunatamente in luogo dei Ventisei sommersi, riunitosi il Club Elettorale, s' costituito in "Municipalit provvisoria". Il mattino seguente questa Municipalit ottiene che il Prevosto Flesselles e qualche chevin prestino il loro aiuto in molte cose. Pel momento decreta una cosa eccezionalissima: che d'ora in avanti sia arruolata "una Milizia Parigina". Partite, voi capi dei Distretti, per lavorare a questa grande opera, mentre noi qui sediamo vigili in Comitato Permanente. Che gli uomini validi, ogni brigata nel proprio rione, vegli e monti la guardia tutta la notte. Che Parigi intanto aspiri almeno a un sonno febbrile misto ai terribili sogni febbrili delle "violente mozioni del Palais Royal"; o di tanto in tanto, svegliandosi di soprassalto, guardi fuori, palpitante, con la sua berretta di notte, tutte quelle Pattuglie discordanti e mutuamente inintelligibili; guardi la fiamma delle lontane Barriere, che sale rosseggiante verso la volta della Notte. (168)
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CAPITOLO 5.
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DATECI LE ARMI.
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Il luned la citt immensa s' svegliata, ma non pel suo lavoro quotidiano; per un lavoro ben differente! L'uomo di lavoro  diventato un combattente; non ha che un bisogno: le armi. L'esercizio d'ogni mestiere s' arrestato, tranne quello del fabbro, che con atteggiamento fiero martella le picche, e in un certo segno quello del cuoco occupato a cucinare rapidamente le vettovaglie, perch la bouche va toujours. Anche le donne sono occupate a cucire coccarde; ora non pi in verde, poich essendo il colore di d'Artois, l'Htel-de-Ville ha dovuto immischiarsene, ma in rosso e bleu, i nostri antichi colori di Parigi: questi, messi su un fondo di bianco costituzionale, formano il famoso TRICOLORE; che  (se la profezia non erra) "far il giro del mondo".
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Tutto le botteghe, eccettuate quelle dei fornai e dei vinai, sono chiuse: Parigi  nelle strade, impetuosa, spumeggiante, come un bicchiere di vino di Venezia in cui voi avete versato del veleno. La campana a stormo rimbomba furiosamente, per ordine, da ogni campanile. Armi, o Elettori Municipali, e tu Flesselles coi tuoi chevins, dateci le armi! Flesselles d quello che pu; si hanno da Charleville promesse di armi, fallaci, forse insidiose; si danno ordini di cercare armi or qua or l. I nuovi Municipali danno ci che possono; circa trecentosessanta fucili mediocri, l'armamento delle Guardie di Citt: "un uomo cogli zoccoli, seminudo, immediatamente ne impugna uno e monta la guardia". Inoltre, si ordina a tutti i fabbri di darsi a far picche con tutta l'anima.
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I Capi dei Distretti sono in ferventi consulti; il Patriottismo subordinato erra furioso nel suo avido desiderio di armi. Finora all'Htel-de-Ville non v' che la piccola quantit di archibugi mediocri, come abbiam visto. Al cosidetto Arsenale non v' che roba arrugginita, anticaglie e salnitro, - per giunta sotto la protezione dei cannoni della Bastiglia. Il Ripostiglio di Sua Maest, detto Garde-meuble, viene forzato e rovistato: vi si rinvengono tappezzerie e ninnoli in gran numero; ma, quanto ad oggetti per combattere, pochi o nulla! due cannoni montati d'argento, un antico regalo di Sua Maest del Siam a Luigi XIV; la spada dorata del Buon Enrico; armi e armature dell'antica cavalleria. Di questa roba e d'altra di simil genere un Patriottismo bisognoso si appropria avidamente, per mancanza di meglio. I cannoni siamesi procedono tirati sulle ruote, per uno scopo diverso da quello per cui furono costruiti. .
Fra gli archibugi mediocri si veggono lance di tornei, elmi e usberghi di principi che scintillano fra tante teste coperte da logori cappelli - come in un tempo in cui tutte le epoche e le loro produzioni si confondessero a un tratto!
Alla Maison de Saint-Lazare, Casa di Lazzaro un tempo, e attualmente una Casa di Correzione diretta da Preti, non v'era traccia di armi; ma, in cambio, vi si trovava del grano in una quantit che rivelava uno scopo colposo. Si metta fuori questo grano; si porti al mercato, nella presente carestia di grano! Ma, Dio buono, una lunga fila di "cinquantatr carri" possono a stento trasportarlo alla Halle-aux-Bleds! Dunque, non c' che dire, Reverendi Padri, i vostri magazzini eran pieni, pingui erano le vostre dispense, generosissimi vini racchiudevano le vostre cantine: voi cospirate a danno del Povero; traditori che monopolizzate il pane.
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 vano il protestare, il supplicare in ginocchio: la Casa di San Lazzaro ha in s ci che non viene fuori con le proteste. Guardate come da ogni finestra essa vomita torrenti di derrate, di muggiti e di oggetti alla rinfusa; anche dalle cantine il vino scorre a ruscelli. Finch, come era da aspettarsi, il fumo s'innalza, per opera, dicono alcuni, degli stessi Sanlazzaristi disperati, temendo di peggio; e lo Stabilimento sparisce da questo mondo, divorato dalle fiamme. Si noti per altro che "un ladro"  (forse messo su dagli Aristocratici), colpito sul fatto,  "immediatamente impiccato".
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Guardate anche la Prigione dello Chtelet. La Prigione dei Debitori, La Force,  scassinata dal di fuori, e quelli che vi si trovano rinchiusi per opera degli Aristocratici, ne escono liberi; il che udendo i Delinquenti dello Chtelet, vogliono fare lo stesso; "e smuovono i pavimenti", e si mettono sull'offensiva, fiduciosi di riuscire; senonch il Patriottismo, passando di l, "fa una scarica di palle" sul mondo criminale, e lo rimette in cella. Il Patriottismo non fa causa comune col furto e col delitto; sicuramente, dunque, in questo giorno la Punizione segue il Delitto  (se ancora lo segue) con piede spaventevolmente veloce! "Circa una quarantina" di disgraziati, stramazzati a terra per ubbriachezza nelle cantine di Saint-Lazare, sono sdegnosamente trascinati in prigione: il carceriere non ha posto disponibile; onde, non essendovi altro posto sicuro ove collocarli, "on les pendit (169), l'impiccarono" cos  scritto.  laconica la espressione, ma significativa in se stessa, vera o non vera che sia!
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In tali contingenze, l'Aristocrazia e il ricco non patriota fanno le valigie e si dispongono a prendere il largo. Senonch non riusciranno a partire. La forza calzata di zoccoli s' impadronita di tutte le Barriere, bruciate o no: chiunque entri, chiunque tenti di uscire vien fermato e trascinato all'Htel de Ville: cocchi, carri, mobilia, "molti sacchi di farina" e a volte "greggi e branchi di bestiame" ingombrano la Place de Grve (170).
Che muggito, che fremito, che strepito! Si batte il tamburo, i campanili fanno udire i loro rintocchi, i banditori si slanciano coi campanelli in mano: "Ascoltate, ascoltate; tutti gli uomini si tengano pronti nei loro Distretti per essere arruolati!". I Distretti si sono riuniti nei giardini e nelle pubbliche piazze e si stanno organizzando in truppe di volontar. .
Nessuna palla infocata  giunta finora dal campo di Besenval; anzi i disertori con le loro armi vengono di continuo ad ingrossare il numero dei volontar; e ora, oh gioia suprema, alle due pomeridiana, le Gardes-Franaises, ricevuto l'ordine di recarsi a Saint-Denis, ricusano apertamente, e vengono in corpo a unirsi ed essi!  un fatto degno pi che altro mai di nota. Tremilaseicento dei migliori combattenti con equipaggiamento completo! non esclusi i cannonieri e il cannone! I loro ufficiali, rimasti soli, non riescono neppure ad "inchiodare i cannoni" .
Gli stessi Svizzeri,  a sperarsi adesso, lo Chteau-Vieux e gli altri esiteranno a venire a battaglia.
La nostra Milizia Parigina, che alcuni credono meglio di chiamare Guardia Nazionale - prospera come il cuore pu desiderarlo. Essa prometteva di raggiungere il numero di quarantottomila, ma in poche ore raddoppier, quadruplicher questo numero: sar invincibile, per poco che si abbiano armi!
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Ma ecco le promesse casse di Charleville, con la scritta Artillerie! Avremo dunque armi a sufficienza? - Immaginate un po' il pallore del Patriottismo quando le trova piene di cenci, di biancheria sudicia, di mozziconi di candele, e pezzi di legno! Prevosto dei Mercanti, come va questo fatto? Neppure al Convento degli Chartreux, dove fummo mandati con un ordine firmato, vi era o vi era mai stata alcuna arma da guerra. Inoltre qui, in un battello della Senna, nascoste sotto le tele incatramate  (ma il naso del Patriottismo  dei pi fini) vi sono "cinque mila libbre di polvere"; che non  sul punto di entrare, ma d'essere esportata fraudolentemente! Che intendi fare, Flesselles!  un difficile giuoco quello di volerci "infinocchiare". Il gatto scherza col topo captivo; ma come pu il topo scherzare col gatto arrabbiato, colla arrabbiata Tigre Nazionale?
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Frattanto, battete pi presto, o voi fabbri, dal grembiule nero, col braccio poderoso e col cuore anelante. Che ogni uomo si dia a battere, con quanta forza  in lui dalla testa alle piante, facendo echeggiare a vicenda e manovrando il gran martello della fucina, finch l'incudine scintilla e tintinna, mentre a quando a quando, sulle loro teste, rimbomba il cannone d'allarme, - poich la Citt  ormai rifornita di polvere. Le picche sono state costruite; se ne sono fatte cinquantamila in trentasei ore: pensate se i Grembiuli neri se ne sono stati inoperosi! Scavate le trincee, disselciate le vie, voialtri uomini e donne, assiduamente; rimpinzate di terra le barricate di barili, ponete una sentinella volontaria presso ciascuna di esse; fate mucchi di sassi sulle soglie delle finestre e in ogni spazio elevato. Tenete pronta la pece scottante, o almeno l'acqua bollente, che voi donne vecchie e deboli verserete, scaglierete con impeto sul Royal-Allemand, con le vostre braccia vecchie e scarne, mentre non mancheranno, a compimento, le vostre acerbe maledizioni! - Le Pattuglie della nascente Guardia Nazionale, munite di torcie, perlustrano tutta la notte le strade deserte, quantunque ogni finestra, per ordine, sia illuminata. Strano spettacolo, come d'una Citt dei Morti illuminata a bitume, con qua e l una volata di Spiriti smarriti.
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Poveri mortali, come vi rendete reciprocamente pi amara la dimora sulla Terra, come pi spaventosa, orribile questa vita di meraviglie e di paure; e Satana ha il posto in tutti cuori! Tali agonie, tali furori, tali pianti noi abbiamo e abbiamo avuto in ogni tempo, per essere seppelliti alfine nel silenzio profondo; e il mare salato non  gonfio delle vostre lagrime.
Grande peraltro  il momento in cui gli echi della Libert arrivano al nostro orecchio; quando l'anima lungamente oppressa dalle sue catene e dallo squallido ristagno, sorge, bench ancora nella cecit e nello sbalordimento, e giura per Colui che la fece, che sar libera! Libera? Rendetevene ben conto:  il profondo comandamento, pi o meno indistinto o manifesto di tutto il nostro essere, esser libero. La libert  il solo oggetto verso cui saviamente o follemente sono diretti tutti gli sforzi, tutte le fatiche, tutte le sofferenze di questa Terra. S, supremo  questo momento  (se tu lo hai conosciuto); prima visione come d'un Sinai cinto di fiamme, in questo nostro deserto Pellegrinaggio - che d'ora in poi non ha bisogno della sua colonna di nuvole il giorno, o della sua colonna di fuoco la notte!  qualche cosa, in ogni modo - s, qualche cosa di considerevole, allorch le catene sono divenute corrosive, velenose, - il liberarci "dall'oppressione del nostro simile". Avanti, o furiosi figli della Francia; non importa a qual destino voi andiate incontro! Tutt'intorno a voi non v' altro che la fame, la menzogna, la corruzione, il vischio della morte. Al punto in cui siete, non  possibile l'indugio.
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L'immaginazione pu difficilmente figurarsi come il comandante Besenval, al Campo di Marte, passasse quelle ore dolorose; mentre l'insurrezione infuriava dappertutto e i suoi uomini scomparivano! Da Versailles, ai pi pressanti messaggi non viene risposta, o a volte solo qualche vaga parola di risposta, il che  peggio che nulla. Un Consiglio d'Ufficiali non pu far altro che constatare che nessuna decisione  possibile. I Colonnelli lo informano "piangendo" che essi credono che i loro uomini non combatteranno. Momento di crudele incertezza! Broglie, il dio della guerra, siede inaccessibile lass nel suo Olimpo, e, invaso dal terrore, non osa discenderne, n fa eseguire la sua scarica di mitraglia, n manda ordini.
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In vero nello Chteau di Versailles tutto sembra misterioso; mentre nella Citt di Versailles, ad esservi, tutto  rumore, allarme, indignazione. Un'augusta Assemblea Nazionale tiene seduta, per una lustra, minacciata di morte: cercando di sfidare la morte. Essa ha risoluto "che Necker porti con s il rammarico della Nazione". Ha mandato una Deputazione solenne su al Castello, sollecitando che si facciano ritirare quelle truppe. Invano: Sua Maest, con una pacatezza singolare, c'invita piuttosto ad essere attivi nel compiere il nostro dovere, facendo la Costituzione! Pandours stranieri, ed altri armati di simil genere, vanno scorrazzando su focosi cavalli, con un'aria da rodomonti; mettendo l'occhio, assai probabilmente, su la Salle des Menus; senonch molte "figure minacciose" popolano le avenues circostanti (171). Siate fermi, o Senatori Nazionali; voi che siete la cinosura di un popolo fermo e dall'aspetto truce!
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Gli augusti Senatori Nazionali decretano che debba esservi la Sessione Permanente almeno finch tutto finisca. E considerate che in essa  il degno Lefranc de Pompignan, il nostro nuovo Presidente, che abbiamo nominato a successore di Bailly, un vecchio rifinito per molte cause. Egli  il fratello di quel Pompignan che medit lamentevolmente sul Libro delle Lamentazioni:
"Savez-vous pourquoi Jrmie
Se lamentait toute sa vie?
C'est qu'il prvoyait
Que Pompignan le traduirait!"
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Il povero Vescovo Pompignan si ritira, lasciando Lafayette per aiutante o sostituto; quest'ultimo, Vice-Presidente notturno in una casa sfornita e tetra, sta a vegliare con dei lumi non smoccolati, in attesa di ci che porteranno le ore.
Cos a Versailles. Ma a Parigi l'inquieto Besenval, prima di ritirarsi per la notte, s' recato dal vecchio de Sombreuil, al vicino Htel des Invalides. Il de Sombreuil ha in deposito, ma  un gran segreto, circa ventottomila fucili nelle sue cantine; per non ha nessuna fiducia nei suoi Invalidi. Quest'oggi, per esempio, egli ha mandato laggi venti persone a smontare quei moschetti; per tema che la Sedizione possa impadronirsene; ma appena in sei ore quelle venti persone hanno smontato venti cartelle dell'acciarino, o cani  (chiens), uno per ogni Invalido! .
All'ordine di far fuoco, egli si figura, volgerebbero la loro canna contro di lui.
Sfortunati vecchi gentiluomini militari,  la vostra ora; ma non l'ora della gloria! Anche il vecchio Marchese de Launay, della Bastiglia, ha tirato su i suoi ponti levatoi da un pezzo "e si  ritrato nel suo interno", ponendo delle sentinelle a passeggiare sui muri merlati, che sotto il cielo di mezzanotte si disegnano nell'alto tra il bagliore di Parigi illuminata. Una Pattuglia Nazionale, passando di l, si prende la libert di far fuoco verso coloro: "sette colpi tirati alle dodici della notte", senza effetto (172). Questo avvenne il 13 luglio 1789; un giorno peggiore, molti dicevano, che non fosse il 13 dell'anno precedente, allorch fu solo la gragnuola che cadde dal Cielo, e non la demenza che si innalza dall'Inferno, ruinando qualcosa pi d'un ricolto!
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Proprio in quelle giornate, come la Cronologia c'insegna, quel vecchio ardente del Marchese Mirabeau giace annientato ad Argenteuil e non pu aver sentore di quelle fucilate d'allarme, poich non egli  l, ma solo il suo corpo che  ormai sordo e freddo per sempre. Fu sabato a notte che, esalando il suo ultimo respiro, rese l'anima - lasciando un mondo che mai gli sarebbe andato a genio, un mondo che ha tutta l'aria di scompaginarsi fino al delirio e corre verso la culbute gnrale. Che importa a lui che parte per un altro luogo, pel suo lungo viaggio? L'antico castello dei Mirabeau resta silente, lontano lontano, sulla sua roccia a picco, nella "gola di due vallate dominate dal vento". Quel castello diviene ora un pallido Spettro; e l'immenso Tumulto del Mondo e la Francia e il Mondo stesso si dileguano anche, come una nube sul grande e cheto specchio del mare; e tutto sar come Dio vorr.
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Il giovane Mirabeau, col cuore mesto, poich egli amava il suo vecchio padre, burbero eppur bravo, col cuore mesto e occupato in tristi cure, - s' appartato dalla Pubblica Storia. La grande crisi avviene senza di lui.
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CAPITOLO 6.
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ASSALTO E VITTORIA.
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Ma, per chi vive e lotta, spunta un altro mattino, il mattino del Quattordici. Sotto ogni tetto di questa citt sconvolta  l'intreccio d'un dramma che non manca di tragico e che precipita verso la soluzione. E che affaccendarsi nei preparativi, e che tremiti, e che minacce, mentre cadono le lacrime dagli occhi dei vecchi! Oggi, figliuoli miei, voi dovrete mostrarvi uomini. Per la memoria dei torti subiti dai vostri padri, per la speranza che ai vostri figli sia fatta giustizia! La tirannia vi minaccia, lancia vampate di sdegno: per voi non v' scampo, e non dovete contare che sulle vostre braccia! Oggi voi dovete agire o morire.
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Fin dai primi albori un Comitato permanente, che non ha chiuso occhio, ha udito l'antico grido sedizioso, che ora diviene quasi frenetico: Armi! Armi! Il Prevosto Flesselles e gli altri traditori che sono fra voi pensino pure alle casse di Charville. Sono centocinquantamila i nostri e soltanto la terza parte di noi  armata nient'altro che d'una picca! Le armi sono la sola cosa di cui si ha bisogno; con le armi noi siamo invincibili; siamo una Guardia Nazionale che tutto pu sfidare; senz'armi, siamo una canaglia che pu spazzarsi con una scarica di mitraglia.
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Fortunatamente la parola  detta, poich non v' segreto che possa mantenersi: - all'Htel des Invalides vi sono i moschetti. Col andremo: il procuratore del Re Ethys de Corny e qualsiasi altra autorit si potr prendere a prestito da un Comitato permanente, verr con noi. Il campo di Besenval  l; forse egli non far fuoco contro di noi; e dopo tutto se ci uccider, non ci rester che morire.
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Ma purtroppo il povero Besenval, con le sue truppe che si squagliano, non ha il menomo desiderio di far fuoco! Questa mattina alle cinque, mentre egli dormiva, dimentico di tutto, all'cole Militaire, una "figura" gli apparve d'un tratto accanto al suo letto: "aveva il volto bello anzich no; occhi che mandavano fiamme, il parlar rapido e corto, l'aria audace": una simile figura tir le cortine di Priamo! Il messaggio, l'ammonimento di quell'apparizione era, che la resistenza sarebbe stata vana, e che, se dovesse scorrere il sangue, guai a chi lo spargerebbe! Cos parl l'apparizione; e scomparve. "V'era in essa una specie d'eloquenza che impressionava". Besenval riconosce che avrebbe dovuto arrestarla, eppure non lo fece (173). Ma chi poteva essere quella figura dagli occhi infiammati, dal parlare rapido e corto? Besenval lo sa, ma non lo dice. Era forse Camillo Desmoulins? Era forse il pitagorico Marchese Valadi, infiammato dalle violente mozioni della notte al Palais Royal? La fama indica "il giovane Meillar"; (174), poi chiude per sempre le labbra su di essa.
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In ogni modo, guardate, verso le nove del mattino, i nostri Volontari Nazionali che vanno in lunghe e numerose file, diretti al Sud, alla volta dell'Htel des Invalides, in cerca della sola cosa necessaria. Il Procuratore del Re Ethys de Corny ed altri funzionari son l; il Curato di Saint-Etienne du Mont marcia non pacifico alla testa della sua Parrocchia militante; i Curiali della Basoche, marciano anch'essi in abiti rossi; vengono poi i Volontari Nazionali che ammontano a diecine di migliaia, con un sol cuore e una sola mente. I moschetti del Re sono i moschetti della Nazione; pensa, o vecchio de Sombreuil, come farai a rifiutarli in questi estremi! Il vecchio de Sombreuil tenta di parlamentare, manda emissari; ma tutto  vano: si d la scalata ai muri: nessun Invalido tira un colpo; le porte debbono essere sfondate. Il Patriottismo si slancia con impeto, tumultuosamente, nell'interno, percorrendo l'edifizio dalle fondamenta ai comignoli; attraversa camere e corridoi, rovista dappertutto, furiosamente, in cerca delle armi. Qual' la cantina, qual' il bugigattolo che pu sfuggirgli? Le armi vengono trovate; son tutte sane e salve; impacchettate nella paglia, a quel che pare, nell'intento di bruciarle! Pi rapace di leoni affamati sulla morta preda, la moltitudine, schiamazzando e vociferando si getta su di esse; lotta, si precipita per afferrarle, col rischio che il patriota pi debole rimanga sopraffatto, contuso, schiacciato e fors'anche soccomba addirittura (175). Poi, col protrarsi di quel frastuono continuo, assordante, che poteva dirsi un'orchestra dai suoni pi discordi, muta la scena: ventottomila archibugi completi, tratti dalle tenebre alla luce lampeggiante, sono sulle spalle d'altrettante Guardie Nazionali.
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A Besenval non resta che guardare il luccichio di quei moschetti, come gli passano da presso. Si dice che le Gardes Franaises abbiano i cannoni puntati contro di lui dall'altra parte del fiume (176), pronti a far fuoco in caso di bisogno. Egli se ne sta immoto, "stupefatto", c' di che lusingarsene, "del fiero contegno  (fire contenance) dei Parigini". - Ed ora alla Bastiglia, o intrepidi Parigini! Ivi la mitraglia ancora minaccia: ivi tutti i pensieri, tutti i passi sono diretti.
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Il vecchio De Launay, come accennammo, si ritir "nel suo interno" poco dopo la mezzanotte di domenica. Da allora egli si vede paralizzato, ridotto alla stessa condizione in cui si trovano ormai tutti i gentiluomini militari, presi nel pi triste conflitto delle incertezze. L'Htel-de-Ville "lo invita" ad ammettere i Soldati Nazionali, e ci non  che un eufemismo per significargli di arrendersi. D'altra parte, gli ordini di Sua Maest sono precisi. La sua guarnigione non  formata che di ottantadue vecchi Invalidi, rafforzati,  ben vero, da trentadue giovani Svizzeri; le sue mura hanno invero lo spessore di nove piedi, e non manca di cannoni e di polvere; ma, ohim, quanto a vettovaglie, niente altro che la provvigione di un giorno. Eppoi la citt  francese, la povera guarnigione in gran parte francese. O severo vecchio De Launay, bada a quel che fai!
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Tutta la mattina fin dalle nove  stato ovunque un grido: Alla Bastiglia! Varie "Deputazioni di cittadini" sono qui venute desiderose d'armi, e De Launay le ha tutte congedate con parole dolci dal buco della serratura. Verso mezzod, l'Elettore Thuriot de la Rosire ottiene udienza, e trova De Launay non solo contrario alla resa, ma disposto pi volontieri a far saltare in aria la fortezza. Thuriot monta con lui sui merli; mucchi di ciottoli, di ferravecchi ed altri proiettili giacciono alla rinfusa; i cannoni sono debitamente allineati, in ogni cannoniera  un cannone, - solo tirato un po' indietro! Ma osserva all'esterno, o Thuriot: la moltitudine affluisce, sbucando da tutte le vie, tintinna furiosamente la campana d'allarme, tutti i tamburi battono la gnrale; il sobborgo Saint-Antoine irrompe, intero, come un sol uomo! Questa  la visione  (spettrale eppur vera) che tu, o Thuriot, contempli in questo momento dal tuo Monte di Visione: essa  presagio d'altre fantasmagorie, d'altre realt spettrali che urlano nel loro gergo fatidico, ma che tu non vedi ancora e vedrai solo nell'avvenire! "Que voulez vous?" disse De Launay, divenendo pallido a tale spettacolo, con un accento di rimprovero, di minaccia quasi. "Monsieur", soggiunse Thuriot elevandosi a un'alta sublimit morale, "che volete intendere? .
Ci pensate voi che io potrei precipitare voi e me da questa altezza?" Una altezza non minore di cento piedi, senza contare la profondit del fossato! A queste parole De Launay rest silenzioso. Thuriot si mostra da uno dei pinnacoli per rassicurare la moltitudine, che comincia a insospettirsi, a divenire inquieta; poi discende, e parte protestando e rivolgendo parole d'ammonimento anche agli Invalidi; sui quali, invero, egli non produce che una impressione varia, indeterminata. La mente dei vecchi non  dotata della maggiore chiaroveggenza; eppoi, si dice che De Launay sia stato prodigo di bibite  (prodigue de boissons). Essi pensano di non far fuoco se non saranno provocati col fuoco e se potranno evitarlo; ma finiranno col regolarsi secondo le circostanze.
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Guai a te, De Launay, se in quest'ora suprema tu non sei in grado, con una risoluzione energica, di dominare gli eventi! A nulla valgono le parole blande;  dubbia l'opportunit della mitraglia; ma l'ondeggiare in fra due  indiscutibilmente dannoso. Sempre pi si gonfia la marea degli uomini: il loro mormorio infinito sale, sale sempre pi alto e diviene imprecazione, accompagnata forse da colpi isolati di moschetto; i quali non possono avere effetto su quelle mura di nove piedi di spessore. Il ponte levatoio esterno era stato abbassato per Thuriot, e una nuova Deputazione di cittadini  ( la terza e la pi rumorosa) penetra per quella via nella Corte esterna. Con le parole dolci non si ottiene di rinviarla, e De Launay fa fuoco e ritira il suo ponte levatoio. Un lieve sprazzo di fuoco; - ma esso  bastato ad accendere il caos troppo combustibile, rendendolo un ammasso scrosciante di fuoco! L'insurrezione scoppia indomita alla vista del proprio sangue  (poich quello sprazzo di fuoco aveva fatto dei morti) e si manifesta con una scarica senza fine di moschetteria, insieme al furore, all'esecrazione. Dall'alto della fortezza lasciate che tuoni un gran cannone, spargendo la sua mitraglia, per mostrare ci che potremmo fare. La Bastiglia  assediata!
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Avanti dunque, o Francesi che avete un cuore nei vostri petti: ruggite con quanta forza avete nelle vostre gole di cartilagini e di metallo, o figli della Libert; eccitate fino allo spasimo le facolt pi eccelse che sono in voi: l'anima, il corpo o lo spirito, poich  giunta l'ora! E tu, o Luigi Tournay, carradore del Marais, vecchio soldato del reggimento Dauphin, batti, batti i tuoi colpi su quella catena del ponte levatoio esterno, quantunque fischi intorno a te la grandine del fuoco! Mai sul mozzo o sul quarto della ruota la tua scure colp cos sodo. Demolisci, o uomo; butta gi fino al pi profondo dell'Inferno: che tutto l'edifizio maledetto sprofondi, che la Tirannia sia ingoiata per sempre! Salito, dicono alcuni, sul tetto del Corpo di guardia; dicono altri, "su baionette conficcate nei crepacci del muro", Luigi Tournay seguita a picchiare, e il bravo Aubin Bonnemre  (anche egli vecchio soldato) gli presta man forte: cadono le catene, s'infrangono; l'immenso ponte levatoio precipita fragorosamente  (avec fracas). Gloriosa impresa; eppure non si  che alla parte esteriore. Le otto torri spaventose, con la moschetteria dei loro Invalidi, col loro pietrame e con le bocche dei cannoni, si librano in alto ancora intatte. S'apre un fossato d'impossibile transito, rivestito di pietra; il ponte levatoio interno ci sta dinanzi volgendoci le sue spalle: la Bastiglia si deve ancora prendere!
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Descrivere questo assedio della Bastiglia  (creduto uno dei pi importanti della storia)  forse cosa che sorpassa il talento dei mortali. Chiss se dopo averne letta e riletta la descrizione si giungerebbe almeno a rendersi conto appena del piano dell'edifizio! Vi  la Spianata aperta alla fine della Rue Saint-Antoine, e le anticorti, Cour Avance e Cour de l'Orme, e l'atrio arcato  (ove sta combattendo Luigi Tournay); poi altri ponti levatoi, e ponti dormenti, e bastioni, e le otto torri spaventose: tutta una Massa labirintica, dall'aspetto torvo, di tutte le et, che rimonta da venti anni a quattrocentoventi anni addietro; - assediata, come dicevamo, in quest'ultima ora, per opera del Caos che torna di nuovo a imperare! Cannoni di tutti i calibri, gole di tutte le capacit, uomini dalle vedute pi disparate, - di cui ognuno s'improvvisa ingegnere; raramente dalle guerre dei Pigmei con le Gru fu mai vista una simile anomalia. Il Pensionato Elie  a casa per adattarsi l'uniforme, poich nessuno ascolterebbe il suo comando, se vestisse da privato; il Pensionato Hulin arringa le Gardes Franaises nella Place de Grve. Dei patrioti frenetici raccolgono i proiettili e li portano ancora caldi  (o che appaiono caldi) all'Htel-de-Ville: Parigi, voi lo vedete, sul punto d'essere bruciata! Flesselles  "pallido fin sulle labbra", poich il muggito della moltitudine cresce d'intensit. Parigi ha toccato l'apice della frenesia, che la travolge in tutti i sensi, in preda ad un panico folle. Ad ogni barricata di strada gorgogliano vortici minori, che vanno a rinforzare le barricate, e Dio sa quel che dovr accadere; tutti questi vortici minori si gettano poi alla rinfusa nel grande Maelstrom di fuoco che flagella la Bastiglia.
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E cos tra il flagello sale alto il muggito. Cholat, mercante di vino,  divenuto un cannoniere improvvisato; Georget, del servizio della Marina, venuto di recente da Brest, maneggia il cannone del Re del Siam. Strana cosa  (se non fossimo avvezzi a vederne di simili): Georget se ne stava iersera a refocillarsi nel suo albergo, ed il cannone del Re del Siam era stato cent'anni al suo posto, senz'avere nessun rapporto con lui. Ed ecco che nel momento opportuno si trovano insieme e fanno udire una musica eloquente. Poich egli, nell'udire ci che avveniva in quel luogo, balz dalla diligenza di Brest e vi accorse. Le Gardes Franaises saranno anche qui con l'Artiglieria reale: ah, se le mura non fossero cos spesse! Su dalla Spianata, e orizzontalmente da tutti i tetti e da tutte le finestre circostanti, rosseggia un diluvio di moschetteria, irregolare, senz'alcun effetto. Gl'Invalidi stanno appiattati, e fanno fuoco relativamente con comodo, dietro alle mura; a mala pena fa capolino qualche punta di naso a traverso le cannoniere. Noi cadiamo colpiti, e non facciamo alcuna impressione!
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Che la conflagrazione bruci tutto ci che  combustibile! Sono arsi i Corpi di guardia e i refettor degli Invalidi. "Un forsennato parrucchiere con due torcie accese" era sul punto di appiccare il fuoco "al salnitro dell'Arsenale", se non fosse accorsa gridando una donna, e un patriota, con una certa infusione di filosofia naturale, non gli avesse fatta uscire l'anima dal corpo  (assestandogli il calcio del moschetto sulla bocca dello stomaco), e non avesse poi capovolti i barili e arrestato l'elemento divoratore. Una bella signorina, presa mentre fuggiva dalle corti esterne, creduta erroneamente la figliuola di De Launay, sta per esser bruciata sotto gli occhi di De Launay; ella giace svenuta su un pagliericcio; ma ancora una volta  un patriota, il bravo Aubin Bonnemre, vecchio soldato, che si slancia precipitosamente e la salva. Si brucia la paglia, tre carrettate di paglia tirate fin lass; si solleva un fumo denso, che rischia di soffocare lo stesso Patriottismo. Per tal modo Elie, abbruciandosi le ciglia, ebbe a trascinare via un carro, e un altro carro il "gigantesco merciaio" Role.  un fumo d'inferno, una confusione di Babele, un fracasso che par venuta la fine del mondo!
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Scorre il sangue, alimento di nuovo furore. I feriti vengono trasportati nelle case della Rue Cerisaie; i morenti lasciano la consegna di non cedere fin che la Fortezza maledetta non sia caduta. Ma, ohim, come potr cadere? Sono cos spesse le sue mura! Tre Deputazioni arrivano dall'Htel-de-Ville; l'Abb Fauchet  (che faceva parte d'una di esse) pu dire con quale coraggio di benevolenza (177) quasi sovrumano. Esse fanno sventolare lo stendardo civico nell'atrio, e restano in piedi battendo il tamburo; ma senza niun effetto. In quel finimondo, De Launay non pu udirle, non osa credere alla loro presenza; ed esse ritornano in preda ad una collera giustificata, con le orecchie ancora intronate dal fragore del piombo. Che fare?
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I pompieri son qua e dirigono il getto delle loro pompe sui cannoni degli Invalidi per bagnarne i foconi; senonch, disgraziatamente, il getto non pu raggiungere quell'altezza, e non riescono a produrre altro che nugoli di spruzzi. Individui che posseggono cognizioni classiche propongono l'uso delle catapulte. Santerre, il rumoroso birraio del sobborgo di Saint-Antoine, consiglia piuttosto che si dia fuoco all'edifizio, servendosi d'un "miscuglio di fosforo ed olio di trementina da lanciare lass col mezzo di pompe ad aria compressa". Ma, caro Spinola-Santerre, l'hai tu bell'e pronto questo miscuglio? Ognuno vuol fare da ingegnere! Eppure quel diluvio di fuoco non accenna a declinare; sparano le donne, sparano i Turchi; infatti, v' una donna  (col suo innamorato) e un Turco (178); sono avviate le Gardes Franaises; dei veri cannoni e dei veri cannonieri. L'usciere Maillard si d un gran da fare; il Pensionato Elie, il Pensionato Hulin tempestano fra mille.
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Il grande orologio della Bastiglia cammina  (senza che si possa udirlo) nella sua corte interna, a suo bell'agio, e un'ora segue l'altra, quasi niente di speciale per esso o pel mondo stesse per accadere! Batt l'una quando cominci il fuoco: ora s'appressa alle cinque, e il fuoco non dirada ancora. Gi gi, nei loro sotterranei, i sette Prigionieri odono un rumor sordo, simile a quello di un terremoto, e i carcerieri danno loro risposte vaghe.
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Guai a te, De Launay, guai a quei poveri cento Invalidi che sono con te! Broglie  distante e ha duro l'udito; Besenval ode, ma non pu mandare aiuti. Una povera compagnia di Ussari in ricognizione s' avanzata circospetta lungo i Quais, sino al Pont Neuf. "Noi siamo venuti a unirci a voi", dice il Capitano, accorgendosi che la folla  senza limiti. Un individuo dalla grossa testa e dalla figura di nano, affumicato, cisposo, si fa innanzi sconciamente, e schiudendo le sue labbra violacee poich  dotato di facolt sensorie, gracchia loro: "Smontate dunque, e rendete le armi!" Il Capitano degli Ussari  ben pago d'essere scortato fino alla barriera e rilasciato sulla parola. Chi era mai quel tozzo individuo? La gente risponde: egli  Marat, l'autore dell'eccellente e pacifico Avis au peuple!  grande invero per te, o notevole chirurgo di cani, questo giorno in cui emergi e nasci a nuova vita: eppure al tornare di questo giorno, dopo quattro anni....! Ma lasciamo ricadere le cortine del Futuro.
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Che far De Launay? Una sola cosa De Launay avrebbe potuto fare: precisamente quella che aveva detto di voler fare. Ve lo immaginate voi seduto fin dalle prime avvisaglie, con un cero acceso, a portata di mano del magazzino delle polveri, immobile come un antico Senatore romano, o come il sostegno d'una lampada di bronzo, in atto d'informare freddamente Thuriot e chiunque altro, con un leggero movimento dell'occhio, qual sarebbe la sua risoluzione? "Egli sederebbe col innocuo fin che non fosse molestato; ma la Fortezza del Re non potr, non dovr, non vorr in nessun modo esser costretta ad arrendersi, eccetto che al messaggero del Re: la vita d'un vecchio non ha valore, e si perda almeno con onore; ma voi, o canaglia schiamazzante, pensate che sar mai, quando l'intera Bastiglia si lancer verso il cielo!" Solo in questo atteggiamento statuario, di lampadoforo, si pu bene immaginarlo, De Launay avrebbe potuto lasciare che Thuriot, i rossi Curiali della Basoche, il Curato di Saint-tienne e tutta la marmaglia del mondo facessero ci che loro talentava.
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Eppure egli non pot fare cos. Hai tu considerato come il cuore d'ogni uomo risponde tremulo al cuore di tutti gli uomini? Hai tu notato come  onnipotente la voce di parecchi uomini riuniti? come il loro grido d'indignazione paralizza l'anima forte? come il loro querulo mugolio fa sentire un'angoscia non mai provata? Il Cavaliere Gluck confessava che la nota ispiratrice del pi nobile passaggio in una delle sue pi nobili opere era stata la voce della plebaglia che egli aveva udito a Vienna mentre gridava all'imperatore: Pane! Pane!  grande l'insieme delle voci umane: l'articolazione dei loro istinti, che sono pi veri dei loro pensieri:  quanto di pi grande l'uomo possa incontrare fra i suoni e le ombre creati in questo Mondo del Tempo. Chi pu resistere, traccia il suo sentiero in qualche modo di l dal Tempo; ma De Launay non era da tanto. Sgominato, egli ondeggia in fra due; spera, a traverso la sua disperazione; non vuol consegnare la sua Fortezza; dichiara che la far saltare in aria; d di piglio alle torcie per mettere in atto il suo disegno, e poi non ne fa nulla. O disgraziato vecchio De Launay: questa  l'agonia che precede la tua morte e la morte della Bastiglia! Carcere, carcerati e carcerieri, quali che siano stati, sono destinati a finire.
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Sono quattr'ore che il mondo di Bedlam rugge: Mondo della Chimera che soffia sul fuoco! I poveri Invalidi si sono sprofondati sotto i loro muri merlati, o non fanno che sollevarsi coi moschetti capovolti; si son fatta con dei tovaglioli una bandiera bianca e vanno battendo la chamade o pare che la battano, giacch non  possibile udir nulla. Anche gli Svizzeri che difendono la saracinesca si mostrano stanchi di far fuoco; appaiono disanimati tra quel diluvio di fuoco; viene aperta una cannoniera del ponte levatoio da qualcuno che pare voglia parlare. Appare l'usciere Maillard, l'uomo astuto! Sopra un'asse, che vacilla su quell'abisso murato, che si avanza dal parapetto ed  bilanciata dal peso dei Patrioti, egli volteggia con pericolo della vita: quale Colomba! verso quale Arca! Sii destro, o abile Usciere: un uomo vi cade e giace sfracellato nel fondo lontano, contro la muratura! Ma l'usciere Maillard non cade: procede destramente col passo sicuro e con la mano protesa. Gli Svizzeri mostrano una carta a traverso la cannoniera; il destro Usciere l'afferra, e torna sui suoi passi. Termini della resa: Perdono, immunit per tutti! Sono accettati? "Foi d'officier, parola d'ufficiale, - risponde il Pensionato Hulin o il pensionato Elie, poich sono discordi i pareri se sia stato l'uno o l'altro - sono accettati". S'abbassa il ponte levatoio; l'usciere Maillard aggancia le sue catene, e il diluvio vivente si precipita nell'interno: la Bastiglia  caduta! Victoire! La Bastille est prise! (179).
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CAPITOLO 7.
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NON  UNA RIVOLTA.
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A che intrattenersi su quel che segue? La foi d'officier d'Hulin si sarebbe dovuta mantenere, ma non si potette. Gli svizzeri stanno schierati, travestiti con dei camiciotti bianchi di tela; gl'Invalidi non hanno alcun travestimento, e le loro armi sono tutte ammucchiate contro il muro. La prima ondata di vittoriosi, in estasi per lo scampato pericolo di morte, "si precipita allegramente nelle loro braccia". Ma nuove schiere di vittoriosi si seguono in uno stato di esaltazione, che non  in tutto di gioia. Come dicevamo, era un diluvio vivente che s'avanzava precipitoso, e se le Gardes Franaises, col loro sangue freddo militare, non si fossero "messe in circolo con le armi spianate", centinaia, migliaia di persone si sarebbero suicidate precipitando nel fossato della Bastiglia.
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Quel diluvio s'avanza a traverso corti e corridoi, indomabile nella furia dei suoi marosi, facendo fuoco dalle finestre - su s stesso: in preda alla frenesia ardente del trionfo, del dolore, del desiderio di vendicare i suoi morti. I poveri invalidi son ridotti a mal partito; uno Svizzero, mentre scappa via nel suo bianco camiciotto,  ricacciato indietro con un colpo mortale. Si scortino i prigionieri al Palazzo Civico per essere giudicati! - Ohim, gi un povero Invalido ha la mano destra troncata netta; il suo corpo mutilato  trascinato nella Place de Grve e col impiccato. Quella stessa mano destra, si dice, fece retrocedere De Launay dal magazzino della polvere, salvando per tal modo Parigi.
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De Launay, "scoperto in marsina grigia col nastro color papavero",  sul punto di ammazzarsi con la spada del suo bastone. Ma egli dovr andare all'Htel-de-Ville, scortato da Hulin, Maillard ed altri; Elie apre la marcia, "con l'atto di capitolazione sulla punta della spada". Si va innanzi fra muggiti e maledizioni, a via di gomitate, di urtoni, e alfine anche di percosse! La vostra scorta  scompigliata, messa fuori via, abbattuta; Hulin cade rifinito su un mucchio di pietre. Disgraziato De Launay! Egli mai entrer nell'Htel-de-Ville, e solo "il codino della sua chioma sanguinante, tenuto alto da una mano lorda di sangue", entrer come contrassegno. Il tronco sanguinoso giace su quei gradini; la testa  gi lontana per le vie di Parigi, orridamente infilata a una picca.
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L'austero De Launay  morto gridando: "Oh amici, uccidetemi subito!" Il pietoso De Losme deve morire; e, quantunque la Gratitudine lo stringa fra le sue braccia in quest'ora spaventevole e vorrebbe morire per lui, a nulla vale. Fratelli, la vostra ira  crudele! La vostra Place de Grve  divenuta la gola d'una Tigre, che emette ruggiti feroci e ha sete di sangue. Un altro Ufficiale  massacrato, un altro Invalido  impiccato alla lanterna, sormontando ogni difficolt, con una generosa perseveranza, les Gardes Franaises cercano di salvare gli altri. Il Prevosto Flesselles, gi da molto tempo pallido come un morto, deve discendere dal suo seggio, "per essere giudicato al Palais Royal": - ohim, per essere ammazzato con una fucilata, da una mano sconosciuta, alla prima voltata di via!
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O cadente sole di Luglio, in quest'ora medesima i tuoi raggi obliqui riposano sui mietitori, nei pacifici campi, fra i boschi, sulle vecchie donne che filano nelle capanne, lontano lontano sulle navi nell'alto mare silente; sui Balli all'Orangerie di Versailles, dove le grandi Dame di Palazzo, imbellettate, anche in questo momento danzano cogli Ufficiali Ussari dalla doppia giubba, e sul mugghiante Portico Infernale dell'Htel-de-Ville! La Torre di Babele, con la confusione delle lingue, non pu reggere al confronto, senza l'aggiunta di Bedlam con la conflagrazione dei pensieri. Una foresta d'acciaio, scompigliata, che non ha fine, si rizza di fronte a un Comitato elettorale, volgendosi con orridi lampeggiamenti contro il petto or di questo or di quell'accusato. Erano i Titani che guerreggiavano con l'Olimpo, e avevano quasi senza crederlo, riportato vittoria: prodigio dei prodigi; frenesia, - non poteva essere altro. .
La denuncia, la vendetta, la fiamma del trionfo nel nero campo del terrore: tutto all'interno, tutto all'esterno precipita in una rovina folle, generale!
II Comitato Elettorale? Anche quando avesse mille gole di bronzo, non riuscirebbe a sopperire. L'Abate Lefvre, gi nei sotterranei,  nero come Vulcano, nel distribuire "cinquemila libbre di polvere"; figurarsi con qual pericolo, da quarant'otto ore! La notte scorsa, un Patriota, ubriaco di liquori, volle assolutamente sedersi e fumare sull'orlo di uno dei barili di polvere - l egli fumava, noncurante del mondo, - finch l'Abb "comper la sua pipa per tre lire", e la gett lontana.
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Elie  nella grande Aula, sotto gli occhi del Comitato Elettorale, "con la sua spada sguainata, storta in tre punti"; con l'elmo ammaccato, poich egli era del Reggimento di Cavalleria della Regina; con l'uniforme lacerata e il viso abbruciacchiato e lordo, comparabile, dicono alcuni a "un antico guerriero" in atto di giudicare il popolo, compila una lista degli Eroi della Bastiglia. Amici, non macchiate di sangue i pi verdi allori che si siano mai guadagnati in questo mondo: tale  il ritornello della canzone di Elie. E magari gli si fosse dato ascolto! Coraggio, Elie! Coraggio, Elettori Municipali! Il declinare del sole, il bisogno di vettovaglie, il bisogno di narrare le novelle, faranno tornare la calma, e la gente si disperder: tutte le cose terrene hanno la loro fine.
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Per le strade di Parigi circolano sette Prigionieri della Bastiglia portati a spalla, sette Teste sulle picche, le Chiavi della Bastiglia, e tant'altre cose. Guardate anche le Gardes Franaises che procedono con la loro risoluta andatura militare verso le loro caserme, avendo benevolmente formato un quadrato intorno agl'Invalidi e agli Svizzeri.  un anno e due mesi da che quei medesimi uomini s'astennero dal prender parte con Brenno d'Agoust al fatto del Palazzo di Giustizia, quando il Fato colp d'Esprmnil; ed ora s che hanno portato il loro concorso e seguiteranno a portarlo. Non pi Gardes Franaises d'ora in poi, ma Grenadiers del Centro della Guardia Nazionale, uomini dalla disciplina e dal carattere di ferro - e neppure mancanti, fino a un certo segno, d'idee.
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Frattanto i massi della Bastiglia ancora rimbombano nel crepuscolo; i suoi archivi di carte si spargono al vento. Gli antichi segreti vengono alla luce; la Disperazione da lungo tempo sepolta ritrova la sua voce. Leggete questo frammento d'un'antica lettera: (180) "Se per mia consolazione Monseigneur volesse concedermi, per amore di Dio e della Santissima Trinit, che io potessi avere notizie della mia cara moglie; foss'anche soltanto il suo nome su d'un biglietto, per mostrarmi che  viva, sarebbe la pi grande consolazione che io potessi ricevere; ed io per sempre benedirei la magnanimit di Monseigneur". Povero prigioniero: tu ti sottoscrivi col nome di Quret-Dmery, e non hai altra storia - ella  morta, quella tua cara moglie, e tu sei morto! Sono cinquant'anni ormai che il tuo povero cuore spezzato faceva questa domanda; che non prima di ora dovesse essere udita, trovando una lunga eco nel cuore degli uomini.
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Ma come il crepuscolo di Luglio s'addensa, Parigi, come fanno i fanciulli malati e tutte le creature insane, s'abbatte alfine in una specie di sonno. Gli Elettori Municipali, meravigliati di trovarsi con le teste ancora sul collo, sono a casa; solo Moreau de Saint-Mry, di nascita e di cuore tropicali, e di mente assai fredda, insieme ad altri due, resta in seduta permanente nel Palazzo Civico. Parigi dorme; splende nell'alto la citt illuminata: le pattuglie s'incrociano senza una comune parola d'ordine, circolano voci, allarmi di guerra; nientemeno che "quindicimila uomini attraversano il sobborgo di Saint-Antoine", il quale mai fu attraversato. Dal disordine del giorno giudicate quello della notte. Moreau de Saint-Mry, "prima di lasciare il suo posto, dette tremila ordini" (181). Qual testa! Comparabile alla Testa di Bronzo del frate Bacone! Ad essa  sottoposta tutta Parigi. Pronta dev'essere la risposta, giusta o ingiusta: in Parigi non esiste altra Autorit. Seriamente,  una testa delle pi chiare, equilibrate, per cui tu, o bravo Saint-Mry, in molte attribuzioni, da augusto Senatore a Commesso di Mercante, da Commerciante di libri a Vice-Re, in molti luoghi, a cominciare dalla Virginia fino alla Sardegna, troverai, sempre da bravo, il tuo impiego (182).
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Besenval ha levato le tende sotto un nugolo di polvere, "tra una grande affluenza di popolo", che non gli ha fatto alcun male; egli marcia, con passo sempre pi lento, gi, lungo la sponda sinistra della Senna, tutta la notte, verso lo spazio infinito. Lo stesso Besenval sar richiamato per essere giudicato, e difficilmente sar assolto. Le sue truppe del Re, i suoi Royal-Allemands, si sono allontanati per sempre.
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Il Ballo di Versailles con le relative limonate  finito; l'Orangerie  immersa nel silenzio e non s'odono che gli uccelli notturni. Su, nella Salle des Menus, il Vice-Presidente Lafayette, coi lumi non smoccolati, "insieme a un centinaio di Membri o gi di l, sdraiati su tavole intorno a lui", sta in piedi contemplando l'Orsa. Quest'oggi una seconda Deputazione solenne si presenta a Sua Maest, poi una terza: senza alcun effetto. Quale sar la fine di tutto questo?
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Nella Corte tutto  mistero, non senza un bisbiglio di terrore; quantunque voi sogniate di limonate e di spalline, o donne leggere! Sua Maest il Re, tenuto in una ignoranza beata, sogna forse i fucili a doppia canna e i boschi di Meudon. Tardi, nella notte, il Duca di Liancourt, che aveva il diritto ufficiale di entrata, ottiene l'accesso agli appartamenti reali; e narra con la pi spiccata chiarezza, dal suo spunto di vista costituzionale le tristi notizie. "Mais", disse il povero Luigi, "c'est une rvolte. Ma questa  una rivolta!" "Sire", rispose Liancourt, "non  una rivolta...  una rivoluzione".
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CAPITOLO 8.
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CONQUISTANDO IL VOSTRO RE.
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La dimane una quarta Deputazione s'incammina alla volta dello Chteau. Questa ha un aspetto pi solenne, se non addirittura pi temibile; "e, a quel che pare, non solo son cessate le orgie all'Orangerie", ma sono anche sospese le vettovaglie; n il tuono di Mirabeau  rimasto silenzioso. La Deputazione  sul punto di partire, - quando ecco che Sua Maest in persona, accompagnata solo dai suoi due fratelli, vi giunge, e in maniera addirittura paterna, annunzia che le truppe e quant'altro poteva esser cagione di offesa sono andati via; e d'ora in avanti non vi sar che fiducia, conciliazione e benevolenza; onde egli "permette, anzi desidera" che l'Assemblea Nazionale rassicuri Parigi in suo nome! Un'acclamazione come quella di uomini d'un subito scampati alla morte fu la risposta a quelle parole. Tutta l'Assemblea spontaneamente, si alza per fare da scorta a Sua Maest nel suo ritorno; "facendo catena delle loro braccia per tener lontana da Sua Maest la calca enorme", poich tutta Versailles si affolla e applaude. I Musici del Castello intonano con una felice prontezza il Sein de sa Famille  (il seno della famiglia) - la Regina appare al balcone coi suoi due figliuoletti, "che bacia ripetutamente"; infiniti Vivats riempiono l'aria; a un tratto  sorto, per cos dire un nuovo Paradiso in Terra.
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Ottantotto augusti Senatori, Bailly, Lafayette, e fra loro il nostro Arcivescovo pentito, montano in vettura per recare a Parigi la grande notizia: benedizioni senza fine sui loro capi. Dalla Piazza Louis Quinze, dove smontano, fino all'Htel-de-Ville, per tutto il percorso  un mare di coccarde tricolori, di tersi moschetti nazionali; una tempesta di evviva, di battimani, cui si aggiunge "a volte il rullo del tamburo". Le arringhe improntate a un adeguato fervore non mancano, specialmente quella di Lally Tollendal, pietoso figlio di quello sventurato Lally, che fu assassinato; gli vien posta per forza sulla testa una corona civica  (di quercia o di prezzemolo), - ed egli per forza la posa sulla testa di Bailly.
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Ma di certo sarebbe proprio necessario che la Guardia Nazionale avesse un Generale. Moreau de Saint-Mry, l'uomo dai "tremila ordini", getta una delle sue occhiate significative sul busto di Lafayette, che era stato messo l fin dal tempo della Guerra Americana per la Libert. Allora, per acclamazione,  nominato Lafayette. Di pi, in luogo dell'ucciso traditore o quasi traditore Flesselles, si dovr nominare il Presidente Bailly Prevosto dei Mercanti? No: egli dev'esser Sindaco di Parigi! E cos si faccia. Maire de Paris! Bailly Sindaco, Lafayette Generale; vive Bailly, vive Lafayette! Tutta la moltitudine della via lo attesta col suo grido che squarcia la volta celeste. Ed ora, finalmente, rechiamoci a Notre-Dame per un Te Deum.
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Verso la Cattedrale di Notre-Dame, in festosa processione, s'avanzano questi Rigeneratori del Paese, fra un popolo giubilante, stretti in un fraterno accordo; l'Abb Lefvre, ancora nero della polvere da cannone che aveva maneggiato, dava il braccio all'Arcivescovo dalla bianca stola. Il povero Bailly viene incontro ai Trovatelli, che sono stati mandati a genuflettersi innanzi a lui, e "piange". Il Te Deum, con l'Arcivescovo officiante, non solo  cantato, ma anche sparato.... con cartucce senza palla. La nostra gioia  senza limiti come minacciava di essere la nostra sventura. Parigi, mediante la sua picca, il suo moschetto e il valore del suo cuore,  riuscita a conquistare fin gli di della guerra, a soddisfazione anche di Sua Maest ormai. Un corriere, questa notte, si mette in cammino per recarsi da Necker: il Ministro del Popolo, invitato a tornare a nome del Re dall'Assemblea Nazionale dalla Nazione, attraverser la Francia fra gli applausi, a suon di tromba e di tamburello.
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Osservando la piega che prendono le cose, i Messeigneurs del Triumvirato della Corte, i Messieurs del Ministero Broglie, nato morto, ed altri simili, considerano che  ben chiaro quel che resta loro a fare: mettersi a cavallo e partire. Al largo anche voi, ultra realisti, Broglie, Polignac e Principi del Sangue; al largo, mentre  ancora tempo! Non pose forse il Palais-Royal nelle sue ultime "violente mozioni" notturne un prezzo specifico  (il luogo del pagamento non menzionato) su ciascuna delle vostre teste?
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Con molte precauzioni, con l'aiuto dei cannoni e dei reggimenti su cui possono fidarsi, i Messeigneurs, tra la notte del 16 e il mattino del 17, prendono ognuno la propria strada. E non senza rischio. Il Principe di Cond  seguito  (cos pare almeno) da "uomini che galoppano a briglia sciolta", con l'intento, si crede, di gettarlo nel fiume Oise a Pont-Saint-Mayence (183). I Polignac viaggiano travestiti, accompagnati da amici, e non da servi, sul serpe della loro carrozza. Anche Broglie incontra delle difficolt a Versailles, corre i suoi rischi a Metz ed a Verdun; ciononostante giunge salvo a Lussemburgo ove si ferma.
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Questa  quella che  chiamata la prima Emigrazione; decisa, a quel che pare, a Corte riunita in pieno Conclave, presente Sua Maest; pronto, quanto a lui, a seguire qualunque consiglio. "Tre Figli della Francia e quattro Principi del sangue di Saint-Louis, dice Weber, non potevano meglio umiliare i Borghesi di Parigi, che mostrando di ritirarsi per tema della loro vita". Ohim, i Borghesi di Parigi sopportano la cosa con uno stoicismo inaspettato! D'Artois uomo  partito, vero, ma s' forse portato seco le terre di D'Artois? E neppure Bagatelle, la casa di campagna  (che sar utile come Taverna); appena ha potuto far portar via i suoi pantaloni dai quattro valletti, lasciando per il sarto che li fece! Quanto al vecchio Foulon, apprendiamo che  morto; almeno hanno luogo sontuosi funerali; lo onoreranno gli assuntori delle pompe funebri, in mancanza d'altri. L'Intendente Berthier, suo genero,  ancora vivo; costui di soppiatto raggiunge Besenval quella domenica delle Eumenidi, avendo l'aria di pigliare le cose alla leggera; ora  fuggito e nessuno sa per dove.
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Gli Emigranti non sono lontani di molte miglia e il Principe di Cond non avr neppure attraversato l'Oise, quando Sua Maest, giusta gli accordi presi, anche col consenso degli Emigranti che l'avevano reputato opportuno, si accinge alla impresa alquanto ardua di visitare Parigi di persona. Con un centinaio di Membri dell'Assemblea, con poca o punta scorta militare, che per giunta congedava al ponte di Svres, il povero Luigi parte, lasciando la desolazione al palazzo; la Regina piange: il Presente, il Passato e il Futuro sono per lei ugualmente nocivi.
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Alla Barriera di Passy, il Maire Bailly in gran gala gli offre le chiavi, facendogli un'arringa in istile accademico; dice che  quello un gran giorno; che al tempo di Enrico Quarto era il Re che doveva conquistare il suo Popolo, ma in questo tempo pi fortunato  il Popolo che ha conquistato il suo Re  (a conquis son Roi). Il Re, cos felicemente conquistato, va innanzi lentamente nella sua carrozza, in mezzo a un popolo severo, che se ne sta silenzioso, oppure ha un solo grido d'applauso: Vive la Nation; al Palazzo civico Moreau dai tremila ordini gli fa un'arringa, e cos il Procuratore del re Etys de Corny, Lally Tollendal, ed altri. Egli non sa che pensare, non sa che dire; apprende che  il "restauratore della libert della Francia", e che una sua statua che verr innalzata nel sito della Bastiglia lo attester a tutti gli uomini. Finalmente, viene mostrato al balcone con la coccarda tricolore al cappello; allora  applaudito con entusiastiche acclamazioni, che partono dalla Piazza e dalla Strada, da tutte le finestre e da tutti i tetti; indi si rimette in carrozza per tornare a casa fra i var gridi di giubilo per cos dire promiscui di Vive le Roi e Vive la Nation; rifinito, ma salvo.
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Appena domenica le palle infocate pendevano sul nostro capo, dall'alto: ora siamo a venerd, e "la Rivoluzione  sancita". Un'augusta Assemblea Nazionale far la Costituzione; e n i Pandours stranieri, n il Triunvirato domestico, coi cannoni spianati, o il complotto della polvere di Guy-Faux  (poich anche di questo si parlava), n qualsiasi potenza tirannica sulla terra, potr dirle: Che cosa fai tu? Il Popolo  per tal modo giubilante; sicuro ormai d'avere una Costituzione. Quello scervellato del Marchese Saint-Huruge viene udito mentre mormorava apertamente, sotto le finestre dello Chteau, sul tradimento speculativo (184).
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CAPITOLO 9.
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LA LANTERNA.
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La caduta della Bastiglia si pu dire che aveva scossa tutta la Francia nelle pi profonde basi della sua esistenza. Il rumore di queste meraviglie vola dappertutto con la naturale celerit del rumore, con un effetto creduto fin soprannaturale, prodotto dai complotti. Furono forse d'Orlans o Laclos, oppure Mirabeau  (non certo sovraccarico di quattrini a quel tempo) che mandarono Corrieri a cavallo fuori di Parigi, coll'ordine di galoppare "su tutti i raggi", per tutte le vie maestre, verso tutti i punti della Francia?  un miracolo che nessun individuo dotato di penetrazione vorr mettere in dubbio (185).
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Gi in moltissime citt s'erano formati Comitati Elettorali, per rimpiangere Necker con arringhe e con deliberazioni. In pi d'una citt, come Rennes, Caen, Lyon, un popolo in fermento manifestava di solito il suo rimpianto coi pezzi di mattoni e coi fucili. Ma ora ad ogni Citt estrema della Francia arrivano in questi giorni di terrore "uomini", come sogliono gli uomini arrivare, e per lo pi "a cavallo"; giacch il Rumore spesso viaggia a cavallo. Questi uomini dichiarano, con aspetto allarmato, che i Briganti stanno per venire, che sono a un passo; poi, riprendono il galoppo per disbrigare gli altri loro affari, e avvenga quel che avvenga! Udito ci, l'intera popolazione di quella citt corre ad armarsi per la difesa. Una petizione viene subito inoltrata all'Assemblea Nazionale; in tale pericolo, nel terrore del pericolo, il permesso di organizzarsi non pu essere negato: cos la popolazione armata diviene dappertutto un'arruolata Guardia Nazionale. Cavalca il Rumore, andando di galoppo, lungo tutti i raggi, movendo da Parigi, per questo scopo: in pochi giorni, alcuni dicono in non molte ore, tutta la Francia, fino agli estremi confini,  irta di baionette. Caso singolare, eppure innegabile, - vi sia oppure no del miracoloso. Ma come un liquido chimico che, quantunque raffreddato fino all'estremo punto voluto per la congelazione o assai pi in l, resta tuttavia allo stato liquido, e poi al pi leggero urto, alla pi lieve scossa, d'un tratto si tramuta interamente in ghiaccio; cos la Francia, che ha subto lo stesso trattamento chimico per lunghi mesi, anzi per anni, fino a ridursi sotto zero, scossa ormai dalla caduta della Bastiglia, istantaneamente si congela; riducendosi una massa cristallizzata di tagliente acciaio! Guai a chi la tocca!
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In Parigi un Comitato Elettorale con un nuovo Maire e un nuovo Generale si d un gran da fare perch i lavoratori belligeranti ripiglino i loro mestieri. Forti Dame del Mercato  (Dames de la Halle) fanno arringhe di congratulazione e donano dei "mazzi di fiori all'Altare di Santa Genoveffa". Gli uomini non arruolati depositano le armi - per altro non cos prontamente come poteva desiderarsi, e ricevono "nove franchi". Col Te Deum, con le Visite Reali, con la Rivoluzione sancita si ha un tempo alcionico, d'uno splendore quasi soprannaturale; l'uragano  dissipato.
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Nondimeno, come  naturale, le onde ancora infuriano, e nel cavo delle rocce risuona il loro mormorio. Non siamo che al 22 del mese, appena una settimana dacch  caduta la Bastiglia e d'un tratto si viene a sapere che il vecchio Foulon  vivo; anzi ch'egli  qui, e di buon mattino percorre le strade di Parigi: lo sfruttatore, il complottatore, colui il quale voleva che il popolo mangiasse erba, e fu sempre fin dall'inizio un bugiardo! -  proprio cos. Il finto "funerale sontuoso"  (di qualche domestico morto), il nascondiglio di Vitry verso Fontainebleau, a nulla valsero per quel disgraziato vecchio. Qualche domestico o dipendente, poich nessuno ama Foulon, lo ha tradito al villaggio. Dei villani spietati di Vitry lo scovano, gli piombano addosso come segugi infernali: via per l'occidente, vecchio infame; a Parigi, per esser giudicato all'Htel-de-Ville! Il suo vecchio capo, reso canuto da settantaquattro anni di vita,  scoperto; hanno attaccato un emblematico fascio di erba alla sua schiena; gli han messa al collo una ghirlanda di ortiche e di cardi: in questo modo, tirato con le corde, spinto innanzi con bestemmie e minacce, egli deve procedere trascinando le sue vecchie membra: un vecchio degno pi che altro mai di piet, eppure di tutti i vecchi il meno compatito.
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Il fuligginoso Saint-Antoine e ogni strada vanno ad ingrossare la folla quando egli passa; - al punto che l'Aula dell'Htel-de-Ville, e la stessa Place de Grve difficilmente potranno contenere la sua scorta. Foulon deve non solo essere regolarmente giudicato, ma giudicato sul posto, senza alcun indugio. Eleggete sette giudici, o voi Municipali, o se vi piace settantasette; nominateli voi medesimi, o li nomineremo noi: ma egli sia giudicato senz'altro (186). La rettorica elettorale, l'eloquenza del Maire Bailly sono sprecate per ore ed ore nello spiegare la bellezza dei differimenti che accorda la legge. Differimenti e sempre differimenti! Bada, o Maire del Popolo, il mattino s' dileguato nel meriggio, ed egli resta ancora non giudicato! - Lafayette, mandato a chiamare in gran fretta, arriva ed esprime il suo parere: Questo Foulon, persona ben nota,  reo quasi senza dubbio; ma non potrebbe avere dei complici? .
Non si potrebbe abilmente cavargli di bocca la verit - nella prigione dell'Abbadia? Questo  un nuovo lume! Il Sanculottismo batte le mani; - e Foulon  (nel suo contento, quasi che il Destino lo avesse voluto) batte anch'egli le mani. - "Vedete! essi sono d'accordo!" grida il nero Sanculottismo, invaso dalla furia del sospetto. - "Amici", disse una persona decentemente vestita, facendosi avanti, "a che giudicare quest'uomo? Non bastano gli ultimi trent'anni a giudicarlo?" Con urli selvaggi, il Sanculottismo lo afferra con le sue cento mani, ed  portato come dal turbine a traverso la Place de Grve, fino alla "Lanterne", il lampione che si trovava all'angolo della Rue de la Vannerie; mentre egli amaramente implora che gli si risparm la vita - implorando al deserto. Con la terza corda  (poich, dopo essersene rotte due, quella voce tremante ancora implora) si giunse alfine ad impiccarlo! Il suo corpo  trascinato per le strade, la sua testa  portata in cima ad una picca, e la sua bocca  piena d'erba: tutto ci fra suoni che paiono infernali, d'una gente che mangia erba (187).
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Di certo, se la Vendetta  una "specie di Giustizia",  una "selvaggia Giustizia"! O folle Sanculottismo, ti sei tu sollevato, nel tuo tenebroso furore, nella sordidezza dei tuoi cenci, inaspettatamente, come un Encelado sepolto vivo, di sotto la sua Trinacria? Coloro i quali volevano che tu mangiassi erba sono omai ridotti a mangiarla a quel modo? Dopo tante generazioni che si sono lamentate in silenzio  venuto alfine il tuo turno? - A questi rivolgimenti dell'abisso, a queste inversioni spaventevoli, istantanee, del centro di gravit, sono soggetti tutti i Solecismi umani, senza saperlo; e pi son falsi e pi son alti, pi vi sono soggetti!
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Ad accrescere l'orrore del Maire Bailly e dei suoi Municipali, si sparge la voce che anche Berthier  stato arrestato e che viene a quella volta da Compigne. Berthier, Intendente  (cio Esattore delle imposte) di Parigi, sicofante e tiranno, incettatore di grano, organizzatore dei Campi contro il Popolo;  accusato di molte cose: eppoi non  egli genero di Foulon, e non basta questo a renderlo reo di tutto? Per giunta in quei momenti in cui il Sanculottismo ha il sangue alla testa! I Municipali inorriditi mandano uno dei loro per iscortarlo con le Guardie Nazionali a cavallo.
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Al cader del giorno, il disgraziato Berthier, mostrandosi ancora coraggioso nel volto, giunge alla Barriera, in carrozza aperta, col Municipale accanto; lo seguono cinquecento uomini a cavallo, con le spade sguainate; una buona quantit di persone inermi a piedi: tutto ci non senza rumore! Vengono tenuti alti intorno a lui dei manifesti su cui si legge il suo atto d'accusa formulato (188) dal Sanculottismo, come esso suole, con illegale brevit, "a grandi lettere". Parigi  venuta fuori ad incontrarlo: si son messi a batter le mani, le finestre si sono spalancate al suo passaggio; la gente lo ha accolto danzando, cantando inni di trionfo; a modo di Furie. In ultimo gli vanno incontro con la testa di Foulon infilata ad una picca.
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A tal vista, il "suo sguardo potea divenir vitreo", poteva sentirsi mancare! - Eppure, sia qual si voglia la sua coscienza, i suoi nervi sono di ferro. All'Htel-deVille si rifiuta di rispondere. Egli dice di aver ubbidito ad ordini superiori; hanno essi le sue carte, e possono giudicarlo e decidere: quanto a lui, non avendo chiuso occhio per due notti, chiede, prima di ogni altra cosa, di poter dormire. Sonno di piombo, o miserabile Berthier! Le Guardie si alzano insieme a lui, movendo verso l'Abbadia; senonch, appena giunti alla porta dell'Htel-de-Ville, sono violentemente separati, come da un vortice di braccia in furore; e Berthier  spinto con impeto verso la Lanterna. Egli d di piglio ad un moschetto, e con quello picchia e colpisce, difendendosi come un leone furioso, finch  buttato a terra, poi calpestato, poi impiccato, poi fatto a brani; anche la sua testa, e poi di pi il suo cuore, in cima ad una picca, volano per la Citt.
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Orribile cosa in Paesi che hanno conosciuta una giustizia uguale; ma non cos anormale in Paesi che non l'hanno mai conosciuta. "Le sang qui coule, est-il donc si pur?" domanda Barnave; volendo intendere che la forca, quantunque con metodo irregolare, non fa gran male. - E tu stesso, o Lettore, quando svolti quell'angolo della Rue de la Vannerie e discerni ancora quella medesima mensola di vecchio ferro, dall'aspetto sinistro, non puoi a meno di riflettere su tante cose. Essa ancora  l "attaccata sulla bottega d'un droghiere" o altrove; avente "un busto di Luigi 14esimo nella nicchia al disotto", che ora non  pi nella nicchia - e ancora manda la sua luce scialba d'olio di pesce; e ha visto mondi in ruina, e non dice nulla.
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Ma, all'occhio del Patriottismo illuminato, che era mai quella nube tenebrosa che, ratta, veniva plasmandosi nella vivida luce del tempo alcionico? Nuvola nera come l'Erebo, che fa presagire un'elettricit latente senza limiti. Il Maire Bailly, il Generale Lafayette, indignati, si dimettono; - e bisogna farli tornare con le lusinghe. La nuvola scompare come fanno le nuvole del temporale. Ritorna il tempo alcionico, quantunque d'aspetto pi bigio e d'un carattere che evidentemente  sempre meno soprannaturale.
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Dopo tutto e qualunque sia stato l'urto, la Bastiglia sar cancellata dalla nostra Terra, e con essa il Feudalismo, e il Dispotismo; ed  a sperare anche la Scelleratezza generale e quanto v' d'inumano nei rapporti tra fratello e fratello. Ma purtroppo la Scelleratezza e l'Inumanit non sono cos facili a sparire! Quanto alla Bastiglia, essa va crollando di giorno in giorno, di mese in mese; i suoi massi di pietra e i suoi ciottoli sono buttati gi di continuo per ordine espresso dei nostri Municipali. I curiosi gironzano a frotte per le sue caverne e guardano stupiti gli scheletri che si sono trovati murati, le oubliettes, le gabbie di ferro, mostruosi blocchi di pietra con le catene e i catenacci. Un giorno scorgiamo Mirabeau che si aggira in quel luogo insieme al Ginevrino Dumont (189). Gli operai e gli osservatori gli fanno largo con riverenza, spargendo versi e fiori sul suo sentiero, e, fra gli applausi, riempiono la sua carrozza di carte della Bastiglia e di varie curiosit.
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Abili Editori compilano i libri degli Archivi della Bastiglia; almeno da quel tanto che ne rimane, non distrutto dal fuoco. La chiave di quel Covo di Ladri passer l'Atlantico e si poser sulla tavola nella sala di Washington. Il grande orologio cammina adesso nell'appartamento privato di un Orologiaio patriota, e non pi misura ore di sola mestizia. La Bastiglia  svanita, svanita per cos dire; il corpo, o le pietre connesse insieme, resta sospeso, in una metamorfosi benigna pei secoli a venire, sulle acque della Senna come Pont Louis Seize (190); l'anima di essa vive, forse ancora pi a lungo nella memoria degli uomini.
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Fino a questo punto, o augusti Senatori, voi ci avete condotti coi vostri giuramenti del Jeu de paume, con la vostra inerzia, con i vostri impeti, nonch con la vostra sagacia e pertinacia. "E pensate ancora, signori", come i Petizionar giustamente notavano, "voi che eravate i nostri salvatori, aveste voi medesimi bisogno di salvatori" cio dei bravi Bastiglieri; degli operai di Parigi, per la pi parte in disastrose condizioni pecuniarie (191). Si aprono sottoscrizioni, si formano liste pi accurate di quelle di Elie; si fanno arringhe, si forma un corpo di Eroi della Bastiglia, quasi completo - paragonabile agli Argonauti, sperando di durarla come quelli; ma in poco pi di un anno il turbine dalle cose li divise e furono distrutti. I pi alti superlativi raggiunti dall'uomo, sono seguiti da altri pi alti ancora, fin che degenerano in comparativi e in positivi! Nell'assedio della Bastiglia, a confronto della quale nella bilancia storica la pi parte degli assed, compreso quello della citt di Troia, sono festuche, riscontriamo che fra uccisi e feriti mortalmente, dalla parte degli assedianti sono poco pi di ottanta persone; e dalla parte degli assediati, dopo tutto quell'abbruciamento di paglia, quelle pompe di fuoco, e quel diluvio di moschetteria, un solo povero Invalido colpito e trovato irrigidito  (roidemort) sui bastioni! (192) La fortezza della Bastiglia, come la citt di Gerico, fu rovesciata da un suono miracoloso.
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LIBRO SESTO. CONSOLIDAMENTO.
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CAPITOLO 1.
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FATE LA COSTITUZIONE
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Qui  forse il luogo di stabilire un po' pi precisamente che cosa significano queste due parole: Rivoluzione Francese; poich, strettamente considerate, possono avere altrettanti significati quante sono le persone che ne parlano. Tutto  in rivoluzione; tutto muta da un momento all'altro e diviene sensibile da una ad un'altra epoca; in questo nostro Mondo del Tempo non v' proprio altro che rivoluzione e mutamento; anzi, nient'altro  concepibile. La rivoluzione, risponderete voi, significa un pi rapido mutamento. Al che si pu ancora domandare: Come rapidamente? A qual grado di rapidit; in quali punti particolari di questo corso variabile, che varia di velocit, ma che non pu mai fermarsi, fin che il Tempo medesimo non si fermi, le Rivoluzioni hanno il loro principio e la loro fine; cessando di essere mutazioni ordinarie, per poi ridivenire tali?  una cosa che dipende da definizioni pi o meno arbitrarie.
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Quanto a noi, rispondiamo che la Rivoluzione Francese indica qui la Ribellione aperta e violenta e la Vittoria dell'Anarchia sprigionata contro l'Autorit corrotta e disfatta; dell'Anarchia che spezza i suoi ceppi, e si slancia fuori della Profondit infinita, con una furia incoercibile, incommensurabile, avviluppando un mondo, a traverso le varie fasi di una febbre che divien frenesia; - fin che, consumandosi la frenesia da s stessa, e sviluppandosi da s quegli elementi del nuovo ordine che contiene  (poich ogni Forza ne contiene), l'Incontrollabile si pu se non imprigionare di nuovo, sottoporre al freno, e le sue forze insane possono cos venire adoperate come forze normali e sane. Poich allo stesso modo che le Gerarchie, e le Dinastie di ogni genere, le Teocrazie, le Aristocrazie, le Autocrazie, e le Pornocrazie si sono succedute nel mondo, al pari era scritto nei decreti della Provvidenza, che questa medesima Anarchia Vittoriosa, o il Giacobinismo, o il Sanculottismo, o la Rivoluzione Francese, o gli Orrori della Rivoluzione Francese, o come mai vorranno dire i mortali, debbono compiere il loro ciclo. "L'ira distruttrice" del Sanculottismo: ecco la cosa di cui vogliamo parlare, poich sventuratamente non abbiamo voce per cantarla.
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Un grande Fenomeno, non v'ha dubbio: anzi  un fenomeno trascendentale, che oltrepassa tutte le regole e tutte le esperienze; il Fenomeno pi eccelso del nostro Tempo Moderno. Poich qui ancora risorge inaspettatamente invero, l'antico Fanatismo, che prende una veste nuova, modernissima; miracoloso, com' ogni specie di Fanatismo. Chiamatelo il Fanatismo di "seppellire le formule, de humer les formules". Il mondo delle formule, il mondo costituito e regolato, com' ogni mondo abitabile, - deve di necessit odiare a morte questo Fanatismo e trovarsi in ostilit mortale con esso. Il mondo deve morire esecrandolo, scagliandovi contro l'anatema; - ma d'altra parte non pu in alcun modo impedire che esista o che abbia esistito. Son l gli Anatemi, ed  pur l la Cosa miracolosa.
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Donde viene? Donde va? Ecco il problema! Quando l'et dei miracoli giace scolorita dalla distanza, come una tradizione incredibile, e anche l'et del convenzionalismo  gi antica, e l'Esistenza dell'Uomo per molte generazioni  stata retta da mere formule divenute poi vacue con l'andar del tempo; e sembra che nessuna Realt sia mai esistita; ma soltanto Fantasmi di Realt; che l'universo di Dio sia l'opera del Sarto e del Tappezziere specialmente, e gli uomini siano maschere di bucrani che gesticolano e fanno smorfie - d'un subito, si squarcia la Terra in due parti, e tra un fumo d'Inferno, in uno sprazzo di feroce bagliore, balza fuori il Sanculottismo, dalle molte teste, dall'alito di fuoco, e domanda: Che cosa pensate di me? Le maschere di bucrani prese dal terrore trasaliscono e si dispongono "in gruppi ben organizzati"! Amici, la cosa  molto singolare,  fatale. Chiunque non sia altro che un bucranio, un fantasma, e guarder in faccia alla cosa, si potr trovare a mal partito, e non potr durarla a lungo, a mio modo di vedere. Guai anche a quei molti, che non sono interamente bucrani, ma parzialmente reali, umani! L'et dei Miracoli  tornata! "Mirate la Fenice del mondo, in una consumazione ignea, in un'ignea creazione: ampie sono le sue ali a ventaglio, alta  la sua melodia di morte che emana dal rintronare della battaglia e dalla caduta delle citt; la fiamma funerea si slancia verso il cielo, avvolgendo tutte le cose;  la Morte e la Nascita d'un Mondo!".
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Da tutto ci, nondimeno, come noi spesso abbiam detto, dovr sgorgare un'indicibile benedizione. Cio questa: che l'Uomo e la sua Vita non poggeranno pi sul vuoto e sulla menzogna, ma su una solida base, su un certo genere di verit. Sia la benvenuta la pi povera delle verit, purch una ve ne sia, in cambio del falso, per quanto in veste pomposa! La Verit, qualunque essa sia, sempre genera nuove e migliori verit; cos la dura roccia di granito si sgretola nel suolo, sotto l'influenza benedetta del cielo, e si copre di verzura, di frutti, d'ombra. Ma quanto al Falso, il quale, parimenti, in senso opposto, diviene sempre pi falso, che pu esso mai produrre se non la Morte, giunto che sia a maturit? Che pu fare se non decomporsi a grado a grado, o violentemente, tornando al Padre Suo - che assai probabilmente  immerso in fiamme di fuoco?
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Il Sanculottismo brucer tante cose; ma non potr bruciare ci che  incombustibile. Non lo temete il Sanculottismo; valutatelo per quello che : la portentosa, inevitabile fine, e il miracoloso principio di tante cose. Inoltre tu ti devi render conto di un'altra cosa, cio che anch'esso venne da Dio; perch, non ha esso avuta l'esistenza? Fin dal tempo antico come  scritto, i Suoi decreti si compirono nella grande Profondit delle cose; spaventosamente e meravigliosamente, ora come all'inizio: anche nel turbine Egli parla; e la collera degli uomini  fatta per rendere lode a Lui. - Ma non tentare di misurare e scandagliare questa Cosa incommensurabile, e ci che vien detta la ragione di essa; non tentare di ridurla ad una formula di logica! N molto meno devi tu urlare fino a divenir rauco, maledicendola; perch questo  stato gi fatto fine all'estremo limite. Come un vero e vivo Figlio del Tempo, guarda, con un indicibile e multiforme interesse, il pi spesso in silenzio, ci che il Tempo ha apportato: e ci serva a edificarti, a istruirti, a nutrirti; o non foss'altro, a dilettarti e appagarti, come meglio ti  dato di fare.
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Un'altra domanda che ad ogni nuovo volger di tempo sorger in noi, richiedendo sempre una nuova risposta,  questa: Dove  particolarmente la Rivoluzione Francese? Nel Palazzo del Re? Nei costumi del Re e della Regina, nei loro abusi, nelle loro cabale, nella loro imbecillit, nella loro sfortuna, rispondono alcuni, - ai quali noi non rispondiamo. Nell'Assemblea Nazionale, risponde una moltitudine numerosa e varia, che all'uopo si asside sul seggio del Reporter, e di l prende nota di quanto nei proclami, negli atti, nei rapporti, nei brani di logica difensiva, negli scatti d'eloquenza parlamentare sembra notevole nell'interno; e di ci che dei tumulti e delle voci di tumulto diviene udibile dall'esterno, produce volumi su volumi; che chiama Storia della Rivoluzione Francese, e pubblica con animo soddisfatto. Fare lo stesso, fino a un certo segno; con tante collezioni di giornali, Choix des Rapports, Histoires Parlementaires, e tutta la roba di questo genere che abbiamo, di cui si potrebbe caricare delle some, sarebbe facile per noi: facile, ma senza profitto. L'Assemblea Nazionale, chiamata ora Assemblea Costituente, va per la sua via, nel fare la Costituzione; ma la Rivoluzione Francese va di pari passo per la sua via.
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In genere, non possiamo forse dire che la Rivoluzione Francese  nel cuore, nella mente di ogni violento parlatore, e di ogni pensatore francese? Ma sapere in che modo i Venticinque Milioni di questa specie, nel loro complesso intricato, facendo e disfacendo, potranno dar vita agli eventi; sapere quale evento sar il punto cardinale; sapere da qual punto di vista potr essere meglio osservato: ecco il problema. Per risolvere questo problema occorre che la migliore penetrazione cerchi la luce in ogni possibile sorgente, porti la visuale in qualsiasi luogo ov' possibile la visione o un barlume di visione, e, dopo tutto, potr dirsi paga se risolver il problema, fosse anche in una maniera approssimativa.
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Quanto all'Assemblea Nazionale, finch torreggia eminente sulla Francia, alla maniera d'un Carroccio, quantunque ormai non pi all'avanguardia, e suoni i segnali della marcia o della ritirata, -  e sar una realt fra le altre realt. Ma, fin che siede facendo la Costituzione, non  altro che una fatuit, una chimera sopratutto. Oim, nella non mai abbastanza eroica costruzione dei castelli di carta Montesquieu-Mably, quantunque salutata con tanti applausi dal mondo, che interesse vi ha mai? Dedita ad una tale occupazione, l'augusta Assemblea Nazionale diviene per noi n pi n meno che un Sinedrio di Pedanti, se non una fucina di gerund di nessuna pratica utilit; e i suoi lunghi dibattiti e le recriminazioni intorno ai Diritti dell'Uomo, al Diritto di Pace e di Guerra, al Veto suspensif, al Veto absolu, che altro sono se non altrettante maledizioni di pedante? Possa Iddio confondervi per la vostra Teoria dei verbi irregolari!".
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Una Costituzione si pu sempre edificarla, di Costituzioni alla Sieys se ne possono avere quante se ne vogliono; la difficolt spaventevole  di trovare gli uomini che vengano e vivano in esse! Se Sieys avesse potuto strappare i tuoni e i lampi dal Cielo per sancire la sua Costituzione sarebbe stato bene; ma senza alcun tuono? Anzi, strettamente considerato, non  forse vero che senza una qualunque sanzione celestiale, data visibilmente mediante il tuono o altri mezzi invisibili, non v' costituzione che possa, a lungo andare, valere pi della carta straccia su cui  scritta? La Costituzione, cio la raccolta delle leggi, o dei Modi d'agire prestabiliti, sotto cui gli uomini amano di vivere,  lo specchio delle loro Convinzioni - della loro Fede per ci che riguarda questo meraviglioso Universo, e in quanto essi hanno di diritti, di doveri e di capacit: ci  sancito dalla necessit stessa; e non da una Deit visibile, da una Deit invisibile. Le altre leggi, delle quali si ha una certa quantit sempre pronta, sono usurpazioni, cui gli uomini non ubbidiscono, contro cui si ribellano e che aboliscono appena loro conviene.
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Onde la questione delle questioni sarebbe: Chi  che pu fare la Costituzione, specie per dei ribelli e degli abolizionisti? Chi  colui che pu sintetizzare la Fede generale quando ve n' una; colui che pu impartirne una, quando, come nel caso presente, non ve n' alcuna? Un uomo assai raro; ora come in antico, un inviato di Dio! Senonch, qui, in mancanza di quest'uomo trascendentale, supremo, il Tempo con la sua infinita successione di uomini semplicemente superiori, ciascuno dei quali porta il suo piccolo contributo, fa molto. La Forza parimenti  (poich, come gli antichi Filosofi insegnano, lo Scettro reale era in origine qualche cosa come un martello, per ischiacciare quelle teste che non si riusciva a convincere) trover alla fin fine qualche cosa da fare. E cos tra un perpetuo abolire e restaurare, squarciare e rimendare; tra un continuo lottare e contendere, col male presente, con la speranza e lo sforzo verso il bene futuro, deve la Costituzione, come tutte le umane cose, edificarsi e innalzarsi, o demolirsi e affondare, come pu e le  dato di fare. E voi Sieys, e voi componenti il Comitato, e voi Milleduecento individui var, venuti da tutti i punti della Francia, qual' il Credo della Francia, quale il vostro Credo, lo sapete voi?  precisamente questo: che non deve esservi alcun Credo; che tutte le formule debbono essere sovvertite. E qual' la Costituzione che si adatter a questo? Oim,  purtroppo chiaro: non sar una Costituzione, ma un'Anarchia; - la quale, a suo tempo, vi sar accordata.
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Ma, dopo tutto, che cosa pu fare una disgraziata Assemblea Nazionale? Riflettete solo su questo: che vi sono Milleduecento individui accozzati; onde ogni unit ha il proprio apparato pensante, il proprio apparato parlante! In ogni unit di loro  una fede e un desiderio, differente per ognuno, che la Francia sia rigenerata e che egli individualmente debba compiere quest'opera. Milleduecento forze separate, aggiogate alla rinfusa ad uno scopo, discordi su ogni lato di esso; e che pur debbono spingerlo innanzi a costo della vita!
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 forse la natura delle Assemblee Nazionali in genere che porta, con un lavoro e un clanglore senza fine, a non far nulla? E i Governi Rappresentativi son forse per la pi parte delle Tirannie, in fondo? Diremo noi che i Tiranni, che le Persone ambiziose e inquiete, venute da tutti gli angoli della regione, si trovino l riuniti, e che con le mozioni e con le contro-mozioni, col gergo e col fracasso si cancellino l'un l'altro come i favolosi Gatti di Kilkenny, producendo per risultato netto uno zero; - mentre il paese intanto si governa e si guida da s con quella saviezza, riconosciuta, o per lo pi non riconosciuta, che per avventura sussiste, qua e l nelle teste individuali? - Frattanto, anche questo sarebbe un grande progresso: poich in antico con le loro Fazioni Guelfe e Ghibelline, con le loro Rose Rosse e Rose Bianche, erano avvezzi a distruggere come niente l'intero paese; mentre adesso si combatte in un'arena ben pi ristretta; fra le quattro mura dell'Assemblea e qua e l, in qualche posto avanzato di tribune e di bigoncie; si combatte con la lingua, non con la spada: - tutti questi progressi nell'arte di produrre zero non sono forse grandi? Anzi migliori di tutti, sono alcuni felici Continenti  (come quello d'Occidente, con le sue sterminate Savannahs, dove chiunque ha quattro membra volonterose trova il cibo sotto i piedi e un cielo infinito sulla sua testa); questi possono fare a meno di un governo. - Problemi da sfinge, che il mondo stupefatto deve, in queste stesse generazioni, risolvere o morire!
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CAPITOLO 2.
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L'ASSEMBLEA COSTITUENTE.
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Una sola cosa quest'Assemblea eletta di Milleduecento persone  in grado di fare: Distruggere. Ci invero non  che una pi decisa manifestazione del suo talento naturale che si esplica nel non far Nulla. Non far Nulla, mantenere soltanto l'agitazione, disputare; e le cose si distruggeranno da s stesse.
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In questo modo e non altrimenti si comport l'augusta Assemblea Nazionale. Essa prese il nome di Costituente, quasi che la sua missione e la sua funzione fossero state quelle di costruire o di edificare; il che con tutta l'anima sua cerc di fare: eppure nel fato, nella natura delle cose, le era serbata una funzione tutta apposta. Ai pi strani vangeli gli uomini crederanno, anche ai vangeli secondo Jean Jacques! Era una fede ostinata in quei Deputati Nazionali, come in tutti i pensatori francesi, che la Costituzione si potesse fare: e che essi in quel luogo e allora erano chiamati a farla. Come con la tenacia degli Ebrei o del Musulmano Ismaelita, quel Popolo altrimenti volubile e incredulo, poteva persistere in quel suo Credo quia impossibile; e affrontare con esso il mondo armato, divenendo fanatico, eroico magari, e combattere per esso! La Costituzione dell'Assemblea Costituente, e parecchie altre, stampate e non manoscritte, sopravviveranno alle future generazioni come un documento del Tempo, istruttivo, incredibile: la pi significante pittura della Francia d'allora; o almeno la pittura della pittura fatta da quegli uomini.
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Ma, a dire il vero e seriamente parlando, che avrebbe potuto fare l'Assemblea Nazionale? La cosa a farsi era, come si diceva allora, di rigenerare la Francia: abolire la vecchia Francia, farne una nuova, quietamente o con forza, per via di concessioni o con la violenza: questo per forza di Natura era divenuto inevitabile. Quanto al grado di violenza, tutto dipende dalla saggezza di coloro che ne hanno la direzione. Con una perfetta saggezza da parte dell'Assemblea Nazionale la cosa sarebbe andata altrimenti; ma, in ogni modo, se poteva essere pacifica e tutt'altro che sanguinosa e convulsiva,  un problema che anche ora resta insoluto.
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Dato, frattanto, che questa Assemblea Costituente continui fino all'ultimo ad essere qualche cosa, con un sospiro si vede incessantemente sottratta a viva forza dal suo compito infinito, divino, di perfezionare "la Teoria dei verbi irregolari" - per sopperire a dei cmpiti finiti, terrestri, che dopo tutto hanno un significato per noi.  la cinosura della Francia rivoluzionaria quest'Assemblea Nazionale. Ogni lavoro di governo  caduto nelle sue mani e sotto il suo controllo; tutti gli uomini hanno gli occhi rivolti ad essa per essere guidati. In mezzo a quella smisurata Rivolta di Venticinque Milioni di uomini essa si libra sempre in alto come il Carroccio o lo Stendardo di battaglia, in atto di dare l'impulso o di riceverlo, nella maniera pi confusa: e, se non  in grado di prestare molto aiuto, ha almeno l'aria di darne. Essa emette non pochi Proclami pacificatori; con pi o meno risultamento. Autorizza l'arruolamento delle Guardie Nazionali - per tema che i Briganti non vengano a divorarci o a mietere il nostro ricolto non mietuto. Manda emissari per domare le "effervescenze", per liberare gli uomini dalla Lanterna. Ascolta gli indirizzi congratulator che arrivano quotidianamente col sacco ricolmo, la pi parte sullo stile del re Cambise; ascolta le Petizioni e le 
Querele di tutti i mortali, onde ogni doglianza, se non ottiene lenimento, pu almeno trovare piet. Di pi, un'augusta Assemblea Nazionale pu produrre l'eloquenza parlamentare e eleggere le Commissioni. Commissioni per la Costituzione, pei Resoconti, per le Ricerche e per tante altre cose, le quali producano alla loro volta montagne di Carta Stampata: tema d'una Eloquenza parlamentare, che prorompe a scatti, e scorre copiosa, abbondante, uguale come una corrente. E cos dal vortice disordinato, in cui tutte le cose turbinano e si stritolano, le Leggi Organiche, o la similitudine di esse, lentamente emergono.
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Dopo discussioni senza fine, otteniamo che i Diritti dell'Uomo siano scritti e promulgati: vera base di carta d'ogni Costituzione di carta. Trascurate, per, di dichiarare i Doveri dell'Uomo! gridano gli oppositori. Dimenticate di accertarvi delle Possibilit dell'Uomo!, rispondiamo noi, e questa  una delle pi fatali omissioni! Senonch qualche volta, come il Quattro Agosto, la nostra Assemblea Nazionale, accesa d'un subitaneo entusiasmo, quasi soprannaturale, vuole sbrigarsi di tutta la massa del lavoro in una notte. Notte memorabile quella del Quattro Agosto: Dignitari temporali e spirituali; Pari, Arcivescovi, Presidenti parlamentari, ognuno sorpassando l'altro nella devozione patriottica, vengono a gettare successivamente le loro possessioni ormai insostenibili "sull'altare della patria". Con grida sempre pi alte di evviva - poich a dir vero  un "dopo pranzo" - essi aboliscono le Decime, i Privilegi feudali, la Gabella, l'eccessivo diritto di Caccia Riservata; e ancora i Privilegi, le Immunit; insomma ogni radice, ogni ramo del Feudalismo poi deliberano un Te Deum all'uopo, e si sciolgono alfine alle tre del mattino, raggiungendo le stelle con le loro teste sublimi. Una tal notte, imprevista, ma per sempre memorabile, fu quella del 4 Agosto 1789. Ad alcuni pare una cosa miracolosa o quasi miracolosa. Forse una nuova notte di Pentecoste, diremo noi, modellata secondo i nuovi tempi e la nuova Chiesa di Jean Jacques Rousseau? E come aveva le sue cause, cos ebbe i suoi effetti.
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In tal modo lavorano i Deputati Nazionali, perfezionando la loro Teoria dei Verbi Irregolari; governando la Francia e lasciandosi governare da essa; con travaglio e rumori; tagliando netti gli antichi legami ormai intollerabili; filando assiduamente corde di sabbia pei nuovi. Se il loro lavoro era un nulla o un qualche cosa, poco importa: gli occhi di tutta la Francia erano fissi con reverenza su di loro; onde la Storia non pu mai lasciarli molto a lungo da parte.
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Pel momento, se noi spingiamo lo sguardo in quella loro Aula dell'Assemblea, la troveremo, com' naturale, "infinitamente irregolare". Un centinaio di membri sono in piedi contemporaneamente; nessuna regola nel presentare le mozioni, e neppure i rudimenti d'un regolamento; agli spettatori della Galleria  permesso di applaudire ed anche di fischiare (193); la elezione del Presidente, fatta ogni quindici giorni, spesse volte mette a galla le teste non serene. Nulladimeno, come in tutte le umane adunanze, il simile si appiglia al suo simile; la regola perenne, Ubi homines sunt, modi sunt si dimostra vera. Dei rudimenti di Metodi cominciano a farsi strada e cos dei rudimenti di Partito. Vi  una Destra  (Ct Droit), e una Sinistra  (Ct Gauche), a seconda che siede alla destra del Presidente o alla sua sinistra; il Ct Droit  conservatore, e il Ct Gauche distruttivo. Intermediario  il Costituzionalismo Anglomaniaco o il Realismo delle due Camere, coi suoi Mounier e i suoi Lally, che precipitano verso la non entit. Emerge, a destra, difendendo e perorando, Cazals, Capitano dei Dragoni, eloquente e dolcemente bollente, che lavora per l'ombra di un nome. Anche vi strepita Mirabeau-Tonneau, il pi giovane Mirabeau, che non manca di spirito: il fosco D'Esprmnil non fa altro che aspirare fortemente e sbuffare; egli potrebbe - piace il pensarlo - accoppare anche il maggiore dei Mirabeau, se volesse (194), - ma non lo fa. Ultimo e pi grande di tutti, guardatelo per un momento,  l'Abb Maurry; coi suoi occhi gesuitici, la sua impassibile faccia di bronzo, "immagine di tutti i peccati cardinali". Indomabile, inesauribile, egli combatte con la retorica gesuitica, coi polmoni e col cuore d'acciaio, pel Trono e specialmente per l'Altare e per le Decime. Al punto che una voce squillante esclama una volta dalla Galleria: "Signori del Clero, voi dovete essere tosati, ma, se vi dimenate troppo, sarete tagliati" (195).
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La Sinistra  ancora chiamata la parte di d'Orlans; e qualche volta per burla il Palais Royal. Eppure tutto  cos confuso, le cose reali sembrano immaginarie, al punto che " dubbio", dice Mirabeau, "se lo stesso D'Orlans appartenga al partito D'Orlans". Quello che pu essere constatato e visto  la sua faccia di luna, che manda lontano i suoi raggi da quel punto dello spazio. Siede parimenti col il Verdemare Robespierre; egli mette fuori il suo bagaglio leggero con decisione, ma non ancora con effetto. Un esile e sparuto Puritano e Rigorista, che vorrebbe mettere al bando le formule; e che pur vive e si muove nelle formule ha il suo essere impastato di formule, per quanto di un altro genere. "Peuple", tale secondo Robespierre dovrebbe essere il metodo Regale nel promulgare le leggi, "Peuple", questa  la legge che io ho fatta per te; l'accetti tu? A queste parole la Destra, il Centro e la Sinistra rispondono con una interminabile risata (196). Pure, gli uomini perspicaci intuiscono che quel Verdemare pu forse andare lontano; "Quest'uomo" osserva Mirabeau, "far qualche cosa; perch ha fede in ogni parola che dice".
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L'Abb Sieys non s'occupa che del Lavoro Costituzionale; ma, disgraziatamente, i suoi compagni di lavoro sono meno arrendevoli di quel che dovrebbero con chi ha completata la Scienza della Politica. Nondimeno, coraggio, Sieys! Una ventina di mesi di lavoro eroico, di contraddizione degli sciocchi, e la Costituzione sar edificata; la pietra culminante sar collocata fra gli evviva. La pietra? Ma sar meglio dire la carta della sommit, poich tutto  Carta; tu hai fatto quanto Cielo e Terra potevano richiedere, e quanto era in te di fare. E notate ancora questo Trio; memorabile per varie cose; memorabile non foss'altro perch la sua storia  scritta in un epigramma: "Si dice di qualunque cosa questi Tre abbiano per le mani, che: "Duport la pensa, Barnave la manifesta, Lameth la fa" (197).
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E il regale Mirabeau? Eminente fra tutti i partiti, in alto grado, al disopra di tutti, quest'uomo sale e sale sempre. Come noi spesso diciamo, egli ha un occhio, egli  una realt, mentre gli altri sono formole e occhi di vetro. Nel Transitorio egli scoprir il Perpetuo; trover qualche punto d'appoggio anche nei vortici della Carta. La sua fama  andata lontano per tutti i paesi; e giunse fino a rallegrare il cuore di quel rude, vecchio Amico degli Uomini, prima che morisse. Anche i postiglioni degli alberghi hanno udito parlare di Mirabeau: quando un viaggiatore impaziente lamenta che il tiro  insufficiente, il suo postiglione risponde: "S, monsieur, i cavalli delle stanghe sono fiacchi; ma il mio mirabeau  (cavallo principale), come vedete,  eccellente, mais mon mirabeau est excellent" (198).
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Ed ora, Lettore, tu devi lasciare questa rumorosa discrepanza dell'Assemblea Nazionale; non senza piet, se hai la mente umanitaria. Milleduecento uomini, milleduecento fratelli son l nel centro di Venticinque Milioni, che combattono fieramente col Destino e l'uno contro l'altro, logorando la loro esistenza come fanno molti figli d'Adamo per una cosa che non d nessun utile. Anzi, nel complesso, bisogna ammettere ch'era una ben triste cosa. "Triste come l'Assemblea d'oggi", disse qualcuno. "Perch datare, Pourquoi dater?" rispose Mirabeau.
Considerate che essi sono milleduecento; che non solo parlano, ma leggono i loro discorsi; e magari si fanno prestare o rubano addirittura i discorsi da leggere! Con milleduecento parlatori fluenti e la loro numerosa Arca di No di banalit, quel silenzio che non si pu conseguire, deve sembrare addirittura la sola benedizione della Vita. Immaginate milleduecento scrittori di pamphlets, che mettono fuori perpetuamente pamphlets, e nessuno chiude loro la bocca! N, come nei Congressi americani, l'ordinamento appare perfetto. Un Senatore qui non ha il suo scrittoio e i suoi giornali; di tabacco  (e tanto meno di pipe) non v' la pi piccola provvigione. Fin la conversazione deve procedere a bassa voce, con interruzioni continue; solo i "Biglietti a lapis" circolano liberamente; "in una quantit incredibile, finanche a pi della tribuna" (199). Tale  il lavoro che deve rigenerare una Nazione, perfezionandone la Teoria dei Verbi Irregolari!
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CAPITOLO 3.
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SOVVERTIMENTO GENERALE.
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Della Corte del Re, pel momento, non v' quasi nulla da dire. Silenziose, deserte sono quelle sale; la Regalit langue abbandonata dal suo dio della guerra e dalle sue speranze, finch l'il-de-Buf non chiami una volta ancora a raccolta. Lo scettro s' dipartito da Re Luigi ed  passato alla Salle des Menus, al Palazzo civico di Parigi, o non si sa pi dove. In questi giorni di luglio, quando tutte le orecchie erano ancora assordate dal crollo della Bastiglia, e Ministri e Principi erano scaraventati ai quattro venti, pareva che finanche i valletti fossero smaniosi d'udire. E allorch anche Besenval, nel volare verso lo Spazio infinito, dov fare un po' di sosta a Verstilles, mentre personalmente si rivolgeva a Sua Maest per un Ordine circa i cavalli di posta, ecco che "il Valletto di servizio viene a mettersi familiarmente tra Sua Maest e me", protendendo il suo collo di canaglia per informarsi di che si tratta! Sua Maest, in un impeto di collera, voltosi rapidamente, afferra le molle: "Io garbatamente impedii l'atto, ed egli mi strinse la mano ringraziandomi; e notai che nei suoi occhi era il pianto" (200). Povero Re! anche i Re di Francia, dopo tutto, sono uomini! Lo stesso Luigi XIV una volta die' di piglio alle molle e colp addirittura con esse; ma fu contro Louvois, e Dame Maintenon accorse. - La Regina non fa che piangere nei suoi appartamenti interni, circondata da deboli donne: ella  giunta "al massimo grado d'impopolarit"; ed  riguardata universalmente come il cattivo genio della Francia. Gli amici e i famigliari suoi consiglieri sono fuggiti; fuggiti per errare alla ventura. Lo Chteau Polignac ancora torreggia in alto, nel suo torvo aspetto, sulla sua roccia cubica, enorme e baldanzosa, fra le pianure fiorite, cinto dalle montagne azzurre dell'Auvergne (201): ma non vi sono pi un Duca e una Duchessa di Polignac che guardano lontano da quel sito; sono fuggiti, "incontrandosi con Necker a Basilea"; n ritorneranno pi. Che la Francia dovesse vedere i suoi Nobili resistere all'Irresistibile, all'Inevitabile, col viso d'uomini in preda all'ira, era cosa deplorevole, ma da aspettarsi; ma vederli col volto e il pensiero di fanciulli imbronciati, chi avrebbe potuto immaginarlo? Questa fu la specialit. Essi non compresero nulla: nulla vollero comprendere. Ed ora non v' un nuovo Polignac primogenito di quei due, che se ne sta cogitabondo nel Castello di Ham (202), in uno stato di stupore da cui non uscir mai; l'essere pi confuso dei mortali esistenti?
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Il Re Luigi ha il suo nuovo Ministero; mera Popolarit; il vecchio Presidente Pompignan; Necker tornato in trionfo; ed altri simili (203). Ma a che cosa gli giover? Come si  detto, lo scettro, tutto intero, escluso il legno e la doratura, se n' andato altrove. La volont, la determinazione, non sono in quest'uomo tutto innocenza ed indolenza; dipendente da tutti, tranne che da s stesso, dipendente da ogni circostanza, eccettuate quelle di cui potrebbe rendersi padrone. Cos la nostra Versailles  turbolenta nel suo interno e nel suo lavoro. Essa  bella, se guardata di lontano, risplendente come un sole; vista da vicino, a portata di mano, non  altro che un'atmosfera di sole che nasconde le tenebre e il fermento confuso della ruina!
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Ma nella Francia si prosegue la pi indisputabile "distruzione delle formule", termine di passaggio delle realt che ne susseguono. Quanti milioni d'individui incatenati, strozzati quasi dalle formole; eppure la loro Vita, o almeno le funzioni della loro Vita, come la digestione e la fame, erano abbastanza reali! Il cielo ha mandato alfine un'abbondante messe: ma qual vantaggio ne ha il povero, quando la Terra viene a interporsi con le sue formule? L'industria, in questi tempi d'insurrezione, giace inoperosa; il capitale di solito non circola, ma ristagna paurosamente nei ripostigli. Il povero  a corto di lavoro e perci  a corto di quattrini; ma, qualora avesse il danaro, non potrebbe comperare il pane. Fossero le macchinazioni degli Aristocratici, o quelle di d'Orlans, fossero i Briganti, fosse il terrore soprannaturale, o lo strepito dell'arco d'argento di Febo-Apollo, certo si  che i mercati erano vuoti di grano e abbondanti di tumulti. I fittavoli a quel che pare indugiano a trebbiare; poich, o sono stati "corrotti" con doni; o, non avendo bisogno di donativi, contano sul rialzo sempre crescente dei prezzi, o forse perch non sono troppo premuti pel terratico. N, ci ch' strano, le disposizioni municipali "che con tante misure di frumento voi dobbiate venderne altrettante di segala", ed altre di simil genere, valgono gran fatto a migliorare la posizione.
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I Dragoni con le spade sguainate stanno allineati fra i sacchi di grano, e spesse volte sono pi i Dragoni dei sacchi (204). Le rivolte per la farina abbondano; invertendosi in rivolte d'un genere pi fosco. La fame  stata conosciuta e divenuta familiare. Non li vedemmo quando nell'anno 1775 coi visi pallidi, nella miseria, coperti di cenci, presentavano petizioni per far note le loro sofferenze; e per tutta risposta ottenevano una nuova forca alta quaranta piedi? Fame e Oscurit per lunghi anni! Infatti, ripensate quei primi Moti di Parigi quando si credette che un Gran personaggio logorato dalla dissolutezza avesse bisogno di Bagni di sangue; e le Madri in abiti logori, ma sotto cui palpitavano i loro cuori, "occuparono le pubbliche piazze" emettendo selvaggi urli da Rachele... anche allora chetati dalla Forca. Venti anni addietro l'Amico degli Uomini  (predicando ai sordi) descriveva i contadini del Limousin  (souffre-douleurs) che avevano impresso il dolore nell'aspetto: un aspetto che sorpassa ogni piet, "quasi che l'oppressione del potente fosse, come la grandine, come il tuono, una cosa irrimediabile, nell'ordine della Natura" (205). Ed ora, se in qualche momento supremo, l'urto d'una Bastiglia che crolla venisse a destarvi; se si provasse che l'oppressione non  nell'ordine della Natura, ma semplicemente dell'Arte e perci rimediabile, revocabile?
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Ha dimenticato il Lettore quel "torrente di selvaggi" che proprio sotto gli occhi dell'Amico degli Uomini discendeva dalle alture del Mont d'Or? Visi sparuti e ruvidi, con lunghi capelli; figure scheletriche che avevano in piedi alti zoccoli; con indosso vesti di lana e cinte di cuoio tempestate di chiodi di rame! Essi si dondolavano sull'un piede e sull'altro, e battevano il tempo anche coi loro gomiti, come procedevano la zuffa e la battaglia che non s'erano fatte attendere; essi acclamavano ferocemente, e in quei visi sparuti era la contrazione d'una specie di riso crudele. Uomini ottusi e induriti, che da tempo erano stati la preda degli esecutori dell'assisa e delle tasse; preda degli "Scrivani dal freddo schizzare della penna". La ferma profezia del nostro vecchio Marchese, che nessuno volle ascoltare, era che "questo Governo, giuocando a mosca cieca e andando innanzi a tentoni, finirebbe nel Sovvertimento Generale, nella Culbute Gnrale"!
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Nessuno volle ascoltare, e tutti percorsero spensierati la loro via; - senonch anche il Tempo e il Destino viaggiavano. Il Governo, che giuocava a mosca cieca, andando innanzi a tentoni, era giunto al precipizio che non poteva evitare. L'Ottusa Miseria, incalzata dagli scrivani che la perseguitavano col freddo e vile schizzar della penna,  stata tratta a formare - una societ di Miserabili! Poich ora pi che mai sono giunte fino a loro le pi strane e confuse novelle portate dai Giornali di Parigi con le loro ali di carta; o, quel ch' pi portentoso, dove non vi sono giornali (206), mediante il rumore e le congetture. L'oppressione non  pi inevitabile;  stata rovesciata una Bastiglia, e la Costituzione  sul punto d'esser compiuta! .
La quale Costituzione, se deve essere qualche cosa e non proprio un nulla, che altro potrebbe essere se non un pane da mangiare?
Il Viaggiatore, "cavalcando su pel monte con le briglie in mano", raggiunge una povera donna: "l'immagine, come di solito son tutte, degli stenti e della miseria; ella mostra l'et di sessant'anni e non ne ha ancora ventotto". Hanno sette figliuoli il suo povero faticatore e lei; una fattoria con una vacca, che li aiuta ad alimentare i fanciulli; hanno anche un piccolo cavallo, un ronzino. Costoro debbono pagare l'affitto, i censi, e fornire di galline questo signore, di sacchi di avena quell'altro; debbono pagare le tasse al Re, le corves allo Stato, le tasse della Chiesa; tasse senza fine; - e credere che non si possa levare la voce contro questa condizione di cose. Ella ha udito che in qualche luogo, in qualche maniera, qualche cosa sar fatta pel povero. "Dio ce la mandi subito, poich i pagamenti e le tasse ci schiacciano  (nous crasent)!" (207).
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Si fanno belle profezie, ma non vengono a compimento. Vi sono stati i Notabili, le Assemblee, le uscite e le entrate. Gli intrighi e le manovre, l'eloquenza parlamentare e le dispute, scherma in alto di Greco contro Greco: tutto ci dura da un pezzo; eppure il pane non viene ancora. Il ricolto  stato mietuto e riposto nei granai; eppure il pane non viene ancora. Messa alle strette dalla disperazione e dalla speranza, che pu fare la Miseria se non sollevarsi, come  stato predetto, producendo il Sovvertimento Generale?
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Ci pensate a quello che avverr quando Cinque grossi Milioni di quelle figure sparute, dai visi scialbi  (figures haves), in jupes di lana, con le cinte di cuoio tempestate di borchie di rame e con alti zoccoli, sorgeranno in piedi, elevando la voce  (simile a un ruggito nella foresta) in faccia alle Classi alte e raffinate, dopo lunghi secoli passati senza controllo, per domandare virtualmente: Come ci avete trattati? come ci avete istruiti, nutriti, guidati, mentre lavoravamo duramente per voi? La risposta pu esser letta in fiamme su nel cielo, in una notte d'estate. Questo  il nutrimento e la guida che abbiamo ricevuto da voi: il Vuoto - della tasca, dello stomaco, della testa, del cuore. Mirate, in noi non v' nulla; oltre quello che la Natura d ai suoi figli del deserto: la Ferocia e l'Appetito; la Forza alimentata dalla Fame. Notaste voi fra i vostri Diritti dell'Uomo, che l'uomo non debba morire di inedia, quando v' il pane mietuto da lui? Ci  tra i Poteri dell'Uomo.
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Settantadue Chteaux sono stati divorati dalle fiamme solo nel Mconnais e nel Beaujolais; questo sembra il centro della conflagrazione, che si  estesa al Dauphin, all'Alsace, al .
Lyonnais; tutto il Sud-Est  in fiamme. Per tutto il Nord, da Rouen a Metz, i disordini si sono propagati; i contrabbandieri del sale marciano apertamente in bande armate; le barriere delle citt sono arse; i collettori del pedaggio e quelli delle tasse, come ogni personaggio officiale, sono stati messi in fuga. "S'era detto", dice Young, "che il popolo, spinto dalla fame, si rivolterebbe"; e noi vediamo che l'ha fatto. I disperati nullatenenti, che invano sono andati per lungo tempo in cerca di preda, trovando ora la speranza nella disperazione, formano dappertutto dei nuclei. Essi suonano a stormo le campane della chiesa: e la Parrocchia si pone all'opera (208). La ferocia, l'atrocit, la fame e la vendetta: figurarsi qual lavoro compiano!
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Si trova a mal partito ormai quel Signore che, per esempio, "ha murata la sola Fontana del Comune"; colui che ha abusato del suo Chartier e delle sue pergamene; che s' valso del divieto di caccia riservata, non prudentemente, ma ad usura. Anche le Chiese, anche i Canonicati sono saccheggiati senza misericordia quando hanno trovato il gregge troppo raso, dimenticando di nutrirlo. Guai al paese che il Sanculottismo nei suoi giorni di vendetta calpesta con le sue rozze calzature - calzature di zoccoli! Dei Signori altolocati con le loro donne delicate e i loro fanciulli, furono costretti a "fuggire mezzo nudi", nelle tenebre della notte, lieti di scampare alle fiamme ed anche a qualche cosa di peggio. Voi incontrate costoro alle tables d'hte degli alberghi, ove fanno riflessioni pi o meno savie sulla distinzione di classe ormai distrutta, incerti da qual parte rifarsi (209). Il mtayer trover la cosa conveniente per indugiare a pagare il suo fitto. Quanto al Collettore delle tasse, che per lungo tempo ha data la caccia come un bipede da preda, ora  nella condizione d'essere perseguitato a sua volta; l'Erario di Sua Maest "non colmer il Deficit", questa volta;  opinione di molti che un patriottico Re, essendo il Restauratore della Libert della Francia, abbia abolito la pi parte delle tasse, quantunque, per fini privati, alcuni fanno di tal fatto un segreto.
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Dove andr a finire tutto questo? Si pu profetizzare: nell'Abisso, verso il quale viaggiano, tutti i momenti, le delusioni; dove questa delusione  ora arrivata. Poich, se vi  una Fede, che perdura dagli antichi tempi,  questa, come spesso ripetiamo: che nessuna Menzogna pu esistere per sempre. La Verit, essa medesima, deve cangiare di quando in quando la sua veste, e risorgere a nuova vita. Ma tutte le Menzogne hanno la loro sentenza di morte scritta e sottoscritta contro di loro presso il Tribunale del Cielo; e, lente o rapide, procedono incessantemente verso la loro ora.
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"I segni che un Gran Signore  proprietario d'un qualche podere", dice il veemente e franco Arturo Young, "sono le terre incolte, le landes, i deserti, lo squallore; andate alla sua residenza: la trovate nel mezzo di una foresta; popolata di daini, cignali e lupi. I campi presentano la scena d'un trattamento che fa piet, nelle case alberga la miseria. E dire che vi sono tanti milioni di braccia, che vorrebbero essere industriose, e restano inerti, e si muore di fame. Oh, se fossi legislatore in Francia, nient'altro che per un giorno, io vorrei far saltare parecchio questi gran signori!" (210)
O Arturo, e ora che li vedi effettivamente saltare; vuoi tu brontolare ancora in questo momento?
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Per lunghi anni e per molte generazioni dur questo stato di cose, ma il tempo venne. Cervelli fiacchi che non potettero esser tocchi da nessun ragionamento, da nessuna esortazione, furono illuminati dal bagliore del tizzone ardente: non poteva attecchire che questo metodo. Considerate la cosa, esaminatela! La vedova va in cerca di ortiche pel pranzo dei suoi figliuoli; il signore profumato, aggirandosi delicatamente nell'il-de-Buf, trova una alchimia merc la quale le strapper la terza ortica, sotto il nome di Fitto e di Legge: un tale ordine di cose deve finire. Non  forse cos? Ma, com' spaventevole una tal fine! Che coloro cui Iddio, nella sua grande misericordia, ha accordato tempo e spazio, ne preparino una pi mite!
Per alcuni  oggetto di meraviglia il fatto che i Signori non pensassero a fare qualche cosa per aiutarsi, come per esempio riunirsi ad armarsi; poich ve n'erano nel numero di "centocinquantamila" e tutti abbastanza valorosi. Purtroppo centocinquantamila, sparsi su vaste provincie, divisi da un reciproco malvolere, non possono accordarsi. I pi gran Signori, come abbiamo veduto, hanno gi emigrato, con l'intento di fare arrossire la Francia. E oramai le armi non sono pi una propriet particolare dei signori; ma d'ogni mortale che possiede dieci scellini con cui comperare un moschetto di seconda mano.
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Inoltre, quei contadini morenti di fame, non hanno dopo tutto quattro piedi e gli artigli in modo che voi possiate tenerli continuamente carponi a quel modo. Essi non sono neppure di color nero: sono semplicemente dei Signori non lavati, e un Signore ha pur viscere umane! - I Signori fecero ci che potevano; si arruolarono nella Guardia Nazionale, fuggirono levando alte grida, chiamarono in aiuto Cielo e Terra. Un signore, il famoso Memmay di Quincy, presso Vesoul, invit tutti i rustici di quelle vicinanze a un banchetto, e fece saltare in aria con la polvere il suo castello e loro; all'istante egli scomparve; senza che si sapesse dove (211). Circa sei anni pi tardi torn e dimostr che s'era trattato di un accidente.
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Le Autorit non se ne stanno neghittose; ancorch, sfortunatamente, tutte le Autorit, le Municipalit e simili siano in un certo stato transitorio nel loro rigenerarsi dalla vecchia Monarchia in una Democrazia nuova; e nessun Ufficiale sa ancora chiaramente che cosa egli . Nondimeno i Maires vecchi o nuovi riuniscono le Marechausses, le Guardie Nazionali, le Truppe di linea; la giustizia, del genere pi sommario, non manca. Il Comitato Elettorale di Maon, quantunque non sia che un Comitato, arriva ad impiccare per suo proprio conto fino a venti persone. Il Prevosto del Dauphin attraversa il paese "con una colonna mobile", coi birri e coi capestri; potendo ogni albero servire da forca e tenere sospeso il suo reo o i suoi "tredici" rei.
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Disgraziato paese! Come il bel verde ed oro dell'anno maturo e luminoso sono mutati in un orrido nero: nere le ceneri dei Castelli, neri i corpi degl'impiccati! L'industria  cessata; non si ode pi il rumore del martello o della sega, ma soltanto il suono delle campane a stormo e il tamburo d'allarme. Lo scettro s' dipartito, non si sa dove diretto; - infranto a pezzi, qui impotente, l tiranno. Le Guardie Nazionali mostrano la loro imperizia, e la indecisione: i soldati tendono ad ammutinarsi; vi  pericolo e questi e quelle si bisticciano, vi  pericolo se si mettono d'accordo. Strasburgo ha visto i tumulti; un palazzo civico  stato ridotto in ruine, i suoi archivi sparsi al vento; i soldati ubbriachi si sono abbracciati per tre giorni coi cittadini ubbriachi; il Maire Dietrich e il Maresciallo Rochambeau sono ridotti quasi alla disperazione (212).
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Nel mezzo di tutti quei fenomeni, si vede nel suo passaggio trionfale, "scortato", per esempio attraverso Belfort, "da cinquanta Guardie Nazionali a cavallo e da tutta la musica militare del luogo", - Necker, che torna da Basilea! All'apogeo della sua gloria, il povero Necker forse indovina in qualche modo dove mena tutto ci (213). Uno dei giorni pi culminanti si svolge al Palazzo civico di Parigi: sono evviva immortali; la moglie e la figlia s'inginocchiano pubblicamente per baciargli la mano, e a Besenval  accordato il perdono, - che invero vien revocato prima del tramonto: uno dei giorni pi alti; sopravverranno poi i giorni pi bassi e pi bassi ancora, fino ad arrivare a quelli bassissimi. Tale magica virt  in un nome e nel bisogno d'un nome. Come un Elmo di Mambrino incantato, essenziale per la vittoria, viene questo "Salvatore della Francia"; acclamato, accompagnato a suon di cennamella dal mondo; ma, oim! pensare che si debba cos presto rompere l'incanto, e debba essere precipitato dalla lizza come un bacile da barbiere! Gibbon "avrebbe desiderato di mostrarlo"  (in questo stato d'abbandono, di bacile da barbiere) ad ogni uomo solido, desideroso di vedere la sua anima consumata fuori di lui, desideroso di divenire un caput mortuum, per ambizione, raggiungendo o mancando il successo. (214)
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Notiamo ancora un'altra piccola fase e poi pi nulla. Nei mesi d'autunno, il nostro valente Arturo  stato "molestato per alcuni giorni" dai colpi, dai chicchi di piombo, dalle palle, "che hanno rumoreggiato cinque o sei volte nel mio calesse e intorno alle mie orecchie"; poich tutto il popolino era andato in campagna per uccidere la selvaggina (215).  proprio cos: sulle Balze di Dover, per tutte le Frontiere della Francia, appaiono quest'autunno due segni sulla Terra: la volata dei signori francesi emigranti, e quella degli emigranti alati della selvaggina francese! Si pu dire finito, o presso che finito il Divieto di caccia su questa terra; il fatto  compiuto per un tempo infinito. Tutta la parte che doveva recitare nella storia della civilt, l'ha recitata: plaudite; exeat!
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In questa maniera il Sanculottismo divampa, illustrando molte cose: producendo fra l'altro, come vedemmo, il Quattro Agosto, quella quasi miracolosa notte di Pentecoste dell'Assemblea Nazionale; quasi miracolosa, che ebbe le sue cause e i suoi effetti. Il Feudalismo  colpito a morte; non solo sulla pergamena e coll'inchiostro; ma proprio in realt, per via del fuoco; cio della combustione di s stesso. Questa conflagrazione del Sud-Est andr scemando, ma si diffonder verso l'Ovest o altrove; e non si estinguer finch il combustibile non sia tutto finito.
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CAPITOLO 4.
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IN "QUEUE".
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Se diamo ora un'occhiata a Parigi, una cosa ci salta agli occhi: che le botteghe dei fornai hanno ormai le loro Queues, o Code; lunghe filze di compratori, stanno l'un dietro l'altro in coda, di maniera che il primo venga servito pel primo, - quando si aprono le botteghe! Questa maniera di attendere formando coda, non pi vista dai primi di Luglio, appare di nuovo in Agosto. Col tempo, noi la vedremo perfezionata dalla pratica, al grado quasi d'un'arte; e l'arte o quasi arte dello stare in coda diviene una delle caratteristiche del Popolo parigino, che cos si distingue da qualsiasi altro Popolo.
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Considerate un po': mentre il lavoro  per s stesso cos scarso, un uomo che abbia affine realizzata della moneta  costretto ad aspettare  (se sua moglie  troppo debole, e non pu n attendere n lottare) per mezza giornata, in coda, finch ottenga che il suo danaro sia cambiato in un pane caro e cattivo! I litigi, che arrivano fino allo spargimento di sangue e alle percosse, divengono inevitabili in quelle Queues esasperate. In mancanza di litigi, si ha un concorde Pange lingua di lamenti contro le istituzioni. La Francia ha cominciato il suo lungo Curriculum della Fame, istruttivo e produttivo pi dei Curricula accademici; che si prolunga per sette anni dei pi strenui. Come Jean Paul dice nella sua propria vita, "questo affare della fame arriver a una grande altezza".
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Ora considerate, con strano contrasto, le Cerimonie di giubilo; poich l'aspetto di Parigi, in generale, presenta questi due lati: le cerimonie di giubilo e la scarsezza dei viveri. Parecchie processioni marciano lietamente, coi loro nastri tutti tricolori; cantando canzoni e suonando i tamburelli, si recano all'altare di Santa Genoveffa, per ringraziarla che la Bastiglia  atterrata. Non mancano gli uomini forti e le donne forti del Mercato, coi loro mazzi di fiori e i loro discorsi. L'Abb Fouchet, famoso in quest'opera  (giacch l'Abb Lefvre altro non poteva che distribuire la polvere) benedice il panno tricolore per la Guardia Nazionale; e ne fa una bandiera tricolore Nazionale, vittorioso segnacolo prima o poi nella causa delle libert civili e religiose di tutto il mondo. Fauchet, dicevamo,  l'uomo dai Te Deum e dalle pubbliche consacrazioni; alle quali, come in questa occasione della bandiera, la nostra Guardia Nazionale "risponder con salve di moschetti", nella chiesa o cattedrale che sia (216), riempiendo Notre-Dame dei pi rumorosi e fuligginosi Amen, che sono indice di tante cose.
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Dopo tutto, dobbiamo dire che il nostro nuovo Maire Bailly, e il nostro nuovo Comandante Lafayette, chiamato anche "Scipio-Americanus", hanno pagato caro il loro avanzamento. Bailly va sontuosamente sul cocchio dorato dello Stato, cogli alabardieri del Re; e Camillo Desmoulins ed altri fanno udire strani suoni al suo passaggio; Scipio monta il "bianco cavallo di guerra" e caracolla col suo pennacchio civico in vista di tutta la Francia. Nessuno di loro, nondimeno, lo fa per nulla; ma in verit a un prezzo esorbitante. Al prezzo, cio, di alimentare Parigi e d'impedire che combatta. Coi fondi della citt, circa diciassettemila dei pi derelitti sono adibiti a scavare su Montmartre, per venti soldi al giorno, che servono per comperare, a prezzo del mercato, quasi due libbre di cattivo pane: costoro guardano assai torvo quando Lafayette va ad arringarli. La Municipalit compie un penoso lavoro giorno e notte; poich deve provvedere al pane, a una Costituzione municipale, a regolamenti d'ogni genere, a imbavagliare la stampa del Sanculottismo; sopratutto: Pane, Pane.
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Gli approvvigionatori requisiscono il paese in lungo e in largo con una fame da leoni; scoprono il grano nascosto, acquistano quello che trovano, per amore o per forza; insomma vogliono e debbono trovare il grano. Uno dei cmpiti pi ingrati; cos difficile, cos pericoloso - posto pure che si riesca a qualche cosa. Il 19 di agosto v' cibo per un giorno (217). Sorgono lamenti che l'alimento sia adulterato e produca un certo effetto negli intestini: non  grano, ma calcina di Parigi! Senonch, a proposito di questo effetto che consisteva in un bruciore alla gola e al palato; un proclama municipale vi avverte di non tenerne conto, o, se mai, di considerarlo come la conseguenza d'un benefico drastico. Il Maire di Saint-Denis, tanto il suo pane era nero,  stato dalla popolazione dispeptica del luogo impiccato alla lanterna. Le Guardie Nazionali proteggono a Parigi il mercato del grano: in principio dieci erano sufficienti, poi ne occorsero seicento (218). Avete un gran da fare, voi, Bailly, Brissot de Warville, Condorcet e altri!
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Poich, come s' accennato dianzi, vi  da fare anche una Costituzione Municipale. Gli Elettori della vecchia Bastiglia, dopo aver salmodiato per una diecina di giorni sulla loro gloriosa vittoria, cominciarono a sentirsi domandare in tono stizzoso: Chi vi ha messi a quel posto? In conseguenza, erano tenuti a cedere l'ufficio, non senza lamenti e brontolii da ambo le parti, a un pi largo Corpo, eletto specialmente per quel posto. Questo nuovo Corpo, aumentato, modificato, poi finalmente fissato nel numero di trecento componenti, col titolo di Rappresentanti della Citt  (Reprsentants de la Commune), ora siede col; regolarmente suddiviso in Comitati, assiduamente occupato a fare una Costituzione, tutti i momenti in cui non  adibito alla ricerca della farina.
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Questa Costituzione  un piccolo compendio di meraviglie; di cui una consiste nel "consolidare la Rivoluzione"! Sicch la Rivoluzione  finita? Il Maire Bailly e tutti i rispettabili amici della libert hanno d'aria di crederlo. La vostra Rivoluzione, come la gelatina bollita al giusto punto, non ha bisogno che d'essere versata nelle forme della Costituzione, e "consolidata" l dentro. Non  cos? Veramente avrebbe potuto raffreddarsi, la qual cosa  precisamente la pi dubbia, o forse la meno dubbia!
Oh sventurati Amici della Libert; consolidare una Rivoluzione! Obbligati a lavorare col, nel loro padiglione sospeso sul caos, fra due mondi ostili, l'Alto mondo della Corte e quello inferiore del Sanculottismo; incalzati da entrambi, compiono un lavoro penoso, irto di pericoli, facendo tristemente e con tutto l'ardore, "l'impossibile".
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CAPITOLO 5.
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IL QUARTO STATO.
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Il Pamphletismo apre l'abisso della sua gola, sempre pi largo, per non chiuderlo pi. I nostri Filosofi, a dir vero, se ne traggono in qualche modo discosti, dopo l'esempio di Marmontel, che "si ritira disgustato fin dal primo giorno". L'Abb Raynal, divenuto grigio e calmo nel suo domicilio di Marsiglia,  poco soddisfatto di questo lavoro; l'ultimo atto letterario dell'uomo sar di nuovo un atto di ribellione; una sdegnata Lettera all'Assemblea Costituente; cui si risponde con "l'ordine del giorno". Cos anche il Filosofo Morellet aggrotta scontento le ciglia; e invero egli  minacciato nei suoi benefic da quel Quattro di Agosto, che evidentemente va troppo in l.  strano che quelle "squallide figure in saioni di lana" non restino soddisfatte della Speculazione e dell'Analisi vittoriosa, come noi!
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Ahim, s: la Speculazione, il Filosofismo, un tempo ornamento e ricchezza del salone, hanno bisogno di mutarsi in semplici provvedimenti pratici e circolare all'aperto sulle vie, universalmente; recando i loro frutti! Un Quarto Stato, quello degli abili editori, balza fuori; cresce e si moltiplica, pi forte d'ogni repressione, incalcolabile. Nuovi stampatori, nuovi Giornali, e sempre roba nuova  (ha bisogno di sfogo il mondo): e che i nostri Trecento stiano l a frenare e consolidare a loro talento! Loustalot, sotto l'ali di Prudhomme, editore torbido e avventato, stampa settimanalmente la sua Rvolution de Paris, con uno stile acre, enfatico. Acre, corrosivo, come lo spirito delle prugne selvatiche, come il vitriolo,  Marat, Amico del Popolo; che si sente colpito dal fatto che l'Assemblea Nazionale, cos piena di Aristocratici, "non pu far nulla", eccetto che disgregarsi, e aprire l'adito ad una migliore Assemblea; che i Rappresentanti municipali altro non sono che ciarloni e imbecilli, se non addirittura furfanti. Quest'uomo  povero,  squallido, abita nelle soffitte; un uomo non amabile n moralmente n fisicamente; un uomo respingente. Egli comincia a divenire fanatico, dominato com' dall'idea fissa. Crudele lusus della Natura! La Natura, o povero Marat, come in un passatempo crudele, t'impast forse dei suoi residui e d'una creta mista e avariata, scaraventandoti via, da matrigna, come una Frenesia in questo frenetico Secolo decimottavo? L ti sta preparato il tuo lavoro; e tu lo compirai. I Trecento hanno citato e vogliono ancora citare Marat a comparire, ma sempre egli gracida una risposta esauriente; sempre li sfider, o li eluder; n si lascer mettere il bavaglio.
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Carra, "Ex-segretario di un Hospodar decapitato", poi di un Cardinale Collana; Pamphletista, Avventuriero, passato a traverso molti episod e svariati paesi, si mette in collaborazione con Mercier, del Tableau de Paris; e colla schiuma alla bocca, pubblica gli Annales Patriotiques. Il Moniteur va innanzi prosperamente; Barrre "piange" sulla Carta, pi che mai fedele; Rivarol e Royou non se ne stanno neghittosi. Il giuoco invita a giocare: il vostro Domine, Salvum Fac Regem ridester il Pange Lingua; se v' un giornale l'Ami-du-Peuple, non manca un giornale l'Amico del Re, Ami-du-Roi. Camillo Desmoulins s' eletto da s Procureur Gnral de la Lanterne, Procuratore Generale della Lanterna; e perora, senza atrocit, sotto un titolo atroce, stampando settimanalmente le sue brillanti Rivoluzioni di Parigi e del Bramante. Brillanti, abbiamo detto; poich, se in quelle fitte tenebre del Giornalismo, con la sua iattanza fosca, con la sua furia fissa o bislacca, qualche raggio di genio ti saluta, sii certo,  quello di Camillo. La cosa che Camillo tocca, egli l'adorna col suo dito luminoso: lo splendore scherza gentile, inaspettato, fra un'orribile confusione; spesso la parola di Camillo  degna d'esser letta, quando nessun'altra n' degna. Enigmatico Camillo, come tu risplendi d'una luce caduta, ribelle, eppure semi-celestiale; come  la luce della stella sul ciglio di Lucifero! Figliuolo del Mattino, in quali tempi e in quali luoghi sei dovuto cadere!
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Ma in tutte le cose vi ha del buono; anche se non buono a "consolidare le Rivoluzioni". Il carico di mille carri di questa materia dei Pamphlets e dei Giornali sta a marcire lentamente nelle Pubbliche Biblioteche della nostra Europa. Strappata dal grande golfo, come ostriche dai bibliomaniaci ricercatori di perle, deve per prima marcire, e allora ci che fu perla, in Camillo o in altri, pu essere veduta come tale e continuare come tale.
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N il pubblico parlare  scemato, anche se Lafayette e le sue Pattuglie lo guardano con occhio torvo. Si parla forte nel Palais Royal, e pi forte nel Caf de Foy: l  tutta una miscellanea di Cittadini e Cittadine che vi circolano. "A quando a quando", secondo Camillo, "si "servono della libert della stampa per un proposito privato, in modo che or l'uno or l'altro patriota si trova privo del suo orologio o del suo fazzoletto da tasca!" Ma quanto al resto, nell'opinione di Camillo, nulla pu rappresentare una pi vivida immagine del Foro Romano. "Un patriota propone la sua "mozione"; se essa trova dei sostenitori, lo si fa montare su di una sedia, e parlare. Se  applaudito, va avanti e redige; se  fischiato, viene abbandonato al suo destino". In questo modo si circolava e si perorava.
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Il gigantesco e velloso Marchese Saint-Huruge, uomo che ha avuto delle disgrazie e le ha meritate,  giudicato eminente, ed  anche ascoltato. La sua voce  un "muggito", come quella d'un Toro di Bashan; voce che supera tutte le altre e che spesso fa balzare i cuori degli uomini. Questo Marchese  uno scervellato o quasi; sono per sani i suoi polmoni; ma il sano e l'insano gli serviranno ugualmente.
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 da notare inoltre che ognuno degli Ottanta Distretti ha il suo Comitato particolare, che parla e presenta continuamente le sue mozioni, e che aiuta alla ricerca del grano, nella ricerca d'una Costituzione, quei poveri Trecento del Municipio; che Danton, dalla voce "che si ripercuote nelle volte",  presidente del Distretto dei Cordeliers; che  gi divenuto un Simbolo del Patriottismo; che a prescindere dai "diciassettemila affatto bisognosi, che scavano su Montmartre, la pi parte dei quali, veramente, ha ottenuto il passaporto, ed  stata lanciata nello spazio con quattro scellini", v' uno sciopero, o unione, di Domestici fuori servizio, che ti riuniscono per parlare in pubblico.  in vista uno sciopero di Sarti, poich anche questi vogliono scioperare e parlare; di pi, uno sciopero di Calzolai giornalieri; uno sciopero di Farmacisti:  cos caro il pane!... (219) Tutti costoro avendo scioperato, debbono parlare, in genere, sotto la volta del cielo, per prendere le loro determinazioni. - Lafayette e le sue Pattuglie li sorvegliano sospettosi, a distanza.
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Sventurati mortali! questo tira e molla, questo sforzarsi scambievolmente, per dividere, in un modo conciliante, la comune Felicit dell'uomo in questa Terra, quando l'intera parte da dividersi non  che "un banchetto di bucce"! Diligenti sono i Trecento; nessuno uguaglia Scipio-Americanus nel trattare con le folle. Se non che, tutte queste cose sono un cattivo presagio pel consolidamento d'una Rivoluzione.
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LIBRO SETTIMO. L'INSURREZIONE DELLE DONNE.
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CAPITOLO 1.
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PATTUGLIE! PATTUGLIE!
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No, Amici, questa Rivoluzione non  d'un genere consolidabile. Il fuoco, la febbre, i semi sparsi, le sostanze chimiche, gli uomini, gli eventi - tutte le emanazioni della Forza che operano in questo miracoloso Complesso di Forze, chiamato Universo - non vanno sempre crescendo, e compiono le loro fasi naturali e i loro sviluppi, ciascuno secondo la sua natura; e raggiungono la loro altezza, poi la loro visibile decadenza, finch sprofondano, si dileguano, giungono al punto che noi diciamo la morte? Tutti crescono, non v' nulla che non cresca e non si spinga innanzi nella sua speciale espansione, - dato che abbia avuto facolt di spuntare.  da notare anche che ciascuno cresce con una rapidit proporzionata al grado di follia e d'insalubrit che  in esso: lo sviluppo lento, regolare, quantunque dovr pur finire con la morte,  ci che noi chiamiamo salute e sanit.
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Un Sanculottismo, che ha atterrate le Bastiglie, che si  fornito di picche e di moschetti, che ora va bruciando castelli, che prende le sue determinazioni e arringa sotto i tetti e sotto la volta del cielo, si pu dire che  spuntato; e, per legge di Natura, deve crescere. A giudicare dalla follia e dalla infermit che ha in s, e dal marcio e dagli elementi in cui si trova, si pu immaginare che la sua rapidit e la sua mostruosit saranno estreme.
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Molte cose, inoltre, specialmente quelle malsane, crescono a sbalzi, di scatto. La prima grande uscita, il primo colpo del Sanculottismo fu quello in cui Parigi conquist il suo Re; poich la figura rettorica di Bailly era purtroppo una triste realt. Il Re  conquistato, e ha ottenuta la libert sulla sua parola; alla condizione cio, di un'assoluta buona condotta, che in queste evenienze, sventuratamente, vuol significare addirittura mancanza di condotta. Una posizione affatto insostenibile, quella della Maest impegnatasi a serbare buona condotta! Ahim, non  naturale che tutto ci che vive cerchi di serbarsi in vita? Onde la condotta di Sua Maest presto diverr riprensibile; e il secondo grande atto del Sanculottismo, quello di metterla in prigione, non pu essere lontano.
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Necker, nell'Assemblea Nazionale, fa udire il suo lamento, come di solito, intorno al suo Deficit: le Barriere e le Dogane bruciate; i Collettori di tasse, che, in luogo di dare la caccia, la ricevono; il Tesoro regio completamente vuoto. Il rimedio  un Prestito di trenta milioni; poi, in termini ancora pi allettanti, un prestito di ottanta milioni: senonch, sventuratamente, n l'uno n l'altro di questi prestiti gli speculatori si arrischieranno a concedere. Lo Speculatore non ha patria, eccettuata la sua nera laguna dell'Aggio.
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Eppure, in questi giorni, per gli uomini che hanno una patria, qual fuoco di patriottismo arde in pi d'un cuore; penetrando nel suo interno, per giungere fino alla sua borsa! Cos, fin dal 7 agosto, un Don Patriotique, "Patriottico Dono di gioielli d'un considerevole valore",  stato fatto solennemente da alcune donne parigine, e solennemente accettato con menzione onorevole. Incontanente tutti prendono ad imitarle e ad emularle. Regali Patriottici, accompagnati sempre da un'eloquenza eroica, cui il Presidente deve rispondere e l'Assemblea ascoltare, affluiscono da lontano e da vicino, in tal numero, che la menzione onorevole pu essere solo effettuata mediante "liste che si pubblicano ad epoche determinate". Ognuno d quello che pu: anche i calzolai si sono condotti con munificenza; un proprietario di terra d una foresta; la societ elegante d le fibbie delle sue scarpe, mettendo mano allegramente alle stringhe. Disgraziate femmine danno quello che hanno accumulato con l'amore (220). L'odore d'ogni specie di denaro, come pensava Vespasiano,  buono.
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Lo slancio  bello, eppure inadeguato! Il Clero deve essere "invitato" a fondere il Superfluo della sua argenteria ecclesiastica nella Zecca Regale. Di pi, bisogna decretare una patriottica contribuzione forzata, quantunque di malavoglia; pagate almeno per questa volta la quarta parte della vostra rendita annua riconosciuta; cos un'Assemblea Nazionale sar in grado di fare la Costituzione, senza essere frastornata dalla preoccupazione dell'insolvenza. I loro salar sono stabiliti il 17 agosto a sole lire diciotto al giorno, per ognuno; ma il Pubblico servizio deve avere il suo nerbo, il suo denaro. Per mitigare, non per "combler, o colmare il Deficit", anche se voi, ad ogni mortale foste da tanto! Poich dopo tutto, come fu udito a dire Mirabeau, " il Deficit che ci salva".
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Verso la fine di Agosto, la nostra Assemblea Nazionale  arrivata coi suoi lavori costituzionali fino alla questione del Veto; deve Sua Maest avere diritto a un Veto sugli atti dell'Assemblea Nazionale, oppur no? Che discorsi si facevano dentro e fuori; che logica chiara, passionata anche, e che imprecazioni, che minacce, cadute fortunatamente per la maggior parte nel Limbo! Per mezzo del cervello guasto e dei polmoni sani di Saint-Huruge, il Palais-Royal si ribella al Veto. Il giornalismo si d da fare, la Francia risuona tutta del Veto. "Io non dimenticher mai", dice Dumont, "la mia andata a Parigi uno di quei giorni, con Mirabeau; e la folla di popolo che attendeva la sua carrozza presso alla bottega del libraio Le Jay. La gente si slanci verso di lui, scongiurandolo, con le lagrime agli occhi, di non permettere il Veto Absolu. Essi erano esaltati: "Signor Conte; voi dovete difenderci contro quei furfanti che si adoperano pel ritorno del dispotismo. Se il Re ottiene questo Veto, a che vale l'Assemblea Nazionale? Noi siamo schiavi; tutto  finito" (221). Amici, se il cielo cade, vi sar modo di prendere molte allodole! Mirabeau, soggiunge Dumont, fu eminente in questa occasione: egli rispose vagamente, con una imperturbabilit di Patrizio, e non prese nessun impegno.
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Vanno Deputazioni all'Htel-de-Ville; pervengono lettere anonime agli Aristocratici nell'Assemblea Nazionale, con la minaccia che quindicimila, o a volte sessantamila persone, "marceranno per illuminarvi". I distretti di Parigi sono in moto; si firmano Petizioni: Saint-Huruge muove dal Palais Royal con una scorta di millecinquecento individui, per esercitare di persona il diritto di petizione. Risoluto, almeno in apparenza,  il gigantesco e velloso Marchese, risoluto  il Caf de Foy: ma ugualmente risoluto  il Comandante Generale Lafayette. Le vie sono tutte assiepate dalle Pattuglie: Saint-Huruge vien fermato alla Barrire des Bons Hommes; egli pu muggire come i tori del Bashan, ma deve tornare senz'altro. I confratelli del Palais Royal "circolano tutta la notte", e fanno mozioni sotto la vlta del cielo, essendo chiusi tutti i Caff. Nondimeno Lafayette e il Municipio hanno la prevalenza; Saint-Huruge  messo in prigione; il Veto Assoluto si emenda in Veto Sospensivo, proibizione non per sempre, ma temporanea; e questo clamore del Destino diverr a grado a grado silenzioso, come hanno fatto tutti gli altri clamori.
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Fino a questo punto avea progredito la Consolidazione, quantunque con difficolt, reprimendo il basso mondo del Sanculottismo; e la Costituzione sar fatta, con difficolt, fra il giubilo e la carestia, fra i Doni Patriottici e le code innanzi ai Forni; non escluse le arringhe dell'Abb Fauchet, cogli Amen che partono dagli squadroni di moschetteria! Scipio-Americanus ha meritato i ringraziamenti dell'Assemblea Nazionale e della Francia. Gli vengono offerti stipendi e emolumenti di gran conto, e tutto ci egli, desideroso di ben altre benedizioni, che non hanno che vedere col semplice danaro, alla sua cavalleresca maniera, ricusa senza scrupolo.
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Al Parigino comune, frattanto, una cosa rimane inconcepibile: che ora, pur essendo caduta la Bastiglia e restaurata la libert della Francia, il grano continui ad essere cos caro. I nostri Diritti dell'Uomo sono votati, il Feudalismo ed ogni specie di tirannia aboliti; eppure, guardate, noi stiamo in queue! Che non siano incettatori gli Aristocratici, i cui intrighi trovano favore alla Corte?... V' qualche cosa di marcio in un luogo o in un altro.
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Intanto, ahim, che fare? Lafayette con le sue pattuglie proibisce tutto, anche le lagnanze. Saint-Huruge e altri eroi del Veto giacciono in carcere. L'Amico del Popolo, Marat, fu preso; gli stampatori dei giornali patriottici sono incatenati e interdetti; anche i merciaiuoli ambulanti non possono gridare, finch non abbiano ottenuto la licenza e il debito contrassegno. Le Guardie Nazionali turchine dissipano senza piet ogni gruppo, perlustrano con le baionette inastate anche il Palais Royal. Voi passate, pei vostri affari, per la via Taranne; la Pattuglia, presentando la sua baionetta, grida: A sinistra! Voltate per Via Saint-Bonot, l vi si grida: A destra! Un Patriota giudizioso  (come Camillo Desmoulins in questo frangente)  costretto, per amore della pace, a prendere il rigagnolo.
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O Popolo tanto sofferente, la nostra gloriosa Rivoluzione si evapora in cerimonie tricolori e arringhe di complimenti. Delle quali ultime, come Loustalot calcola con acredine, "pi di duemila ne sono state pronunziate durante l'ultimo mese, al solo Municipio" (222). E le nostre bocche vuote di pane, debbono esser chiuse, con minaccia di pena? Il Caricaturista promulga la sua emblematica pittura: Le Patrouillotisme chassant le Patriotisme, il Patriottismo scacciato dal Pattuglismo. Pattuglie senza piet; lunghe e sopraffine arringhe; e pagnotte scarse e mal cotte, pi somiglianti a pezzi di mattoni, che producono un certo effetto sugl'intestini!.... Dove andr a finire tutto questo? Nella consolidazione?
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CAPITOLO 2.
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O RICCARDO, O MIO RE.
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Intanto, purtroppo, neppure il Municipio  senza timori, il basso mondo del Sanculottismo  stato soppresso fino a quest'ora: ma, e il mondo dell'Alta Corte? Vi sono dei sintomi che l'il-de-Buf sta riannodando le file.
Pi d'una volta nel Sinedrio del Municipio, e spesso da coloro che formavano le sopradette code dai fornai, s'era espresso il desiderio: Oh, se il nostro Restauratore della libert francese fosse qui, e potesse vedere coi propri occhi, non cogli occhi falsi delle Regine e delle Cabale, e il suo cuore veramente buono potesse essere illuminato! Poich la falsit ancora lo circonda; gl'intrighi del Duca de Guiche; le Guardie del Corpo; le vedette di Bouill: una nuova volata d'intriganti ora che l'antica s' dileguata. Che altro indica questa venuta del Rgiment de Fiandre, che entra in Versailles, come sentiamo, il 23 settembre, con due cannoni? Non prestava servizio la Guardia Nazionale di Versailles allo Chteau? Non avevano Svizzeri, cento Svizzeri e le Gardes-du Corps, cosidette Guardie del Corpo? Inoltre si direbbe che il numero delle Guardie del Corpo in servizio fosse stato raddoppiato con una manovra: il nuovo Battaglione di ricambio giungeva a suo tempo; ma il vecchio non partiva!
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Certo si  che si bisbiglia negli Alti Circoli meglio informati, e si afferma con un cenno, il che  pi portentoso del bisbiglio, che Sua Maest debba fuggire a Metz; e si vocifera d'un contratto  (per appoggiarlo in questa impresa), firmato dalla Nobilt e dal Clero, le cui firme raggiungono l'incredibile numero di trenta o anche sessantamila. Lafayette freddamente lo bisbiglia e freddamente lo assevera al Conte d'Estaing durante il pranzo; e a d'Estaing, uno dei pi coraggiosi uomini, batte il cuore, per tema che qualche lacch venga per caso a saperlo; e tutta la notte si volta e rivolta pensieroso, senza poter dormire (223). Il Reggimento delle Fiandre, come dicevamo,  proprio arrivato. Sua Maest, dicono, esita alquanto a sancire il Quattro di Agosto: fa osservazioni, un po' ostiche, sugli stessi Diritti dell'Uomo! Inoltre, non possono discernere tutti, a cominciare dalle Code dei fornai, per le strade di Parigi, il pi stupefacente numero di Ufficiali in licenza, Croci di S. Luigi, e simili? Alcuni calcolano che vi sono da "mille a milleduecento" Officiali che vestono tutte le uniformi; anzi si vede una uniforme mai capitata sott'occhio, verde con le mostre rosse! La coccarda tricolore non  sempre visibile: ma che cosa, in nome del Cielo, possono simboleggiare queste coccarde nere, che portano alcuni?
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La Fame acuisce tutto, specialmente il Sospetto e la Indignazione. Le realt medesime, in questa Parigi, sono divenute non pi reali, ma soprannaturali. I Fantasmi ancora una volta dominano nel cervello della Francia affamata. - O voi codardi e poltroni, si grida con voce stridula dalle Code, se voi aveste cuore di uomini, prendereste le vostre picche e i vostri fucili di seconda mano e cerchereste di vederci chiaro, per far s che le vostre mogli, le vostre figliuole non fossero condannate a morire di fame, assassinate e peggio! - Pace, o donne. Il cuore dell'uomo  amareggiato, abbattuto; il Patriottismo, messo al bando dal Pattuglismo, non sa che risolvere.
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La verit  che l'il-de-Buf si  organizzato fino a un certo punto di cui s'ignora l'estensione. Un il-deBuf tutto mutato; le Guardie Nazionali di Versailles, nelle loro coccarde tricolori, prestano servizio col: una Corte abbagliante di tricolore! Eppure anche in una Corte tricolore gli uomini si organizzeranno. Voi cuori fedeli dei seigneurs spossessati, raccoglietevi intorno alla vostra Regina! Con dei desider, che produrranno speranze, che alla loro volta produrranno tentativi!
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Poich invero, essendo la propria conservazione una legge di natura, che far mai una Corte cos riunita, se non tentare, fare ogni sforzo, o dite pure complottare - con quella saggezza o insania che ha in s? Fuggire, scortati, a Metz, dove comanda il bravo Bouill, e l innalzare il regale stendardo: le firme del patto diverranno uomini armati. Se il Re non fosse cos languido!... Il loro patto, se si vuole che sia tutto coperto di firme, deve essere firmato senza la sua autorizzazione. - Sventurato Re, egli non ha che un volere: evitare una guerra civile. Dopo tutto, egli ancora va a caccia, avendo cessato di fare il fabbro; ancora dorme e digerisce;  creta nelle mani del pentolaio. Andr a finir male in un mondo in cui ognuno pensa ai casi suoi; dove, come  stato scritto, "chiunque non  martello dev'essere incudine"; "anche l'issopo cresce, cresce l sul muro in un crepaccio, perch l'intero Universo non potrebbe impedire il suo crescere"!
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Ma quanto alla venuta del Reggimento di Fiandra, non pu essere stata provocata dalle petizioni di Saint-Huruge e dai continui ammutinamenti per la farina? Dei soldati disciplinati, vi sia oppur no un complotto, o soltanto elementi incerti di un complotto, sono sempre opportuni. E la Municipalit di Versailles  (monarchica di antica data, non ancora rifusa nelle idee democratiche) non second immantinenti la proposta? Inoltre la medesima Guardia Nazionale di Versailles, stanca del continuo servizio allo Chteau, non vi si oppose; solo Lecointre, gi mercante di drappi, ed ora Maggiore, scosse la testa. - "S, Amici, di certo era naturale che si mandasse a chiamare questo Reggimento di Fiandra, dacch si poteva averlo. Era naturale che alla vista delle bandoliere militari il cuore dell'il-de-Buf riorganizzato rivivesse; e le Damigelle e i Gentiluomini di onore dicessero parole confortanti ai difensori dalle spalline e tra loro, reciprocamente. Era anche naturale, e appariva un semplice atto di cortesia, che le Guardie del Corpo, un Reggimento di gentiluomini, invitassero i loro fratelli di Fiandra a un pranzo di benvenuto! - Tale invito  fatto negli ultimi giorni di Settembre, e accettato.
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I pranzi sono definiti come "atti definitivi di comunione"; uomini che non possono avere comunione in nient'altro, possono con simpatia mangiare insieme; possono ancora raggiungere un certo calore di fratellanza merc le vivande e il vino. Il pranzo  stabilito per gioved 1 Ottobre; e dovrebbe avere un eccellente effetto. Di pi, poich questo pranzo forse si estender alquanto, ed anche i non autorizzati, i borghesi, potranno esservi introdotti per vedere e sentire, non si potrebbe ottenere all'uopo la sala dell'Opra di Sua Maest, che  rimasta affatto silenziosa dacch fu qui il Kaiser Giuseppe? La sala dell'Opra  accordata; il salone dell'Ercole sar sala da ricevimento. Non solo gli Ufficiali di Fiandra, ma quelli degli Svizzeri, dei Cento Svizzeri, e ancora della Guardia Nazionale di Versailles, quelli fra questi ultimi che dettero prova d'una certa fedelt, parteciperanno alla festa: sar un pranzo come pochi.
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E ora supponiamo che la parte solida di questo pranzo sia gi compiuta e che sia stata vuotata la prima bottiglia. Supponiamo che i soliti brindisi di fedelt siano stati fatti, alla salute del Re e della Regina, con evviva assordanti; che quello alla Nazione sia stato "omesso", o magari "respinto". Supponiamo che lo champagne trabocchi fra i valorosi discorsi, eccitati dalla musica strumentale; e che le teste vuote piumate divengano sempre pi rumorose, per la loro stessa insipienza, eccitandosi l'una l'altra nello scambievole rumore. A S. M. la Regina, che appare insolitamente triste  (S. M. il Re siede stanco dalla caccia del giorno) dicono che la vista di quella festa la rallegrerebbe. Eccola! Ella entra, uscendo dalle sue sale, come la luna dalle nuvole, la bellissima e sventurata Regina dei Cuori; il suo Sposo regale le sta a fianco e il giovane Delfino fra le braccia!
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Ella scende dalle logge, fra lo splendore e le acclamazioni; gira intorno alle tavole col suo regale portamento; graziosamente scortata con tutta la grazia del suo saluto; il suo sguardo  pieno di dolore e nello stesso tempo di gratitudine, di sicurezza, con la speranza della Francia sul suo seno materno! Ed ora che la banda intona, O Richard, o mon Roi, l'universe t'abandonne  (O Riccardo, o mio Re, il mondo ti abbandona), chi pu non sentirsi compreso dalla pi profonda piet, dal coraggio pi fedele? Potevano i giovani Alfieri piumati ricusare di prendere le bianche coccarde borboniche, presentate loro dalle belle dita; potevano a meno di agitare le spade sguainate alla salute della Regina; di calpestare le coccarde Nazionali; di scagliarsi sulle logge donde vengono forse rumori importuni; di manifestare insomma in quale stato di sussulto e di vacuit si trovassero, con la vociferazione, il tripudio, il suono, la furia e la follia dentro e fuori? Finch lo champagne e il tripudio compiono l'opera loro, e tutti giacciono silenziosi, in posizione orizzontale, sonnecchiando passivamente, e sognando le ricompense della battaglia!
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Un pranzo come un altro: in tempi ordinar, una cosa innocente, ma ora fatale, come quello di Tieste; come quello dei figli di Giobbe, allorch un forte vento scosse i quattro angoli della casa del banchetto! Povera, malconsigliata Maria Antonietta; dotata della veemenza d'una donna, e non della previdenza d'una sovrana! La cosa era cos naturale, eppure cos poco savia! Il d seguente, in un pubblico discorso di cerimonia, S. M. la Regina si dichiara "entusiasta di quel Gioved".
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Il cuore dell'il-de-Buf s'illumina di speranza, di audacia, prematura invero. Damigelle d'onore rallies, servite da Abati, cuciono "bianche coccarde"; le distribuiscono, accompagnandole con parole, con occhiate ai giovani delle spalline, che, in ricambio, possono baciare non senza fervore le belle dita che le hanno cucite. Capitani di cavalleria e di fanteria se ne vanno impettiti con "delle enormi coccarde bianche"; ed anzi un Capitano della Nazionale di Versailles fa lo stesso, tanto suggestivi erano stati le parole e gli sguardi, da fargli mettere da banda il suo tricolore! Pu bene il Maggiore Lecointre scuotere la testa con uno sguardo severo; e pronunziare a voce alta parole risentite. Ma uno spaccamontagne, con un'enorme coccarda bianca, udendo per caso il Maggiore, lo invita insolentemente, una volta per tutte a ritrattarsi, o diversamente, a battersi in duello. All'ultima condizione il Maggiore dichiara di non volersi uniformare, almeno finch si tratta di farlo con le leggi riconosciute della scherma; ma che  disposto, secondo la semplice legge di natura, a "sterminare" con la daga e con la spada "qualunque vile gladiatore" che possa insultare lui o la Nazione; in seguito di che  (mentre il Maggiore era gi sul punto di tirar fuori la sua arma), "son divisi", e nessuna gola  tagliata. (224)
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CAPITOLO 3.
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COCCARDE NERE.
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Immaginate un po' quale impressione questo banchetto di Tieste, e la coccarda nazionale calpestata, abbiano prodotta sulla Salle des Menus; e, a Parigi tra gli affamati che fanno coda dai fornai! Di pi, questi banchetti di Tieste pare che debbano continuare. Il Fiandra ha ricambiato il suo pranzo agli Svizzeri e ai cento Svizzeri; poi il sabato ve n' stato un altro.
Gi, qui da noi v' la fame; ma lass, a Versailles, si mangia abbastanza e ad esuberanza! Il Patriottismo sta a far coda, tremando di freddo e di fame, insultato dal Pattuglismo; mentre gli Aristocratici sanguinar, eccitati dagli eccessi della vita elegante, calpestano la coccarda nazionale. Pu essere vera una tale atrocit? E osservate ancora: appaiono uniformi verdi con le mostre rosse, e coccarde nere... il colore della Notte! Dovremo essere schiacciati dai militari e morire anche di fame? E infatti il battello di Corbeil, carico di grano, che veniva due volte il giorno con la sua farina a base di gesso di Parigi, ora viene una volta soltanto. E il Municipio  sordo; e gli uomini sono neghittosi e vili! - Al Caf de Foy, questo sabato sera, si vede una cosa nuova, che non  poi l'ultima di questo genere: una donna che parla in pubblico. Il suo povero uomo, ella dice, fu ridotto al silenzio dal suo Distretto; i loro Presidenti e Ufficiali non lo lasciarono parlare. Perci ella con la sua debole parola parler, denunziando, finch avr fiato in gola, il battello di Corbeil, il pane di gesso di Parigi, i sacrileghi banchetti dell'Opra, le uniformi verdi, i pirati Aristocratici e le loro coccarde nere!
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Invero  tempo che le coccarde nere almeno spariscano. Il Pattuglismo non le vorr proteggere. Inoltre l'impetuoso "M. Tassin", alla parata delle Tuileries, la Domenica mattina, dimentica ogni regola di milizia nazionale; si slancia dalle file, strappa e butta a terra una coccarda nera che superbamente fa mostra di s, e la calpesta con fierezza nel fango della Francia. Lo stesso Pattuglismo non  scevro d'una certa ira repressa. Anche i Distretti cominciano a sollevarsi; la voce del Presidente Danton si ripercuote fra i Cordeliers; l'Amico del Popolo, Marat,  piombato a Versailles e ne  tornato: uccello fosco, del genere degli alcioni (225).
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E cos il Patriota, passeggiando, incontra il Patriota, questa Domenica; e vede la preoccupazione che ha in s riflessa nel volto dell'altro. Gruppi, malgrado il Pattuglismo, che non  poi cos vigilante come di consueto, fluttuano, consultandosi: gruppi sui Ponti, sui Quais, nei Caff patriottici. E sempre che appare qualche coccarda nera, un complesso di voci minacciose grida: A' bas, Abbasso! Tutte le coccarde nere sono strappate senza piet; un individuo raccoglie di nuovo la sua, la bacia e tenta di tornare a fissarla; ma un "centinaio di bastoni s'alzano d'un subito nell'aria", ed egli desiste. Accade di peggio a un altro, condannato da un Plebiscito improvvisato, alla Lanterna, e salvato con difficolt da qualche attivo Corps-de-Garde. - Lafayette scorge dei segni d'una effervescenza, e raddoppia le sue Pattuglie e la sua diligenza, per prevenirla. Cos passa la Domenica del 4 di ottobre 1789.
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Torvo  il cuore dell'uomo represso dal Pattuglismo; veemente  il cuore della donna, e ribelle a ogni freno. La donna che parl in pubblico a Palais Royal non fu sola: l'uomo non sa che cosa significhi il vuoto sempre crescente della dispensa; ed  cosa di cui la sola madre di famiglia pu rendersi conto. O donne, mogli degli uomini che vogliono solo calcolare e punto agire, il Pattuglismo  forte; ma la morte sia per fame, che per l'oppressione militare,  pi forte pi d'ogni altra cosa. Il Pattuglismo reprime il Patriottismo maschile; ma, e quello femminile? Vorranno le Guardie dette Nazionali immergere le loro baionette in seno alle donne? Questa idea, o, piuttosto quest'ordine materiale d'idee, indistinto, amorfo, fermenta universalmente sotto la cuffia da notte femminile; e, al primo spuntar del giorno, a un lieve cenno, esploder.
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CAPITOLO 4.
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LE MENADI.
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Voltaire una volta, stizzito, domand ai suoi concittadini: "Ma voi, Gualches, che avete mai inventato?". Essi potrebbero rispondere ormai: L'Arte dell'insurrezione. Era un'arte di cui si sentiva il bisogno in questi ultimi tempi cos singolari: un'arte cui la natura francese, cos piena di veemenza, cos priva di profondit, era forse idonea pi di ogni altra.
In conseguenza, a qual alto grado, si pu ben dire, di perfezione, questo ramo dell'umana industria  stato portato dalla Francia nell'ultima met del secolo! L'insurrezione, che Lafayette crede poter essere "il pi sacro dei doveri",  ormai, pel popolo francese, nel novero dei doveri che esso pu adempiere. Le altre folle sono masse ottuse che vanno innanzi con una tenacia grossolana feroce, con un grossolano e feroce ardore, ma che non sprigionano nel loro andare nessun lampo di genio. La folla francese, ripetiamo, fa parte dei pi vivaci fenomeni del nostro mondo. Cos pronta, cos audace, cos illuminata, piena d'inventiva, ratta a cogliere il momento, con l'istinto della vita fin nelle punta delle dita! Quel talento, quando non foss'altro, di mettersi spontaneamente in coda, distingue, come dicevamo, il Popolo francese da tutti i Popoli, antichi e moderni.
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Confessi il Lettore che, mettendo a raffronto varie cose, forse poche Apparizioni terrestri sono pi degne di considerazione delle folle. La folla  una manifestazione genuina della natura, da cui emana, o che comunica con quanto la natura ha di pi profondo. Allorch tante cose non rappresentano che il ghigno e la smorfia e sono divenute formalit senza vita, e sotto il rigido bucranio non pu trovarsi un cuore che batta, qui una volta ancora, pi che altro mai, sono la Sincerit e la Lealt. Per quanto possa sentirne raccapriccio, orrore, bisogna che tu ti fermi a considerarla. Un tal Complesso di Forze umane e d'Individualit lanciate, alla loro maniera trascendentale, per agire e reagire sugli eventi e su di esse medesime e operare quanto v' in loro di operabile: quello che faranno non v' uomo che lo sappia, e meno di tutti esse medesime.  il pi infiammabile, il pi incommensurabile Fuoco artificiale, che alimenta e consuma s stesso. Con quali fasi, fino a qual punto, con quali risultamenti brucer, la Filosofia e la Perspicacia congetturano invano.
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"L'uomo", come  stato scritto, " sempre interessante per l'uomo; anzi, propriamente, non v' nient'altro d'interessante". Da questo punto di vista, non possiamo spiegarci perch la maggior parte delle battaglie sono divenute noiose? Le battaglie, ai nostri giorni, si compiono meccanicamente e con uno svolgimento minimo d'individualit umana e di spontaneit: gli uomini, ora, muoiono magari, o si ammazzano l'un l'altro, in una maniera artificiale. Le battaglie, a partire dal tempo d'Omero, allorch erano costituite da Folle combattenti, hanno cessato in genere d'interessare, d'essere guardate, lette e ricordate. Quante noiose battaglie di sangue la storia si sforza di rappresentare, o di cantare con voce rauca: - ed  mai possibile che ometterebbe o toccherebbe di volo proprio questa Insurrezione di Donne?
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Un'idea, o un materiale d'idee indistinto, grezzo, ferment tutta la notte universalmente nella testa femminile, e doveva esplodere. Nella squallida soffitta, il mattino di luned, la Maternit si desta, per udire i figliuoli chiedere il pane piangendo. La Maternit , cos, spinta ad uscire, percorrendo le vie e recandosi ai mercati delle erbe a far coda presso i fornai; in questi incontra un'altra Maternit, colpita dalla fame, soffrente lo stesso dolore esasperante. Oh noi sventurate donne! Ma, in cambio di far coda dai fornai, perch non si va ai palazzi degli Aristocratici, cio alla radice del male? Allons! Riuniamoci! All'Htel de Ville! A Versailles! Alla Lanterna! In un Corpo di Guardie del quartiere S. Eustachio, "una giovane" s'impadronisce d'un tamburo; poich come potevano le Guarde Nazionali far fuoco su delle donne, su d'una giovanetta! Quella giovane afferra il tamburo e si fa avanti, facendo udire il suo rullo - "gridando contro il caro dei grani". Scendete, o madri; scendete, o Giuditte, in cerca del nutrimento e della vendetta! - Tutte le donne si riuniscono e s'incamminano; la folla assalta le scale, obbligando tutte le donne ad uscire; la Forza dell'insurrezione femminile, secondo Camillo, somiglia quella della marina inglese: " un reclutamento forzato di donne". Le robuste Dame della Halle; le smilze Sartine operose, che si levano con l'aurora; le vecchie Zitelle che s'affrettano alle orazioni mattutine; le Domestiche che di buon'ora sono in moto con le loro granate: tutte debbono andare. Riscuotetevi, o donne. Gli uomini, neghittosi, non vogliono agire, esse dicono: agiamo noi, dunque!
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Onde, come una valanga che precipita dalle montagne, poich ogni scalinata  un ruscello disciolto, esse rumoreggiano, tumultuose, con urli selvaggi, dirigendosi all'Htel-de-Ville. Tumultuose, con o senza il suono del tamburo; poich il Sobborgo di Saint-Antoine ha portato il suo contributo di donne; e coi manichi delle granate, colle molle del fuoco ed anche con delle pistole irrugginite  (sprovviste di munizioni), affluisce impetuoso. Il rumore di tutto questo vola con la velocit del suono alle pi lontane Barriere. Alle ore sette di questa battagliera mattina del 5 ottobre, il palazzo civico vedr cose meravigliose. Inoltre, per caso, si trova col una moltitudine d'uomini aggruppati tumultuosamente intorno ad una Pattuglia Nazionale e a un fornaio che  stato colto in atto di adoperare pesi mancanti. Essi son l ed hanno anche abbassata la corda della Lanterna. Di maniera che gli Ufficiali del Municipio sono costretti a fare uscire clandestinamente il malcapitato fornaio dalla parte di dietro, ed anche a richiedere "a tutti i Distretti" altra forza.
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Era imponente, dice Camillo, il vedere tante Giuditte, da otto a diecimila, che si slanciavano per mettere le mani sulla radice del male! Doveva incutere terrore una tale turba, che aveva del comico e dello spaventevole insieme, ed era delle pi indomabili. A quest'ora i Trecento che hanno troppo vegliato non sono per anco desti, e non v' nessuno tranne degli scrivani, una compagnia di Guardie Nazionali e il signor De Gouvion. Il Maggior Generale Gouvion, che ha combattuto in America per la causa delle libert civili; uomo d'un cuore non indegno di considerazione, ma non d'una gran testa. Egli si trova, pel momento, nel suo appartamento posteriore, intento a calmare l'Usciere Maillard, il Sergente della Bastiglia, che  venuto, come fanno molti, con delle "reprsentations". La pacificazione  ancora incompleta, quando arrivano le nostre Giuditte.
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Le Guardie Nazionali si piantano sulle scale esterne, colle baionette spiantate; le diecimila Giuditte fanno pressione irresistibilmente, supplicando con le mani protese; esse non vogliono che parlare al Maire. La retroguardia le incalza, e gi da mani maschili partono pietre; la Guardia Nazionale si trova in fra due: o spazzare la Place de Grve col cannone, oppure, facendosi sui due lati, aprire il passaggio. Alfine s'apre il passaggio e il diluvio vivente si scaglia nell'interno. Attraversano camere e gabinetti e vanno fino in cima al campanile, in un'avida ricerca di armi, del Maire, della giustizia; mentre che le pi decentemente vestite parlano benevolmente agli scrivani, facendo notare la miseria di quelle povere donne, le loro sofferenze, essendo alcune anche in istato interessante (226).
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Il povero M. De Gouvion, in questi estremi, si vede disorientato;  un uomo senza energia, turbato, che un giorno finir col suicidarsi. Fu una fortunata combinazione per lui che l'abile Usciere Maillard, in cerca della compagnia della Bastiglia si trovasse col, quantunque per fare le sue rimostranze! Vola indietro, o accorto Maillard, in cerca della compagnia della Bastiglia; e torna presto con essa, ma sopratutto con la tua testa piena di risorse! Poich le Giuditte non riescono a trovare n Maire, n Municipali, non trovano che il povero Abb Lefvre, il distributore di polvere, in cima al campanile. Per mancanza di meglio, lo impiccano lass: alla pallida luce del mattino, nel pi alto punto di Parigi, che si dilegua agli occhi del moribondo: un'orribile fine? Se non che, la corda si ruppe, come spesso accadeva alle corde francesi; o fu un'Amazzone che la tagli. L'Abb Lefvre cade da un'altezza di venti piedi, facendo un tonfo sul piombo dei tetti, e vive per lunghi anni dopo, quantunque gli fosse rimasto "un tremblement nelle membra" (227).
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Ed ora le porte volano in pezzi sotto le scuri; le Giuditte hanno sfondata la sala d'armi ed hanno presi i fucili, i cannoni, tre sacchi di moneta e fasci di carte; le torcie fiammeggiano: in pochi minuti il nostro bravo Htel-de-Ville, che data da Enrico Quarto, con tutto ci che contiene, andr in fiamme!
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CAPITOLO 5.
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L'USCIERE MAILLARD.
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S, in fiamme, - se quell'Usciere Maillard dal pi veloce e dalla testa pronta non fosse tornato!
Maillard, di propria iniziativa - poich Gouvion o gli altri non vollero dare il loro consenso, - d di piglio ad un tamburo; discende i gradini del portico, e ran-tan, batte forte, con alti rulli, la sua marcia astutamente architettata. A Versailles! Allons  Versailles! Come gli uomini battono su d'un paiolo o uno scaldino, quando v' bisogno di far rientrare nell'alveare le api femmine stizzite, o piuttosto le vespe volano inferocite; e gli insetti inferociti lo odono e si raggruppano insieme, - come intorno a un punto di guida, laddove non ve n'era alcuno; - cos adesso queste Menadi circondano l'astuto Maillard, Usciere a cavallo dello Chtelet. Le scuri restano sospese: L'Abb Lefvre  lasciato impiccato a mezzo; dal campanile in gi si riversa quanto v' in esso. Che cos' questo frastuono? Stanislao Maillard, l'eroe della Bastiglia, ci vuol condurre a Versailles? Gloria a te, Maillard; che tu sia benedetto su tutti gli Uscieri a cavallo! Avanti, dunque, avanti!
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I cannoni presi sono aggiogati a dei cavalli da carri di cui si sono impadronite: la Demoiselle Throigne dai bruni riccioli, con l'elmo e la picca, si asside da cannoniera: "ha lo sguardo altero e l'aspetto bello, sereno", comparabile, a dire di alcuni, alla Pulcella d'Orlans, oppure richiamante l'idea di Pallade Athena (228). Maillard  (s'ode ancora il rullo del suo tamburo)  proclamato Generale con acclamazioni che vanno fino al cielo. Maillard sollecita la languida marcia, e battendo cadenzatamente il tamburo, con forti ran-tan, lungo tutti i Quais, mena innanzi con difficolt il suo Menadico esercito. Un esercito che non marciava in silenzio! Il barcaiuolo si ferma sul fiume; tutti i carrettieri e i cocchieri fuggono, gli uomini appaiono alle finestre, - non le donne, per tema d'essere costrette a marciare. O vista portentosa! Le Baccanti in quell'epoca di formalismo! Enrico, in bronzo, guarda dal suo Pont-Neuf; il Monarchico Louvre, le Medicee Tuileries veggono un giorno come non ne hanno mai visti finora.
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Ed ora Maillard  giunto con le sue Menadi negli Champs lyses  (o piuttosto Campi Tartarei); e l'Htel-de-Ville non ha sofferto quasi nulla. Delle porte sfondate; un Abb Lefvre, che mai pi distribuir polvere; tre sacchi di moneta, che nella maggior parte  (poich il Sanculottismo, quantunque affamato, non  sprovvisto d'onorabilit) sar restituita (229): questo  tutto il danno. O grande Maillard! Un piccolo nucleo d'Ordine  intorno al suo tamburo; ma i suoi estremi fluttuano come l'oceano in tempesta; poich la canaglia maschile e femminile affluisce a lui da quattro punti cardinali: non v' altra guida che la sua testa e due bacchette da tamburo.
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O Maillard, dacch esiste la guerra ebbe mai un Generale della Forza un cmpito innanzi a s pari al tuo in questo giorno? Gualtiero senza quattrini ancora commuove i cuori pieno di sentimento: ma Gualtiero aveva una sanzione: aveva lo spazio intorno a s; e di pi i suoi Crociati erano di sesso maschile. Tu, quest'oggi, sconfessato dal Cielo e dalla Terra, sei Generale di Menadi. Tu devi, sotto l'impulso del momento, tradurre in parole articolate la loro inarticolata frenesia, tradurla in azioni che non abbiano niente di frenetico. A qualunque partito t'appiglierai, rischierai di trovarti male! La Burocrazia officiale, coi suoi codici e le sue penalit,  innanzi a te; le Menadi tempestano alle tue calcagna. E se quest'ultime tagliarono la testa melodiosa d'Orfeo gettandola nelle acque di Peneo, che faranno mai di te che non hai nulla di ritmico, che non possiedi altra musica che un tamburo di pelle di pecora?
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Maillard peraltro non si disorient. Rimarchevole Maillard, se la fama non fosse un accidente, e la storia una distillazione del Rumore, quanto mai rimarchevole tu saresti!
Ai Campi Elisi si fa una sosta e v' una certa indecisione, ma, per Maillard, non v' possibilit di ritorno. Egli persuade le sue Menadi, che tumultuano volendo recarsi per armi all'Arsenale, che non vi sono punte armi all'Arsenale; e che un'attitudine inerme e una petizione all'Assemblea Nazionale, saranno la cosa migliore. Egli nomina d'un subito e sancisce le nomine di generalesse, capitani di decine e di cinquantine; e cos, nell'ordine pi scompigliato, al ritmo di circa "otto tamburi"  (avendo messo da parte il suo), coi volontar della Bastiglia alla retroguardia, una volta ancora si mette in cammino.
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Chaillot, che prontamente dispensa le pagnotte uscite dal forno, non  saccheggiato; n sono danneggiate le porcellane di Svres. Le vecchie arcate di Ponte de Svres echeggiano sotto i passi delle Menadi; la Senna effonde il suo perpetuo mormorio; e Parigi ci lancia alle spalle il rimbombo della campana dall'arme e del tamburo d'allarme, - che non possono essere uditi adesso, per via del rumore delle turbe in moto, e per lo scrosciare insistente della pioggia. A Meudon, a Saint-Cloud, a dritta e a manca, s' divulgato questo avvenimento; e i focolari domestici avranno questa sera un soggetto di conversazione. L'arruolamento forzato delle donne ancora continua, poich, si tratta della causa di tutte le figlie d'Eva, di quelle che sono gi madri, e di quelle che dovranno divenir tali. Non c'era vera signora, che, per quanto avesse i nervi eccitati, non dovesse discendere dalla carrozza, nelle vie fangose con le sue scarpe di seta, e camminare a piedi (230). Per tal modo, col tempo aspro di quell'Ottobre, esse, selvaggio stuolo di cicogne senz'ali, al cospetto del paese attonito, percorrono la loro via.
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I viaggiatori d'ogni specie debbono fermarsi; specialmente i viaggiatori e i corrieri provenienti da Parigi. Il Deputato Lechapelier, nel suo elegante abbigliamento, dalla sua elegante vettura, guarda sbalordito a traverso i suoi occhiali, temendo per la vita; - e s'affretta a dichiarare che egli  il Deputato Patriota Lechapelier, il Vecchio Presidente Lechapelier, che presiedette nella Notte di Pentecoste, uno dei soc fondatori del Club Bretone. A questo si levano "alte grida di Vive Lechapelier, e parecchie persone armate si slanciano avanti e dietro di lui per fargli scorta" (231).
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Frattanto, notizie comunicate per dispaccio da Lafayette, o vaghi rumori, sono giunti per vie traverse. Nell'Assemblea Nazionale, mentre si  tutti occupati a discutere l'ordine del giorno, in cui si deplora che vi siano pranzi anti-nazionali nelle sale dell'Opra e che sua Maest ancora esiti circa l'accettazione dei diritti dell'Uomo, e ponga delle condizioni e si mantenga indeciso, - Mirabeau sale i gradini e si avvicina al Presidente che era per caso il savio Mounier; e a voce bassa gli dice: Mounier, Paris marche sur nous  (Parigi marcia su noi) "Pu darsi  (Je n'en sais rien!)". "Che voi lo crediate o non lo crediate, per me non monta; ma io vi dico che Parigi marcia su noi. Dite che v' sopravvenuto un malore subitaneo; andate su, allo Chteau; e fate sapere questa cosa. Non v' un momento da perdere". "Parigi marcia su di noi?", risponde Mounier, con un accento strabiliare; "ebbene, tanto meglio! Vuol dire che presto avremo la Repubblica". Mirabeau lo lascia, come si lascia un savio Presidente che va ciecamente per acque profonde; e l'ordine del giorno continua come prima.
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S, Parigi marcia su noi; e qualcos'altro oltre le donne di Parigi! Appena fu andato via Maillard, messaggi di Gouvion a tutti i Distretti, la campana d'allarme e lo stamburinare della gnrale, cominciarono a produrre il loro effetto. Le Guardie Nazionali armate di tutti i Distretti, specialmente i Granatieri del Centro, che sono le nostre antiche Gardes Franaises, arrivano, seguendosi rapidamente, sulla Place de Grve. "Un immenso popolo"  l; Saint-Antoine con la picca e il fucile arrugginito si affolla in quel luogo, bene o male accolta che sia. I Granatieri del Centro sono ricevuti con acclamazioni. "Non sono acclamazioni che noi vogliamo", rispondono essi in tono triste: "la Nazione  stata insultata, prendete le armi e venite con noi a ricevere gli ordini!" Ah,  cos che si mette il vento? Il Patriottismo e il Pattuglismo sono ormai una cosa!
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I Trecento tengono seduta; "tutti i Comitati sono in attivit"; Lafayette  intento a dettare dispacci per Versailles, quando una Deputazione di Granatieri del Centro s'introduce da lui. La Deputazione fa il saluto militare; e cos gli parla, non senza sentimento: "Mon Gnral, noi siamo delegati di sei Compagnie di Granatieri. Noi non crediamo che voi siate un traditore, ma crediamo che il Governo ci tradisca;  tempo che ci finisca. Non possiamo volgere delle baionette contro delle donne che gridano chiedendoci il pane. Il popolo  miserabile, la sorgente del male  a Versailles. Noi dobbiamo andare a cercare il Re per condurlo a Parigi. Noi dobbiamo sterminare  (exterminer) il Rgiment de Flandre e le Gardes-du-Corps che osarono calpestare la coccarda nazionale. Se il Re  troppo debole e non  in grado di portare la corona, la deponga. Voi incoronerete suo figlio nominando un Consiglio di Reggenza; e tutto sar pel meglio" (232). Lo stupore e il rimprovero si dipingono sul volto di Lafayette; e si traducono in parole che escono eloquenti dalle sue labbra cavalleresche; ma invano. "Mio Generale, noi verseremo per voi fino all'ultima goccia del nostro sangue; ma la radice del male  a Versailles; noi dobbiamo andare per condurre il Re a Parigi; tutto il popolo lo desidera, tout le peuple le veut."
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Il mio Generale discende la scalinata esterna, e arringa, ancora una volta invano. "A Versailles, a Versailles!" Il Maire Bailly, che hanno mandato a chiamare, attraversando torrenti di Sanculottismo arrischia un'accademica orazione dalla sua dorata carrozza di gala; ma non ricava altro che infiniti gridi rochi di: "Pane! A Versailles" Ed  felice di svignarsela. Lafayette monta il suo bianco cavallo di battaglia; e arringa e torna ad arringare, con eloquenza, con fermezza, con accento d'indignazione, con tutto ci che gli  dato di adoperare, meno che con la sua persuasione. "A Versailles!" E tutto ci si prolunga d'ora in ora, - per lo spazio d'una mezza giornata.
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Il grande Scipione Americano non pu far nulla, neppure fuggire. "Morbleu, mon Gnral" gridano i Granatieri, stringendo le loro file, come il bianco corsiero fa un movimento in quel senso, "voi non ci lascerete, voi resterete con noi!" Una pericolosa congiuntura: Il Maire Bailly e i Municipali tremano nell'interno; il mio Generale  prigioniero fuori: la Place de Grve, coi suoi trentamila Regolari, e tutti i suoi Irregolari di Saint-Antoine e Saint-Marceau,  una massa minacciosa, di acciaio lucente ed arrugginito; tutti i Cuori mirano con una cupa attenzione ad un oggetto. Cupi, attoniti son tutti i cuori: nessun cuore  tranquillo, - se si eccettua quello del bianco corsiero, che zampetta e se ne sta col collo arcuato, rodendo con compostezza il suo freno; quasi che nessun Mondo con le sue Dinastie e le sue Ere fosse sul punto di precipitare nell'abisso. Il giorno piovigginoso volge all'occaso; il grido  sempre: "A Versailles!".
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Di pi adesso giunge di lontano l'eco de' pi sinistri gridi; gridi rauchi, che si ripercuotono in lunghi e cupi mormorii, con sillabe che purtroppo somigliano a quelle di "Lanterne!", od altro. Il Sanculottismo irregolare pu marciare da solo, di sua iniziativa, con le picche, o addirittura col cannone. L'inflessibile Scipio alla fine, per mezzo d'un aiutante di campo, fa domandare ai Municipali: pu o non pu andare? Gli viene passata una lettera di sopra alle teste degli armati; sessantamila sguardi si fissano sul suo volto; regna un silenzio profondo, e nessuno fiata finch egli non abbia finito di leggere. Per Dio, egli impallidisce rapidamente! Che forse i Municipali permettano? "Permettono, non solo, ma ordinano". Quindi, egli deve sottomettersi. Applausi clamorosi lacerano l'aria. Alle vostre file, dunque: marciamo!
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Sono, secondo il nostro calcolo, circa le tre pomeridiane. Le Guardie Nazionali indignate possono per una volta almeno desinare con le provvigioni dei loro sacchi; ma, quand'anche non si possa mangiare, marciano con un sol cuore. Parigi spalanca le sue finestre, batte le mani, al passar dei Vendicatori coi loro tamburi squillanti e il loro scalpitio; dopo, essa rester pensosa, preoccupata, e passer una notte quasi senza sonno (233). Sul bianco corsiero, Lafayette, come pi lentamente pu, va avanti e indietro, arringando eloquentemente tra le file, e procede innanzi coi suoi trentamila. Saint-Antoine, con la picca e il cannone, lo ha preceduto; una moltitudine varia con ogni specie d'armi e senza armi sta ai suoi fianchi e gli tien dietro; il paese una volta ancora si ferma e guarda a bocca aperta: Paris marche sur nous.
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CAPITOLO 6.
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ALLA VOLTA DI VERSAILLES.
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Si pu dire che quasi in questo momento Maillard ha fatto alto con le sue Menadi intrise di fango, sull'ultima collina; ed ora Versailles, il Castello di Versailles, e, in lungo e in largo, l'eredit della Dinastia si spiega su Marly e Saint-Germain-en-Laye; tutt'intorno verso Rambouillet, a sinistra; tutto  bello, delicatamente inquadrato, quasi soffuso di mestizia, con quel tempo fosco ed umido! Vicino, innanzi a noi,  Versailles, la Nuova e l'Antica, con quella larga e fronzuta Avenue de Versailles nel mezzo, superbamente ombreggiata, larga trecento piedi, come si calcola, coi suoi quattro Filari d'Olmi; e poi lo Chteau de Versailles che termina in parchi reali e luoghi ameni, luccicanti laghetti, pergolati, laberinti; poi la Mnagerie, e il Grande e il Piccolo Trianon. Abitazioni circondate da alte torri, deliziosi luoghi di verzura; dove le divinit di questo basso mondo dimorano; donde, per altro, le idee nere non possono essere escluse: dove la fame menadica tutt'ora s'avanza, armata della picca che fa da tirso!
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S, laggi, o Signore, dove la nostra larga e fronzuta Avenue si congiunge, come vedete, a due altre fronzute Avenues sorelle che formano due bracci, e va a terminare nella Place Royale e nel Palazzo dell'Anticorte; laggi  la Salle des Menus. Laggi un'Augusta Assemblea siede per rigenerare la Francia. Anticorte, Gran Corte, Corte di Marmo, una Corte nell'altra, che voi potrete presto discernere, o immaginare; alla estremit di tutto ci, quella cupola di vetri, che si vede luccicare come una stella della speranza  - l'il-de-Buf! Laggi, o in nessun altro luogo del mondo,  il pane cotto per noi. Ma, o Mesdames, non sarebbe bene che i nostri cannoni, con la Demoiselle Throigne e tutto l'apparato di guerra, passassero alla retroguardia? La sommessione conviene ai petizionar d'una Assemblea Nazionale; noi siamo stranieri a Versailles, - donde arriva troppo chiaramente un suono di campana a stormo e di gnrale! Anzi non sarebbe il caso, se fosse possibile, di assumere un aspetto lieto, che nascondesse i nostri dolori? e potessimo magari cantare? il dolore, compatito dal Cielo, si rende odioso e sospetto alla Terra. - Tali sono i consigli dell'abile Maillard, che arringa le sue Menadi, sulle alture presso Versailles (234).
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Le disposizioni dell'astuto Maillard vengono adottate. Le insorte, tutte intrise di fango, si avanzano su per l'Avenue, "in tre colonne", fra i quattro filari d'olmi; "cantando Henri Quatre", con quanta melodia  in loro, e con le acclamazioni di Vive le Roi! Versailles, quantunque i filari d'olmi sgocciolino di pioggia, si affolla d'ambo i lati, gridando: Vivent nos Parisiennes".
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Cacciatori a cavallo e esploratori sono stati mandati verso Parigi, come cresceva il rumore; in modo che Sua Maest, andata a caccia nei Boschi di Meudon,  stata fortunatamente ritrovata, e ricondotta a casa, mentre la gnrale e la campana a stormo suonano a tutto andare. Le Guardie del Corpo si sono gi schierate di faccia alle grate del palazzo e guardano gi verso l'Avenue de Versailles, con aria annoiata e con le loro pelli di daino tutte bagnate. Anche il Fiandra  l, pentito del banchetto dell'Opra. Vi si trovano del pari i Dragoni smontati. Infine il Maggiore Lecointre, e quanto egli pu riunire della Guardia Nazionale di Versailles; quantunque sia da notare che il nostro Colonnello, quello stesso insonne Conte d'Estaing, senza dare n ordini n munizioni, s'era eclissato molto inopportunamente, si suppone, nell'il-de-Buf. Gli Svizzeri vestiti di rosso stavano di l delle Grate sotto le armi. Similmente, nella loro camera interna, "tutti i Ministri", Saint-Priest, Pompignon dalle Lamentazioni e gli altri, si trovano riuniti con Necker; essi sono disorientati, ed attendono ci che il tempo vorr apportare.
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Il Presidente Mounier, quantunque avesse risposto a Mirabeau con un tant mieux, e avesse ostentato di prendere alla leggiera la cosa, aveva anch'egli i suoi presentimenti. Senza dubbio, poich in quelle quattro lunghe ore non s'era trovato adagiato fra le rose! L'ordine del giorno si svolge; una Deputazione a Sua Maest il Re sembra opportuna, perch gli piaccia di acconsentire all'"Accettazione pura e semplice" degli articoli della nostra Costituzione; "l'accettazione condizionata", con le sue incertezze, non soddisfa n gli di n gli uomini.
Tutto ci  chiaro. Eppure vi  qualcos'altro, che nessuno dice, e che tutti vagamente comprendono. L'agitazione, la preoccupazione si leggono su tutti i volti. I Membri pispigliano, vanno e vengono inquieti; evidentemente l'ordine del giorno non  la bisogna del giorno. Finch dalle porte d'entrata si ode un vociare, uno strepito, qualche cosa che rivela la zuffa e che  attutita dai muri; tutto ci attesta che l'ora  giunta! S'ode il rumore della calca e il suo incalzare; poi entra l'Usciere Maillard con una deputazione di quindici Donne, tutte bagnate e intrise di fango, avendo con una incredibile destrezza, e con l'aiuto di tutti i mazzieri, persuase le altre ad attendere di fuori.
L'Assemblea Nazionale dovr ormai guardare in piena faccia l'augusto compito suo; il Costituzionalismo rigeneratore ha un corporeo Sanculottismo non rigenerato di fronte ad esso, che grida: "Pane! Pane!".
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L'intelligente Maillard traduce la frenesia in qualche cosa d'articolato, un po' reprimendo, un po' esponendo le sue lagnanze, facendo insomma del suo meglio; e invero, quantunque non assuefatto a parlare in pubblico, se la cava piuttosto bene: "Nella presente orribile scarsezza di grano, una Deputazione di cittadine, come l'Augusta Assemblea pu scorgere, viene da Parigi per presentare una petizione. Gl'intrighi degli Aristocratici in questa bisogna sono purtroppo evidenti; per esempio, un mugnaio  stato subornato "mediante, una banconota di lire 200", perch non macini; - il nome non  noto all'Usciere, ma il fatto  provabile, o almeno indubitabile. Inoltre, pare che la Coccarda Nazionale sia stata calpestata; poi si veggono anche Coccarde Nere, o almeno si sono viste. Tutte queste cose non pensa forse un'augusta Assemblea Nazionale, speranza della Francia, di prendere nella sua immediata e savia considerazione?".
E la Fame menadica, impressionabile, grida: "Coccarde nere", e poi "Pane, Pane", aggiungendo alla stessa maniera: Non si vuol fare cos? S, signori, se una Deputazione a Sua Maest, per "l'Accettazione pura e semplice", sembrava opportuna, - tanto pi s'impone adesso, per "la dolorosa situazione di Parigi"; per calmare questa effervescenza! Il Presidente Mounier, con una Deputazione presto organizzata, in cui notiamo la rispettabile figura del dottor Guillotin, si mette in cammino incontanente. Il Vice-Presidente far proseguire l'ordine del giorno; l'Usciere Maillard rester presso di lui per contenere le donne. Sono le quattro del pi miserabile dei pomeriggi, allorch esce Mounier.
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O Mounier, uomo d'esperienza, qual pomeriggio, l'ultimo della tua esistenza politica! Quanto meglio sarebbe stato "accusare un subitaneo malore", quando era ancora tempo! Poich, mirate, la Spianata in tutta la sua estensione  occupata da gruppi di donne squallide e sgocciolanti; dalla Canaglia maschile, dai lunghi capelli, armata di scuri, di picche arrugginite, di vecchi fucili, di bastoni ferrati  (btons ferrs, che terminano in coltelli, lame di spade e in una specie di falci improvvisate); - e questa rivolta non ha che l'aspetto della rivolta della fame. Piove dirottamente: le Guardie del Corpo caracollano di gruppo in gruppo "tra i fischi", irritando e agitando quelli che, dispersi in un sito, vanno a riunirsi in un altro.
Innumerevoli donne squallide assediano il Presidente e la Deputazione, insistendo per andare con lui; non aveva forse Sua Maest guardato dalla finestra, e poi mandato a domandare che cosa volevano? "Pane, volevano e parlare al Re  (Du pain et parler au Roi)" Questa era stata la risposta. Dodici donne vengono clamorosamente aggiunte alla Deputazione; e s'incamminano con essa attraverso la Spianata, fra i gruppi dispersi, le Guardie del Corpo che caracollano e la pioggia dirotta.
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Il Presidente Mounier, cui inaspettatamente si aggiungono le dodici donne, scortato da una miriade d'affamati e dalla canaglia,  scambiato pel condottiero d'un gruppo, ed egli e le sue donne vengono dispersi dai caracollanti; e si riuniscono con difficolt, in tutta quella mota (235). Finalmente le grate si aprono; la Deputazione ottiene accesso, comprese le dodici donne: cinque delle quali vedranno anche la faccia di Sua Maest. Che il Menadismo grondante acqua aspetti il loro ritorno nelle migliori disposizioni.
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CAPITOLO 7.
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A VERSAILLES.
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Ma gi Pallade Athena  (sotto le sembianze di Demoiselle Throigne)  occupata col Fiandra e i dragoni smontati. Ella ed altre donne parimenti in grado di farlo, vanno attraverso le file; parlano con un brio ardente, stringono fortemente al loro patriottico seno i rozzi soldati di cavalleria, abbassano con le loro braccia delicate gli spuntoni e i moschettoni: come pu un uomo, realmente degno d'esser chiamato uomo, attaccare quelle patriotte affamate?
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Si legge che Throigne avesse sacchi di danaro, che distribuiva tra il Fiandra; - ma forniti da chi? Ohim, con dei sacchi pieni di danaro, raramente una persona va a sedere su un cannone insurrezionale. Calunnie del Realismo! Throigne non possedeva che i guadagni limitati dalla sua professione di disgraziata femmina; danaro non ne aveva punto, ma aveva bruni capelli, la figura d'una dea pagana, una lingua eloquente, un cuore del pari eloquente.
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Frattanto Saint-Antoine arriva continuamente, in gruppi, a frotte; esso  bagnato, arcigno, con le picche e altre armi improvvisate, tratto fin l dall'idea fissa popolare. Tante ruvide figure si trovano ivi allo stesso modo: figure che non sanno esse medesime quello che sono venute a fare, ed altre venute per vedere ci che si era fatto! Chi  colui che si distingue fra tutti, allampanato, con una piccola corazza di piombo (236), dalla folta capigliatura rossa brizzolata, dalla lunga barba a tegola?  Jourdan, infido mercante di muli; che non fa pi il mercante, ma il modello dei pittori, e che quest'oggi  in isciopero. Dalla necessit dell'arte proviene la sua lunga barba a tegola; ma come si spiega quella sua corazza di piombo  (a meno che veramente egli non fosse un mercante patentato fornito di quella sorta di contrassegno?) forse rimarr un problema per la Storia. Un altro Saulle noi discerniamo fra il popolo: "Pre Adam, Padre Adamo", come viene chiamato dai gruppi; a noi meglio noto come Marchese Saint-Huruge, dalla voce taurina, eroe del Veto; un uomo che ha avuto delle perdite, e le ha meritate; uscito da alcuni giorni dal limbo, fissa il suo sguardo peripatetico su questa scena, di sotto al suo ombrello, non senza interesse. Quante persone e quante cose messe insieme: Pallade Athena affaccendata col Fiandra; le patriottiche Guardie Nazionali di Versailles, a corto di munizioni, abbandonate da D'Estaing, loro Colonnello, e comandate da Lecointre, loro Maggiore; poi le Guardie del Corpo, che caracollano di cattivo umore, coi loro attrezzi bagnati; e finalmente questa marea fluttuante di miseria sdegnata! - Non potrebbe tutto questo provocare qualche incidente?
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Ecco frattanto che le dodici Deputatesse tornano dallo Chteau. Veramente senza il Presidente Mounier, ma raggianti di gioia e con le acclamazioni di "Viva il Re e la sua famiglia!". A quanto pare, le notizie son buone, Mesdames? Quanto v' di meglio! Cinque di noi furono ammesse agl'interni splendori, alla Presenza Regale. "Luisa Chabray, scultrice, dell'et di soli diciassette anni", fu da noi delegata a parlare, per via della sua figura e della sua maniera di presentarsi. Tanto con lei, come a dire il vero con tutte noialtre, Sua Maest il Re non seppe che mostrarsi grazioso. Anzi, quando Luisa, rivolgendogli la parola, fu sul punto di svenire, egli la prese nelle sue braccia regali e disse con galanteria: "Ne vale la pena  (Elle en vaut bien la peine)". Considerate, o donne, che Re! Le sue parole furono parole di conforto, e di conforto soltanto: saranno mandate provvigioni a Parigi, finch vi saranno provvigioni nel mondo; i grani circoleranno liberi come l'aria; i mugnai dovranno macinare finch dureranno le loro macine; o altrimenti, saranno puniti; e nulla sar lasciato andare storto di ci che un Restauratore della libert francese pu raddrizzare.
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Eran buone novelle, queste; ma, per le Menadi bagnate, tutte incredibili! Ma dov' la prova? Le Parole di conforto - non sono che parole; che non servono di nutrimento ad alcuno. O popolo disgraziato, tradito dagli Aristocratici, che corrompono i tuoi stessi messaggeri! Nelle sue braccia regali, Mademoiselle Louison? Nelle sue braccia? Sfacciatella senza pudore, degna d'un nome.... che non si pu pronunziare! S, la tua pelle  morbida; la nostra  indurita dalla fatica, e ben bagnata, mentre aspettiamo qui sotto la pioggia. Tu non hai i figliuoli a casa, che soffrono la fame; tu hai solo fantocci d'alabastro, che non piangono! Ah la traditrice! Alla Lanterna! - E cos la povera Luisa Chabray, non giovandole n asserzioni n gridi, la bella e delicata fanciulla, dianzi nelle braccia della Regalit, si trova con una giarrettiera intorno al collo, e con due amazzoni furibonde da un lato e dall'altro;  sul punto di soccombere cos, quando due Guardie del Corpo, indignate, sopravvengono galoppando, e la liberano. Le dodici discreditate si affrettano a tornare allo Chteau, per avere "una risposta scritta".
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Ed ecco un nuovo stuolo di Menadi, "con Brunot, Volontario della Bastiglia, alla testa". Anche queste vogliono avanzarsi fino alla grata della Grande Corte, e vedere quello che succede. L'umana pazienza in genere, e quella dei militari bagnati in ispecie, ha i suoi limiti. Il Luogotenente delle Guardie del Corpo, De Savonnires, per un momento d libero corso al suo temperamento, dopo una lunga provocazione e una lunga compressione. Egli non solo disperde queste ultime Menadi; ma, caracollando ancora, ferisce, e indignato brandisce la spada contro Brunot, il comandante per forza; e trovando poi gran sollievo nel far questo, gli d la caccia. Brunot fugge agilmente, quantunque a salti, ed ora anch'egli con la spada sguainata. Alla vista dell'ira e della vittoria, altre due Guardie del Corpo  (giacch l'ira  contagiosa, ma per la Guardie del Corpo che si sono lungamente contenute  addirittura un sollievo) del pari si lasciano trasportare e cominciano a dare la caccia con le sciabole brandite, facendo orribili circoli nell'aria. Per tal modo, il povero Brunot non ha niente di meglio a fare che ritirarsi con velocit accelerata, di fila in fila, schermendosi, nel fuggire, come uno dei Parti, e sopratutto gridando con quanto fiato aveva in gola: "On nous laisse assassiner, ci fanno assassinare!"
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Vergogna! Tre contro uno! Vengono brontolii dalle file di Lecointre; poi muggiti - e infine fucilate. Il braccio di Savonnires si alza per colpire: la palla di un armato di Lecointre glielo sfracella, e la sciabola risuona a terra inoffensiva. Brunot l'ha scampata. Questo duello  finito bene; ma il selvaggio urlo di guerra comincia a farsi udire dappertutto!
Le Amazzoni retrocedono: Saint-Antoine ha puntato il suo cannone  (caricato a mitraglia); tre volte vi accostano la miccia accesa, che tre volte non riesce a dar fuoco, - i foconi sono cos bagnati; e delle voci gridano: "Arrtez, il n'est pas temps encore, fermate, non  ancora tempo! (237)" Signori della Garde-du-Corps, voi avevate ordine di non far fuoco; frattanto due di voi zoppicano smontati, e un cavallo da guerra giace ucciso. Non sarebbe bene di ritirarsi fuori della portata delle palle; vale a dire di filar via nell'interno? Se, filando via, qualche moschettone venisse a scaricarsi contro questi bottegai armati, che vi danno la baia e si ringalluzziscono, chi ne meraviglierebbe? Le vostre bianche coccarde di una enorme dimensione sono lordate; piacesse al cielo che voi le scambiaste con quelle tricolori! I vostri attrezzi sono bagnati, i vostri cuori sono grossi. Andate e non tornate pi!
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Le Guardie del Corpo battono in ritirata, come noi suggerivamo, mandando schioppettate e ricevendone, senza spargimento di sangue, e lasciando un'indignazione senza limiti. Per tre volte nell'oscurit crescente si vede un luccichio che annunzia la loro presenza ad uno o ad un altro portone, sempre salutata da esecrazioni e da scariche di palle. Che una sola Guardia del Corpo mostri il suo volto, e la Canaglia le dar subito la caccia. Per esempio il povero De Moucheton, della Compagnia Scozzese, il padrone del cavallo da guerra ucciso,  sottratto e allontanato dai Capitani di Versailles. Ora i moschetti arrugginiti eruttano dietro di lui, spaccando in due parti il suo cappello. Infine, per ordine superiore, le Guardie del Corpo, tutte, meno poche in servizio immediato, scompaiono, o, per meglio dire, si nascondono, e marciano nelle tenebre della notte verso Rambouillet (238).
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Notiamo anche che i Versagliesi hanno ottenuto adesso le munizioni; per tutto il pomeriggio un funzionario officiale non potette trovarne; finch, in quei critici momenti, un Sottoluogotenente gli pose una pistola all'orecchio, chiedendogli il favore di trovarne, e dopo di ci fin col riuscirvi. Inoltre il Fiandra, disarmato da Pallade Athena, dichiara apertamente che non vuol combattere contro i cittadini; e come pegno di pace scambia le cartucce con quei di Versailles.
Il Sanculottismo si trova ora fra amici; e pu "circolare liberamente"; indignato delle Guardie del Corpo, - e lamentandosi assai della fame.
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CAPITOLO 8.
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MENSA COMUNE.
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Ma perch tarda Mounier, perch non torna con la sua Deputazione? Arrivano le sei, poi le sette, e ancora Mounier non si vede, n alcuna Accettazione pura e semplice.
Ed ecco che le Menadi sgocciolanti, non pi in deputazione, ma in massa, sono penetrate nell'Assemblea, interrompendo scandalosamente la pubblica discussione e l'ordine del giorno. N Maillard n il Vice-Presidente possono oltre certi limiti tenerle a freno; e solo per qualche minuto vi pu riuscire la voce leonina di Mirabeau, quantunque lo applaudano: onde esse a quando a quando interrompono la rigenerazione della Francia con grida di: "Pane, non tanti discorsi! Du pain; pas tant de longs discours!" - Tanto insensibili erano queste povere creature agli scatti d'eloquenza parlamentare!
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Si viene a sapere anche che le carrozze regali sono in ordine, come per una partenza per Metz. Delle carrozze infatti, regali oppur no, sono state viste agl'ingressi di dietro. Esse hanno anche prodotto o citato un ordine scritto della nostra Municipalit di Versailles - che  monarchica e non democratica. Frattanto, le Pattuglie di Versailles le hanno fatte rientrare, secondo le stringate istruzioni del vigilante Lecointre.
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Un uomo che ha veramente un gran da fare in queste ore  il Maggiore Lecointre. Giacch il Colonnello D'Estaing resta invisibile nell'il-de-Buf; invisibile, o ancora pi enigmaticamente visibile a momenti; e poi una Municipalit troppo fedele richiede sorveglianza: nessun ordine civile o militare  dato intorno a migliaia di cose di questo genere! Lecointre trovasi al Palazzo Civico di Versailles; egli  alla grata della grande Corte, comunicando con gli Svizzeri e le Guardie del Corpo. Egli  tra le file del Fiandra;  qua e l: studioso d'impedire spargimento di sangue, d'impedire la fuga della Famiglia Regale a Metz; d'impedire alle Menadi di mettere a sacco Versailles.
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Al cader della notte noi lo vediamo avanzarsi verso i gruppi armati di Saint-Antoine, che vanno gironzando con aria truce presso la Salle des Menus. Essi lo ricevono disposti in semicerchio; dodici oratori stanno dietro ai loro cannoni con le torcie accese in mano, con le bocche dei cannoni volte verso Lecointre; un quadro degno del pennello di Salvator! Egli domanda con linguaggio temperato ma coraggioso, che cosa vogliono con questo loro viaggio a Versailles. I dodici oratori rispondono con poche parole che racchiudono molto: "Pane, e la fine di questi affari, Du pain, et la fin des affaires" Quando les affaires finiranno, n il Maggiore Lecointre n alcun mortale pu dirlo; ma circa il pane, egli s'informa: Quanti siete? - .
Apprende che sono seicento, e che una pagnotta per ciascuno sar sufficiente; e va di galoppo al Municipio perch gli siano date seicento pagnotte.
Le quali pagnotte, frattanto, un Municipio di principii monarchici non vuol dare; e preferisce di dare piuttosto due tonnellate di riso; chi sa mai per se cotto o crudo. Ora, quando anche questo  accettato, i Municipali sono scomparsi - mettendosi sott'acqua come fecero a Parigi i ventisei dalle lunghe toghe; e senza lasciare il pi piccolo vestigio di riso, cotto o crudo, scompaiono in quel momento dalla Storia!
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Il riso non viene; la speranza del cibo  delusa; come  delusa la speranza della vendetta: non s' tratto fuori clandestinamente, come abbiam detto, il De Moucheton della Compagnia Scozzese? Mancando tutto, ecco che non resta che il cavallo ucciso di De Moucheton, che giace col sulla spianata! Saint-Antoine, deluso, esaurito, piomba sul cavallo ucciso, lo scortica, lo arrostisce, servendosi, pel fuoco, di stecconate, di porte, di tutto il legname che gli capita sotto mano, - non senza gridi di plauso; e, alla maniera degli antichi eroi greci, essi sporsero le mani verso il delicato pasto preparato, quale si fosse (239). L'altra canaglia gironza per far bottino, cercando qualche cosa da divorare. Il Fiandra si ritira alle sue caserme; anche Lecointre si ritira coi suoi Versagliesi, - tutti si ritirano, meno le Pattuglie vigili, incaricate di essere doppiamente vigili.
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Cos, scendono le tenebre della notte fra il tumulto e la pioggia, e tutte le strade divengono sempre pi buie. La pi strana notte che siasi mai veduta in quelle regioni - forse a partire da quella di San Bartolomeo, quando Versailles, come scrive Bassompierre, era uno chtif chteau. Ci vorrebbe la lira di qualche Orfeo, per costringere, col tocco di corde melodiose, questa massa forsennata a tornare all'Ordine! Poich qui tutto sembra caduto in pezzi in una infinita disintegrazione. Il pi alto, come nel crollo precipitoso d'un mondo,  venuto in contatto del pi basso: la Canaglia della Francia che assedia la Regalit della Francia; i "bastoni ferrati" sollevati intorno al diadema, non certo per proteggerlo! Insieme alle denunzie delle sanguinarie Guardie del Corpo, si odono sfavorevoli brontolii contro un nome di Regina.
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La Corte  trepidante, senza potere, e il suo umore varia col variare di quello dell'Esplanade, a seconda dei differenti toni dei rumori che giungono da Parigi. Rumori che si rincalzano l'un dopo l'altro che sono, ora di pace, ora di guerra. Necker e tutti i Ministri si consultano, senza trovare una via d'uscita. L'il-de-Buf  una tempesta di bisbigli. Fuggiamo a Metz; non fuggiamo. Le carrozze Regali di nuovo si presentano all'ingresso - tanto per provare; e di nuovo son fatte rientrare dalle pattuglie di Lecointre. In sei ore niente  stato deciso; neppure l'Accettazione pura e semplice.
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In sei ore? Ohim, chi in tali circostanze non pu risolversi in sei minuti, pu rinunziare addirittura alla cosa: in quel caso il suo Fato ha gi deciso per lui. Frattanto il Menadismo e il Sanculottismo prendono consiglio con l'Assemblea Nazionale, e il tumulto cresce vieppi. Mounier non ritorna; l'Autorit non si mostra in nessun luogo: l'Autorit della Francia in questo momento  affidata a Lecointre e all'Usciere Maillard.  questo dunque l'abominio di quella desolazione venuta d'un subito, quantunque da molto tempo intravista come inevitabile! Infatti, pel cieco, tutte le cose sono subitanee. La miseria che per lunghe et non ha avuto la sua difesa. Parler da s stessa, nel suo dialetto, uno dei pi rozzi, come potr, sar il mezzo della sua difesa.
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Alle otto ritorna all'Assemblea, non la Deputazione, ma il Dottor Guillotin, ad annunziare il ritorno, e dice che v' speranza d'Accettazione pura e semplice. Egli stesso ha portata una lettera regale che autorizza e ordina la pi libera "circolazione dei grani". La quale lettera il Menadismo applaude con tutto il cuore. Conformemente a ci, l'Assemblea approva incontanente un Decreto, del pari accolto con entusiastici applausi dalle Menadi: - Senonch, non poteva un'Augusta Assemblea andare pi oltre, fino a "fissare il prezzo del pane a otto soldi ogni mezza pagnotta, e la carne di beccheria a sei soldi alla libbra", prezzi che sembrano buoni? Tale  la mozione, che una moltitudine di uomini e di donne, che l'Usciere Maillard non riesce a contenere, ha fatta, e l'Assemblea Nazionale dovr udire. Lo stesso Usciere Maillard non  sempre perfettamente corretto nel suo parlare, ma quando vien ripreso, si pu giustamente scusare adducendo la peculiarit delle circostanze (240).
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E alfine, approvato questo Decreto, mentre continua il disordine, i Membri si dileguano e il Presidente Mounier non torna; che resta a fare al Vice Presidente, se non scomparire alla sua volta? Sotto questa pressione, l'Assemblea si scioglie, si dilegua; o, come si dice officialmente, s'aggiorna. Maillard  spedito a Parigi col "Decreto relativo ai grani" in saccoccia, insieme ad alcune donne, in carrozze appartenenti al Re. A quella volta s' diretta gi la delicata Louison Chabray, con quella "risposta scritta" che le dodici Deputatesse andavano di nuovo a chiedere. La delicata silfide  partita attraverso la campagna nera e fangosa: ella ha tanto da raccontare, e i suoi poveri nervi sono cos scossi; viaggia, per quella strada, come a dir vero fanno tutti oggi, con estrema lentezza. Il Presidente Mounier non  pi venuto, n la Accettazione pura e semplice; quantunque sei ore con tutti i loro eventi siano trascorse; quantunque un corriere dopo l'altro annunzii l'arrivo di Lafayette. Viene egli per la guerra o per la pace?  tempo oramai che lo Chteau si decida per una cosa o per un'altra; che anche lo Chteau si faccia vivo se vuol continuare a vivere!
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Vittorioso, lieto dopo una s lunga assenza, Mounier arriva alfine, e con lui viene l'Accettazione ottenuta con tanta fatica; la quale, purtroppo, adesso ha poco valore. Figuratevi la sorpresa di Mounier nel trovare il suo Senato, che egli sperava d'entusiasmare con l'Accettazione pura e semplice, tutto partito, e in sua vece un Senato di Menadi! Poich, come la scimmia di Erasmo imitava nella sua mimica, con un'assicella di legno, Erasmo nell'atto di radersi la barba; allo stesso modo fanno queste Amazzoni, con una grottesca maest, la parodia confusa dell'Assemblea Nazionale. Esse presentano mozioni, pronunziano discorsi, votano leggi, produttive dopo tutto di fragorose risate. Tutte le gallerie e le panche sono occupate; una grossa Dama del Mercato  al seggio di Mounier. Non senza difficolt, Mounier, coll'aiuto dei Mazzieri, e le parole persuasive, si apre la via fino al Presidente femminile; la grossa Dama, prima di abdicare, fa noto che sopra ogni cosa ella, e invero l'intero Senato maschile e femminile, soffrono assai la fame, poich che cosa era mai un cavallo arrostito per tante persone?
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Il pratico Mounier, in tale frangente, prende due risoluzioni: di riconvocare i Membri della sua Assemblea a suon di tamburo, e poi di procurare una provvista di alimenti. Svelti messaggeri corrono a tutti i forni, a tutte le rosticcerie; alle pasticcerie, dai venditori di vino, alle trattorie; si batte il tamburo, accompagnandolo con un bando a voce alta per tutte le strade. Essi vengono, i Membri dell'Assemblea vengono, e, ci che pi importa, le provvigioni; queste ultime su vassoi e carretti: pagnotte, vino e salami in grande quantit. I panieri con le vettovaglie circolano con grande armonia lungo le panche; n, secondo il Padre degli Epici, ad alcuno manc una buona porzione di vettovaglie  (da?t?? e?s??, uguale porzione); la cosa pi desiderata in quel momento (241).
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A grado a grado un centinaio di Membri dell'Assemblea, o gi di l, riescono ad introdursi, e le Menadi fanno loro un po' di largo, intorno al seggio di Mounier; essi ascoltano l'Accettazione pura e semplice; e si d principio all'ordine della notte: la "discussione del Codice Penale". Tutte le panche sono affollate; nelle oscure gallerie, rese ancora pi scure dalle teste sudice,  uno strano "balenare" di armi improvvisate (242). Sono oggi precisamente cinque mesi dacch queste stesse gallerie erano piene di Bellezze dalle alte piume e coperte di gioielli, che sfoggiavano la loro brillante influenza; ed ora? Fin qui siamo giunti omai nel rigenerare la Francia. Io penso che i dolori del parto sono i pi acuti! Il Menadismo non perde l'occasione di fare le sue osservazioni, e domanda: "A che serve il Codice Penale? Quello che ci abbisogna  il pane". Mirabeau si volta e con la sua voce leonina redarguisce; il Menadismo lo applaude; e poi s' daccapo.
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In tal modo si masticano i salami, e si discute il Codice Penale: la notte  orribile. Quale sar la fine? Lafayette coi suoi trentamila uomini deve arrivare; egli non pu essere lontano a quest'ora; tutti lo aspettano, come il messaggero del Destino.
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CAPITOLO 9.
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LAFAYETTE.
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Verso mezzanotte si veggono brillare dei fuochi sul colle, sono i fuochi di Lafayette! Il rullo dei suoi tamburi viene su per l'Avenue de Versailles.  la pace o  la guerra? Pazienza, amici! N l'una cosa n l'altra. Lafayette  giunto, ma l'ora della catastrofe non  giunta ancora.
Nella sua marcia egli ha fatto alto e arringato cos spesso, che ha impiegato nove ore su quattro leghe di strada. A Montreuil, vicinissimo a Versailles, tutto l'esercito dovette far sosta, e con la destra levata in alto, fra le tenebre della notte, sotto il diluvio del cielo, giurare solennemente di rispettare la Dimora del Re; d'esser fedele al Re e all'Assemblea Nazionale. L'ira s' dissipata totalmente per la lentezza della marcia; la sete di vendetta  stata affievolita dalla stanchezza e dagli abiti immollati. Il Fiandra  di nuovo sotto le armi; ma un Fiandra divenuto tanto patriottico non ha pi bisogno d'"esterminio". I Battaglioni, estenuati dalla marcia, fanno alto nell'Avenue; pel momento essi non hanno altro desiderio pi pressante di quello d'un ricovero e di riposo.
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Il Presidente Mounier  inquieto; e cos pure lo Chteau. Viene un messaggio dallo Chteau, che prega il Mounier di tornare col con una nuova Deputazione, al pi presto; cos almeno si uniscono le nostre due inquietudini. Frattanto l'ansioso Mounier, di sua iniziativa, fa sapere al Generale che Sua Maest s' degnata di accordarci l'Accettazione pura e semplice. Il Generale, con una piccola colonna avanzata, risponde passando alcune parole vaghe, a bassa voce, al Presidente Nazionale; - non fa che dare un'occhiata a quella multiforme Assemblea Nazionale e poi procede oltre verso lo Chteau. Sono con lui due Municipali di Parigi, che furono scelti fra i Trecento per quella impresa. Egli  ammesso, passando pei cancelli chiusi a chiave ed a lucchetto, innanzi alle sentinelle e agli uscieri, fino agli Appartamenti Regali.
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I componenti della Corte, maschi e femmine, si affollano al suo passaggio per leggere la loro sentenza sulla sua faccia, che presenta, dicono gli storici, un misto "di dolore, di zelo e di bravura", strano a vedersi (243). Il Re con Monsieur, coi Ministri e coi Marescialli, lo aspetta per riceverlo. Egli " venuto", nella sua iperbolica, cavalleresca maniera, "ad offrire la sua testa per la salvezza di Sua Maest". I due Municipali espongono il desiderio di Parigi: quattro cose d'un assai pacifico tenore. Primo, che l'onore di guardare la sua sacra persona sia conferito alla patriottica Guardia Nazionale; - cio ai Granatieri del Centro, che come Guardie Francesi erano nel diritto di godere di questo privilegio. Secondo, che si procurino provvigioni per quanto  possibile. Terzo, che i tanti delinquenti politici che popolano le prigioni abbiano dei giudici. Quarto, che si compiaccia Sua Maest di venire a vivere a Parigi. A tutti questi desiderati, eccettuato il quarto, Sua Maest risponde prontamente: S, e si poteva prevedere che risponderebbe cos. Al quarto egli pu solo rispondere S o No; e tanto volentieri risponderebbe S e No!
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Ma, in ogni caso, non sono i loro propositi affatto pacifici, grazie al cielo? V' tempo a decidersi. Il forte del pericolo pare sia passato!
Lafayette e D'Estaing situano le sentinelle; ai Granatieri del Centro spetta il Corpo di Guardia, che occupavano in altro tempo come Gardes Franaises; - poich invero le Guardie del Corpo, le ultime maleavventurate occupanti, sono andate per la maggior parte a Rambouillet. Tale  l'ordine di questa notte: bastevole per tutto il male che ne pu derivare. Dopo di che Lafayette e i due Municipali, con la pi spiccata cavalleria, prendono congedo.
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Tanto breve  stata l'intervista, che Mounier e la sua Deputazione non ancora sono giunti. Tanto breve eppur tanto soddisfacente. S'era tolto un peso da ogni cuore. Le belle dame di Palazzo dichiarano pubblicamente che questo Lafayette, per quanto sia detestabile,  una volta almeno il loro salvatore. Anche le antiche e aspre Tantes lo ammettono: le zie del Re, l'antica Graille e sorelle, che noi da tempo conosciamo. La Regina Marie-Antoinette  stata udita parecchie volte a dire lo stesso. Ella sola, fra tutte le donne e tutti gli uomini, ha sul volto una espressione di coraggio, di nobile calma, di risolutezza, quest'oggi. Essa sola vede chiaramente ci che vuole; la figlia di Maria Teresa osa fare ci che vuole, anche se tutta la Francia la minaccia; rimanere dove sono i suoi figliuoli, dov' suo marito.
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Verso le tre del mattino tutto  sistemato; le sentinelle hanno preso posto, i Granatieri del Centro sono stati messi nel loro antico Corpo di Guardia; gli Svizzeri e poche Guardie del Corpo che ancora restavano, vengono arringati. I battaglioni di Parigi, stanchi del percorso, sono stati affidati "all'ospitalit di Versailles", e giacciono a dormire nei letti disponibili, nelle baracche vuote, nei caff, nelle chiese vuote. Una delle loro compagnie, recandosi alla chiesa di Saint-Louis, sveglia il povero Weber dai suoi torbidi sogni, nella Rue Sartory. Weber ha avuto per tutta la giornata la tasca del suo panciotto piena di palle: "duecento palle e due pere di polvere!" Poich coi panciotti d'allora non si scherzava, e avevano falde che scendevano svolazzanti fino a met della gamba. Cos tutte quelle palle egli aveva avuto indosso durante tutto il giorno; ma nessuna opportunit di servirsene; ora si volta e rivolta, esecrando i banditi sleali; fa udire qualche bestemmia e immediatamente si riaddormenta.
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Finalmente l'Assemblea Nazionale  arringata; e su mozione di Mirabeau, desiste dall'occuparsi del Codice penale, e si scioglie per questa notte. Il Menadismo e il Sanculottismo si sono ricoverati nei Corpi di Guardia, nelle caserme del Fiandra, alla fiammata di fuochi allegri; e, quando tutto manca, nelle chiese, negli uffici, nelle gadette delle sentinelle, dappertutto ove la miseria pu trovare un ricettacolo. Il Giorno turbolento s' conteso il suo riposo: eppure nessuna vita s' perduta oltre quella d'un cavallo da guerra. Il Caos insurrezionale giace sonnecchiando intorno al Palazzo, come l'Oceano intorno a un apparato da palombaro - e nessun crepaccio si mostra ancora.
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Un sonno profondo  caduto promiscuamente sull'alto e sul basso, sospendendo molte cose, a cominciare dall'ira e dalla fame. L'oscurit copre la terra. Ma lontano, a Nord-Est, Parigi sprigiona il suo gran bagliore giallo, che risalta lontano nella notte umida e nera. Tutto  illuminato col, come nelle antiche notti di Luglio; le vie sono deserte per l'allarme di guerra; tutti i Municipali sono in veglia; le Pattuglie gridano con la loro voce rauca il chi va l. Veniamo a sapere che precisamente a quell'ora vi giunge la nostra povera e delicata Louison Chabry, coi suoi poveri nervi in sussulto. Arriver l'Uscere Maillard, fra un'ora circa, "verso le quattro del mattino". Essi portano successivamente a un Htel-de-Ville insonne quel conforto che  dato loro di portarvi; e questo a sua volta, allo spuntar del giorno, con larghi affissi rassicura il popolo.
Lafayette, all'Htel de Noailles, non lontano dallo Chteau, avendo finito di arringare, si sta consultando coi suoi ufficiali; alle cinque l'unanime e miglior consiglio  che un uomo cos sballottato e rotto dalla fatica per ventiquattr'ore e pi, si getti su di un letto, cercandovi un po' di riposo.
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 finito cos il primo atto dell'insurrezione delle donne. Che cosa avverr la dimane? La dimane, come sempre,  in balia del Fato! Senonch Sua Maest, si pu ben sperarlo, consentir a venire onorevolmente a Parigi; dopo tutto, egli pu visitare Parigi. Le antinazionali Guardie del Corpo, qui e altrove, debbono prestare il giuramento nazionale; dar soddisfazione al Tricolore; anche il Fiandra giurer. Vi saranno molti giuramenti, molti pubblici discorsi saranno pronunziati senz'altro; e cos, con le arringhe e i voti, la cosa si pu comporre in un modo soddisfacente.
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Ma non potrebbe, purtroppo, essere tutt'altrimenti? Se la cosa non si componesse in modo soddisfacente? Se il consenso non fosse onorevole, ma estorto, ignominioso? Il Caos illimitato dell'Insurrezione, addormentato, fa pressione intorno al Palazzo, come l'Oceano intorno a un apparecchio da palombaro, che pu penetrare da ogni crepaccio. Che questa massa insurrezionale accumulata trovi solo un'entrata, e sar come uno scroscio infinito d'acqua, o piuttosto d'un fluido igneo per s stesso combustibile, "per esempio olio di trementina e di fosforo", - fluido conosciuto da Spinola Santerre!
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CAPITOLO 10.
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LE GRANDI ENTRATE.
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La triste alba d'un mattino piovigginoso e freddo era appena apparsa su Versailles, quando il Destino volle che una Guardia del Corpo venisse a guardare dalla finestra, sull'ala dritta dello Chteau, per vedere qual prospettiva era in Cielo e in Terra. La Canaglia maschile e femminile va gironzolando al cospetto di lui. Il suo stomaco digiuno  a buon diritto mal disposto; egli forse non pu rattenere una imprecazione al loro indirizzo, n tanto meno astenersi di rispondere a chi gliela rivolge.
Le cattive parole danno luogo ad altre pi cattive; finch la parola pi forte vien fuori, e allora si arriva a deplorevoli vie di fatto. Non pu darsi che la maldicente Guardia del Corpo, ricevendo  (come era purtroppo inevitabile) delle maledizioni pi spinte delle sue, abbia caricato il suo moschettone, minacciando di far fuoco, anzi facendo fuoco addirittura? Chi sa mai!  stato asserito; ma per noi non  credibile. Sia come si voglia, la Canaglia minacciata, per dar sfogo allo sdegno, si d a scuotere le grate; la chiusura d'una grata  (che, come scrive qualcuno, era una semplice catena) cede, e la Canaglia irrompe nella Grande Corte, emettendo ruggiti ancora pi forti.
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La malcapitata Guardia del Corpo, insieme ad altre Guardie, fa fuoco adesso;  fracassato il braccio d'un uomo. Lecointre deporr (244) che "il Sieur Cardine, Guardia Nazionale senz'armi, fu pugnalato". Ma vedete, e questo  sicuro, il povero Jrme l'Hritier, una Guardia Nazionale anche inerme, "ebanista, figlio d'un sellaio di Parigi", ancora imberbe, - che vacilla e cade colpito a morte, mentre schizzano al suolo il suo sangue e il suo cervello! - Alleluia! Pi selvaggio di un grido irlandese, parte un urlo di piet, di vendetta infinita. In pochi momenti la grata della corte pi interna, chiamata Cour de Marbre,  anch'essa forzata, abbattuta e spalancata con violenza: la Cour de Marbre  a sua volta innondata. Su per la scala grande e per tutte le scale e le entrate dilaga il Diluvio vivente! Deshuttes e Varigny, le due sentinelle Guardie del Corpo, sono calpestati e massacrati da un centinaio di picche. Le donne danno di piglio ai loro coltellacci o a qualunque altra arma, ed entrano con furia da vere Menadi; - altre donne sollevano il corpo dell'ucciso Jrme, lo depongono su gli scalini di marmo; quivi quel volto livido, quella testa sfracellata, muti per sempre, debbono parlare.
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Guai a tutte le Guardie del Corpo, ormai non v' pi misericordia per alcuno di loro! Miomandre de SainteMarie implora con dolci parole sullo scalone, e "discende quattro scalini" - verso il turbine mugghiante. I suoi camerati l'afferrano per le falde e il cinturino, strappandolo alla lettera dalle fauci della Distruzione, e chiudono con violenza la loro porta; ma anche questa resta in piedi pochi istanti, e poi  ridotta in frantumi, come un vaso rotto. A nulla valgono le barricate. Presto, fuggite, Guardie del Corpo, l'insurrezione rabida, simile ai Cani Infernali, ulula alle vostro calcagna!
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Le Guardie del Corpo, terrorizzate, fuggono, chiudendosi a catenaccio e barricandosi; e quelli tengono loro dietro. Dove si va? Di sala in sala, fino, oh sventura! in direzione dell'appartamento della Regina, in fondo al quale la Regina in questo momento dorme. Cinque sentinelle percorrono correndo la lunga fila di stanze e, giunte nell'anticamera, si danno a picchiare, gridando: "Salvate la Regina!". Le donne che tremanti cadono ai loro piedi tutte in lacrime, ricevono questa risposta: "S, noi morremo; ma voi salvate la Regina!".
Non tremate, o donne, ma affrettatevi, poich, ecco che un'altra voce pi lontana, a traverso la porta esterna, grida: "Salvate la Regina!" e la porta si chiude.  la voce del bravo Miomandre, che grida questo secondo avvertimento. Per farlo, egli  andato incontro ad una morte imminente, ed ora che lo ha fatto, di nuovo gli tocca affrontare la morte. Il bravo Tardivet du Repaire, in atto di rendere lo stesso disperato servizio, fu atterrato dalle picche, e i suoi camerati a mala pena potettero trarlo di l ancora vivo. Miomandre e Tardivet: che i nomi di queste due Guardie del Corpo vivano a lungo come quelli di due bravi uomini!
Le damigelle d'onore, tremanti, poich una di lontano intravvide Miomandre e lo ud, vestono in fretta la Regina, e non certo con abiti di gala. Ella fugge, temendo per la vita, attraverso l'il-de-Buf, contro la cui porta principale l'Insurrezione fa udire i suoi colpi. Ella  nell'appartamento del Re, fra le braccia del Re, e si stringe ai suoi figliuoli, fra pochi fedeli. .
Il cuore della Sovrana scoppia in lacrime materne: "O amici, salvate me e i miei figliuoli! O mes amis, sauvez moi et mes enfants!". I colpi delle scuri insurrezionali si fanno udire a traverso l'il-de-Buf. Quale momento!
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S, amici, un orribile, uno spaventevole momento; del pari ignominioso pel Governato che pel Governante, poich attesta che i loro rapporti volgono alla fine. La rabbia covata in ventimila cuori durante le ultime ventiquattr'ore, ha preso fuoco. Il corpo privo di cervello di Jrme che giace col, fa da combustibile. , come abbiamo detto, l'Elemento infinito che ivi irrompe nella furia selvaggia dei marosi, che invade tutti i corridoi, tutte le entrate.
Frattanto le povere Guardie del Corpo sono ricacciate per la maggior parte nell'il-de-Buf. L possono morire sulla soglia della porta del Re, non essendo in grado di far molto per difenderla. Ammonticchiano tabourets  (sedili d'onore), panche e tutti i mobili che trovano, dietro la porta, contro cui echeggia la scure dell'Insurrezione. - Ma il bravo Miomandre non per egli presso la porta esterna della Regina? No, fu bens contuso, sfregiato, lacerato, abbandonato per morto; ma  riuscito a trascinarsi dentro e vivr onorato dalla Francia fedele. Notate per altro, in contraddizione di quanto  stato detto e cantato, che l'Insurrezione non sfond la porta che egli aveva difesa; ma corse altrove in cerca di nuove Guardie del Corpo (245).
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Povere Guardie del Corpo, col loro Banchetto di Tieste dell'Opra! Fortuna per loro che l'Insurrezione possegga solo picche e scuri e non abbia gli appositi ordigni per l'assedio! Essa tutto scuote, e rumoreggia come tuono. Dovranno dunque tutti perire miseramente e con essi la Regalit? Deshuttes e Varigny, massacrati nella prima irruzione, sono stati decapitati nella Corte di Marmo: sacrificio reso ai mani di Jrme. Jourdan dalla barba a tegola disimpegn volontariamente questo ufficio; e domand poi se v'era altro da fare. Un altro captivo  fatto girare intorno al corpo con canti che paiono mugolii: deve forse Jourdan rimboccarsi un'altra volta le maniche?
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E nell'interno, sempre pi numerosa, infierisce l'Insurrezione, depredando, se non pu uccidere; sempre pi rumurosa tuona all'il-de-Buf: che mai pu impedire il suo irrompere l dentro? D'un subito il rumore cessa col cessare dei colpi! Segue un precipitarsi selvaggio; le grida si affievoliscono; finch succede il silenzio, poi il rumore di passi regolari, e infine si picchia amichevolmente: "Noi siamo i Granatieri del Centro, le vecchie "Gardes Franaises". Aprite, signori della Guardia del Corpo; noi "non abbiamo dimenticato come voi ci salvaste a Fontenoy! (246)" Si apre la porta ed entrano il Capitano Gondran e i Granatieri del Centro: seguono abbracci tra militari:  la liberazione dalla morte e il ritorno alla vita.
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Strani figli di Adamo! Fu per "sterminare" queste Guardie del Corpo che i Granatieri del Centro si mossero; ed ora ecco che si slanciano par salvarle dallo sterminio. Il ricordo d'un pericolo comune, d'un antico aiuto, affratella i cuori esasperati; essi sono adesso nelle braccia l'un dell'altro, non pi in guerra. Il Re si mostra per un momento alla porta del suo appartamento e dice: "Non fate alcun male alle mie Guardie!" "Soyons frres, Siamo fratelli!" grida il Capitano Gondran, e si slancia fuori, con le baionette innastate per far sgombrare il Palazzo.
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Ora Lafayette, che s' levato repentinamente, ma non tolto al sonno, poich i suoi occhi non s'erano ancora chiusi, arriva con la sua eloquenza popolare piena di passione, con la pronta parola militare del comando. Le Guardie Nazionali, subitamente sorte in piedi al suono della tromba e del tamburo d'allarme, arrivano tutte. La mischia mortale cessa: la prima fiamma dell'Insurrezione che lambiva il cielo  domata; brucia,  vero, non estinta, ma senza fiamme, come il carbone di legna, e non  inestinguibile. Gli appartamenti del Re sono salvi. Ministri, ufficiali ed anche qualche fedele Deputato Nazionale circondano le Loro Maest. La costernazione, tra i singhiozzi e la confusione, s'andr a grado a grado mitigando, ed a essa seguiranno i progetti e i consigli, pi o meno buoni.
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Ed ora date un'occhiata per un momento alle finestre regali!  tutto un mare tempestoso di teste umane che inonda ambo le corti e fa vortici a tutti i passaggi; Menadiche donne, uomini furiosi, ossessionati dalla mania della vendetta, dall'amore del male, dall'amore del bottino! La Canaglia ha gettato via la sua museruola, ed ora latra con tre gole come il Cane dell'Erebo. Quattordici Guardie del Corpo sono stato ferite, due massacrate, e come vedemmo, decapitate; talch Jourdan domanda: "Valeva poi la pena di venire cos lontano per due soli?" I disgraziati Deshuttes e Varigny! La loro sorte fu trista, invero. Travolti cos repentinamente nell'abisso, con la stessa rapidit con cui gli uomini sono spinti dal tuono della valanga che precipita dalla montagna. Valanga, destata non da loro, ma lontano e da altri! Quando l'orologio dello Chteau suon l'ultima volta, entrambi passeggiavano languidamente coi moschettoni bilanciati, pensosi soltanto dell'ora che suonerebbe. Ed  poi suonata, ma essi non hanno potuto pi udirla. I loro torsi giacciono mutilati, le loro teste servono di parata, cos piantate sulle "picche dodici piedi lunghe", per le vie di Versailles, e verso mezzogiorno giungeranno alle barriere di Parigi - formando un troppo orrendo contrasto coi grandi manifesti rassicuranti che erano stati affissi col!
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L'altra Guardia del Corpo, captiva, gira ancora intorno al corpo di Jrme fra ululati di guerra da Indiani del Canad; e il sanguinario Barba-a-tegola, con le maniche rimboccate, tiene brandita la sua scure sanguinosa, quando Gondran e i Granatieri sopravvengono. "Camerati, volete vedere un uomo massacrato a sangue freddo?" "Via, beccai!" essi soggiungono, e la povera Guardia del Corpo  libera. Gondran corre, dandosi un gran da fare, e cos le Guardie e i Capitani, che percorrono tutti i corridoi, disperdendo la Canaglia e la Rapina, sgomberano tutto il Palazzo. Il mutilato carcame vien tolto; il corpo di Jrme  trasportato al Palazzo civico, per l'inchiesta; il fuoco dell'Insurrezione va sempre pi estinguendosi, finch diviene un calore moderato, maneggevole.
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Nelle cose eccessive d'ogni genere, come lo scoppio della passione delle moltitudini, si confondono insieme cose di ogni sorta: il buffo, anzi il ridicolo, con l'orribile. Al di sopra dell'ondeggiare delle teste si pu vedere di lontano la Canaglia che fa capriole sui cavalli delle Scuderie Reali. Sono questi i predatori, giacch il Patriottismo  sempre infettato d'una categoria di ladri e di malandrini. Gondran aveva strappata loro la preda nello Chteau, e fu allora che corsero alle stalle e vi presero i cavalli. Ma i generosi corsieri di Diomede, secondo Weber, sdegnarono quel fardello di miserabili, e, tirando calci colle loro zampe regali, presto lo scagliarono lontano con paraboliche curve, a una certa distanza, fra gli scoppi di risa; poi furono ripresi. Le Guardie Nazionali a cavallo ricuperarono gli altri.
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E anche ora dobbiamo constatare l'ultima e commovente comparsa dell'Etichetta; che non vuole affondare nel cimmerio naufragio d'un mondo, senza un segno, come il grillo domestico che non mancherebbe di trillare fra lo schiamazzo della Tromba del Giudizio Universale. "Monsieur", disse un Maestro delle cerimonie  (e si spererebbe che fosse De Brz), mentre Lafayette in quegli spaventevoli momenti correva verso gli appartamenti interni del Re, - Monsieur, le Roi vous accorde les Grandes Entres, Signore, il Re vi accorda le Grandi Entrate", - non trovando conveniente di rifiutarle! (247).
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CAPITOLO 11.
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DA VERSAILLES.
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Frattanto, la Guardia Nazionale di Parigi, tutta sotto le armi, ha spazzato il Palazzo, e di pi occupa i posti esterni pi prossimi, ricacciando il miscellaneo Patriottismo, per la pi parte nella Grande Corte oppure nell'Atrio.
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Le Guardie del Corpo, potete osservarlo, hanno ora sinceramente "inalberata la coccarda nazionale", poich si fanno innanzi alle finestre e ai balconi tenendo alto il cappello su cui  una grande coccarda tricolore, e agitando le loro bandoliere in segno di resa, gridando Vive la Nation. Alle quali, come potevano i cuori generosi rispondere altrimenti che con: Vive le Roi, vivent les Gardes-du-Corps? Anche Sua Maest il Re  comparso al balcone con Lafayette, e poi compare di nuovo: Vive le Roi  il saluto che parte da tutte le gole, ma vengono anche udite le parole di qualcuno che grida: "Le Roi  Paris, il Re a Parigi!"
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Anche Sua Maest la Regina, a richiesta, si mostra al balcone, malgrado il pericolo: ella appare col fanciullo e la fanciulla. "Nessun fanciullo, Point d'enfants!" gridano delle voci. Ella gentilmente respinge i suoi figliuoli, e resta sola con le mani serenamente incrociate sul petto: "Se anche dovessi morire", aveva detto, "io lo farei". Questa serenit d'eroismo ha il suo effetto. Lafayette, con la sua prontezza di spirito e la sua spiccata maniera cavalleresca, prende la bella mano della Regina, e, inginocchiandosi rispettosamente, gliela bacia; allora il popolo grida: Vive la Reine. Eppure il povero Weber "vide"  (o credette di vedere, poich difficilmente la terza parte delle constatazioni del povero Weber in quegli isterici giorni potrebbe resistere all'indagine) "uno di quei briganti spianare il suo moschetto in direzione della Regina", chiss se con l'intenzione di tirare, poich un altro dei briganti, con collera, glielo butt gi".
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Per tal modo, tutti, e la Regina stessa, lo stesso Capitano delle Guardie del Corpo, sono divenuti Nazionali! E il Capitano delle Guardie del Corpo vien fuori con Lafayette. Sul cappello di quell'uomo pentito  un enorme tricolore largo come un piatto da zuppa, o un girasole, visibile dalle pi lontane Avancorti. Egli pronunzia il Giuramento Nazionale a voce alta, sollevando il suo cappello; a tal vista tutto l'esercito innalza il kepp sulla punta della baionetta, con evviva.  dolce la riconciliazione pel cuore dell'uomo. Lafayette ha fatto giurare il Fiandra, ed ora fa giurare le altre Guardie del Corpo, gi nella Corte di Marmo, e il popolo se le stringe fra le braccia: - Fratelli, perch volevate costringerci ad uccidervi? Ecco qual gioia si spande su voi, proprio come al ritorno del figliuol prodigo! - Le povere Guardie del Corpo, ora nazionali e tricolori, scambiano i kepp, scambiano le armi; tutto sar pace e fraternit. E ancora: "Vive le Roi"; e poi: "Le Roi  Paris"; e non pi da una gola, ma da tutte le gole all'unisono, poich  questa l'aspirazione del cuore di tutti quei mortali.
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S, il Re a Parigi: che altro? I Ministri possono consultarsi e i Deputati nazionali scuotere la testa; ma non v' altra via d'uscita. Voi lo avete forzato ad andarvi volontariamente. "All'una!" Lafayette ne d l'assicurazione e ad alta voce; e tutta l'Insurrezione con un incommensurabile applauso ed una scarica di tutte le armi da fuoco, terse o arrugginite, grandi o piccole, che essa possiede, d il suo assenso. Quel fragore, che si ripercuote per leghe e leghe: qualcosa di soprannaturale! Poi anche quel suono va a perdersi nel silenzio della Et. E lo Chteau di Versailles da allora resta vuoto e muto; con le sue Corti spaziose ove cresce l'erba, che vien distrutta soltanto dalla zappa del sarchiatore. I tempi e le Generazioni procedono confusi nella loro Corrente del Golfo; gli edifici come gli edificatori, hanno il loro destino.
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Fino all'una, adunque, vi saranno col tre Partiti, l'Assemblea Nazionale, la Canaglia Nazionale, la Regalit Nazionale, tutti abbastanza affaccendati. La Canaglia si fa lieta e le sue donne si adornano di coccarde tricolori. Di pi, la materna Parigi ha mandato ai suoi Vendicatori delle "carrette di pane", che sono ricevute con acclamazioni, e consumate con animo grato. I Vendicatori, in cambio, messisi alla ricerca dei depositi di grano, ne caricano cinquanta carrettoni; di maniera che un Re Nazionale, probabilmente precursore di tutte le benedizioni, possa essere dal canto suo, l'evidente apportatore dell'abbondanza.
Cos il Sanculottismo ha fatto prigioniero il suo Re, mancando egli alla sua parola. La Monarchia  caduta, e non onorevolmente, anzi, ignominiosamente; dopo una lotta, spesso ripetuta invero, ma che fu lotta insensata, sciupando la sua forza negli accessi del parossismo e che da ogni nuovo accesso di parossismo usc sminuita pi pietosamente di prima. Per tal modo la scarica della mitraglia di Broglie, che avrebbe potuto servire a qualche cosa s'era invilita nella prodezza d'una ubriacatura al banchetto dell'Opra e nel O Richard, O mon Roi. E di nuovo la rivedremo invilita in una cospirazione di Favras, una cosa che avr il suo compimento con l'impiccagione d'un Chevalier.
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Povera Monarchia! Ma che altro se non la pi vergognosa disfatta pu aspettarsi quell'uomo che vuole e disvuole? Evidentemente, o il Re ha un diritto, ch'egli pu affermare fino alla morte dinanzi a Dio e agli uomini; oppure non ha alcun diritto. Evidentemente, l'una cosa o l'altra; oh se potesse saperlo! Che il Cielo abbia piet di lui! Se Luigi fosse stato savio, avrebbe abdicato quel giorno. -  strano; ma pochi Re abdicano, e nessuno, che si sappia,  ricorso al suicidio! Solo Federico Primo di Prussia lo tent; e gli tagliarono la corda.
Quanto all'Assemblea Nazionale, la quale decreta questa mattina che essa " inseparabile da Sua Maest" e che lo seguir a Parigi, una cosa  da notare: il suo estremo bisogno di curarsi la salute del corpo. Dopo il quattordici di luglio si dov constatare una certa infermit fra gli onorevoli Membri; poich furono molti che domandarono il passaporto per motivi di salute. Ma ora, nei giorni che seguono, v' addirittura un'epidemia: il Presidente Mounier, Lally Tollendal, Clermont Tonnerre, e tutti i Realisti Costituzionali delle due Camere hanno bisogno di cambiar d'aria, come molti di quei realisti che non appartengono a nessuna Camera hanno gi fatto.
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In verit  la seconda Emigrazione questa che s' iniziata, e che si estende principalmente fra i Deputati dei Comuni, la Nobilt e il Clero: al punto che "nella sola Svizzera se ne recano sessantamila". Essi ritorneranno nel giorno del rendiconto! S, ed avranno un caloroso benvenuto. Ma questo seguirsi delle Emigrazioni  la particolarit della Francia. Una Emigrazione segue l'altra, fondate su di una ragionevole paura, un'irragionevole speranza, e ancor pi, su di un dispetto fanciullesco. Le pi alte volate sono andate prima, ora vanno quelle un po' pi basse, sempre pi discendendo, gi fino ai rettili. Senonch, non pu la nostra Assemblea Nazionale fare la Costituzione tanto pi comodamente, ora che i vostri Anglomaniaci delle due Camere sono al sicuro, in luogo lontano, su spiagge straniere? L'Abb Maury  preso e costretto a tornare: egli, coriaceo come la pelle conciata, insieme all'eloquente Capitano Cazals e ad altri, resister per un altro anno.
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Ma qui, frattanto, sorge una domanda:  stato visto Filippo d'Orlans, quest'oggi, "nel Bois de Boulogne, in surtout grigio", ad aspettare sotto le foglie secche bagnate gli avvenimenti del giorno? Ohim, s, l'idolo di lui v' stato, nella mente di Weber e in altre menti simili. Lo Chtelet far una larga inchiesta al proposito, esaminando centosettanta testimoni, e il Deputato Chabroud (248) pubblicher il suo rapporto; ma non si scoprir nulla. Quale fu dunque la causa di quei due incomparabili giorni d'ottobre? Poich di certo una rappresentazione drammatica di quel genere non s' mai svolta senza il drammaturgo e il macchiettista. Il pulcinella di legno non viene fuori con tutto il seguito delle sue sventure domestiche, se qualcuno non tira la cordicella della marionetta; perch non dovrebbe essere cos delle moltitudini umane? Non fu dunque d'Orlans, o Laclos, o il Marchese Sillery, o Mirabeau, cio quelli che pescano nel torbido, operando di ridurre il Re a Metz e raccogliere il bottino? O non fu, al contrario, l'il-de-Buf, il Colonnello de Guiche delle Guardie del Corpo, il Ministro Saint-Priest e i Realisti intransigenti, nella speranza di ricondurre il Re a Metz e tentare la vittoria con la strage della guerra civile? Il buon Marchese Toulongeon, Storico e Deputato, si vede costretto ad ammettere ambedue i fatti (249).
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Ohim amici, l'incredulit credula  una strana cosa. Ma quando tutta una Nazione  ossessionata dal Sospetto, e vede un miracolo drammatico fin nell'operazione dei succhi gastrici, che scampo pu trovare? Una tale Nazione  gi tutto un ammasso di malanni ipocondriaci; par fatta di vetro;  atrabiliare;  decadente;  soggetta alle crisi. Non  il sospetto medesimo proprio la cosa di cui si deve sospettare, facendo come Montaigne che temeva solo di temere?
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Frattanto l'ora  suonata. Sua Maest il Re  nella sua carrozza, con la Regina, con la sorella Elisabetta e i due fanciulli regali. Ci vorr un'ora buona prima che l'infinita processione sia ordinata e si possa mettere in cammino. Il tempo  annebbiato e piovigginoso; la mente confusa; grande il frastuono.
Non poche processioni in marcia ha visto il nostro mondo: i trionfi e le ovazioni dei Romani, il battere di cimbali dei Cabiri, i Corteggi regali, i funerali irlandesi; ma questa della Monarchia Francese che marcia verso la sua tomba era ancora da vedersi. Lunga delle miglia e larga a perdita d'occhio, poich tutti i paesi circonvicini s'affollano per vedere; lenta, stagnante, come un lago senza spiaggia, eppure con un fragore pari a quello del Niagara, o a quello della Torre di Babele e a Bedlam, s'avanza guazzando nella mota, scalpitando, ed emettendo grida di evviva, urli, scariche di moschetti: - il pi perfetto segmento del Caos visto in queste ultime Et! Finch, lentamente, come le tenebre divengono pi fitte, s'immette in Parigi che l'attende, a traverso una doppia fila di teste, per tutta la via da Passy all'Htel-de-Ville.
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Riflettete un po': all'avanguardia le truppe nazionali coi treni dell'artiglieria; uomini e donne armati di picche montati sui cannoni, sui carri, su carrozze da nolo, a piedi; - che tripudiano, coperti da capo a piedi di nastri tricolori, con dei panni infilati alla punta delle baionette e verdi ramoscelli conficcati nelle canne dei fucili (250). Poi, parte principale della marcia, cinquanta carri carichi di grano, che sono stati dati a prestito, per amore di pace, dai depositi di Versailles. Dietro a questi ultimi seguono sparpagliate Guardie del Corpo, tutte raumiliate, coi berretti dei granatieri sul capo. Immediatamente dopo vengono le carrozze dei Regali; poi vi sono anche un centinaio di Deputati Nazionali fra cui si trova Mirabeau, di cui non possediamo le osservazioni. E finalmente, alla rinfusa, come retroguardia, i reggimenti Fiandra, Svizzeri, Cento Svizzeri, altre Guardie del Corpo, Briganti e chiunque non s'era potuto mettere innanzi. Sparsi fra tutta quella massa si ritrovano Saint-Antoine e la Coorte Menadica. Le Menadi stanno di preferenza intorno alla carrozza regale, cui si riferiscono le allusioni; con l'altra mano indicano gli altri carri di provvigioni con queste parole: "Coraggio, amici! Ormai non ci mancher il pane; noi vi portiamo il Fornaio, la Fornaia e il garzone del forno, le Boulanger, la Boulangre et le petit Mitron" (251).
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La giornata piovosa sciupa il tricolore, ma la gioia  inestinguibile. Non va tutto pel meglio adesso? "Ah Madame, notre bonne Reine", disse qualcuna di quelle Forti donne pochi giorni dopo, "Ah, Signora, nostra buona Regina, non siate pi traditori  (ne soyez plus tratres), e noi tutti vi ameremo!".
Il povero Weber s'avanza tutto inzaccherato, vicinissimo alla carrozza regale, con le lagrime agli occhi: "Le Loro Maest mi facevano l'onore", o io pensava me lo facessero, "di manifestarmi, a quando a quando, sia con delle alzate di spalle, che con degli sguardi rivolti al cielo, la emozione che provavano". Cos, come fragile conchiglia, fluttua il regale battello di salvataggio, senza timone sul nero diluvio della Canaglia.
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Mercier, alla sua maniera imprecisa, calcola che la processione e gli spettatori potevano ascendere al numero di duecentomila. Egli dice che era un infinito e inarticolato Haha; un trascendentale riso mondiale, paragonabile ai Saturnali degli Antichi. E perch no? Qui, come abbiamo detto,  l'umana natura, pi che mai umana, rabbrividisca al suo cospetto colui che  di natura da rabbrividire: eppure tutto ci  umano; ha "inghiottito tutte le formule", ed anche in tale atteggiamento tripudia. Per questa ragione quelli che fanno collezione di vasi e d'antichit, con le figure di baccanti che danzano "in posizioni selvaggie e quasi impossibili", possono mettersi a guardare con qualche interesse.
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Frattanto, il Caos dal lento andare, moderni Saturnalia degli Antichi, raggiunge la Barriera, e deve fare alto, arringato dal Maire Bailly. Di l deve procedere pesantemente, fra una doppia siepe di visi, in un frastuono trascendente che arriva fino al cielo, per due lunghe ore verso l'Htel-de-Ville. Giunto col, dev'essere di nuovo arringato da parecchie persone: Moreau de Saint-Mry fra gli altri, Moreau dai tremila ordini, ora Deputato Nazionale di S. Domingo. A tutti costoro il povero Luigi, "che pareva provasse una certa emozione" nell'entrare nel Palazzo civico, pu risponder solo che egli "viene con piacere, con fiducia fra il suo popolo". Il Maire Bailly, nel riferire queste parole, dimentica la parola "fiducia", e la povera Regina dice vivamente: "Aggiungete fiducia". "Signori", soggiunge il Maire, "voi siete pi fortunati che se io non avessi dimenticato".
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Finalmente il Re si mostra su di un balcone, alla luce delle torcie, con un gran tricolore sul cappello, e "tutti del popolo", dice Weber, "si stringono la mano", pensando ormai che la nuova ra sia certamente nata. A stento potettero i Sovrani alle undici della sera recarsi al loro palazzo delle Tuileries, vuoto e da molto tempo disabitato, per alloggiarvi quasi alla maniera dei commedianti girovaghi.  il marted sei ottobre 1789.
Povero Luigi, dovr ancora pigliar parte a due altre processioni a Parigi: una comica e ignominiosa al pari di questa; l'altra n comica n ignominiosa, ma seria, anzi sublime.
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FINE DEL PRIMO VOLUME.
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NOTE AL TESTO:
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(1)	 Abrg chronologique de l'Histoire de France (Paris, 1775), pag 701.
(2)	 Mmoires de M. le Baron Besenval (Paris, 1805), II, pag. 59-94.
(3)	 Arthur Young: Viaggi durante gli anni 1787-88-89 (Bury St. Edmund 1792), I, pag. 44.
(4)	 La Vie et les Mmoires du Gnral Dumouries (Paris, 1882), I, pag. 141.
(5)	 Besenval: Mmoires, II, par. 21.
(6)	 Dulaure: Histoire de Paris (Paris, 1824), VII, pag. 328.
(7)	 Histoire de la Rvolution Franaise, par "Deux Amis de la Libert" (Paris. 1792), II, pag. 212.
(8)	 Lacretelle: Histoire de France pendant le 18.me sicle (Paris, 1819) I, pag. 271.
(9)	 Dulaure, VII, pag. 261.
(10)	 Lacretelle, III, pag 175.
(11)	 Lettere di Chesterfield, 25 dicembre 1753.
(12)	 Dulaure, VIII, pag. 217; Besenval, ecc.
(13)	 Campan, I, II, pag. 36.
(14)	 Besenval, I, pag. 199.
(15)	 Campan, III, pag. 39.
(16)	 Journal de Madame de Hausset, pag. 293. ecc.
(17)	 Gregorius Turonensis: Histor., lib. IV. cap. 21.
(18)	 Besenval, I, pag. 159-172; Genlis; Duc De Levie, ecc.
(19)	 Weber: Mmoires concernantes Marie-Antoinette (Londra, 1809). I. pag. 22.
(20)	 Mal volentieri si contrasta la bella e teatrale "candela" che Madame Campan (I, 79) accese in questa occasione, e spense nel momento della morte. Se candele furono accese e smorzate in un edifizio grande come quello di Versailles, nessuno potrebbe affermare dopo tanto tempo; ma, poich erano le due d'un pomeriggio di maggio e le scuderie distavano dalla camera del Re di forse cinque o seicento yarde, la candela minaccia di svanire nostro malgrado. Veramente, essa pu rimanere accesa, ma soltanto nella fantasia di Madame Campan, spargendo la luce su tante cose dette in quelle sue Mmoires.
(21)	 Lettere di Turgot. - Condorcet: Vie de Turgot (Oeuvres de Condorcet, t. V) pag. 67. La data : 24 agosto 1774.
(22)	 Campan, I, pag. 125.
(23)	 Campan, I, pag. 100-151; Weber I, pag. 11-56.
(24)	 Bosenval II, pag. 282-330.
(25)	 Mercier: Nouveau Paris, III, pag. 147.
(26)	 A. D., 1834.
(27)	 Lacretelle, France pendant le 18me sicle, II. 455. Biographie Universelle,  Turgot (by Durozoir).
(28)	 Mmoires de Mirabean crites par Lui-mme, par son pre. son oncle et son fils adoptif (Paris, 1834-35), II, pag. 186.
(29)	 Boiesy d'Anglas: Vie de Malesherbes, I, pag. 15-22.
(30)	 Nel maggio del 1776.
(31)	 Nel febbraio del 1778.
(32)	 1773-1776. Vedi uvres de Beaumarchais, ove esse e la loro storia sono riportate.
(33)	 1777; Deane un po' prima; Franklin rest fino al 1785.
(34)	 27 luglio 1778.
(35)	 9 e 12 aprile 1782.
(36)	 1 agosto 1785.
(37)	 Registro Annuale (di Dodsley, XXV, pag 238) settembre-ottobre 1782.
(38)	 Lettere di Gibbon in data del 16 giugno 1777, ecc.
(39)	 Fino al maggio 1781.
(40)	 Adelung: Geschichte der menschlichen Narrheit,  Dodd.
(41)	 1781-82 (Dulaure. VIII pag. 423).
(42)	 5 giugno 1783.
(43)	 Ottobre e novembre 1783.
(44)	 Lacretelle: 18.me Sicle. III, pag. 258.
(45)	 Agosto 1784.
(46)	 "Fils Adoptif": Mmoires de Mirabeau, IV, 325.
(47)	 Besenval, III, pag. 255-58.
(48)	 Besenval, III, pag. 316.
(49)	 "Fils Adoptif": Mmoires de Mirabeau, t. IV, liv. 4 et 5.
(50)	 Biographie Universelle,  Calonne (di Guizot).
(51)	 Lacretelle, III, pag. 286; Montgaillard, I, par. 347.
(52)	 Dumont: Souvenirs sur Mirabeau (Paris, 1832) pag. 20.
(53)	 Besenval, III, pag. 196.
(54)	 Besenval, III, pag. 203
(55)	 Ripubblicato nel Muse de la Caricature (Parigi, 1834).
(56)	 Besenval, III, pag. 209.
(57)	 Ibid., III, pag. 211.
(58)	 Besenval, III, pag. 224.
(59)	 Montgaillard: Histoire de France, I. par 410-17.
(60)	 Besenval, III, pag. 220.
(61)	 Montgaillard, I. pag. 369.
(62)	 Dumont: Souvenirs sur Mirabeau, pag. 21.
(63)	 Toulongeon: Histoire de France depuis la Rvolution de 1789 (Paris, 1803). I. app. 4.
(64)	 A. Lameth: Histoire de l'Assemble Constituante (Int. 73).
(65)	 Abrg chronologique, pag. 975.
(66)	 Montgaillard, I, pag. 369; Besenval, ecc.
(67)	 Montgaillard, I, pag. 373.
(68)	 "Fils Adoptif": Mirabeau, IV, pag. 5.
(69)	 Ottobre 1787. - Montgaillard, I, pag. 374; Bosenval, III. pagina 283.
(70)	 Dulaure, IV, pag. 306.
(71)	 Besenval, III pag. 309.
(72)	 Weber, I pag. 266.
(73)	 Besenval, III, pag. 264.
(74)	 Mmoires justificatives de la Comtesse de la Motte (Londra, 1788). - Vie de Jeanne de St.-Rmi, Comtesse de la Motte, etc. - Vedi: Diamond Necklace (ut supra).
(75)	 Lacretelle, III, pag. 343; Montgaillard, ecc.
(76)	 Besenval, III, Pag. 317.
(77)	 Montgaillard, I, pag. 405.
(78)	 Weber, I, pag. 276.
(79)	 Weber I, pag. 283.
(80)	 Besenval, III, pag. 355.
(81)	 Toulongeon, I, App. 20.
(82)	 Montgaillard, I, pag. 404.
(83)	 Weber, I, pag. 299-303.
(84)	 A. F. Bertrand de Moleville: Mmoires particulires (Paris, 1816) I, ch 1. - Marmontel: Mmoires, IV, pag. 27.
(85)	 Montgaillard, I, pag. 308.
(86)	 Besenval, III, pag. 348.
(87)	 La Cour Plnire, hro-tragi-comdie en trois actes et en prose joue le 14 juillet 1788 par une socit d'amateurs dans un Chteau aux environs de Versailles; par M. l'Abb de Vermond, Lecteur de la Reine  Baville (casa di campagna di Lamoignon), et se trouve  Paris, chez la veuve Libert  l'enseigne de la Rvolution, 1788. La Passion, la Mort et la Rsurrection du Peuple; Imprim  Jrusalem" ecc., ecc. - Vedi Montgaillard I, pag. 407.
(88)	 Weber, I, pag. 275.
(89)	 Lameth: Assembl. Const. (Introduzione), pag. 87.
(90)	 Montgaillard, I, pag. 424.
(91)	 Vedi Mmoires de Morellet.
(92)	 Marmontel, IV, 30,
(93)	 Campan III, pag. 104, 111.
(94)	 Besenval III, pag. 360.
(95)	 Weber, I, pag. 339.
(96)	 Weber, I, pag. 341.
(97)	 Besenval, III, pag. 366.
(98)	 Weber, I, pag. 342.
(99)	 Histoire Parlementaire de la Rvolution Franaise; ou Journal des Assembles Nationales depuis 1789 (Paris, 1833 e segg.), I, pagina 253. - Lameth; Assemble constituante, I, (Introduzione), pagina 89.
(100)	 Histoire de la Rvolution par Deux Amis de la Libert, I pag. 50.
(101)	 Ibid., pag. 58.
(102)	 Montgaillard, I, pag. 461.
(103)	 Weber, I, p. 347.
(104)	 Weber, I. pag. 360.
(105)	 Mmoires sur les tats-Gnraux. - Vedi Montgaillard, I, pagine 457-59.
(106)	 Dlibrations  prendre pour les Assembles des Bailliages.
(107)	 Mmoire prsent au Roi par Monseigneur Comte d'Artois, M. le Prince de Cond, M. le Duc de Bourbon, M. le Duc d'Enghien, et M. le Prince de Conti (nell'Hist. Parl., I, pag. 256).
(108)	 Marmontel: Mmoires (Londra, 1805), IV, pag. 33. - Hist. Parl., ecc.
(109)	 Rapport fait au Roi dans son Conseil, le 27 dcembre 1788.
(110)	 5 luglio, 8 agosto, 23 settembre, ecc. ecc.
(111)	 Rglement du Roi pour la convocation des tats-Gnraux  Versailles. (Riprodotto con data erronea nell'Histoire Parlementaire, I, Pag. 262).
(112)	 Rglement du Roi, nell'Histoire Parlementaire, come sopra I. pag. 267-307.
(113)	 Bailly: Mmoires. I, pag. 336.
(114)	 Protestation et Arrt des Jeunes Gens de la ville de Nantes, du 28 Janvier 1789, avant leur dpart pour Rennes. Arrt des Jeunes Gens de la ville d'Angers, du 4 Fvrier 1789. Arrt des Mres, Soeurs, pouses et Amantes des jeunes citoyens d'Angers, du 6 Fvrier 1789). (Ristampata nella Histoire Parlementaire, I, 290-93).
(115)	 Hist. Parl., I, pag. 287. - Deux Amis de la Libert. I, pagine 105-128.
(116)	 "File Adoptif" V, pag. 256.
(117)	 Mmoires de Mirabeau, V, pag. 307.
(118)	 Marat: L'Ami-du-Peuple, giornale (nell'Histoire Parlementaire, II, pag. 103). ecc.
(119)	 Deux Amis de la Libert, I, pag. 141.
(120)	 Lacretelle, XVIII Sicle, II, pag. 155.
(121)	 Besenval, III, pag. 385, ecc.
(122)	 Besenval, III, pag. 385-88.
(123)	 venements qui se sont passs sous mes yeux pendant la Rvolution Franaise, par A. H. Dampmartin (Berlin, 1799), I, pagine 25-27.
(124)	 Besenval, III, pag. 389.
(125)	 Madame de Stal: Considrations sur la Rvolution franaise (Londra, 1818), I, pag. 114-191.
(126)	 Founders of the French Republic (London, 1798),  Valadi.
(127)	 Vedi De Stal; Considrations (II, pag, 142); Barbaroux: Mmoires, ecc.
(128)	 Histoire Parlementaire, I, pag. 335.
(129)	 Actes des Aptres (per Peltier e altri); Almanacco del Pre Grard (per Collot d'Herbois), ecc., ecc.
(130)	 Il giornale Le Moniteur del 1. dicembre 1789 (nell'Histoire Parlementaire).
(131)	 Bouill: Mmoires sur la Rvolution Franaise (Londra, 1797).
(132)	 Dumont: Souvenirs sur Mirabeau, pag. 64.
(133)	 A. D., 1834
(134)	 Hist. Parl., I, pag. 322-327.
(135)	 Mercier: Nouveau Paris.
(136)	 Resoconto delle discussioni, 6 maggio-1 giugno 1789 (Histoire Parlementaire, I, pag. 379-422).
(137)	 Moniteur (nell'Histoire Parlementaire, I, pag. 405).
(138)	 Histoire Parlementaire, I, pag. 429.
(139)	 Arthur Young: Viaggi, I, pag. 104.
(140)	 Bailly: Mmoires, I, pag. 114.
(141)	 Histoire Parlementaire, I, pag. 413.
(142)	 Dbats, 1 giugno-17 giugno 1789 (nell'Histoire Parlementaire, I, pag. 422-478).
(143)	 Bailly: Mmoires, I, pag 185-206.
(144)	 Vedi Arthur Young: Viaggi, I, pag. 115-118: A. Lameth, ecc.
(145)	 Dumont, Souvenire sur Mirabeau, c. 4.
(146)	 Histoire Parlementaire I, pag. 13.
(147)	 Moniteur (Hist, Parl., II, pag. 22).
(148)	 Montgaillard, II, pag. 38.
(149)	 Histoire Parlementaire, II, pag 26.
(150)	 Bailly, I, pag. 217.
(151)	 Histoire Parlementaire, II, p. 23.
(152)	 Montgaillard, II, pag. 47.
(153)	 Arthur Young, pag. 119.
(154)	 Lameth: Assemble Constituante, I, pag. 41.
(155)	 Besenval III, pag. 398.
(156)	 Mercier: Tableau de Paris, IV, pag. 22.
(157)	 Histoire Parlementaire, II, pag. 32.
(158)	 Dictionnaire des Hommes marquans, Londres (Paris), 1800, II, pag. 198.
(159)	 Besenval III, pag. 394-96.
(160)	 Histoire Parlementaire, II, pag. 32.
(161)	 (Dusaulx, Prise de la Bastille. (Collection des Mmoires, par Berville et Barriere, Paris, 1821, p. 269.)
(162)	 "Avis au Peuple, ou les Ministres dvoils", 1 luglio 1789 (nell'Histoire Parlementaire, II pag. 37)
(163)	 Besenval, III, pag. 411.
(164)	 Histoire Parlementaire, II, pag. 81.
(165)	 Ibid.
(166)	 "Vieux Cordelier" par Camille Desmoulins, n. 5 (ristampato nella Collection des Mmoires, da Baudouin Frres, Paris, 1825), pagina 81.
(167)	 Weber, II, pag. 91.
(168)	 "Deux Amis", I, pag. 267-306.
(169)	 Histoire Parlementaire, II. 96.
(170)	 Dusaulx: Prise de la Bastille, pag. 290.
(171)	 Vedi Lameth, Ferrires ecc.
(172)	 "Deux Amis da la Libert". I, pag. 312.
(173)	 Besenval, III, pag. 414.
(174)	 "Tableaux de la Rvolution", Prise de la Bastille. (Collezione in un foglio di pitture e ritratti con stampe, parecchio istruttiva, di cui una parte si dice che sia di Chamfort).
(175)	 "Deus Amis", I, pag. 302.
(176)	 Besenval. III, pag. 416.
(177)	 Narrazione di Fauchet ("Deux Amis", I, pag. 324).
(178)	 "Deux Amis", pag. 319; Dusaulx, ecc.
(179)	 Histoire de la Rvolution par Deux Amis de la Libert, I, pagina 267-306; Besenval, III, pag. 410-434; Dusaulx: Prise de la Bastille, pag. 291-301; Bally: Mmoires (collezione di Berville e Barrire), I, pag. 322 sgg.
(180)	 Datata dalla Bastiglia, il 7 ottobre 1752, con la firma "Quret Dmery - Bastille dvoils, in Linguet: Mmoires sur la Bastille (Paris, 1821), pag. 199.
(181)	 Dusaulx.
(182)	 Biographie Universelle,  Moreau Saint-Mery (by Fournier-Pescay).
(183)	 Weber, II, pag. 126.
(184)	 Campan, II, pag. 46-64.
(185)	 Toulongeon, I, pag. 95; Weber ecc., ecc.
(186)	 Histoire Parlementaire, II, pag. 146-49.
(187)	 "Deux Amis de la Libert", pag. 60-66.
(188)	 "Il a vol le Roi et la France" (egli ha derubato il Re e la Francia). Divorava la sostanza del popolo. Era lo schiavo del ricco, il tiranno del povero. Beveva il sangue della vedova e dell'orfano. Tradiva il suo paese". Vedi "Deux Amis", II, pag. 67-73.
(189)	 Dumont: Souvenirs sur Mirabeau, pag. 305.
(190)	 Dulaure: Histoire de Paris, VIII, pag. 434.
(191)	 Moniteur, sance du Samedi 18 Luglio 1789 (in Histoire Parlamentaire, II, Pag. 137).
(192)	 Dusaulx: Prise de la Bastille, pag. 447, ecc.
(193)	 Arthur Young, I, pag. 111.
(194)	 Biopraphie Universelle,  D'Esprmnil (di Beaulieu).
(195)	 Dictionnaire des Hommes marquants, II, pag. 519.
(196)	 Vedi Moniteur, n. 67, (in Hist. Parl).
(197)	 Vedi Toulongeon, I, c. 3.
(198)	 Dumont. Souvenirs sur Mirabeau, pag. 255.
(199)	 Dumont. pag. 159-167; Arthur Young ecc.
(200)	 Besenval, III, pag. 419.
(201)	 Arthur Young, I, pag. 165.
(202)	 A. D., 1835.
(203)	 Montgaillard, II, pag. 108.
(204)	 Arthur Young, I, pag. 129, ecc.
(205)	 "Fils Adoptif", Mmoires de Mirabeau, I, pag. 364-394.
(206)	 Vedi Arthur Young, I, pag. 137, 150, ecc.
(207)	 Idem, I, pag. 134.
(208)	 Vedi Histoire Parlementaire, II, pag. 243-246.
(209)	 Arthur Young, II, pag. 149, ecc.
(210)	 Arthur Young I, pagine 12, 48, 84, ecc.
(211)	 Histoire Parlementaire, II, pag 161.
(212)	 Arthur Young, I, pag. 141; Dampmartin: Evnements qui se sont passs sous mes yeux, I, pag. 135-167.
(213)	 Biographie Universelle,  Necker (di Lally-Tollendal).
(214)	 Gibbon's Letters.
(215)	 Young, I, pag. 176.
(216)	 Vedi Histoire Parlementaire, III, pag. 20; Mercier: Nouveau Paris, ecc.
(217)	 Vedi Bailly: Memoires, II, pag. 137-409.
(218)	 Histoires Parlementaire, II, pag. 421.
(219)	 Histoire Parlementaire, II, pagine 319, 417, 423.
(220)	 Histoire Parlementaire, II, pag. 427.
(221)	 Souvenirs sur Mirabeau, pag. 156.
(222)	 Rvolution de Paris, giornale (citato nella Histoire Parlementaire, II, pag. 357).
(223)	 Brouillon de lettre de M. d'Estaing  la Reine (in Histoire Parlementaire, III, pag. 24).
(224)	 Moniteur (in Histoire Parlementaire, III, pag. 59); "Deux Amis", III, pag. 128-141; Campan, II, pag. 70-85; ecc. ecc.
(225)	 Giornale di Camillo: Revolution de Paris et de Brabant (nell'Histoire Parlementaire, III, pag. 108).
(226)	 Deux Amis, III. 141-166.
(227)	 Dusaulx, Prise de la Bastille (nota, p. 281.)
(228)	 "Deux Amis", III, pag. 157.
(229)	 Histoire Parlementaire, III, Pag. 310.
(230)	 "Deux Amis", III, pag. 159.
(231)	 "Deix Amis", II, pag. 117; Dictionnaire des Hommes marquans, II, pag. 379.
(232)	 "Deux Amis", III. pag. 161.
(233)	 "Deux Amis", III. pag. 165.
(234)	 Vedi Hist. Parl., III, pag. 70-117; "Deux Amis", III, pagine 166-177, ecc.
(235)	 Mounier: Expos justificatif (citato in "Deux Amis", III, pagina 185).
(236)	 Vedi: Weber, II, pag. 185-231.
(237)	 "Deux Amis", III pag. 192-201.
(238)	 Weber, ubi supra.
(239)	 Weber, "Deux Amis", ecc.
(240)	 Moniteur (nell'Histoire Parlementaire, III, pag. 105).
(241)	 "Deux Amis", III, pag. 208.
(242)	 Courrier de Provence (giornale di Mirabeau). n. 50, pag. 19.
(243)	 Mmoires de M. le Comte de Lally-Tollendal (Janvier, 1790), pag. 161-165.
(244)	 Dposition de Lecointre (nell'Histoire Parlementaire, III, pagine 111-115).
(245)	 Campan, II, pag. 75-87.
(246)	 Toulongeon, I, pag. 144.
(247)	 Toulongeon, I appendice, pag. 120.
(248)	 Rapport de Chabroud (Moniteur del 31 dicembre 1789).
(249)	 Toulongeon, I, pag. 150.
(250)	 Mercier: Nouveau Paris, III, pag. 21.
(251)	 Toulougeon, I, pag. 134-161; "Deux Amis", III, c. 9, ecc.
...
FINE.